ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE
ECCLESIA IN EUROPA

CAPITOLO TERZO

INTRODUZIONE

Annuncio di gioia per l'Europa

Un secondo Sinodo per l'Europa

L'esperienza del Sinodo

L'icona dell'Apocalisse

CAPITOLO PRIMO  
GESÙ CRISTO È NOSTRA SPERANZA

Il Risorto sta sempre con noi

I. Sfide e segni di speranza per la Chiesa in Europa

L'offuscamento della speranza

L'insopprimibile nostalgia della speranza

Segni di speranza

Una comunità di popoli

I martiri e i testimoni della fede

La santità di molti

La parrocchia e i movimenti ecclesiali

Il cammino ecumenico

II. Ritornare a Cristo, fonte di ogni speranza

Confessare la nostra fede

Gesù Cristo nostra speranza

Gesù Cristo vivente nella Chiesa

CAPITOLO SECONDO
IL VANGELO DELLA SPERANZA
AFFIDATO ALLA CHIESA DEL NUOVO MILLENNIO

I. Il Signore chiama alla conversione

Gesù si rivolge oggi alle nostre Chiese

L'azione del Vangelo lungo la storia

Per realizzare un vero volto di Chiesa

Per progredire verso l'unità dei cristiani

II. La Chiesa intera inviata in missione

L'impegno dei ministri ordinati

La testimonianza dei consacrati

La cura delle vocazioni

La missione dei laici

Il ruolo della donna

CAPITOLO TERZO
ANNUNCIARE IL VANGELO DELLA SPERANZA

I. Proclamare il mistero di Cristo

La rivelazione dà senso alla storia

Necessità e urgenza dell'annuncio

Primo annuncio e annuncio rinnovato

Fedeltà all'unico messaggio

Con la testimonianza della vita

Formare a una fede adulta

II. Testimoniare nell'unità e nel dialogo

In comunione tra le Chiese particolari

Insieme con tutti i cristiani

In dialogo con le altre religioni

III. Evangelizzare la vita sociale

Evangelizzazione della cultura
e inculturazione del Vangelo

L'educazione dei giovani alla fede

L'attenzione ai mass media

La missione ad gentes

Il Vangelo: libro per l'Europa di oggi e di sempre

CAPITOLO QUARTO
CELEBRARE IL VANGELO DELLA SPERANZA

Una comunità orante

I. Riscoprire la liturgia

Il senso religioso nell'Europa di oggi

Una Chiesa che celebra

Il senso del mistero

Formazione liturgica

II. Celebrare i Sacramenti

L'Eucaristia

La Riconciliazione

Preghiera e vita

Il giorno del Signore

CAPITOLO QUINTO
SERVIRE IL VANGELO DELLA SPERANZA

La via dell'amore

I. Il servizio della carità

Nella comunione e nella solidarietà

II. Servire l'uomo nella società

Ridare speranza ai poveri

La verità del matrimonio e della famiglia

Servire il Vangelo della vita

Costruire una città degna dell'uomo

Per una cultura dell'accoglienza

III. Decidiamoci alla carità!

CAPITOLO SESTO
IL VANGELO DELLA SPERANZA PER UN'EUROPA NUOVA

La novità di Dio nella storia

I. La vocazione spirituale dell'Europa

L'Europa promotrice dei valori universali

Il nuovo volto dell'Europa

Promuovere solidarietà e pace nel mondo

II. La costruzione europea

Il ruolo delle Istituzioni europee

La Chiesa per la nuova Europa

Dal Vangelo un nuovo slancio per l'Europa

CONCLUSIONE

Affidamento a Maria

La donna, il drago e il bambino

Preghiera a Maria, Madre della speranza

 

CAPITOLO TERZO

ANNUNCIARE
IL VANGELO DELLA SPERANZA

« Prendi il libro aperto [...] e divoralo »
(Ap 10, 8.9)

I. Proclamare il mistero di Cristo

La rivelazione dà senso alla storia

44. La visione dell'Apocalisse ci parla di « un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli », tenuto « nella mano destra di Colui che era assiso sul trono  » (Ap 5, 1). Questo testo contiene il piano creatore e salvifico di Dio, il suo progetto dettagliato su tutta la realtà, sulle persone, sulle cose, sugli avvenimenti. Nessun essere creato, terrestre o celeste, è in grado di «  aprire il libro e di leggerlo » (Ap 5, 3), ossia di comprenderne il contenuto. Nella confusione delle vicende umane, nessuno sa dire la direzione e il senso ultimo delle cose.

