S. MARGHERITA DI RONCÀ   SANTA MARGHERITA   CASE DEL PIME IN ITALIA

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Posta sui colli a metà strada tra Verona e Vicenza si trova la parrocchia di Santa Margherita dei Lessini. Essa viene a trovarsi in una posizione incantevole a 400 metri sul livello del mare.

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Il centro del Paese di Santa Margherita nel 1944.

Il centro di Santa Margherita nel 2003.

 

MA… QUALI SONO LE ORIGINI  DELLA PRIMA CHIESA?


La Prima Chiesa senza navate laterali.  

L’altare della Prima Chiesa.

L’antica comunità che faceva capo alla chiesa di Santa Margherita era chiamata Cos-talberto: il primo documento che ne parla risale al 1264. Certamente  prima del 1300 esisteva una chiesa, costruita da dei boscaioli, carbonari e pastori di origine tedesca, probabilmente Cimbri. Non ci crederete, ma in una carta pergamenacea risalente al 1534 circa, che descriveva il percorso dei fiumi e torrenti della zona vicentina, si  trova  per la prima volta segnata anche la Chiesa di S. Margherita!!! La troviamo poi anche sulle carte topografiche del Veneto, della galleria vaticana, eseguita da Ignazio Danti nel 1580-1583. La chiesa ha una base rettangolare, i muri larghi in basso e si assottigliano verso l’alto, fatti di basalto locale con malta magra.

La Prima Chiesa con le due navate laterali

Quando Don Fabiano arrivò a S. Margherita nel 1944, vide che era insufficiente e in breve tempo riuscì a trovare gli aiuti per aggiungere le due navate laterali che si possono vedere ancora oggi. L’affresco sulla parete destra raffigura la Santa che vince il drago.  

 

LA SANTA PATRONA  

  La devozione a Santa Margherita vergine e martire di Antiochia di Pisidia (regione corrispondente alla Turchia Meridionale) è molto diffusa in Oriente (dove viene anche chiamata Santa Marina). Fu una delle innumerevoli vittime della feroce persecuzione dell’imperatore romano  

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Santa Margherita

Diocleziano nel III secolo. Su questa giovane donna, uccisa crudelmente dai funzionari imperiali, fiorirono molte leggende, tra cui quella del drago. Dice la leggenda che Santa Margherita era prigioniera e in attesa di essere decapitata. Improvvisamente, nella notte, le apparve un essere mostruoso, un drago, che la divorò. Invocando il nome di  Gesù, il suo Signore, ne uscì sana e salva. Non è difficile leggere il racconto in chiave simbolica: la santa dovette affrontare una difficile prova che superò con la forza della fede, invocando Gesù Salvatore. Questa Santa è stata importata in Occidente da dei monaci bizantini. La festa Patronale si celebra il 20 Luglio.

 

IL VOTO DI AGUGLIANA E SELVA

 Tra gli eventi temuti dai nostri antenati c’erano le pestilenze.  Improvvisamente cominciava una strana malattia, la gente si ammalava, per qualche giorno soffriva dolori sempre più atroci, e in breve tempo moriva. E la peste, come veniva chiamata, si diffondeva senza pietà, portando ovunque dolore e morte. Non si conoscevano né cure, né medicine per debellarla. Si ricorreva a Dio e all’intercessione dei Santi per essere salvati da simile flagello. La fiducia nel potere taumaturgico di Santa Margherita doveva essere molto diffusa nei paesi vicini,  perché  le  comunità di Agugliana e di Selva nel 1658 fecero un voto a S. Margherita per essere liberati dalla peste. Ogni anno sarebbero venuti in processione fino alla Chiesa di S. Margherita, dove si sarebbero accostati ai sacramenti della confessione e della comunione.  
Era un pellegrinaggio penitenziale e di ringraziamento. Prima di partire il parroco delle rispettive parrocchie benediva del pane che veniva distribuito ai partecipanti, come cibo da consumare nella giornata. Le due comunità ancora oggi sono fedeli all’impegno assunto secoli fa.

