Anima di una Storia – 9 (1Ven)

(Una Quaresima con Etty Hillesum)

Ri-flessibili

Il profeta Ezechiele ci introduce nella mente di Dio, nel suo modo di guardare noi umani e, soprattutto, nella sua attenzione al nostro processo interiore di intelligenza e di reazione al reale: «Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le sue colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà» (Ez 18, 28). Dio è come conquistato e persino piegato dalla nostra capacità e possibilità di ri-flessione. Sembra proprio che ogni volta che un essere umano si dimostra capace di riflettere su se stesso offra una possibilità a Dio di penetrare nella sua vita e di salvarlo: «certo vivrà e non morirà».

Da questa angolatura si potrebbe ri-leggere tutto il cammino umano – così intimo e interiore – di Etty come una continua espansione e approfondimento della sua attitudine ri-flessiva. Etty si autodescrive e si autocomprende proprio a partire dalla sua capacità di riflessione e di penetrazione del reale attraverso la grata del suo cuore in espansione: la mia camera è così bella e tranquilla . Io trascorro delle mezze nottate alla mia scrivania, a leggere e a scrivere vicino alla mia piccola lampada. Ho qui circa 1500 pagine di diario dell’anno scorso e ora me le rileggo (25).

Sembra che Etty si rilegga continuamente ma lungi dall’essere questo un esercizio di narcisismo è, in realtà, un continuo stupore e un invito pressante ad un’ulteriore crescita ed espansione della sua coscienza: Che ricca vita mi viene incontro ad ogni pagina! E pensare che è stata la mia vita e che lo è tuttora. Allo stupore si aggiunge subito la percezione e la penetrazione del senso profondo e del fine preciso di ogni riflessione: Non sono i fatti che contano nella vita, conta solo ciò che grazie ai fatti si diventa (25).

Etty non riesce a comprendere e, in certo modo, ad amare se stessa se non in divenire e questo divenire non si attua principalmente e fondamentalmente negli avvenimenti esterni bensì nella riflessione accurata e talora spietata su tutto il reale per scoprirvi nelle apparenti pareti impenetrabili infinite porte per sempre rinnovati accessi ad un significato più ampio: Le cose devono poter essere chiamate per nome, e se non reggono a questa prova non hanno il diritto di esistere. Spesso si cerca di salvarle con una sorta di vago misticismo. Il misticismo deve fondarsi su un’onestà cristallina; quindi prima bisogno aver ridotto le cose alla loro nuda realtà (125). La riflessione sembra essere per Etty il mezzo concreto per non perdersi e non farsi sommergere in una morte interiore ben più grave della stessa morte: C’è fango, talmente tanto fango che da qualche parte si deve proprio possedere un gran sole interiore se non se ne vuole diventare la vittima psicologica (39).

Non sfugge alla stessa Etty il timore e il pericolo di isolarsi in un mondo così interiore da essere una sorta di fuga dal reale: non per questo mi rinchiudo nella mia stanza, Dio: continuo a guardare le cose in faccia e non voglio fuggire dinanzi a nulla, cerco di comprendere i delitti più gravi, cerco ogni volta di rintracciare il nudo, piccolo essere umano che spesso è diventato irriconoscibile. E aggiunge quasi per schermirsi ma anche per aiutarsi nella fedeltà ad un programma di vita irrinunciabile: Io non me ne sto qui, in una stanza tranquilla ornata di fiori, a godermi Poeti e Pensatori glorificando Iddio, questo non sarebbe proprio tanto difficile, né credo di essere così estranea  al mondo come dicono inteneriti i miei buoni amici.

In realtà persino nel grande trambusto di Westerbork, ormai definitivamente lontana dallo scenario familiare e amato della sua scrivania, dei suoi libri, della sua lampada, della sua finestra, del suo bagno scrive a questi suoi inteneriti amici: "Carissimi avete salutato a lungo i miei due boccioli di rosa?" (60). Ma sono state proprio le lunghe notti passate in ottima compagnia che hanno reso Etty capace di essere ottima – più che ottima compagna – fino all’estremo momento testimoniato dalla lettera di Jopie: "poi un allegro ciaaao di Etty dal vagone 12… e sono partiti" (259). L’«amore fedele e leale che Etty ha dato a queste persone» (259) fu il riflesso della sua instancabile capacita rigorosa, onesta, cristallina di riflettere sul reale per riflettervi un raggio del suo sole interiore.

La prova suprema e l’autenticazione certa della verità, della bontà, della bellezza di quello che fu il lento ma inflessibile percorso di riflessione che per Etty – giorno dopo giorno impegnata in un esodo di liberazione da se stessa - fu il suo rapporto con l’«avversario» (Mt 5, 25). Proprio quando l’avversione sembrava l’unica cosa sensata Etty – come discepola intima e segreta di Gesù di Nazareth suo fratello – scelse e coltivò la via della con-versione all’altro anche quando questo può costare la vita.

La sua è una lezione imparata a caro prezzo e insegnata dolcemente: Ho capito pian piano che nei giorni in cui proviamo avversione per il prossimo, in fondo proviamo avversione per noi stessi. «Ama il prossimo tuo come te stesso». So che dipende sempre da me e non da lui… si deve permettere ad ognuno di essere così com’è… dobbiamo renderci veramente liberi dagli altri e insieme dobbiamo lasciarli liberi (76). Quasi alla fine del suo percorso troviamo come una piccola nota: "Audi alteram partem" [ascolta anche l’altra parte] (219)…un modo del tutto evangelico e assolutamente rivoluzionario di gestire il rapporto con chi, in realtà, rivestendosi del mantello di «nemico» vuole distruggere proprio questa capacità di essere persone in quanto sempre fiduciose e aperti ad una relazione creduta sempre possibile: Siamo passati davanti a lillà, roselline e soldati tedeschi che montavano la guardia.

Riflettere può condurre al grande miracolo di accostare il volto del nemico a quello delle amate splendide e innocentissime roselline! Riflettere può trasformare il volto del reale senza alterarlo: Io guardo il tuo mondo in faccia, Dio, e non sfuggo alla realtà per rifugiarmi nei sogni – voglio dire che anche accanto alla realtà più atroce c’è posto per i bei sogni - , e continuo a lodare la tua creazione malgrado tutto (113). Riflettere per trovare sempre una via per rendere possibile un senso, per rinnovare la profezia per il nostro grande sogno che «certo vivrà e non morirà». Ma quanto flessibili si deve diventare… flessibili come lo siamo nei nostri sogni!