Solo Gesù Cristo entra in possesso del volume sigillato (cfr Ap 5, 6-7); solo Lui è « degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli  » (Ap 5, 9). Solo Gesù, infatti, è in grado di rivelare e attuare il progetto di Dio racchiuso in esso. Lasciato a se stesso, lo sforzo dell'uomo non è in grado di dare un senso alla storia e alle sue vicende: la vita rimane senza speranza. Solo il Figlio di Dio è in grado di dissipare le tenebre e di indicare la strada.

Il volume aperto viene consegnato a Giovanni e, tramite lui, alla Chiesa intera. Giovanni è invitato a prendere il libro e a divorarlo: « Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo, che sta ritto sul mare e sulla terra [...] Prendilo e divoralo » (Ap 10, 8-9). Solo dopo averlo assimilato in profondità, potrà comunicarlo adeguatamente agli altri, ai quali è mandato con l'ordine di « profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re » (Ap 10, 11).

Necessità e urgenza dell'annuncio

45. Il Vangelo della speranza, consegnato alla Chiesa e da lei assimilato, chiede di essere ogni giorno annunciato e testimoniato. È questa la vocazione propria della Chiesa in tutti i tempi e in tutti i luoghi. È questa anche la missione della Chiesa oggi in Europa. « Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione ».(77)

Chiesa in Europa, la « nuova evangelizzazione » è il compito che ti attende! Sappi ritrovare l'entusiasmo dell'annuncio. Senti rivolta a te, oggi, in questo inizio del terzo millennio, l'implorazione già risuonata agli albori del primo millennio, allorché apparve in visione a Paolo un macedone che lo supplicava: « Passa in Macedonia e aiutaci! » (At 16, 9). Anche se inespressa o addirittura repressa, è questa l'invocazione più profonda e più vera che sgorga dal cuore degli europei di oggi, assetati di una speranza che non delude. A te questa speranza è stata data in dono perché tu la ridonassi con gioia in ogni tempo e ad ogni latitudine. L'annuncio di Gesù, che è il Vangelo della speranza, sia quindi il tuo vanto e la tua ragion d'essere. Continua con rinnovato ardore nello stesso spirito missionario che, lungo questi venti secoli e incominciando dalla predicazione degli apostoli Pietro e Paolo, ha animato tanti Santi e Sante, autentici evangelizzatori del continente europeo.

Primo annuncio e annuncio rinnovato

46. In varie parti d'Europa c'è bisogno di un primo annuncio del Vangelo: cresce il numero delle persone non battezzate, sia per la notevole presenza di immigrati appartenenti ad altre religioni, sia perché anche figli di famiglie di tradizione cristiana non hanno ricevuto il Battesimo o a causa della dominazione comunista o a causa di una diffusa indifferenza religiosa.(78) Di fatto, l'Europa si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione.

La Chiesa non può sottrarsi al dovere di una diagnosi coraggiosa che consenta la predisposizione di opportune terapie. Anche nel « vecchio » Continente vi sono estese aree sociali e culturali in cui si rende necessaria una vera e propria missio ad gentes.(79)

47. Ovunque, poi, c'è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos'è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, specialmente attraverso le pratiche di culto, ma ad essi non corrisponde una reale accoglienza del contenuto della fede e un'adesione alla persona di Gesù. Alle grandi certezze della fede è subentrato in molti un sentimento religioso vago e poco impegnativo; si diffondono varie forme di agnosticismo e di ateismo pratico che concorrono ad aggravare il divario tra la fede e la vita; diversi si sono lasciati contagiare dallo spirito di un umanesimo immanentista che ne ha indebolito la fede, portandoli sovente purtroppo ad abbandonarla completamente; si assiste a una sorta di interpretazione secolaristica della fede cristiana che la erode ed alla quale si collega una profonda crisi della coscienza e della pratica morale cristiana.(80) I grandi valori che hanno ampiamente ispirato la cultura europea sono stati separati dal Vangelo, perdendo così la loro anima più profonda e lasciando spazio a non poche deviazioni.

« Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? » (Lc 18, 8). La troverà su queste terre della nostra Europa di antica tradizione cristiana? È un interrogativo aperto che indica con lucidità la profondità e drammaticità di una delle sfide più serie che le nostre Chiese sono chiamate ad affrontare. Si può dire – come è stato sottolineato nel Sinodo – che tale sfida consiste spesso non tanto nel battezzare i nuovi convertiti, ma nel condurre i battezzati a convertirsi a Cristo e al suo Vangelo: (81) nelle nostre comunità occorre preoccuparsi seriamente di portare il Vangelo della speranza a quanti sono lontani dalla fede o si sono allontanati dalla pratica cristiana.

Fedeltà all'unico messaggio

48. Per poter annunciare il Vangelo della speranza, è necessaria una solida fedeltà allo stesso Vangelo. La predicazione della Chiesa, quindi, in tutte le sue forme, deve essere sempre più incentrata sulla persona di Gesù e deve sempre più orientare a Lui. Occorre vigilare perché Egli sia presentato nella sua integralità: non solo come modello etico, ma innanzitutto come il Figlio di Dio, l'unico e necessario Salvatore di tutti, che vive e opera nella sua Chiesa. Perché la speranza sia vera e indistruttibile, la « predicazione integra, chiara e rinnovata di Gesù Cristo risorto, della Risurrezione e della Vita eterna » (82) dovrà costituire una priorità nell'azione pastorale dei prossimi anni.

Se identico in ogni tempo è il Vangelo da annunciare, diversi sono i modi con cui tale annuncio può essere realizzato. Ciascuno, quindi, è invitato a “proclamare” Gesù e la fede in Lui in ogni circostanza; “attrarre” altri alla fede, attuando modi di vita personale, familiare, professionale e comunitaria che rispecchino il Vangelo; “irradiare” intorno a sé gioia, amore e speranza, perché molti, vedendo le nostre opere buone, rendano gloria al Padre che è nei cieli (cfr Mt 5, 16), così da venire “contagiati” e conquistati; divenire “lievito” che trasforma e anima dal di dentro ogni espressione culturale.(83)

Con la testimonianza della vita

49. L'Europa reclama evangelizzatori credibili, nella cui vita in comunione con la croce e la risurrezione di Cristo risplenda la bellezza del Vangelo.(84) Tali evangelizzatori vanno adeguatamente formati.(85) Oggi più che mai è necessaria la coscienza missionaria in ogni cristiano, a iniziare dai Vescovi, dai presbiteri, dai diaconi, dai consacrati, dai catechisti e dagli insegnanti di religione: « Ogni battezzato, in quanto testimone di Cristo, deve acquisire la formazione adeguata alla sua condizione non solo per evitare che la fede si inaridisca per mancanza di cura in un ambiente ostile come quello mondano, ma anche per dare sostegno e impulso alla testimonianza evangelizzatrice ».(86)

L'uomo contemporaneo « ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni ».(87) Decisivi sono, quindi, la presenza e i segni della santità: essa è prerequisito essenziale per un'autentica evangelizzazione, capace di ridare speranza. Occorrono testimonianze forti, personali e comunitarie, di vita nuova in Cristo. Non basta, infatti, che la verità e la grazia siano offerte mediante la proclamazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti; è necessario che siano accolte e vissute in ogni circostanza concreta, nel modo di essere dei cristiani e delle comunità ecclesiali. Questa è una delle scommesse più grandi che attendono la Chiesa che è in Europa all'inizio del nuovo millennio.