Breve Cronistoria  

 

  Nel corso dei secoli, diminuendo la popolazione , Santa Margherita perse il titolo di parrocchia e i fedeli vennero assistiti dalla chiesa di Roncà. Agli inizi dell'ottocento la chiesa veniva seguita da un sacerdote, chiamato allora Rettore, sempre però dipendente dalla parrocchia di Roncà. Verso gli anni 1930/1940 vi furono dei cambiamenti: anzitutto la popolazione aumentò , le  varie  contrade  del  paese,  con  un  documento comune,  chiesero  al vescovo la presenza di un sacerdote,  con  la   possibilità   di    ristabilire   il titolo di parrocchia per Santa    Margherita.  naturalmente le contrade si impegnarono a risolvere anche i problemi economici connessi.   Il vescovo cominciò  a porsi il  problema   di   trovare un   sacerdote  per  quel la che  era soltanto  una  “curazia", cioè una chiesa dove un sacerdote andava saltuariamente a celebrare la Messa.

la canonica 
appena cotruita 

Nell'anno 1944 avvennero diversi fatti che furono i primi passi concreti per la costituzione della parrocchia di S. Margherita: Luigia Costi fece dono al Vescovo per l’erigenda parrocchia di Santa  margherita   di  otto   campi,   il   27   maggio1944  il Vescovo mandò il sacerdote nella persona di Don Fabiano Dal Cengio, con il permesso  di effettuare i battesimi, le comunioni, i funerali, i matrimoni e la benedizione delle case.

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la famiglia Zambon di santa margherita, nella persona di don Natale Zambon dona a Santa Margherita un terreno su cui sorgerà poi la nuova chiesa parrocchiale. Per ringraziare Dio di non aver subito morte e distruzione durante la guerra , tutte le contrade si impegnarono nella costruzione della canonica.     La  gente offrì parte del denaro ricavato dallo smantellamento delle trincee costruite durante la guerra , per la costruzione della canonica. Fu inaugurata il 20 luglio 1946. Ancora il 20 luglio 1946 venne benedetta la prima pietra della nuova Chiesa di Santa Margherita. Essa era più capiente ed era stata una proposta alla comunità  da don fabiano, che egli cominciava già ad attuare. Il 12 settembre 1964 la Chiesa di Santa Margherita, che veniva assistita dalla Chiesa di Roncà, ritorna ad essere parrocchia con primo Vicario Economo e parroco Dal Cengio Don Fabiano.
La canonica dopo l’incendio

La canonica nel 2003

LA NUOVA CHIESA

  La Prima Chiesa o Chiesa Madre della Comunità di Santa Margherita, costruita secoli prima e ampliata poi da don Fabiano,   era   chiaramente insufficiente per  le attuali esigenze. Infatti Don Fabiano (nessuno ha mai pensato a paragonarlo a un vulcano sempre attivo?) aveva già proposto l’idea e la donazione del terreno da parte di don Natale aveva fatto sì che con un progetto di massima per la costruzione della futura chiesa si arrivasse nel 20 luglio 1946 a porre la Prima Pietra. Il primo progetto della nuova chiesa è opera dell'ing. Vignati, che inizia proprio in quell'Anno santo 1950 con la prima parte del complesso. L'opera misura metri 24 di lunghezza per 12 di larghezza. Quella costruzione provvisoria funzionò per parecchi anni come chiesa parrocchiale, ora funge da  cappella,  adatta per celebrare soprattutto nel periodo invernale. Per motivi diversi la conclusione dell'opera doveva attendere un altro Anno Santo, il

La cripta

1975, per essere, dopo radicale trasformazione solennemente benedetta. Il progetto tutto nuovo e moderno si sviluppava sulla base della chiesa appena iniziata dall'ingegnere Vignati. L’8 settembre 1975 viene benedetta dal  Vescovo  di Vicenza.   Progettata  con criteri moderni da due giovani architetti: Giorgio Solero e Bonfiglio Rigobello. La Nuova chiesa è moderna e snella, dona una nota originale con la sua vela  che la slancia in un invito all’unione con Dio. Non  era  facile  provvedere   sempre   ai   pagamenti, ma Don Fabiano aveva trovato in Augusto Marcigaglia di San Zeno di Arzignano un impresario edile magnanimo e generoso,che pur dovendo provvedere a una numerosa famiglia, 16 figli, agevolava il parroco di Santa Margherita in tutti i modi.

