Domenica II di Quaresima (C – 04) 

(Gn 15, passim / Sl 26 / Fil 3, 17-4,1 / Lc 9, 28-36)

O Àltera Notte

Il volto di Gesù divenne altro (Lc 9, 29)! Testo inesauribile, fonte di contemplazione e programma di vita mai compiuto su questa terra ma che, come dice Paolo, si compirà pienamente solo nella Gerusalemme celeste ove appunto il Signore Gesù «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3, 21). Si tratta di passare dalla miseria della nostra condizione alla gloria, si tratta di imitare il Signore Gesù nel suo «esodo» (Lc 9, 31) di cui parla con Mosè ed Elia e che si compirà in Gerusalemme.

Ma cosa ci vuol dire la contemplazione di questo mistero nel cammino quaresimale? La prima lettura ci può aiutare a dare una nota particolare al testo. Anche Abram viene condotto da Dio fuori e il suo sguardo si leva verso l’alto, verso le stelle del cielo: è notte! L’indomani il Signore chiede ad Abram di stringere alleanza con Lui attraverso il simbolo della partizione di alcuni capi di bestiame, ed ecco «mentre il sole stava per tramontare» (Gn 15, 12), il buio avanza - quasi come una seconda più temibile notte – e un «oscuro terrore lo assalì» (Gn 15, 12) mentre Dio si prepara a passare come «un forno fumante e una fiaccola ardente» (Gn 15, 17).

Nel testo di Luca vediamo come Gesù conduce fuori, sul monte tre dei suoi discepoli per pregare e proprio mentre pregava il suo volto «divenne altro» (Lc 9, 29), e la sua veste divenne altra - «candida e sfolgorante» (Lc 9, 29) come pure cambiano i suoi interlocutori – sono «Mosè ed Elia» (Lc 9, 30) - . Come già per le bestie preparate da Abram ci si ritrova tre contro tre: sul monte e nella preghiera si crea una sorta di spaccatura terribile tra i discepoli e il Signore Gesù.

Per Luca non si tratta di "trasfigurazione", egli non usa questo termine ma semplicemente si tratta di alterizzazione in quanto si tratta di un diventare altro della sua faccia: il Signore Gesù diventa irriconoscibile a partire da ciò da cui i suoi discepoli partivano per riferirsi a Lui. Tutto ciò avviene evidentemente di notte poiché i discepoli «erano oppressi dal sonno» (Lc 9, 32) e tuttavia vegliarono e restarono svegli e – a fatica – videro la sua gloria. E dopo che Mosè ed Elia partono dopo aver parlato con Gesù del suo prossimo esodo, ecco che Pietro parla ma la sua parola è come mozzata da una seconda notte, una nube e – come già per Abram - «ebbero paura» (Lc 9, 34). Pietro come Abram – come ciascuno di noi – non capisce – anzi fraintende – tentato com’è dal lato estetico di ciò che avviene fino a dire senza sapere cosa dice: «E’ bello» (Lc 9, 33). Pietro si fa ammaliare da una sorta di bel/ben-essere che è proprio il contrario di ciò di cui il Signore Gesù va discorrendo: dall’estetica bisogna passare all’e-statica che fa compiere l’esodo sempre doloroso attraverso il bello verso il giusto!

La notte, le notti per Abram e per Pietro! Sembra che la luce rischia di ubriacarci mentre la notte ci aiuta a continuare il cammino senza fermarci. Si percepisce così tutta la differenza tra Gesù e noi! La fatica di vegliare, di non addormentarsi e la grande paura che viene dal fatto di non capire più nulla, dal fatto di trovarsi davanti ad un altro volto di Gesù, confrontati a qualcosa di talmente misterioso, glorioso – assai pesante – da fare paura, da scioccare profondamente. La lotta contro il sonno è come la lotta per non perdere il controllo della vita, e la paura in certo modo di perdere, di perdersi, di morire…

Il vangelo di domenica scorsa sulle tentazioni di Gesù nel deserto e la grande prova che avverrà nel Getsemani – proprio mentre gli stessi discepoli dormiranno per la tristezza (Lc 22, 45)- ci indica la via per rendere "altra" la nostra vita: attraversare la notte, attraversare le notti. Vivere fino in fondo la paura che viene dalla terribile percezione della lontananza, della distanza, dell’assoluta alterità di Dio e imparare in questa notte a chiamarlo Padre perché egli, per primo, ci riconosce come figli, legati a lui da un’alleanza perenne. In questa alleanza siamo liberati da tutte le nostre aspettative su Dio e aperti alla sua gloriosa rivelazione che non è sinonimo di semplicistica familiarità ma di crescente intimità trascendente… sempre altra e noi sempre altri!

Gesù tra il monte della sua alterizzazione verso il cielo – trasfigurazione – e la sua alterizzazione verso la terra – «sudore come gocce di sangue che cadevano a terra» (Lc 22, 44) – ci addita e ci guida per mano attraverso lo strettissimo passaggio in cui ogni nostra Pasqua si attua: non disperare mai, proprio mai - della misericordia di Dio e arrivare a dire con un verso la professione della nostra fede in Cristo morto e risorto per noi: «Credo alle Notti» (Rilke).