Formare a una fede adulta

50. « L'odierna situazione culturale e religiosa dell'Europa esige la presenza di cattolici adulti nella fede e di comunità cristiane missionarie che testimonino la carità di Dio a tutti gli uomini ».(88) L'annuncio del Vangelo della speranza comporta, quindi, che si abbia a promuovere il passaggio da una fede sostenuta da consuetudine sociale, pur apprezzabile, a una fede più personale e adulta, illuminata e convinta.

I cristiani sono, quindi, chiamati ad avere una fede che consenta loro di confrontarsi criticamente con l'attuale cultura resistendo alle sue seduzioni; d'incidere efficacemente sugli ambiti culturali, economici, sociali e politici; di manifestare che la comunione tra i membri della Chiesa cattolica e con gli altri cristiani è più forte di ogni legame etnico; di trasmettere con gioia la fede alle nuove generazioni; di costruire una cultura cristiana capace di evangelizzare la cultura più ampia in cui viviamo.(89)

51. Oltre ad adoperarsi perché il ministero della Parola, la celebrazione della liturgia e l'esercizio della carità siano orientati all'edificazione e al sostegno di una fede matura e personale, è necessario che le comunità cristiane si attivino per proporre una catechesi adatta ai diversi itinerari spirituali dei fedeli nelle diverse età e condizioni di vita, prevedendo anche adeguate forme di accompagnamento spirituale e di riscoperta del proprio Battesimo.(90) Fondamentale punto di riferimento in tale impegno sarà, ovviamente, il Catechismo della Chiesa Cattolica.

In particolare, riconoscendone l'innegabile priorità nell'azione pastorale, occorre coltivare e, nel caso, rilanciare il ministero della catechesi come educazione e sviluppo della fede di ogni persona, così che il seme deposto dallo Spirito Santo e trasmesso con il Battesimo cresca e giunga a maturazione. In costante riferimento alla Parola di Dio, custodita nella Sacra Scrittura, proclamata nella liturgia e interpretata dalla Tradizione della Chiesa, una catechesi organica e sistematica costituisce, senza ombra di dubbio, uno strumento essenziale e primario per formare i cristiani a una fede adulta.(91)

52. Va pure sottolineato, nella medesima linea, il compito importante della teologia. Esiste, infatti, un legame intrinseco e inseparabile tra l'evangelizzazione e la riflessione teologica, poiché quest'ultima, quale scienza con un proprio statuto e una propria metodologia, vive della fede della Chiesa ed è al servizio della sua missione.(92) Nasce dalla fede ed è chiamata a interpretarla, conservando il suo legame irrinunciabile con la comunità cristiana in tutte le sue articolazioni; a servizio della crescita spirituale di tutti i fedeli,(93) essa li introduce alla comprensione approfondita del messaggio di Cristo.

Nello svolgimento della missione di annunciare il Vangelo della speranza, la Chiesa in Europa apprezza con gratitudine la vocazione dei teologi, valorizza e promuove il loro lavoro.(94) A loro, con stima e con affetto, rivolgo l'invito a perseverare nel servizio che svolgono, unendo sempre ricerca scientifica e preghiera, mettendosi in dialogo attento con la cultura contemporanea, aderendo fedelmente al Magistero e collaborando con esso in spirito di comunione nella verità e nella carità, respirando il sensus fidei del Popolo di Dio e contribuendo ad alimentarlo.

 

II. Testimoniare nell'unità e nel dialogo

In comunione tra le Chiese particolari

53. La forza dell'annuncio del Vangelo della speranza sarà maggiormente efficace, se sarà legata alla testimonianza di una profonda unità e comunione nella Chiesa. Le singole Chiese particolari non possono essere sole ad affrontare la sfida che le attende. C'è bisogno di un'autentica collaborazione tra tutte le Chiese particolari del Continente, che sia espressione della loro essenziale comunione; collaborazione che viene sollecitata anche dalla nuova realtà europea.(95) In questo quadro va collocato il contributo degli organismi ecclesiali continentali, a iniziare dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. Esso è un efficace strumento per ricercare insieme vie idonee per evangelizzare l'Europa.(96) Mediante lo « scambio dei doni » tra le diverse Chiese particolari, si mettono in comune le esperienze e le riflessioni dell'Europa dell'Ovest e dell'Est, del Nord e del Sud, condividendo comuni orientamenti pastorali; esso perciò rappresenta sempre più un'espressione significativa del sentimento collegiale tra i Vescovi del Continente, per annunciare insieme, con audacia e fedeltà, il nome di Gesù Cristo, unica fonte di speranza per tutti in Europa.

