VIRTÙ APOSTOLICHE  
Lettere ai missionari
Beato P. Paolo Manna

«PRETI MEDIOCRI NON CI SERVONO»

Resoconto della visita ai Missionari del P.I.M.E. in Asia

Lettera circolare n. 9

Milano, 8 Aprile 1929

Amatissimi Confratelli,

1. Con quanto desiderio ho sospirato il momento di potervi indirizzare questa mia e dirvi ancora tutto il mio cuore, dopo aver avuto il bene, il privilegio di potervi tutti visitare ed ammirare sul campo delle vostre divine fatiche! Ebbene, questo momento è venuto, ed eccomi a voi per rivolgervi ancora una parola, come di riepilogo e conclusione alla visita felicemente terminata.

E innanzi tutto sento il grande dovere di invitarvi ad innalzare un fervido ringraziamento al Signore per avermi sì visibilmente assistito lungo tutto il viaggio, e aver benedetto il lavoro della Visita nella corrispondenza generosa con cui tutti l'avete accolta, per cui ci è dato sperarne consolantissimi frutti per voi e per le Missioni che ci sono affidate. Questa divina assistenza mi è stata ottenuta dalle fervide ed ininterrotte preghiere che tutti i membri dell'Istituto e tante altre anime buone hanno innalzato quotidianamente al Signore. A quanti sono debitore di tanta carità, tanti cordialmente ringrazio. Se bene s'è fatto, dopo che a Dio, lo dobbiamo a questi caritatevoli intercessori, ai quali va il merito, come a Dio tutta la gloria.

Notizie della visita alle Missioni

2. Lasciata Milano il 7 Dicembre del 1927, vi sono ritornato il 14 dello scorso Febbraio. Cosi lunga assenza di oltre 14 mesi non era stata prevista; ma, come sapete, terminata la visita alle Missioni dell'India, il Signore volle concedermi un po' di riposo fra i carissimi confratelli di Hong-Kong e quindi in Giappone per rifarmi dalle febbri contratte in viaggio. Altro tempo poi si perdette a Pechino, per poter raggiungere le Missioni del Ho-nan, dato lo stato di disordine che regnava nel paese.

Non ho avuto il piacere di abbracciare i Confratelli di Hanchungfu, e questo è stato un grande dolore: ma l'impresa era assolutamente superiore alle forze, poiché a Kin-kia-kan, da dove avrei dovuto partire con S.E. Mons. Balconi, ebbi un nuovo attacco di febbri: ed anche se le forze mi fossero bastate, tale visita avrebbe protratto la mia assenza da Milano di parecchi altri mesi. Mi conforta però il pensiero di aver inviato a quella lontana Missione un degnissimo Vescovo, con il quale ebbi il bene di trattenermi lunghi giorni, e che certamente avrà fatto e farà le mie parti.

In compenso potei visitare negli Stati Uniti alcuni nostri Padri dell'antica Missione della Bassa California, i quali, scacciati dal Messico, lavorano con zelo e frutto fra i buoni messicani nella diocesi di Los Angeles, quasi ai confini del territorio che per tanti anni fu campo delle loro fatiche, e dove l'odio dei persecutori ha lasciato ben 60.000 cattolici senza Sacerdoti.

3. Non intendo dilungarmi per dirvi le impressioni del mio lungo pellegrinaggio: esse sono state molte e varie, e non riguardano tutte particolarmente il nostro Istituto, ma parecchie, forse le più importanti, si riferiscono all'apostolato in generale. Di queste non occorre ora parlare.

