VIRTÙ APOSTOLICHE  
Lettere ai missionari
Beato P. Paolo Manna

APPELLO PER LE VOCAZIONI MISSIONARIE

«I Missionari dobbiamo formarceli noi»

Lettera circolare n. 4

Mílano, 20 Gennaio 1926

Amatissimi Confratelli,

1. Nella sua grande misericordia il Signore ci concede di vedere un nuovo anno di grazia e noi lo salutiamo con gioia riconoscente, perché se esso ci porterà nuove fatiche e nuovi dolori, ci promette altresì nuove grazie, meriti e premi per la nostra santificazione, per lo sviluppo delle nostre Missioni all'Estero e delle nostre Opere in Italia, per la gloria di Gesù, Re divino, al Quale noi tutti siamo votati per la vita e per la morte.

E mi è caro in questo principio d'anno rivolgere una parola a voi, miei amatissimi confratelli, che siete sparsi per il mondo a propagare il Nome e l'Amore di Gesù; a voi che io ammiro e venero profondamente, come quelli che, fra stenti e privazioni e fatiche d'ogni genere, vi adoperate con tanto zelo e a costo della vostra stessa vita a far regnare Gesù sui cuori di tanti milioni di poveri infedeli, che la S. Chiesa ha affidato al nostro Istituto. Mi pare che stringendo sempre più i vincoli della mutua carità anche per mezzo di periodica e reciproca corrispondenza, la nostra opera debba procedere più fervida ed efficace; mentre più lieve ci parrà la fatica e più promettente l'avvenire se vicendevolmente, come noi ci interessiamo dei vostri progressi e dei vostri progetti, anche voi siate messi a parte di quanto, con la grazia di Dio, si viene facendo da noi in Italia a vantaggio della causa comune.

I Missionari dobbiamo formarceli noi!

2. I nostri Padri d'Italia, impiegati in tante delicate ed importanti mansioni di governo e di propaganda, come nella direzione e nell'insegnamento nei cinque Seminari di Milano, Monza, S. Ilario, Treviso e Ducenta, lavorano con ammirevole zelo e spirito di sacrificio da non potersi meglio desiderare. Essi, costretti da malferma salute o dall'obbedienza chiamati in patria, cercano, con grande spirito di fede, di servire l'Istituto con tanto zelo, quanto minore è la naturale soddisfazione che provano in un lavoro che non è propriamente quello che essi avevano sognato e nel qual tanti frutti già raccolsero e tante gioie provarono negli anni d missione.

Il Signore però, sempre buon rimuneratore, benedice le lor fatiche; e le nostre Case sono dappertutto troppo piccole per ospitare i giovani aspiranti che la Provvidenza ci ha mandati e che con grande serietà vengono preparati, perché possano un giorno raggiungervi sui campi delle vostre fatiche.

3. Sono 115 gli studenti di Teologia e Filosofia ed oltre 140 gli alunni di Ginnasio che abbiamo attualmente nei nostri Seminari. Ma ci prepariamo ad ulteriori sviluppi per poter cogliere anche noi qualche frutto dell'attuale consolante movimento missionario in Italia, effetto di una speciale grazia di Dio e di una più vasta conoscenza delle Missioni. E perciò mentre a Monza si sta ultimando una nuova ala di fabbricato ed a Ducenta si approntano nuove camerate, a Treviso si andrà entro l'anno in possesso del vasto Collegio Pio X, che può accogliere circa 150 alunni. L'immensità del compito che voi avete davanti nelle Missioni è sempre presente anche a noi i Italia, e non ci daremo tregua finché non potremo inviarvi sempre più cospicui rinforzi di uomini santi e per tutto ben preparati a seguire le vostre orme e a degnamente coadiuvarvi nelle vostre imprese e fatiche per l'estensione del Regno di Nostro Signore.