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La nuova Chiesa in costruzione

La nuova Chiesa nel 2003

Le sculture di Santa Margherita

 Nell’angolo in basso a destra della scultura che si trova a sinistra dell’altare del Santissimo c’è un nome e una data: “Chemello ’73”. Che cosa è successo in quell’anno? Era da poco finita la nuova Chiesa Parrocchiale e Don Fabiano aveva bisogno di un crocifisso, desiderava poi un’opera che raffigurasse il matrimonio. Don Fabiano conosceva da tempo Almerino Chemello, che sapeva artista di profonda sensibilità, parlò con lui di quanto aveva in mente. L’artista accettò la proposta ma chiese un anno di tempo per riflettere sul come esprimere queste due realtà. Almerino aveva già un lavoro: direttore di una fabbrica di ceramica, per progettare ed eseguire le due opere usò soprattutto le ore notturne.  Una volta finite le due opere, vennero sistemate nella Chiesa Parrocchiale nell’agosto del 1973. Almerino intende sottolineare che si tratta di arte povera  (nel  materiale  usato,  non  nell’idea  che esprimono) perché sono state eseguite con scarti di ritagli di ferro.  

 Mettersi davanti al Crocifisso e guardarlo ci può lasciare insensibili o addirittura a disagio. Si può provare a prepararsi a guardarlo: chiudere gli occhi per alcuni minuti e riflettere su come il dolore, l’angoscia sfigurano la vita umana. Pensare a una tragedia che ci ha colpito personalmente, dove lo strappo dalla persona amata è stato così brutale e repentino da portarci alla disperazione, sono momen-ti in cui la vita diventa inutile, senza senso. E così, ancora altri tipi di sofferenza che ci sono capitati nella vita, in sé il dolore è incomprensibile: siamo protesi verso la felicità piena e totale e nella vita invece c’è spesso  il dolore. Apriamo gli occhi, guardiamo di fronte il Crocifisso e ci risulta incomprensibile, è irriconoscibile. Probabilmente è la stessa impressione che hanno avuto i discepoli davanti al Gesù in Croce: non riconoscevano più quel  Gesù  che  amavano e   veneravano  con  cui   avevano vissuto  per  tre  anni. Il  Crocifisso creato da  Almerino   vuole    rappresentare quegli avvenimenti di sofferenza, di dolore, di violenza, di oppressione che caratterizzarono il XX secolo.Le linee spezzate, il filo spinato presente a sinistra e a destra del torace, ricorda i campi di concentramento, i gulag,  i campi di sterminio, della prima e la seconda guerra mondiale dove milioni e milioni di persone soffrirono ogni sorta di violenza e tortura e dove la morte era spesso invocata come liberazione. Si possono individuare (ci sono ma non sono molto evidenti) anche i simboli del Sole Sorgente del Socialismo, della Falce e Martello, della Stella di Davide, della Croce Uncinata del Nazismo. Tutto questo guardando il Crocifisso frontalmente, ma spostandosi e osservando la scultura di profilo si vede il Cristo in una posizione che sembra si stia sollevando verso il Cielo. La sensazione è che si sta guardando il Cristo vivo, pronto a involarsi, sta risorgendo! Il volto è rivolto verso l’alto e le mani sono aperte, anche i capelli, quasi una criniera al vento, aiutano l’impressione che quel corpo si stia alzando verso l’unione con Dio. In questa opera si possono vedere due cose nello stesso momento: davanti la passione e morte del Signore  Gesù, di profilo la sua risurrezione.  

La scultura all ’interno della Chiesa

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È una rappresentazione simbolica del matrimonio. Al centro, come se fosse un’esplosione, è la nascita della vita. A un certo punto della storia dell’umanità si manifesta la vita; ma appunto, è come un’esplosione che si espande in tutte le direzioni, in modo circolare, all’infinito. Si leggono le figure di un uomo, di una donna, di un bambino e di un ragazzo: è la vita che nasce dall’amore. L’amore, la sua forza, è generare la vita. Le persone, come in un turbine, continuano a girare intorno al nucleo della vita, e attorno al nucleo vediamo spazio: è la speranza, il futuro che l’amore genera con la vita.