Per quanto riguarda particolarmente il nostro Istituto, io vi dico - e ne sento il dovere per conforto degli anziani ed incoraggiamento dei giovani - che ho constatato dappertutto nelle nostre Missioni uno spirito apostolico meraviglioso. Non so se si possano dare zelo, dedizione, povertà superiori a quelli che ho ammirato nella generalità dei nostri carissimi Padri, i quali, per salvare anime, abbracciano sacrifici e privazioni senza numero e si accostano agli umili, ai piccoli, ai miseri, con una abnegazione, una bontà quali solo si attingono nel Cuore divino di N. Signore Gesù Cristo. È lo spirito che ci hanno lasciato in preziosa eredità i nostri grandi antecessori, non scritto nella lettera, ma trasfuso con l'esempio nella vita dei contemporanei, e speriamo abbia a contraddistinguere sempre i Missionari nostri, perché la vita apostolica è degna d'essere vissuta solo quando è vissuta così. Ed è stato per me di grande ammirazione l'aver potuto constatare nei Missionari sparsi per tutto il vasto campo delle nostre Missioni un solo desiderio, quello di potersi dare, di poter fare sempre di più per Dio e per le anime. Tutti vivono modestamente, molti anche troppo poveramente, con danno evidente della loro salute, ma nessuno si è lamentato di questo: tutti invece hanno invocato rinforzi di uomini e maggiori mezzi per essere meno impari all'immenso compito che hanno davanti.

E particolarissima edificazione mi hanno fatto i nostri padri delle Missioni Cinesi, i quali, da anni sotto la pressione di tante tribolazioni per i noti rivolgimenti politici e disordini di cui quel grande Paese è teatro, stanno tutti impavidi ai loro posti, in attesa di un migliore avvenire, che speriamo il Signore non vorrà ritardare. A tante miserie ora si è aggiunto, particolarmente nel Honan, anche il terribile flagello della fame, che fa ancor più sanguinare quei cuori, già tanto afflitti da oppressioni e umiliazioni di ogni genere.

Nessuna meraviglia se gli Ecc.mi Delegati apoStolici, che ho avuto l'onore di visitare a Bangalore come a Pechino, mi abbiano espresso il loro alto compiacimento per l'opera dei nostri valorosi missionari. Gloria al Signore nostro Gesù, che si degna effondere in voi, amati Confratelli, tanta abbondanza del Suo Spirito, e vi conforta con la Sua divina grazia, perché possiate perseverare nell'ardua missione, oggi resa in tanti campi così difficile e penosa. Perduti nell'amore di Gesù, proseguite l'arduo cammino, fissi gli occhi alla meta radiosa del Paradiso dove a voi, apostoli del Vangelo, è riserbato un premio inenarrabile.

Io vi invidio santamente e vi prometto che per tutto il tempo che ancora deve durare il mio governo dell'Istituto, ogni mio pensiero, ogni palpito, ogni attività, sarà per voi e per le nostre Missioni. La visita che ho fatto a tutti voi è stata per l'anima mia come un nuovo battesimo missionario; ho preso anch'io da voi preziose lezioni; d'ora in poi, più che in passato, sarà mio più stretto dovere mettere tutto, ardore ed esperienze nuove, a profitto della nostra grande opera comune.

4. Ed ora una parola per riepilogare e richiamare le principali disposizioni che furono prese nella Visita e che, fedelmente attuate, ne debbono perpetuare i vantaggi. Mi riferisco solo ai punti che furono trattati quasi in tutte le Missioni, lasciando da parte altre disposizioni di carattere particolare.

Il programma che mi sono proposto nella Visita e che ho cercato di attuare, si è svolto intorno a due punti principali: visita personale ai Padri come membri dell'Istituto e come Missionari; visita alle Missioni in rapporto ad una sempre migliore nostra organizzazione ed unione, in base alle disposizioni delle nostre Costituzioni e dei SS. Canoni, perché i nostri Missionari, e specialmente i giovani debitamente assistiti e diretti, abbiano a lavorare con piena efficienza. Del primo punto non occorre parlare; conviene invece dire brevemente del secondo.

La nostra santificazione

5. Quello che ci deve soprattutto importare è la nostra personale santificazione. Solo se i missionari saranno santi potranno santificare gli altri. Ogni apostolato fondato su altra base è puro spreco di energie.

E per questo che di nuovo prego tutti voi, amatissimi Confratelli, a tener sempre ben presenti i ricordi che vi ho lasciato sulla necessità che abbiamo di coltivare seriamente la nostra vita interiore, unica sorgente e vero fondamento dello zelo apostolico e della fruttuosità del lavoro missionario.