4. Quello delle Scuole Apostoliche è lavoro lungo e assai dispendioso, ma non ci resta altra via da seguire se vogliamo dare incremento all'Istituto. Le vocazioni di giovani Sacerdoti o vicino al Sacerdozio sono poche, causa la scarsezza di clero in moltissime Diocesi ed anche il moltiplicato numero di Istituti missionari, che tutti lavorano a reclutare vocazioni. Se non avessimo i nostri Seminari di Ginnasio e Liceo non saremmo affatto in grado di mantenere le nostre Missioni e non potremmo con tanta fiducia guardare l'avvenire. Pensate che dei 68 alunni Teologi di quest'anno, ben 42 sono stati, per un periodo più o meno lungo di anni, nei Seminari preparatori dell'Istituto, e solo 26 sono venuti dalle Diocesi essendo già in Teologia. Questo accenno sui nostri Seminari preparatori l'ho voluto fare in modo che tutti si persuadano della loro assoluta necessità, e dei conseguenti sacrifici di personale e di mezzi che la Direzione si vede obbligata a domandare per mantenerli e moltiplicarli, perché l'Istituto possa vivere e rispondere alla sua missione. Missionari ne avremo, ed anche a sufficienza, ma dobbiamo formarceli noi nei nostri Seminari.

Una tipografia per i Missionari laici

5. Un'altra importante iniziativa cui abbiamo dato mano è la fondazione di una Tipografia dell'Istituto che abbiamo costruito sul nostro terreno di via Monte Rosa. Mentre scrivo il bel padiglione è ultimato, si sta allestendo il macchinario e, quando la presente vi giungerà, tutto funzionerà regolarmente. Ai tempi che corrono e considerata la povertà dei nostri mezzi, l'impresa potrà sembrare troppa ardita; ma c'è stato l'unanime consenso nel volerla grazie al sentito bisogno di intensificare la nostra propaganda di stampa e specialmente la speranza di poter con il tempo realizzare anche qualche aiuto per i nostri Seminari. Non taccio un altro considerevole vantaggio che ci attendiamo dalla Tipografia, ed è quello di attirare all'Istituto un maggior numero di Fratelli, dei quali attualmente vi è tanta richiesta anche nelle Missioni. Se il Signore ce ne manderà un buon numero, procureremo che si addestrino anche in altre arti utili, in modo da poter con il tempo accontentare i nostri Ecc.mi Vescovi che ce ne chiederanno per fondare Scuole industriali nelle loro Missioni.

6. Le Feste per commemorare il 75mo di nostra Fondazione, come avrete letto su «Le Missioni Cattoliche», si sono svolte molto dignitosamente. Più che a festeggiamenti chiassosi abbiamo badato a far opere durature che consolidino e sviluppino quello che i nostri Venerati Maggiori ci hanno lasciato. A ricordare questa fausta ricorrenza si è unito con considerevole incoraggiamento anche il S. Padre, che ama molto il nostro Istituto e s'interessa del suo sviluppo. Fra breve poi, quasi a coronamento di questo anno giubilare, vedremo appagato un sentito ed antico desiderio di tutti i nostri Padri, venendo alla luce la vita di Mons. Giuseppe Marinoni, che è stato il vero Padre del nostro Istituto e dal quale furono formati tanti e tanti Uomini apostolici che onorarono ed onorano tuttora l'Istituto e la Chiesa, e dai quali, quelli che non Lo conobbero presero la loro forma d'apostolato. Il Rev.mo P. Gerardo Brambilla ha trattato il poderoso argomento con amore di figlio, e noi avremo presto la gioia di poter prendere ancora ammaestramento ed educazione dal Padre, fatto rivivere nelle pagine del volume.

7. Mi sembra di aver detto abbastanza delle nostre cose d'Italia. Ora debbo ringraziare voi tutti della santa gioia procuratami per il plebiscito di approvazione e di contento con cui da tutti furono ricevute le nuove Costituzioni. Tanto consenso di viva soddisfazione è indice del vostro ottimo spirito e felice auspicio per l'Istituto, che è ora guidato da un codice di regole che si può ben dire perfetto e che, osservato, recherà immensi vantaggi a noi e alle anime che ci sono state affidate. L'Em. Card. Prefetto ebbe ad interrogarmi sull'accoglienza che le Costituzioni avevano avuto nell'Istituto, e molto si compiacque quando l'assicurai che tutti, senza eccezione, le avevano accolte con grande soddisfazione e con il proposito di uniformarvisi pienamente.