Conclusione: dopo aver percepito un po’ del significato di queste due opere sembra di poter dire che Don Fabiano e Almerino hanno voluto mostrarci cosa sono, oggi, nella fede, il dolore e l’amore: Il dolore che con Gesù Cristo diventa redentivo, ci porta verso Dio, e l’amore che per essere autentico, estasi, genera la vita.

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L’Altare esterno

 L’altare è costituito da un grande blocco di cemento sostenuto da dodici piccoli pilastri fatti di sasso nero, che si trova nella zona. I dodici pilastri rappresentano i dodici apostoli che sostengono la Chiesa.

DON FABIANO DAL CENGIO   Nominare S. Margherita è ricordare Don Fabiano. La località è strettamente legata a questo sacerdote, che arrivatovi negli anni difficili e dolorosi della guerra, 1944, la lasciò quando il Signore lo chiamò “vieni servo buono e fedele” il 14 agosto 1988.
Nacque a Vicenza nel 1909, la sua famiglia era povera e numerosa. Ricordava come al mattino sua madre, il padre  era già andato al lavoro, radunava tutti i suoi 7 figli in cucina, recitava con loro  le preghiere, dava loro un tozzo di pane, una mela, qualche castagna e poi li lasciava andare a scuola. Lui andava a scuola in seminario perché il suo sogno era diventare sacerdote. Quando nel 1944 il Vescovo lo nominò curato di Santa Margherita dei Lessini, i suoi amici sacerdoti gli ricordarono che quel paesino era chiamato «Un nido d’aquila» e che la chiesa era piuttosto messa male.
Recandosi per la prima volta a S. Margherita, per la strada che era poco più di una mulattiera Don Fabiano guardandosi intorno capì perché era stata definita in quel modo. Un giovane di Santa Margherita gli venne incontro e man mano che saliva trovava sempre più gente lungo la strada ad aspettarlo. Arrivò infine al paese, gli si avvicinò il consigliere comunale per il discorso di benvenuto a nome di tutti e per assicurarlo che la popolazione di Santa Margherita aveva già piani per aiutarlo economicamente.  

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I paramenti per celebrare la Messa erano un insieme di vari colori; una vecchia signora gli spiegò  che da molto tempo in quel paese mancava il curato, e i topi e le tarme avevano rovinato la veste e per quella celebrazione avevano cercato di rammentarla un po’. Don Fabiano pensò che una prima spesa da fare era per i paramenti della Messa. La celebrazione iniziò, era senza canti e senza risposte da parte dei fedeli. Il disagio per Don Fabiano era grande, dopo la lettura del Vangelo, iniziò l’omelia: :«Stamattina venendo qui tra voi ho veduto in alcune finestre e su qualche orto dei vasi da notte dov’erano state piantate delle mammole, ora in fiore. Il brutto vaso faceva apparire più belli questi fiori graziosi ed umili». «Noi siamo miseri ed imperfetti, dei vasi certamente poco appariscenti. Cosa siamo di fronte alle alte montagne che ci sovrastano, all’immensità dei mari, alle innumerevoli stelle del cielo, ai milioni e milioni di esseri viventi  sulle terrà e nella profondità degli oceani?». «Piantiamo dentro al misero vaso del nostro io una certa umanità, l’evangelica carità di Cristo». Tutto questo lo pronunciò in dialetto. Era il suo programma di lavoro: noi, esseri umani poveri, limitati e a volte sgradevoli possiamo diventare opere meravigliose se diamo spazio a Dio nella nostra vita, nella nostra giornata.