E perciò ricordo a tutti i nostri Missionari, ma specialmente agli Ecc.mi Vescovi, quanto ho raccomandato e prescritto, che gli Esercizi Spirituali siano dati seriamente e nessuno ne sia dispensato senza grave ragione, e che non si trascurino i Ritiri mensili, meglio se fatti assieme nei capoluoghi di ciascun Distretto. Per i SS. Esercizi, non si lascino rincrescere i Superiori di invitare qualche santo predicatore da altra Missione, anche se ciò importasse qualche spesa.

Dove due o più missionari vivono assieme è tanto bello che si facciano in comune le pratiche devote, specialmente quelle della sera, come ho visto praticarsi lodevolmente in alcune nostre Míssioni, specialmente della Cina.

Richiamo poi l'obbligo della Confessione frequente, a norma dell'art. 208 delle Costituzioni, per cui i Missionari non devono essere dislocati soli in posti lontani, sicché riesca loro troppo difficde potersi confessare con frequenza.

Norme di vita comunitaria

6. Gli apostoli del Vangelo, che vivono come sperduti nella vastità delle missioni, fra popoli infedeli, avvertono talvolta - specialmente in principio - un certo disagio morale per la scarsezza di indirizzo, di assistenza spirituale, di incoraggiamenti, cosa che nei paesi cristiani non si sente, perché i sacerdoti hanno copiosissimi ed a portata di mano ogni sorta di mezzi che aiutano ad uscire da qualunque difficoltà.

Per rendere meno disagevole il lavoro ai nostri Missionari, e specialmente ai giovani, è doveroso provvedere per quanto è possibile a questa necessità. Perciò le nostre Missioni, le quali non l'avessero ancora, formulino presto il loro Regolamento, come è prescritto dalla S. Congr. di Propaganda e come è voluto dall'art. 194 delle Costituzioni. Serva questo accenno di richiamo alle Commissioni di studio che, durante la Visita, furono nominate dagli Ordinari per la redazione del detto regolamento, affinché sollecitino il loro lavoro.

Altro mezzo per tenere i Missionari uniti, bene assistiti e diretti è quello che ho tanto raccomandato dovunque, di raggruppare cioè i vari Distretti di ciascuna Missione in Vicariati foranei, i cui titolari abbiano attribuzioni per quanto è possibile identiche a quelle assegnate dal Diritto Canonico e che gli Ecc.mi Ordinari vorranno precisare nel regolamento sopradetto.

I vantaggi di questa organizzazione sarebbero assai grandi. Li ho spiegati a voce e li riassumo qui. Darebbe indirizzo sicuro ai novelli Missionari; si avrebbe maggiore intensità, uniformità di metodo e più facile controllo del lavoro missionario: offrirebbe possibilità di frequenti riunioni in cui avrebbero luogo scambio di idee e discussioni di casi, come è prescritto dai Can. 131, 448 e sarebbe facilitata cosi anche ai Padri la pratica del Ritiro mensile e la frequenza della Confessione. I Vicari foranei, essendo sempre al corrente dello stato e delle attuali necessità del lavoro di propaganda nella Vicaria, potrebbero essere a questo riguardo ottimi consiglieri degli Ordinari e grandemente se ne avvantaggerebbe anche la propagazione della Fede.

So bene che detta disposizione è piuttosto di competenza degli Ecc.mi Ordinari: se mi permetto di insistervi è perché mi pare che la sua attuazione, oltre ad essere apportatrice di grande bene alle anime, faciliterà di molto l'applicazione di parecchi punti delle nostre Costituzioni, con spirituale profitto dei nostri Missionari, che è cosa di cui non posso disinteressarmi. Dando breve conto della mia visita all'Emo Card. Prefetto di Propaganda ed accennando anche a questo punto, egli s'è compiaciuto di mostrare la sua approvazione e si è rallegrato quando gli ho detto della favorevole accoglienza che i nostri Ecc.mi Vescovi hanno fatto alla proposta.

