Anima di una Storia – 8 (1Gio)

(Una Quaresima con Etty Hillesum)

Come stelle

La parola del Signore è profondamente ambigua: «… chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7, 8)… eppure come è diversa la nostra esperienza quotidiana… quanto buia e talvolta terribilmente paurosa è la notte della preghiera inesaudita che ci scandalizza e ci paralizza. Eppure in questa notte la Liturgia quaresimale accende una stella – di nome e di fatto – Ester. La regina che rinuncia alla sicurezza del suo stato per farsi solidale con il suo popolo. La credente che intercede presso il Signore senza chiedere poiché parte dalla certezza che qualunque sia l’esito potrà sempre dire fino in fondo: «Tu sei giusto Signore» (Est 4, 6).

Con la regina orante Etty condivide il nome – Etty è diminutivo di Ester – e condivide il sentimento profondo dell’innocenza di Dio: E malgrado tutto si approda sempre alla stessa conclusione: la vita è pur buona non sarà colpa di Dio se a volte tutto va così storto, ma la colpa è nostra (75). Le nostre due sorelle nella fede si dimostrano fino in fondo - ciascuna a suo modo - delle vere regine capaci di portare la propria parte di responsabilità fino alla soglia del terribile e pericoloso trono regale (Est 5, 4) a cui Etty si accosta con la consapevolezza chiara che le mie preghiere non sono come dovrebbero. E ne spiega il motivo: So bene che si deve pregare per gli altri nel senso che trovino la forza di sopportare ogni cosa (106).

Etty non ha solo imparato a pregare ma ha imparato a pregare per amore accettando di non essere esaudita se non per l’unico desiderio che Dio ha il dovere di esaudire: renderci capaci di acconsentire sempre ad un avvenire sconosciuto in piena comunione con tutto il mondo e con tutta la storia: Ma sotto i miei piedi girovaghi non c’è forse dappertutto la stessa terra; e lo stesso cielo – ora con la luna, ora col sole, per non parlare di tutte le stelle? (209-210). Etty ha imparato il segreto della preghiera proprio ed esattamente mentre il grande amico, l’ostetrico della mia anima, soffriva nel suo letto e ridiventava bambino (214-215). Etty ci svela il segreto della preghiera degna di un cuore regale e libero: si tratta non di chiedere a Dio di fare qualcosa per noi ma semplicemente di manifestarci con libertà le intenzioni che ha nei miei confronti (215).

Cosa di più degno di Dio? Cosa di più degno dell’uomo davanti a Dio? Questo mistero di incontro adulto e sponsalmente libero tra la creatura e il Creatore Etty lo persegue anche nei momenti più difficili: Stasera ho sentito un principio di tristezza, anche questa fa parte della vita. Eppure ti sono così riconoscente, mio Dio, sono persino quasi fiera che tu non mi nasconda i tuoi ultimi, i tuoi massimi enigmi. Potrò pensarvi una vita intera (213).

Misteriosamente e stupendamente la preghiera si trasforma in una mano tesa verso Dio per darGli finalmente la possibilità di esprimersi, di esprimere il Suo cuore, i Suoi sentimenti, il Suo immenso dolore. La preghiera è e rimane così per l’umanità una grande responsabilità. La più grande delle responsabilità che una creatura possa avere che Etty come Ester non esita a dichiarare: devo dire che mi sento capace di assumerla. Questa responsabilità assume in Etty la forza di un amore che non si arrende e che arriva allo "stremo teologico" di chi può parlare a Dio intimamente e arditamente: E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio (163).

La preghiera non è un accesso privilegiato o un modo per evitare la fatica ma è la forma più perfetta di percorrere fino in fondo il proprio destino rischiando la propria vita come la regina che osa sfidare le leggi dei Medi e dei Persiani. Davanti a qualunque costrizione della necessità, davanti alle realtà più assurde e di fronte all’inevitabile ogni volta so ritrovare me stessa in una preghiera – e pregare mi sarà sempre possibile – anche nello spazio più ristretto. E, come se fosse un fagottino, io mi lego sempre più strettamente sulla schiena, e porto sempre più come una cosa mia quel pezzetto di destino che sono in grado di sopportare: con questo fagottino già cammino per le strade (162) allo stesso modo in cui la regina avanza vero il re nascondendo sotto i fastosi abiti regali il suo fagottino di preghiera, di fiducia, di disponibilità a dare la vita prima di tutti gli altri e per tutti gli altri.

Tra le preghiere che troviamo nelle Scritture quella di Ester è tra le più belle, nella festa di Purim Israele la prega e la canta. Potremmo rileggerla in questi giorni quaresimali facendoci trasportare dalla sua forza e dalla sua bellezza e potremmo accostare a questa Stella un’altra Stella che, col suo mite fulgore, così pregava e ci insegna a pregare:

Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma te ne prego concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più nella mia ingenuità che un simile momento debba durare in eterno … purché tu mi tenga per mano… e cercherò di non avere paura. E dovunque mi troverò, io cercherò di irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro. Ma non devo neppure vantarmi di questo "amore". Non so se lo possiedo.

Mio Dio, non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente (74). Amen! Amen!

Possa la nostra preghiera raccogliere e presentare sempre le impressioni e gli aneliti del cuore come stelle sfavillanti sullo scuro velluto (236) della storia trasformatasi in un mirabile cielo notturno certo ma stupendamente stellato… come quello di questa splendida serata!