Don Fabiano nato e vissuto per molti anni a Vicenza, arrivato a S. Margherita si trovò un po’ spaesato in quell’oasi di solitudine. Ma questo invece di paralizzarlo diventò per lui stimolo e sfida. In breve tempo gli abitanti di Santa Margherita vennero contagiati dal suo carattere forte e dalla sua vitalità interiore. Il novello rettore invitò tutti a collaborare generosamente per restaurare ed ampliare la chiesa.  Nel giro di qualche mese la chiesa cambiò aspetto: a destra e a sinistra vennero aggiunte due ali, le vecchie decorazioni interne vennero ravvivate, i banchi di legno rimessi a nuovo e restaurata l’antica statua di Santa Margherita. Ma per Don Fabiano erano solo gli inizi: aveva in serbo una nuova sfida per la sua gente :«Saremo capaci di costruire una nuova canonica?». E dopo averla costruita lanciò l’idea: progettiamo una nuova chiesa! E il 20 luglio 1946, giorno della Festa di Santa Margherita, Don Fabiano alla presenza del Vescovo Zinato inaugurò la nuova Canonica, e chiese al Vescovo di benedire la prima pietra della erigenda Chiesa di Santa Margherita. Le iniziative di Don Fabiano non si contano: basta ricordarne alcune: Don Fabiano amava molto i giovani e nella canonica trovò il posto per allestire una biblioteca, a Santa Margherita avere qualcosa da leggere era una rarità, Don Fabiano procurò molti libri, la sua gioia era nel vedere come la sua iniziativa era la risposta a un bisogno che tutti avvertivano. Con una vecchia cinepresa radunava ragazzi e, a volte anche i genitori e nonni, per esporre loro storie, racconti di fede. Ricordano coloro che allora erano ragazzi che Don Fabiano manteneva ordine e silenzio con metodi energici, e nessuno disturbava. Per la befana ogni bambino e bambina del paese riceveva un dono. Don Fabiano li procurava facendoseli donare o da privati o da commercianti. Per i giovani Don Fabiano riuscì persino a dar vita a un piccolo complesso:”Le Margherite”, a quel tempo poi la moda era di portare i capelli lunghi, non pochi nonni e genitori espressero il loro disagio al parroco nel vedere i giovani con i “capelli da donna”, ma Don Fabiano lasciò passare sia le chiacchiere a riguardo, sia le lagnanze per il baccano che facevano i giovani alla sera in canonica con il loro complesso. Don Fabiano usava un Ape per girare per il paese e per andare nei paesi vicini. Un giorno mentre stava guidando l’Ape, andò fuori strada, scivolò e rotolò nel bosco. Provvidenzialmente l’Ape si ferma su un tronco, Don Fabiano si sentì un pò ammaccato ma niente di rotto. Egli vide la mano di Maria, la Madre del Signore, nell’averlo fatto uscire illeso dall’incidente. Quando veniva qualcuno a trovarlo, lo portava davanti  alla  statua  della  Vergine che teneva in Canonica e lo invitava a pregare Maria, spesso questo era l’inizio della conversione. Agugliana è confinante con Santa Margherita, la strada che li univa era una mulattiera. Don Fabiano vide la necessità di fare una strada, fece venire una ruspa e si prepara per aprire la nuova strada. Viene una forte nevicata che copre tutto e impedisce di distinguere con chiarezza i confini delle proprietà. La ruspa è sul posto e si iniziano subito i lavori e alla fine sono tutti contenti, ora si ha una bella strada tra Santa Margherita e Agugliana. Ma una volta sciolta la neve e specialmente al ritorno dei proprietari delle case con la bella stagione ci si accorse che la strada aveva tolto dei pezzi di terreno ai legittimi proprietari. Si prospettava la causa in tribunale con la condanna a restituire ciò che era stato tolto. Il curato non sapeva più che pesci pigliare, apparentemente non c’era via d’uscita. Per la celebrazione domenicale appese un cartello alla parete della chiesa: al centro una mucca, tirata per il collo da un contadino e per la coda da un altro uomo. Nel mezzo si nota un signore ben vestito che, seduto, la munge senza preoccupazioni. Appeso al secchio del latte un cartello:«Io sono l’avvocato». Allora il signore che gli era stato rovinato il giardino scoppiò in una gran risata e disse a Don Fabiano :«Qua la mano e non se ne parli più. Come si può negare qualcosa ad un prete matto e generoso come lei?».A metà strada tra Santa Margherita e Brenton si trova una quercia secolare. Una volta alla settimana i parroci delle due parrocchie si trovavano sotto la quercia per confessarsi. Poteva anche essere un esempio sull’importanza della confessione.
Di episodi che riportano esperienze che hanno dello straordinario, dove il protagonista era Don Fabiano ce ne sono molte. Una delle tante: Umberto Masiero visse a S. Margherita dal 1950 al 1968 e da ragazzino serviva la messa a Don Fabiano.
Nel 1978 la ditta “Ceccato” vince l’appalto di  una  grossa  realizzazione in Arabia Saudita, e per dirigere i lavori manda fra gli altri, il tecnico Umberto, ormai divenuto esperto del settore. Purtroppo nella cittadina dove risiede non c’è chiesa cattolica, non c’è la messa domenicale, non c’è la possibilità di ricevere i sacramenti, Umberto soffre per questo. Una notte, però, uno strano sogno lo turba: gli pare di trovarsi da solo in un deserto sterminato. All’improvviso appare una figura: è Don Fabiano, è vestito di bianco e tiene in mano un calice con l’Eucarestia. Il prete lo invita a prendere una particola ma Umberto la rifiuta poiché era da molto tempo che non si confessava e  Don Fabiano lo avverte di un pericolo che avrebbe corso. Di soprassalto si sveglia e si accorge di aver sognato! Qualche giorno dopo si trova in città e un suo compagno di lavoro, Sergio viene investito da un camion, è ferito in modo grave, arriva un vigile urbano che con lui carica il ferito su un’automobile portandolo in un campo petrolifero di americani non lontano. Qui gli si prestano le prime cure, poi i medici decidono di trasferirlo alla clinica di Dhahran in ambulanza. Umberto lo accompagna; il tragitto è lungo, devono attraversare il deserto. Dopo qualche ora di viaggio improvvisamente la macchina dell’ossigeno si ferma. Umberto si ricorda dello strano sogno e  comincia a pregare Don Fabiano. Il tempo passa e inspiegabilmente la macchina dell’ossigeno ricomincia a funzionare. Arrivano alla clinica e dopo un mese l’ammalato ne esce guarito.