 

Progetto di una visita alle Missioni

8. Questo proposito noi non dobbiamo mai cessar di realizzare, e, per quello che spetta alla Direzione dell'Istituto, molte disposizioni sono già state attuate riguardanti il migliore ordinamento delle nostre Case d'Italia, come quelle che più immediatamente cadono sotto il mio controllo e delle quali ho più diretta responsabilità. Circa le nuove disposizioni che riguardano le Missioni si deve necessariamente andare più a rilento, perché tutto riesca ad edificazione e profitto e non già di confusione e di danno. E mi riferisco specialmente alla delimitazione delle Circoscrizioni da farsi nelle Missioni, ed alla nomina dei rispettivi Superiori regionali. Dopo molta riflessione e consiglio, dopo aver a tale riguardo interrogato anche l'Em. Card. Prefetto, sono venuto nella determinazione di soprassedere ad ogni decisione e di far prima una visita personale alle Missioni, dove spero mi sarà dato di meglio valutare le differenti situazioni e di conoscere più a fondo uomini e cose. Naturalmente non mi è dato precisare fin d'ora la data di questo viaggio; spero poterlo intraprendere prima che finisca questo anno; molto però dipenderà dal poter sistemare in tempo le nostre cose di qui, ed un po' anche dalle condizioni della mia salute. Preghiamo il Signore perché tutto disponga anche in questo a seconda dei suoi divini voleri, e, se vuole da me questa fatica, la renda feconda di beni per tutti. Qualora poi gravi circostanze non rendessero attuabile cosi presto, in tutto o in parte, questo disegno, non rimanderò certamente a tempo indeterminato l'attuazione di quanto le Costituzioni prescrivono a riguardo specialmente dei Superiori regionali.

9. In qualche Missione si è discusso intorno al giuramento obbligatorio introdotto nelle nuove Costituzioni, e più precisamente si è sollevato il dubbio se il vincolo di appartenenza all'Istituto per tutti i suoi effetti (diritti e doveri dell'Istituto verso i suoi membri e viceversa) è identico tanto per i membri giurati, come per quelli che non hanno emesso mai il giuramento, perché non richiesto dalle antiche Regole.

Trattandosi di materia cosi importante ho voluto interrogare per iscritto la S. Congregazione di Propaganda, esponendo il dubbio con le parole in corsivo sopra scritte. La S. Congregazione esaminato lo stato della questione ha dichiarato che praticamente esso è lo stesso.

Mi è caro parteciparvi questa autorevole risposta, perché per essa viene rimossa ogni ombra di dubbio - se ancora vi fosse che fra i membri dell'Istituto possa esservi differenza di qualsiasi genere. Vecchi e giovani, con o senza giuramento, siamo tutti ugualmente legati all'Istituto, obbligati tutti agli stessi doveri, fruenti tutti gli stessi diritti. Se in una cosa ci è lecito distinguerci, sia in una santa gara per raggiungere una unione di carità sempre più intima e un attaccamento sempre più stretto all'Istituto.

Cura gelosa della salute dei giovani Missionari

10. Permettetemi ora una breve ma fervida raccomandazione che indirizzo specialmente ai nostri cari Missionari giovani ed a quanti hanno autorità su di essi. Non è troppo raro il caso che Missionari ancora giovani cadono sul campo, dove la messe è così copiosa e le braccia per raccoglierla tanto scarse. Noi che siamo qui a lavorare per la formazione di nuovi Operai sappiamo - e lo sapete del resto anche voi - quanto siano preziosi i Missionari, quanto essi costino di sollecitudini e di pene per formarli, e, parlando da un punto di vista molto materiale, di quanta spesa sono anche per l'Istituto, che tante volte deve condurli dalle prime classi di Ginnasio fino alla loro destinazione nelle Missioni. Sono esistenze preziose, soprattutto per il bene che sono destinati a fare alle anime ed alla Chiesa, bene assolutamente grande ed umanamente apprezzabile.

E’ nostro stretto dovere dunque avere la più gelosa cura per la conservazione dei Missionari tutti e specialmente dei giovani, essendo essi soggetti a risentire il cambiamento di clima, di vitto e di abitudini, a rovinarsi e a soccombere, se non sono ben salvaguardati da quelle precauzioni igieniche di vario ordine, che è possibile e doveroso suggerire e provvedere.