Ma prescindendo da questo e sempre in rapporto ad una più stretta unione ed organizzazione delle nostre forze, sono da tenersi presenti le varie disposizioni e raccomandazioni che vi ho lasciato, specialmente:

a) sulla regolare costituzione e funzionamento dei Consigli, come prescrivono le Costituzioni, art. 190 ed il Can. 302;

b) sulle adunanze da tenersi annualmente per discutere i Casi di morale più difficili ed i provvedimenti più utili al bene della Missione (Cost. 195, Cari. 303);

c) sulla convenienza di concedere ogni anno ai Missionari, quando si radunano per i SS. Esercizi, o in altro tempo, un breve periodo di ricreazione e riposo nella residenza vescovile od in altro luogo adatto, ove possano trovarsi tutti assieme in santa fraternità attorno al loro Vescovo e Padre, affinché, ristorati nello spirito e nel corpo, possano riprendere con maggior lena le gravi fatiche dell'apostolico ministero.

Ricordo altresì le altre raccomandazioni fatte circa le facilitazioni da offrire ai giovani Missionari perché abbiano a poter studiare bene le lingue; sugli esami che per questo debbono subire come è prescritto dagli art. 206-212 delle Costituzioni, nonché sugli esami di scienze sacre per i novelli ordinati a norma del Can. 130 e dell'art. 158 delle medesime Costituzioni.

Per queste cose e per tutto il resto che fu deciso nella Visita si abbiano presenti i Verbali delle adunanze che tenemmo nelle varie Missioni, affinché nulla di ciò che fu ordinato, e che si possa eseguire, abbia a rimanere lettera morta.

I Superiori Regionali

7. Un altro importante scopo della visita, come già vi annunciai, fu quello di chiarire con tutti voi la materia così importante dei Superiori Regionali, una provvidenza che dovrebbe riuscire di grandissimo vantaggio all'Istituto, poiché per tale istituzione i nostri Missionari verranno ad essere in tutto meglio assistiti, avendo sempre vicino un rappresentante permanente del Superiore Generale, il quale avrà il dovere di interessarsi particolarmente del loro benessere spirituale e materiale. Alle determinazioni che, a questo riguardo, si comunicano nel presente bollettino, si è venuti dopo avervi tutti sentito e dopo aver vagliate tutte le ragioni.

Il non essere noi religiosi, la novità della cosa, di cui nell'Istituto non c'è esperienza, e la stessa situazione geografica delle nostre Missioni, hanno reso alquanto difficile l'attuazione della riforma e la redazione di un Regolamento che, illustrando le Costituzioni su questo punto, faciliti ai nuovi superiori il disimpegno fedele del loro grave ufficio.

Per il felice risultato di questa riforma, dunque, faccio appello al buon volere di tutti. Non si è preteso far cosa perfetta, ma solo quello che davanti al Signore è parso più giovevole e che, nello stesso tempo, offrisse, in tanta incertezza di cose, minori inconvenienti. Del resto, più che alla lettera ci affidiamo allo spirito; l'esperienza poi insegnerà assai più e nel prossimo Capitolo potranno su questa materia essere elaborati disposizioni e regolamenti più perfetti. Vi farà piacere sapere che il Direttorio relativo ai Superiori Regionali, di cui si manda copia a ciascun Missionario, è stato letto e trovato molto opportuno anche all'E.mo Card. Prefetto di Propaganda.

Casa per lo studio della lingua

8. Un'opera che mi stava molto a cuore è quella che gli Ecc.mi Vicari Apostolici delle tre Missioni del Honan (nell'adunanza che tenemmo il 12 Novembre 1928) approvarono e che speriamo veder presto attuata a Kaifeng; voglio dire l'erezione di una Casa dell'Istituto che serva da residenza del Superiore Regionale, e dove, al loro arrivo in Missione, si possano raccogliere i novelli Missionari destinati al Honan, per un serio studio della lingua e per una più immediata preparazione, prima di essere introdotti nella vita apostolica. Ivi pure potranno recarsi i Missionari della Regione che avessero bisogno di riposo o per raccogliersi per un po' di ritiro spirituale.