Il 14 Agosto 1988 Don Fabiano, ritorna alla Casa del Padre, un collasso cardiaco lo stronca in brevissimo tempo. A quindici anni dalla sua morte molti vengono qui a pregare alla sua tomba, il ricordo di questo semplice e povero prete è ancora vivo in loro. Don Fabiano aiutava a vivere nella fede quelle situazioni di dolore e sofferenza enunciate dal Signore Gesù,  e a scoprire quindi che la beatitudine è proprio in quei momenti della vita che tutti rifiutano. È il sacerdote delle otto beatitudini.

Santa Margherita oggi

Oltre alla Nuova Chiesa, all’ospitalità e cordialità dei suoi abitanti, e ai prodotti locali di alta qualità, durante l’estate la Pro-Loco di Santa Margherita apre il Gioco delle Bocce: è aperto quasi ogni sera dove tutti possono scambiarsi quattro chiacchiere, fare qualche partita a bocce oppure semplicemente bere qualcosa e stare in compagnia. In inverno, invece, è aperto il Biliardo, che si trova all’interno delle ex scuole, anche questo è un luogo di ritrovo per molte persone. Vicino alla Chiesa Madre c’è un campo da calcio che viene usato specialmente da ragazzi per giocare a calcio o svolgere altre attività. Per gustare piatti tipici e leccornie varie ci sono tre agriturismi “Gasparin”, “Mecenero” e “Armando” e il ristorante-pizzeria Mocambo, al Mocambo poi nei week-end c’è il liscio. Da qualche anno in Santa Margherita opera un moderno frantoio, data l’estesa coltivazione di ulivi.

Le feste

Il 20 di luglio è la festa patronale, oltre al liscio ci sono vari giochi e un chiosco di torte e bibite. È soprattutto un trovarsi insieme, magari ritornando da lontano e godere la gioia di ritrovare vecchi amici dopo tanto tempo di lontananza. Ci sono altri momenti in cui la Comunità si trova per celebrare in occasione di ricorrenze religiose dove dopo un momento di preghiera, si passa alla gioia conviviale di gustare piatti tipici.

Nella ricerca

della storia e realtà

di Santa Margherita

abbiamo fatto

scoperte molto interessanti

che abbiamo pensato

di condividere

anche con voi.

 

Gruppo Giovani di S. Margherita

Festa Patronale 2003