Insieme con tutti i cristiani

54. Nello stesso tempo, appare imperativo irrinunciabile il dovere di una fraterna e convinta collaborazione ecumenica.

La sorte dell'evangelizzazione è strettamente unita alla testimonianza di unità che tutti i discepoli di Cristo sapranno dare: « Tutti i cristiani sono chiamati a svolgere questa missione a seconda della loro vocazione. Il compito dell'evangelizzazione comprende il procedere l'uno verso l'altro e il procedere insieme dei Cristiani, che deve partire dall'interno; evangelizzazione e unità, evangelizzazione ed ecumenismo sono indissolubilmente legati tra di loro ».(97) Faccio, perciò, nuovamente mie le parole scritte da Paolo VI al Patriarca ecumenico Athenagoras I: « Possa lo Spirito Santo guidarci sulla via della riconciliazione, affinché l'unità delle nostre Chiese diventi un segno sempre più luminoso di speranza e di conforto per l'umanità tutta ».(98)

In dialogo con le altre religioni

55. Come per tutto l'impegno della « nuova evangelizzazione », anche in ordine all'annuncio del Vangelo della speranza è necessario che si abbia a instaurare un profondo e intelligente dialogo interreligioso, in particolare con l'Ebraismo e con l'Islam. « Inteso come metodo e mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne è un'espressione ».(99) Nell'esercitarsi in questo dialogo non si tratta di lasciarsi catturare da una « mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l'altra” ».(100)

56. Si tratta piuttosto di prendere più viva coscienza del rapporto che lega la Chiesa al popolo ebraico e del ruolo singolare di Israele nella storia della salvezza. Come era già emerso dalla Prima Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi e come è stato ribadito anche nell'ultimo Sinodo, occorre riconoscere le comuni radici che intercorrono tra il cristianesimo e il popolo ebraico, chiamato da Dio a un'alleanza che rimane irrevocabile (cfr Rom 11, 29),(101) avendo raggiunto la definitiva pienezza in Cristo.

È, quindi, necessario favorire il dialogo con l'ebraismo, sapendo che esso è di fondamentale importanza per l'autocoscienza cristiana e per il superamento delle divisioni tra le Chiese, e operare perché fiorisca una nuova primavera nelle relazioni reciproche. Ciò comporta che ogni comunità ecclesiale abbia ad esercitarsi, per quanto le circostanze lo permetteranno, nel dialogo e nella collaborazione con i credenti della religione ebraica. Tale esercizio implica, tra l'altro, che « si faccia memoria della parte che i figli della Chiesa hanno potuto avere nella nascita e nella diffusione di un atteggiamento antisemita nella storia e di ciò si chieda perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele ».(102) Sarà peraltro doveroso, in tale contesto, ricordare anche i non pochi cristiani che, a costo a volte della vita, hanno aiutato e salvato, soprattutto in periodi di persecuzione, questi loro « fratelli maggiori ».

57. Si tratta pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che aderiscono ad esse e vivono nell'Europa di oggi. In particolare, è importante un corretto rapporto con l'Islam. Esso, come è più volte emerso in questi anni nella coscienza dei Vescovi europei, « deve essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di Dio nei confronti di tutti i suoi figli ».(103) È necessario, tra l'altro, avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano.(104)

A questo riguardo, è necessario preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l'Islam e a sapersi confrontare con esso; tale preparazione deve riguardare, in particolare, i seminaristi, i presbiteri e tutti gli operatori pastorali. È peraltro comprensibile che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni europee abbiano a promuovere la libertà religiosa in Europa, abbia pure a ribadire che la reciprocità nel garantire la libertà religiosa sia osservata anche in Paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i cristiani sono minoranza.(105)

