VIRTÙ APOSTOLICHE   
Lettere ai missionari
Beato  P. Paolo Manna

A SERVIZIO DELLA MISSIONE

"Dare numerosi e santi missionari alle missioni"

Lettera circolare n. 1 Milano, lì 16 Settembre 1924

Veneratissimi Vescovi, Amatissimi Confratelli,

1. Il telegrafo vi portò già l’annuncio della mia elezione a Superiore Generale del nostro Istituto: ora compio il dovere di comunicarvi la notizia in maniera più estesa.

Il nostro Capitolo iniziò i suoi lavori la mattina del 20 agosto u.s. sotto la presidenza di S.E. Mons. Luca E. Pasetto, O.M. Capp., e, perché si attendeva ancora l’arrivo dei due RR. Capitolari del Honan Nord, si diede mano prima alla revisione delle Regole. Il lavoro fu sollecitamente eseguito sotto la sapiente e pratica direzione dell’Ecc.mo Presidente, perché le principali emendazioni da apportarsi erano state tassativamente proposte dalla S. Congragazione di Propaganda in conformità al vigente Diritto Canonico .

Presenti tutti i RR. Padri Capitolari, il 25 Agosto ebbero luogo le elezioni, e risultarono eletti con me, con ottime votazioni ed a primo scrutinio, i RR.mi PP, Luigi Risso, Vicario e primo Consigliere; Giuseppe Armanasco, secondo Consigliere; Antonio Banchi, terzo Consigliere; Ferruccio Corti, quarto Consigliere. Il Rev.mo P. Gerardo Brambilla fu eletto Procuratore generale a Roma. La S. C. Di Propaganda con lettera del 28 Agosto ratificò e confermò le elezioni. Fu telegrafato immediatamente alle Missioni per la comunicazione e per il richiamo dei due Consiglieri assenti.

Della mia elezione a Superiore Generale dell’Istituto ho ora poco da dire. Esposi prima le ragioni per le quali avrei desiderato venissi risparmiato; ma tali ragioni, pur gravi, non valsero e nella volontà unanime dei RR. PP. Capitolari ho dovuto vedere la volontà SS. di Dio. Ho ubbidito piegando le spalle alla grande croce. Ho fiducia perciò che il Signore mi aiuterà; che l’amabile e sapiente cooperazione dei nuovi Consiglieri mi renderà più leggero il grave peso; che sarò sostenuto dalle preghiere e dal buon volere di tutti i membri dell’Istituto. Da parte mia non ho da promettere che questo: tutto quanto ho di forze, di attitudini, di vita consacro senza riserve, senza risparmio, al Signore nel servizio della Causa alla quale tutti noi abbiamo votata la nostra esistenza.

2. Ed ora una parola sulla nuova situazione derivata dal recente Capitolo. Parte importantissima della nostra adunanza è stata la revisione delle nostre Regole, che ben presto saranno mandate alla S. Congregazione per l’esame e l’approvazione. Gli emendamenti apportati alle Regole avranno per effetto un notevole consolidamento di regime del nostro Istituto, che verrà governato a norma di quanto i Sacri Canoni dispongono per il governo delle Congregazioni Religiose, come il Codice stesso stabilisce per le Società senza voti. Vincolo obbligatorio di aggregazione sarà il giuramento perpetuo, che prima del Suddiaconato dovranno emettere tutti gli alunni. Tale sistemazione, oltre essere imposta oggi dal nuovo Codice, ci è stata pure delineata, come ho disopra accennato, dalla stessa S. Congregazione di Propaganda Fide, che stima ed ama assai il nostro Istituto e ne desidera il più grande rifiorimento per il bene delle importanti missioni che ci sono affidate.

Da parecchi si è finora erroneamente ritenuto che scopo precipuo e quasi esclusivo dell’Istituto in Italia fosse quello di reclutare e formare dei Missionari per le Missioni, dei quali poi più o meno esso si interessava. Di qui qualche svantaggioso, per quanto ingiusto, raffronto fra il nostro ed altri Istituti. Oggi deve essere meglio intesa da tutti la natura della nostra Società, che è una vera famiglia religiosa, i cui membri, se non sono vincolati formalmente da voti per una maggiore agilità nell’esercizio dell’apostolico ministero, vivono però impegnati da un solenne e perpetuo giuramento, che non li lega alle Missioni (come quello ora abolito che si emetteva dagli ordinandi Titulo Missionis) ma li lega ed aggrega all’Istituto come tale. Non abbiamo voti, ma come i Religiosi viviamo uniti per quanto è concesso dalla natura della nostra vocazione, sotto il governo della Direzione Generale e secondo approvate Costituzioni: non siamo Religiosi nello stretto senso del termine, ma non possiamo dispensarci dall’osservanza di nessun consiglio di evangelica perfezione anche la [iù sublime, se vogliamo essere quello che dobbiamo essere, veri apostoli di Gesù Cristo.

Maggiore unione quindi e più stretti rapporti interverranno fra i Missionari, ovunque si trovino, e il loro Superiore Generale; fra la Direzione Centrale e le Missioni; così pure si dovranno sostenere reciprocamente quei sacrifici che saranno ritenuti necessari ed utili ad un prossimo futuro consolidamento delle nostre Missioni.

