VII. LA GIOIA DEL PELLEGRINO IN QUESTO ANNO SANTO  

In questo cammino di tutto il popolo di Dio si inscrive naturalmente l’anno santo, col suo pellegrinaggio. La grazia del giubileo si ottiene, in effetti, mettendosi in cammino e avanzando verso Dio nella fede, nella speranza e nella carità. Diversificando i mezzi e i momenti di questo giubileo, abbiamo voluto facilitare a ciascuno quanto è possibile. L’essenziale resta la decisione interiore di rispondere alla chiamata dello Spirito, in maniera personale, come discepoli di Gesù, come figli della chiesa cattolica e apostolica e secondo l’intenzione di questa chiesa. Il resto è nell’ordine dei segni e dei mezzi. Sì, l’auspicato pellegrinaggio è, per il popolo di Dio, nel suo insieme e per ciascuna persona entro questo popolo, un movimento, una pasqua, cioè un passaggio verso il luogo interiore dove il Padre, il Figlio e lo Spirito l’accolgono nella loro intimità e unità divina: " Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui ". La scoperta di questa presenza suppone sempre un approfondimento della vera coscienza di sé, come creatura e figlio di Dio.

Non è forse un rinnovamento interiore di tal genere quello voluto, in fondo, dal recente concilio? Senza dubbio, v’è ivi un’opera dello Spirito, un dono della pentecoste. Parimenti bisogna riconoscere una intuizione profetica del nostro predecessore Giovanni XXIII, il quale previde come frutto del concilio una specie di nuova pentecoste. Anche noi abbiamo voluto metterci nella stessa prospettiva e nella medesima attesa. Non che la pentecoste abbia mai cessato di essere attuale lungo il corso della storia della chiesa, ma così grandi sono i bisogni e i pericoli di questo secolo, così vasti gli orizzonti di una umanità rivolta alla coesistenza mondiale ma impotente a realizzarla, che per essa non c’è salvezza, se non in una nuova effusione del dono di Dio. Venga dunque lo Spirito creatore a rinnovare la faccia della terra! In questo anno santo noi vi abbiamo invitato a compiere, materialmente o in spirito e in intenzione, un pellegrinaggio a Roma, cioè al centro della chiesa cattolica. Ma, è troppo evidente, Roma non costituisce il termine del nostro pellegrinaggio nel tempo. Nessuna città santa quaggiù, può costituire questo termine. Esso è nascosto al di là di questo mondo, nel cuore del mistero di Dio, per noi ancora invisibile: noi, infatti, camminiamo nella fede, non nella chiara visione, e ciò che noi saremo non è stato ancora manifestato. La nuova Gerusalemme, di cui siamo fin d’ora cittadini e figli, discende dall’alto, da presso Dio. Di questa sola città definitiva non abbiamo ancora contemplato lo splendore, se non come in uno specchio, in maniera confusa, tenendo ferma la parola dei profeti. Ma fin d’ora ne siamo i cittadini o siamo invitati a divenirlo: ogni pellegrinaggio spirituale trae il suo senso interiore da questa destinazione ultima.

Così era della Gerusalemme celebrata dai salmisti. Gesù medesimo e Maria sua madre hanno cantato in terra, salendo a Gerusalemme, i cantici di Sion: " Da Sion, splendore di bellezza, Dio rifulge; il monte Sion è la gioia di tutta la terra ". Ma è dal Cristo ormai che la Gerusalemme di lassù riceve la sua attrattiva, è verso di lui che noi siamo indirizzati con un cammino interiore.

Così è di Roma, dove i santi apostoli Pietro e Paolo resero col sangue la loro ultima testimonianza. La vocazione di Roma è di provenienza apostolica, e il ministero che ci spetta di esercitarvi è un servizio a beneficio della chiesa intera e dell’umanità. Ma esso è un servizio insostituibile, perché piacque alla sapienza di Dio porre la Roma di Pietro e Paolo sulla strada, diciamo, che conduce alla città eterna, per il fatto che essa ha scelto di affidare a Pietro - che unifica in sé il collegio episcopale - le chiavi del regno dei cieli. Ciò che sta qui, non per effetto di volontà d’uomo, ma per libera e misericordiosa benevolenza del Padre, del Figlio e dello Spirito, è la solidità di Pietro, come ebbe a celebrarla il nostro predecessore san Leone Magno con questi termini indimenticabili: " San Pietro non cessa di presiedere alla sua sede e conserva una società senza fine col sommo sacerdote. La stabilità che egli ricevette dalla pietra che è Cristo, egli, divenuto anche lui pietra, la trasmette ugualmente ai suoi successori; e dovunque appare qualche stabilità si manifesta indubbiamente la forza del pastore... Ecco, è totalmente in vigore e vita, nel principe degli apostoli, questo amore di Dio e degli uomini, che non lo hanno atterrito né la reclusione del carcere, né le catene, né le pressioni della folla, né le minacce dei re; e così è anche della sua fede invincibile, la quale non ha indietreggiato nel combattimento e non si è intiepidita nella vittoria ".

Noi auguriamo in ogni tempo, ma soprattutto in questa celebrazione cattolica dell’anno santo, che, sia a Roma, sia in tutta la chiesa, consapevole di doversi accordare con l’autentica tradizione conservata a Roma, voi possiate provare con noi "quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme".

È una gioia comune, veramente soprannaturale, un dono dello Spirito di unità e d’amore, che non è davvero possibile se non là dove la predicazione della fede è accolta integralmente, secondo la norma apostolica. E allora la chiesa cattolica, " benché diffusa in tutto il mondo, conserva accuratamente questa fede come se essa abitasse in una sola casa, e vi crede unanimemente, come se non avesse che una sola anima e un solo cuore; e la predica, l’insegna e la trasmette in perfetto accordo, come se non avesse che una sola bocca ".

Questa " sola casa ", questo " cuore " e questa " anima " unici, questa " sola bocca ", ecco quanto è indispensabile alla chiesa e all’umanità nel suo insieme, affinché quaggiù possa elevarsi continuamente in consonanza con la Gerusalemme di lassù, il cantico nuovo, l’inno della gioia divina. È la ragione per la quale anche noi dobbiamo rendere testimonianza umilmente, pazientemente, ostinatamente, fosse pure in mezzo all’incomprensione di molti, all’incarico ricevuto dal Signore di guidare il gregge e di confermare i nostri fratelli. Ma in quanti modi ci capita di essere, a nostra volta, confortati dai nostri fratelli, anche solo a pensare a voi tutti nel compiere la nostra missione apostolica a servizio della chiesa universale, a gloria di Dio Padre.