Speriamo che con il tempo si possa attuare qualche cosa di simile anche in India: intanto invio anche da queste pagine il mio più sentito ringraziamento ai nostri Vicari Apostolici del Honan che con intelligente e generosa corrispondenza hanno accolto la proposta e la renderanno, speriamo, presto una felice realtà. L'attuazione di questo progetto sarà uno dei più belli frutti della visita, per i vantaggi che indubbiamente ne verranno ai Missionari, specialmente ai giovani, i quali qualche volta sono indotti dal desiderio o anche dalla necessità del lavoro a trascurare lo studio della lingua cinese, senza dire di quelli per i quali il passaggio dalla vita tranquilla e metodica del Seminario al pieno della mischia nel campo missionario riesce spesso troppo brusco.

Sul campo missionario non serve arrivare presto; serve invece arrivarvi ben preparati. Questo debbono tutti ricordare, perché è un punto di sommo, assoluto rilievo. Un Missionario che si introduce nel lavoro apostolico senza una piena preparazione spirituale e trascurando lo studio serio della lingua, è di poco rendimento per tutta la vita, quando non si avranno a deplorare di lui maggiori guai.

9. Intorno a questa materia dei Superiori Regionali, le nostre Costituzioni non hanno contemplato a carico di chi andranno le spese occorrenti per i loro viaggi, mantenimento, ecc. Sarà un punto da decidersi nel prossimo Capitolo. Intanto, siccome l'Istituto è in grande scarsità di mezzi e tutto quello che possiede e raccoglie non basta per il mantenimento dei Seminari e delle Case apostoliche in continuo sviluppo, così gli Ecc.mi Vescovi del Honan hanno aderito alla Proposta che loro ho fatto, che si crei una cassa speciale per tale scopo, mediante le elemosine di tre Sante Messe al mese che ciascun Missionario della Regione celebrerà ad mentem del Superiore Generale. Siccome nelle Missioni del Honan i Missionari celebrano ad mentem Episcopi, così ad essi in particolare non viene alcun disagio, ma tutto l'onere è sopportato dalla Missione. La misura è provvisoria per il primo quinquennio. Mentre ringrazio quegli Ecc.mi Vescovi, anche per questa loro generosità, segnalo il nobile esempio agli altri nostri Ecc.mi Ordinari, perché mi comunichino le loro intenzioni a questo proposito.

La formazione del Clero indigeno

10. Permettetemi poi di ricordare ancora una volta quanto ho vivamente raccomandato a voce circa il dovere che abbiamo di favorire con ogni possibile sforzo la formazione del Clero indigeno e di numerosi Catechisti per le nostre Missioni. Benché questo sia particolare dovere degli Ecc.mi Ordinari, pure, dacché tutti i Missionari debbono dare anche per questo la loro cooperazione e le Missioni sono affidate all'Istituto, stimo non essere estraneo al mio ufficio vigilare perché dai nostri si seguano fedelmente i chiari indirizzi che la S. Chiesa ha dato anche recentemente in questa importante materia.

Ai Missionari Cattolici è stato finora insegnato che loro compito è convertire gli infedeli; oggi si deve completare questa nozione e dire che è giunta per essi l'ora di lavorare direttamente, più di quanto non si sia fatto finora, anche alla effettiva costituzione di Chiese indigene. Che cosa sarebbe del lavoro di tanti anni se, per una od altra ragione, alle Missioni venissero un giorno sottratti i Missionari e le risorse che ricevono dall'estero? La conoscenza dei tempi che attraversiamo, lo spirito di nazionalismo che agita i popoli, debbono farci considerare come non impossibile una simile evenienza. E allora, oltre a curare il lavoro delle conversioni dirette, che procura vantaggio e soddisfazione immediata, dobbiamo altresì, con buona tattica, mirare a perfezionare il lavoro già compiuto facendo, a poco a poco, delle nostre presenti Cristianità, degli organismi perfetti, capaci di vivere e di svilupparsi da sé, assistiti e guidati da proprio clero. Prescindendo da ogni altra ragione, questo e non altro è il fine delle Missioni. Ma per preparare questo avvenire, sia pure non tanto vicino, è indispensabile dare nelle Missioni massima importanza ai Catechistati, ma specialmente ai seminari per moltiplicare il numero dei cristiani e dare a questi i loro naturali pastori. Se lavoriamo per Dio seguiamo questa tattica, e beato quel giorno, quando, in un angolo delle nostre Missioni, l'opera nostra non fosse più stimata necessaria! Primissima opera di ciascuna nostra Missione sia dunque il seminario, poi un buon Catechistato.