I giovani non devono seguire l'impulso naturale dell'età e di uno zelo spesso inesperto ed avventato, né trascurare gli avvisi di prudenza e di moderazione dei Superiori e dei Confratelli anziani, e, fidando sull'esuberanza delle proprie forze, trascurare quelle precauzioni che vengono loro suggerite. Non sia mai che l'imprudenza, la noncuranza, uno zelo non regolato siano causa di farci perdere anzitempo anche un solo Missionario. Il corpo ha esigenze, da Dio ordinate, che non è lecito trascurare, neanche in vista di poter fare un maggior bene alle anime.

So di parecchi Missionari che, per risparmiare denaro per le opere di propagazione, riducono il loro sostentamento a tali minimi termini che il corpo non può non soffrirne. Ciò potrà sembrare lodevole e meritorio, ma non è secondo le norme di una sana prudenza. Un corpo mal nutrito ed estenuato da non necessarie privazioni è più esposto alle malattie e poco resistente a superarne gli attacchi. E, quando un Missionario muore o è costretto a rimpatriare per salute, è l'opera di Dio che ne soffre; chi lo sostituisce deve tante volte ricominciare da capo, ed interi distretti tanto felicemente avviati, ricadono nell'indifferentismo, se, come spesso avviene, sono lasciati, per mancanza di personale, anche solo per qualche anno, senza pastore.

Adoreremo sempre la Volontà santissima di Dio, quando vorrà chiamare al premio qualcuno dei nostri cari Missionari; noi però facciamo quanto è possibile - ed è tanto poco quello che, specie in alcuni luoghi, si può fare - per conservare quelle forze preziose che Egli largisce, perché possiamo adoperarle lungamente nel Suo divino servizio e per salvargli delle anime.

Norme da seguirsi quando muore un Missionario

11. E’ avvenuto finora che, venendo a morire qualcuno dei nostri in Italia o nelle Missioni, non si sia tenuta sempre una precisa linea di condotta nel comunicare il decesso di tutti i membri dell'Istituto dispersi in tante differenti regioni. Questa incertezza ha dato occasione qualche volta a ritardi, omissioni e quindi a giusti lamenti.

Credo dunque necessario stabilire alcune norme precise, che determinano il modo da tenersi per far pervenire a tutti, e nel minor tempo possibile, la notizia della morte avvenuta, onde rendere più solleciti i suffragi. Con queste disposizioni si viene ad addossare qualche aggravio a taluna delle nostre Missioni che si trova in posizione geografica più favorevole; ma io spero che, trattandosi di cooperare alla migliore osservanza di un punto importantissimo delle nostre Costituzioni, quale è quello che riguarda i suffragi da rendersi ai nostri cari Confratelli defunti, il lieve incomodo sarà volonterosamente tollerato.

Venendo dunque a morire in Italia un membro dell'Istituto, sarà cura del superiore Generale di mandarne tosto l'annunzio telegrafico, oltre che alle case d'Italia, anche a Hyderabad e ad Hong Kong. Da Hyderabad si avrà cura di telegrafare sollecitamente la notizia alle Missioni del Bengala e della Birmania; da Hong Kong si darà la stessa notizia alle Missioni del Honan, telegrafando direttamente alle singole o a mezzo della nostra Procura di Han-kow.

Alla morte di un Padre o Fratello nelle Missioni dell'India (Hyderabad-Bengala-Birmania) il Superiore della Missione cui apparteneva il defunto telegraferà tosto alle singole Missioni dell'India, alla Casa-Madre e ad Hong Kong, che, a sua volta, telegraferà al Honan.

Se invece chi muore è in Cina, il Superiore della Missione cui apparteneva il defunto avviserà gli altri Vicariati della Cina, manderà un telegramma alla Casa-Madre e un altro ad Hyderabad, donde sollecitamente si diramerà la notizia al Bengala e alla Birmania.

Quando un Superiore di Missione o di una Casa in Italia riceve avviso della morte di un membro dell'Istituto, avrà cura di avvertire al più presto i Missionari da lui dipendenti, affinché si possano fare subito i suffragi di Regola.