3. Tale desideratissimo consolidamento è strettamente legato al prospero andamento delle nostre Case di formazione qua in Italia, non potendo queste dare operai validi e numerosi, se esse vivono vita misera ed anemica. Bisogna che il nostro Istituto qua in Italia sia messo in grado di poter approfittare delle favorevoli opportunità dell’ora, e le Missioni abbiano presto ad avere Missionari quali sono reclamati dalle più alte e varie esigenze attuali del campo missionario. Lo sviluppo meraviglioso di altre istituzioni missionarie recenti insegna quanto sia oggi necessario provvedere più seriamente alla sistemazione delle nostre Case di formazione.

Particolari cure richiederanno perciò i nostri Seminari e Scuole Apostoliche, ed in un primo tempo sarà pur necessario rassegnarsi a sacrificare, sia pure nei più stretti limiti possibili, dei soggetti per fornire il necessario personale dirigente ed insegnante. I Missionari, i giovani Preti, che saranno a ciò destinati, vengono messi ad usura e renderanno il cento per uno alla Causa comune. Le nostre belle Missioni sarebbero forse oggi ancor più fiorenti, se su questo punto in passato non ci fossimo solo preoccupati dei bisogni immediati delle Missioni.

Alla formazione spirituale dei giovani aspiranti ci si impegnerà con più sollecita cura, ed uno dei primi miei atti sarà di provvedere che l’anno di noviziato e di prova sia fatto possibilmente in Casa a ciò destinata e con apposite opportune discipline. Tale più diligente preparazione è suggerita, oltre che dal dovere che abbiamo di per il sopra ogni altra cosa alla formazione di santi e validi operai, anche dal fatto suaccennato del giuramento, ora reso obbligatorio, per il quale, con il Suddiaconato i giovani vengono definitivamente aggregati all’Istituto.

 

4. Altro punto che richiederà la più seria attenzione mia e del Consiglio, è la situazione economica per nulla lieta in cui versa attualmente l’Istituto in Italia, dato principalmente l’allargamento delle opere, l’enorme rincaro della vita ed il quasi annientamento dei pochi capitali esteri che possedevamo. Pur nutrendo la più illimitata fiducia nella Divina Provvidenza, di cui abbiamo diritto di ritenerci i Figli prediletti, da parte nostra nulla dovrà omettersi per rilevarci gradatamente da una situazione oggi assai preoccupante. Cercheremo a tale intento di approfittare meglio del mezzo della nostra stampa. Per questo però mi occorrerà anche la vostra cooperazione, e fra non molto vi invierò una comunicazione a riguardo.

5. Quanto con l’aiuto di Dio si vuole fare ha un solo scopo: dare incremento alle Missioni. Le Missioni, dopo quello della nostra santificazione, sono il fine dell’Istituto, che tutti dobbiamo cercare di raggiungere nel modo più completo che ci è dato per essere fedeli a Dio, alla Chiesa, alle anime.

Ho sempre davanti agli occhi l’immensa massa dei sessanta milioni di anime, che Nostro Signore per mezzo del Suo Vicario ci ha assegnati perché le conduciamo al Suo Ovile. Solo se saremo numerosi e santi, potremo assolvere compito così immane. Ebbene, tutta la fatica mia e dei miei colleghi nella Direzione dell’Istituto sarà indirizzata a dare numerosi e santi Missionari alle Missioni.

 

6. Debbo infine rivolgere un grato, doveroso ricordo all’opera amorosa ed instancabile svolta dal mio predecessore nella carica di Superiore Generale, il Rev.mo P. Giuseppe Armanasco, il quale nel lungo e difficile periodo del suo superiorato ha tanto sapientemente diretto il nostro caro Istituto da farlo diventare così florido. Per questo e per aver nel faticoso lavoro compromesso gravemente la sua preziosa salute l’Istituto gli deve perenne gratitudine. Nella sua nuova carica di Consigliere egli sarà ancora di valido aiuto nella Direzione Generale della nostra Società, ed io credo di interpretare il comune sentimento dei nostri Missionari ed alunni tributandogli qui un commosso e sentito ringraziamento, con l’augurio che il Signore gli conceda di riacquistare presto tutte le sue forze.

Non minore encomio e gratitudine deve l’Istituto al Rev.mo P. Antonio Gilardi, che per circa due anni ha tenuto il governo interinale; ai Rev.mi Padri che furono membri dell’ultima Direzione, nonché ai Rev.mi Padri Procuratori Generali a Roma, i quali tutti nulla hanno risparmiato per coadiuvare l’opera comune con il loro illuminato consiglio e con l’impiego di tutte le loro forze nello svolgere varie mansioni ad essi affidate. A tutti indistintamente vada la mia riconoscenza più sentita e quella di tutto l’Istituto.

Chiudo con questo augurio: siamo uniti e compatti nei propositi, nelle preghiere, nella carità fraterna, nelle fatiche e nelle sofferenze e Gesù benedetto e la sua SS. Madre, i Quali vedono la purezza delle nostre intenzioni e l’interezza del nostro sacrificio per l’allargamento del loro Regno nel mondo delle anime, ci benediranno ed aiuteranno

Ossequiandovi e salutandovi mi raffermo

Delle Eccellenze Vostre Rev.me e di Voi, Amatissimi Confratelli,

Devotissimo ed Aff.mo in G.C.

P. Paolo Manna, Super. Gen.