In questo ambito, « si comprende la sorpresa e il sentimento di frustrazione dei cristiani che accolgono, per esempio in Europa, dei credenti di altre religioni dando loro la possibilità di esercitare il loro culto, e che si vedono interdire l'esercizio del culto cristiano » (106) nei Paesi in cui questi credenti maggioritari hanno fatto della loro religione l'unica ammessa e promossa. La persona umana ha diritto alla libertà religiosa e tutti, in ogni parte del mondo, « devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana ».(107)

 

III. Evangelizzare la vita sociale

Evangelizzazione della cultura
e inculturazione del Vangelo

58. L'annuncio di Gesù Cristo deve raggiungere anche la cultura europea contemporanea. L'evangelizzazione della cultura deve mostrare che anche oggi, in questa Europa, è possibile vivere in pienezza il Vangelo come itinerario che dà senso all'esistenza. A tale scopo, la pastorale deve assumere il compito di plasmare una mentalità cristiana nella vita ordinaria: in famiglia, nella scuola, nella comunicazione sociale, nel mondo della cultura, del lavoro e dell'economia, nella politica, nel tempo libero, nella salute e nella malattia. Occorre un sereno confronto critico con l'attuale situazione culturale dell'Europa, valutando le tendenze emergenti, i fatti e le situazioni di maggiore rilievo del nostro tempo alla luce della centralità di Cristo e dell'antropologia cristiana.

Anche oggi, ricordando la fecondità culturale del cristianesimo lungo la storia dell'Europa, occorre mostrare l'approccio evangelico, teorico e pratico, alla realtà e all'uomo. Considerando, inoltre, la grande rilevanza delle scienze e delle realizzazioni tecnologiche nella cultura e nella società dell'Europa, la Chiesa, attraverso i suoi strumenti di approfondimento teorico e di iniziativa pratica, è chiamata a rapportarsi in modo propositivo di fronte alle conoscenze scientifiche e alle loro applicazioni, indicando l'insufficienza e il carattere inadeguato di una concezione ispirata dallo scientismo che vuole riconoscere obiettiva validità al solo sapere sperimentale, e offrendo i criteri etici che l'uomo possiede iscritti nella propria natura.(108)

59. Nel cammino dell'evangelizzazione della cultura si inserisce l'importante servizio svolto dalle scuole cattoliche. Occorrerà operare perché venga riconosciuta un'effettiva libertà di educazione e la parità giuridica tra le scuole statali e quelle non statali. Queste ultime sono talvolta l'unico mezzo per proporre la tradizione cristiana a quanti ne sono lontani. Esorto i fedeli impegnati nel mondo della scuola a perseverare nella loro missione, portando la luce di Cristo Salvatore nelle loro specifiche attività educative, scientifiche ed accademiche.(109) In particolare, va valorizzato il contributo dei cristiani che conducono la ricerca e insegnano nelle Università: con il «  servizio del pensiero  », essi tramandano alle giovani generazioni i valori di un patrimonio culturale arricchito da due millenni di esperienza umanistica e cristiana. Convinto dell'importanza delle istituzioni accademiche, chiedo pure che nelle diverse Chiese particolari venga promossa una adeguata pastorale universitaria, favorendo in tal modo ciò che risponde alle attuali necessità culturali.(110)

60. Né si può dimenticare il contributo positivo offerto dalla valorizzazione dei beni culturali della Chiesa. Essi possono rappresentare, infatti, un fattore peculiare nel suscitare nuovamente un umanesimo di ispirazione cristiana. Grazie a una loro adeguata conservazione e intelligente utilizzo, essi, in quanto testimonianza viva della fede professata lungo i secoli, possono costituire un valido strumento per la nuova evangelizzazione e la catechesi, e invitare a riscoprire il senso del mistero.