Disposta in questo modo la cosa, mi pare che non si dovrebbero più lamentare dimenticanze e ritardi nella comunicazione di annunzi di decesso di membri dell'Istituto, che il Signore conservi ad multos et multos annos. Quando poi saranno in funzione i Superiori Regionali, si vedrà se non sia il caso di disporre altrimenti.

Giacché poi sono su questo argomento, credo opportuno fare un'altra raccomandazione. Avvenuta la morte di un Confratello nelle Missioni, si facciano pervenire sollecitamente alla Casa-Madre, oltre l'annunzio del decesso, anche l'attestato di morte debitamente legalizzato dalle Autorità Consolari del luogo, e le notizie riguardanti la malattia e la morte e l'apostolato del defunto. Sembra pur doveroso far pervenire alla famiglia una buona lettera di condoglianza e conforto con le notizie riguardanti la malattia e la morte, e ciò o direttamente, o tramite il Superiore Generale. Non dovrebbe assolutamente più verificarsi il caso, già avvenuto, che morto un Confratello, non venga fatta a questa Direzione alcuna comunicazione, eccetto quella telegrafica della morte.

E poi anche bene conservare la bella consuetudine di pubblicare su «Le Missioni Cattoliche» un cenno necrologico del defunto. Resta però inteso che se il Confratello muore in Missione, questo necrologio debba essere compilato dal Superiore della Missione stessa e spedito al più presto possibile, assieme a qualche buona fotografia del defunto, ove si possa trovare.

Contributo offerto all'Esposizione Missionaria

12. Credo infine che possa interessarvi anche una parola sulla Esposizione Missionaria, nella quale il nostro Istituto ha ben figurato e alla cui chiusura, il 10 di questo mese, ho avuto il piacere di assistere. Le nostre cose erano esposte in dieci luoghi differenti: tutte riunite in un solo padiglione avrebbero certamente dato un'altra impressione; ma di questo non ci dobbiamo dolere, perché lo scopo che il S. Padre si propose fu di dare al gran pubblico un'idea generale e grandiosa di quello che sono e di quello che fanno le Missioni della Chiesa Cattolica, e questo scopo si è pienamente raggiunto, e tanto meglio quanto i particolarismi sono meno stati in evidenza. Per volontà del S. Padre l'Esposizione sarà resa permanente, o meglio sarà convertita in Museo missionario, con sede nel Palazzo Laterano, e tutti gli Istituti, plaudendo alla nuova felice idea del Papa, hanno messo a Sua disposizione tutto il materiale esposto, e quello che dalle commissioni scientifiche ordinatrici del nuovo Museo sarà creduto degno di comparirvi. A ciascuna Missione espositrice il S. Padre di sua mano ha donato un ricco diploma con medaglia di benemerenza, ma più preziose di questi sono le paterne parole con le quali, prima della premiazione, il S. Padre evocò in ispirito dinanzi a sé i missionari tutti, che definì primi autori del grande successo avuto dalla mostra e del gaudio di cui in quel momento tutti esultavano; il S. Padre benedisse tutti, pregando il Divino Spirito di far sentire anche ad essi la pienezza delle divine consolazioni. «Noi li vediamo i nostri cari missionari, disse testualmente il S. Padre, Noi li salutiamo e a loro primi vanno le Nostre espressioni di compiacenza, di riconoscenza, di venerazione». Questi alti sensi del nostro S. Padre verso voi tutti, amatissimi Confratelli, è mia gioia parteciparvi a vostro conforto e consolazione, a voi specialmente che, quali Missionari di Milano, occupate un posto tutto speciale nel cuore del Papa.