11. Infine sento il dovere di porgere vivissimi ringraziamenti a tutti gli Ecc.mi nostri Vescovi, Superiori di Missioni e Padri per la cara, generosa ospitalità che dappertutto mi hanno offerto e per il dispendio e disturbo che la mia visita ha loro procurato.

Resterà incancellabile, per tutta la vita, la memoria dei bei giorni passati nelle varie nostre Missioni, fra tanta cordiale comunione di pensieri e di propositi, di dolori e di gioie, nella più stretta ed affettuosa unione fraterna.

La pubblicazione del bollettino «Il Vincolo»

12. Per tenerci sempre uniti in questa santa carità e quasi in memoria della visita, con il presente numero s'inizia la pubblicazione di un piccolo organo interno, destinato ai membri del nostro Istituto, che dappertutto hanno tanto mostrato di desiderarlo. «Il Vincolo» risponde anch'esso al programma della mia visita ed entra in quell'ordine di disposizioni studiate ed adottate per tenerci tutti sempre più uniti fra noi e con la Direzione dell'Istituto. E foglio vuol essere cosa molto piccola e modesta, ma pur seria ed utile a voi come Missionari e, soprattutto intima, come la voce del Padre alla famiglia dispersa e dei fratelli fra loro. Prima di formulare un programma definitivo per esso attendo di sentire i vostri desideri.

13. Questa lettera che per il suo argomento è indirizzata particolarmente ai Missionari che sono sul campo, interesserà senza dubbio anche i nostri Padri che lavorano in Italia, i quali durante la mia lunga assenza mi hanno accompagnato con le loro preghiere ed hanno continuato a lavorare tenacemente, come sempre, alla formazione spirituale ed intellettuale dei nostri giovani alunni. Al mio ritorno ho trovato le Opere d'Italia in consolante ordine e sviluppo: completato il grande Seminario Teologico a Milano, aperta la Scuola apostolica di Arezzo, cresciuto dappertutto il numero degli aspiranti studenti e fratelli. Di tutto sia lode al Signore ed ai carissimi miei collaboratori e padri d'Italia l'espressione del mio grato e vivo compiacimento.

La formazione spirituale degli aspiranti

14. Prima però di terminare questa lettera ho una parola da rivolgere anche a voi, che vi dedicate al delicato e difficile compito che vi è assegnato qui in Italia.

Vivissima, dopo questo viaggio, ho nell'anima l'immagine di quello che è e dev'essere la vita dell'uomo apostolico nelle nostre Missioni. Preti mediocri non ci servono: abbiamo bisogno di una vera schiera di uomini superiori, ripieni dello Spirito di Dio, capaci di fondare, organizzare nuove cristianità e Chiese, capaci anche di molto soffrire: non semplici soldati, ma condottieri, non mercenari o dilettanti, ma veri Pastori di anime nel senso più sublime della parola, che sappiano dare Gesù Cristo alle anime dalla sovrabbondanza del loro tesoro di grazia e di virtù.