Nello stesso tempo, vanno promosse nuove espressioni artistiche della fede, attraverso un assiduo dialogo con i cultori dell'arte.(111) La Chiesa, infatti, ha bisogno dell'arte, della letteratura, della musica, della pittura, della scultura e dell'architettura, perché « deve rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio » (112) e perché la bellezza artistica, quasi riverbero dello Spirito di Dio, è cifra del mistero, invito a ricercare il volto di Dio, fattosi visibile in Gesù di Nazaret.

L'educazione dei giovani alla fede

61. Incoraggio poi la Chiesa in Europa a rivolgere un'attenzione crescente all'educazione dei giovani alla fede. Nel puntare lo sguardo all'avvenire, non possiamo non volgere a loro le nostre menti: dobbiamo incontrarci con gli intelletti, i cuori, i caratteri dei giovani, per offrire loro una solida formazione umana e cristiana.

Ad ogni occasione che veda la partecipazione di molti giovani, non è difficile scorgere la presenza in essi di atteggiamenti diversificati. Si constata il desiderio di vivere insieme per uscire dall'isolamento, la sete più o meno avvertita di assoluto; si vede in loro una fede segreta che chiede di purificarsi e di voler seguire il Signore; si percepisce la decisione di continuare il cammino già intrapreso e l'esigenza di condividere la fede.

62. A tale scopo, occorre rinnovare la pastorale giovanile, articolata per fasce di età e attenta alle variegate condizioni di ragazzi, adolescenti e giovani. Sarà inoltre necessario conferirle maggiore organicità e coerenza, in paziente ascolto delle domande dei giovani, per renderli protagonisti dell'evangelizzazione e dell'edificazione della società.

In questo cammino, sono da promuovere occasioni di incontro tra i giovani, così da favorire un clima di ascolto vicendevole e di preghiera. Non bisogna avere paura di essere esigenti con loro in ciò che concerne la loro crescita spirituale. Va loro indicata la via della santità, stimolandoli a fare scelte impegnative nella sequela di Gesù, in ciò confortati da un'intensa vita sacramentale. Così essi potranno resistere alle seduzioni di una cultura che spesso propone loro soltanto valori effimeri o addirittura contrari al Vangelo, e diventare essi stessi capaci di mostrare una mentalità cristiana in tutti gli ambiti dell'esistenza, compresi quelli del divertimento e dello svago.(113)

Ho ancora vivi negli occhi i volti gioiosi di tanti giovani, vera speranza della Chiesa e del mondo, segno eloquente dello Spirito che non si stanca di suscitare nuove energie. Li ho incontrati sia nel mio pellegrinare nei vari Paesi sia nelle indimenticabili Giornate Mondiali della Gioventù.(114)

L'attenzione ai mass media

63. Data la rilevanza degli strumenti della comunicazione sociale, la Chiesa in Europa non può non riservare particolare attenzione al variegato mondo dei mass media. Ciò comporta, tra l'altro, l'adeguata formazione dei cristiani che operano nei media e degli utenti di questi strumenti, in vista di una buona padronanza dei nuovi linguaggi. Speciale cura si porrà nella scelta di persone preparate per la comunicazione del messaggio attraverso i media. Molto utile sarà pure lo scambio di informazioni e di strategie tra le Chiese sui diversi aspetti e sulle iniziative concernenti tale comunicazione. Né dovrà essere trascurata la creazione di strumenti locali, anche a livello parrocchiale, di comunicazione sociale.

Nello stesso tempo, si tratta di inserirsi nei processi della comunicazione sociale, per renderla più rispettosa della verità dell'informazione e della dignità della persona umana. A tale proposito, invito i cattolici a partecipare all'elaborazione di un codice deontologico per quanti operano nell'ambito della comunicazione sociale, lasciandosi guidare dai criteri che i competenti organismi della Santa Sede hanno recentemente indicato (115) e che i Vescovi in Sinodo avevano così elencato: « Rispetto della dignità della persona umana, dei suoi diritti, compreso il diritto alla privacy; servizio alla verità, alla giustizia e ai valori umani, culturali e spirituali; stima delle diverse culture evitando che si disperdano nella massa, tutela dei gruppi minoritari e dei più deboli; ricerca del bene comune, al di sopra degli interessi particolari o del predominio di criteri soltanto economici ».(116)