Per richieste di sussidi da Roma

Ed ora un'ultima preghiera che è tutta per il vostro interesse. Mons. Luigi Drago, Presidente Generale della Pia Opera della Propagazione della Fede per l'Italia, mi rivolge invito perché i nostri Missionari vogliano mandargli brevi interessanti relazioni e notizie per gli Annali della Pia Opera, dei quali si riprenderà in quest'anno la pubblicazione. Ecco offerto a voi un mezzo assai efficace per far conoscere su un organo ufficiale di vasta diffusione le vostre opere, e far presenti le nostre Missioni al Centro Nazionale della Propagazione della Fede. Questo punto è molto importante, poiché l'assegnazione dei sussidi, come sapete, è ora fatta dai Presidenti Generali della Pia Opera delle varie Nazioni che annualmente si radunano a Roma. Dev'essere nell'interesse delle nostre Missioni che il Presidente della Pia Opera per l'Italia, che deve patrocinare i nostri interessi e bisogni, sia al corrente di essi. Nella lettera difatti che egli per questo oggetto mi ha indirizzata, fra l'altro, dice che la corrispondenza che egli sollecita gioverà altresì a lui, onde possa presentarsi alle sedute del Consiglio Superiore con dati di fatto tali, da sentirsi poi autorizzato ad appoggiare la causa dei Missionari Italiani. I nostri missionari, e specialmente i superiori delle nostre Missioni, vorranno riconoscere l'importanza della cosa, ed io non aggiungo altro. L'indirizzo di Mons. Drago è, Roma - Piazza Mignanelli, n. 22.

13. Chiudo questa lettera con il chiedere a tutti i Confratelli l'aiuto di molte preghiere e di un quotidiano Memento nella S. Messa per tutti i bisogni dell'Istituto, che son molti e gravi. Una dolce speranza mi assiste che, con la grazia di Dio, le nostre cose si metteranno sempre meglio, non avendo noi altro scopo nella vita, non altra mira o ambizione, che far regnare Gesù Cristo in noi prima e poi in tutte le anime. Per questo viviamo e lavoriamo e ci sacrifichiamo: ma per questo dobbiamo anche pregar molto, perché siamo piccoli e inetti e poveri: solo con la grazia di Dio, impetrata con grandi preghiere, potremo sostenere l'onore e la responsabilità della nostra vocazione ed ottenere quei frutti che Iddio si attende da noi.

Affettuosamente tutti abbracciando in Gesù Cristo

vostro aff.mo

P. PAOLO MANNA, Sup. Gen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* Mons. Giuseppe Marinoni, nato a Milano nel 1810, ordinato sacerdote nel 1834, fu per quattro anni con s. Vincenzo Pallotti, a Roma, dal 1837 al 1841, quando fu nominato vice-parroco e poi parroco di S. Michele a Ripa fino al 1850. Chiamato a Milano, dal 1850 al 1891 diresse le sorti del seminario Lombardo per le Missioni Estere prima nella Casa di Saronno (Varese) e poi in quella di S. Calocero in Milano. L'Istituto gli deve perenne gratitudine per l'opera amorevole, sapiente, indefessa da lui svolta con piena dedizione di se stesso, per la formazione di tanti missionari, per la fondazione e l'avviamento delle prime Missioni in Oceania, India, Bengala, Hong Kong, Cina, Birmania e l'invio di missionari anche a Borneo e Cartagena (Colombia). Nel 1864 fondò il quotidiano «L'Osservatore cattolico» e lo diresse fino al 1872, quando fondò la rivista dell'Istituto «Le Missioni Cattoliche». Diffuse per primo in Italia (1852) l'Opera della Propagazione della Fede. Morì a Milano il 27 gennaio 1891.

* Il volume citato è il seguente: Mons. Giuseppe Marinoni e l'Istituto Missioni Estere di Milano, Tipografia Pontificia Arcivescovile, Via San Calocero, 9 Milano, 1926, pp. 420.

*Mons. Luigi Drago, nato a Cologno di Serio (Bergamo) d 24 aprile 1878, fu ordinato sacerdote il 28 maggio 1904. Superiore dei Missionari del S. Cuore di Bergamo, nel 1922 fu nominato membro aggiunto del Consiglio centrale dell'Unione Missionaria del Clero, nel dicembre dello stesso anno Consigliere delegato, in sostituzione di p. Manna, incaricato da Propaganda Fide alla direzione del Seminario di Ducenta. Il 24 aprile 1925 fu Presidente dell’Opera della Propagazione della Fede in Italia, in sostituzione di mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII) eletto arcivescovo di Areopoli e Visitatore Apostolico in Bulgaria; nel 1928 divenne segretario generale del Consiglio superiore della Pontificia Opera della Propagazione della Fede; nel 1932 fu nominato Vescovo di Tarquinia e Civitavecchia. Mori il 4 novembre 1944.