E perciò a tutti voi, amatissimi Confratelli, che in qualunque ufficio collaborate nelle varie Case dell'Istituto alla formazione spirituale ed intellettuale dei nostri aspiranti ed alunni e agli stessi giovani Prefetti, rivolgo la preghiera più calda e pressante che mi possa sgorgare dal cuore: non risparmiate cure e sacrifici affinché nei nostri Seminari e Scuole Apostoliche tutto proceda con il massimo ordine e disciplina ed in tutti i nostri carissimi giovani regni sovrano lo spirito di pietà e d'obbedienza. Non sono altrimenti concepibili Istituti donde debbano uscire gli Apostoli del Vangelo. Dovunque, rallentandosi la vigilanza dei superiori, entrasse fra i giovani la negligenza, l'indisciplina, la tiepidezza - anche se gli studi andassero bene - si lavorerebbe in tutta perdita per gli scopi dell'Istituto, che sono essenzialmente, squisitamente spirituali.

All'Istituto non mancheranno vocazioni, case e mezzi; ma tutto sarà inutile se l'opera nostra educativa fosse deficiente; verrebbe meno il successo finale; avremmo defezioni e uomini mediocri, che, come ho detto, non ci servono. Ed allora a che tante Case, a che tanto impiego di forze e di danaro?

Amatissimi Confratelli, le Missioni, più che a quelli che oggi lavorano sul campo, sono affidate a voi: esse avranno domani gli uomini che voi loro preparerete. Questo pensiero vi dica tutto.

Termino, carissimi Confratelli, con l'indirizzarvi con tutto l'affetto e come intimo ricordo la calda esortazione dell'apostolo degli Efesini: «Vi esorto... a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello Spirito, per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,1).

Pregate per me.

vostro aff.mo in N. Signore

P. PAOLO MANNA, Sup. Gen.

** Mons. Lorenzo Balconi, nato a Milano nel 1878, entrò nell'Istituto Lombardo per le Missioni Estere nel 1898, parti per il Honan Sud (Nanyang-Cina) nel 1901. Fu Vescovo di Hanchung dal 1928 al 1934, anno in cui fu eletto Superiore Generale succedendo a p. Manna. Resse il PIME fino al 1947, Morì a Milano il 10 aprile 1969.

** La Missione della Bassa California fino al 1926 dipendeva dal Pontificio Seminario dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo di Roma, passò sotto la Giurisdizione del PIME nel 1926, dopo l'unione del Seminario romano con quello di Milano, voluta da Pio XI.

** Le «impressioni» del lungo pellegrinaggio, al quale fa cenno p. Manna, furono prima scritte nel Diario della visita alle Missioni, poi meditate e riordinate in un quadernetto dalla copertina nera e labbro rosso, al quale diede come titolo «Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione». Dattiloscritte dal suo Vicario Generale p. Luigi Risso nel 1929, le «Osservazioni» furono presentate in «forma confidenziale» ai cardinali Camillo Laurenti, Alessio Lépicier e Guglielmo Marino Van Rossum. Questi lessero il fascicolo di 82 pagine e, pur con riserve, non osarono «denunciarlo al S. Ufficio», come aveva scritto lepidamente p. Manna al suo Segretario. Per una trentina d'anni quel dattiloscritto fu conservato gelosamente in archivio, poi arrivò tra le mani di alcuni Vescovi partecipanti al Concilio Vaticano Il e dal 1971 cominciò a circolare tra gli studiosi, pubblicato la prima volta in Italia da P. Giuseppe Buono, Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione (1929), inedito del P. Paolo Manna, del Pontificio Istituto Missioni Estere (Tesi di laurea in Missiologia presso la Pontificia Università Urbaniana, Roma 1977), EMI, Bologna 1979. Le stesse «Osservazioni» furono riportate da Giuseppe Butturini in La fine delle Missioni in Cina nell’analisi di Padre Manna, EMI, Bologna. 1979, con ampia introduzione e note.

** Durante la sua visita alle Missioni affidate al PIME in Asia p. Manna incontrò pure alcuni Delegati Apostolici, tra questi mons. Eduardo Mooney in India, mons. Mario Giardini in Giappone e mons. Celso Costantini in Cina.

** Il «bollettino» di cui fa cenno è «Il Vincolo», periodico familiare dei Membri del Pontificio Istituto Missioni Estere, Iniziato da p. Manna nell'aprile del 1929 (Anno I, n. 1) e tuttora in vita, come organo ufficiale della Direzione Generale.