La missione ad gentes

64. Un annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo che si limitasse al solo contesto europeo tradirebbe sintomi di una preoccupante mancanza di speranza. L'opera di evangelizzazione è animata da vera speranza cristiana quando si apre agli orizzonti universali, che portano ad offrire a tutti gratuitamente quanto, a propria volta, si è ricevuto in dono. La missione ad gentes diventa così espressione di una Chiesa plasmata dal Vangelo della speranza, che continuamente si rinnova e si ringiovanisce. Questa è stata lungo i secoli la consapevolezza della Chiesa in Europa: innumerevoli schiere di missionari e di missionarie, andando incontro ad altri popoli e ad altre civiltà, hanno annunciato il Vangelo di Gesù Cristo alle genti di tutto il mondo.

Lo stesso ardore missionario deve animare la Chiesa nell'Europa di oggi. La diminuzione dei presbiteri e dei consacrati in certi Paesi non deve impedire a nessuna Chiesa particolare di fare proprie le esigenze della Chiesa universale. Ciascuna saprà favorire la preparazione alla missione ad gentes, così da rispondere con generosità all'implorazione che ancora si innalza da molti popoli e nazioni desiderosi di conoscere il Vangelo. Le Chiese di altri Continenti, particolarmente dell'Asia e dell'Africa, guardano ancora alle Chiese in Europa e attendono che esse continuino ad adempiere alla loro vocazione missionaria. I cristiani in Europa non possono venir meno alla loro storia.(117)

Il Vangelo: libro per l'Europa di oggi e di sempre

65. Attraversando la Porta Santa, all'inizio del Grande Giubileo del 2000, ho levato in alto davanti alla Chiesa e al mondo il libro del Vangelo. Questo gesto, compiuto da ogni Vescovo nelle diverse cattedrali del mondo, indichi l'impegno che attende oggi e sempre la Chiesa nel nostro Continente.

Chiesa in Europa, entra nel nuovo millennio con il Libro del Vangelo! Venga accolta da ogni fedele l'esortazione conciliare « ad apprendere “la sublime conoscenza di Cristo” (Fil 3, 8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” ».(118) Continui ad essere la Sacra Bibbia un tesoro per la Chiesa e per ogni cristiano: nello studio attento della Parola troveremo alimento e forza per svolgere ogni giorno la nostra missione.

Prendiamo nelle nostre mani questo Libro! Accettiamolo dal Signore che continuamente ce lo offre tramite la sua Chiesa (cfr Ap 10, 8). Divoriamolo (cfr Ap 10, 9), perché diventi vita della nostra vita. Gustiamolo fino in fondo: ci riserverà fatiche, ma ci darà gioia perché è dolce come il miele (cfr Ap 10, 9-10). Saremo ricolmi di speranza e capaci di comunicarla a ogni uomo e donna che incontriamo sul nostro cammino.

 

 

(77) Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 14: AAS 68 (1976), 13.

(78) Cfr Propositio 3b.

(79) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 37: AAS 83 (1991), 282-286.

(80) Cfr Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio ante disceptationem, I,2: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999, p. 7.

(81) Cfr Propositio 3a.

(82) Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio ante disceptationem, III,1: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999, p. 8.

(83) Cfr Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Instrumentum laboris, n. 53: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999 - Suppl., p. 12.

(84) Cfr Propositio 4,1.

(85) Cfr Propositio 26,1.

(86) Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio ante disceptationem, III,1: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999, p. 9.

(87) Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 41: AAS 68 (1976), 31.

(88) Propositio 8,1.

(89) Cfr Propositio 8,2.

(90) Cfr Propositiones 8,1a-b; 6.

(91) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae (16 ottobre 1979), 21: AAS 71 (1979), 1294-1295.

(92) Cfr Propositio 24.

(93) Cfr Propositio 8,1c.

(94) Cfr Propositio 24.

(95) Cfr Propositio 22.

(96) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai Presidenti delle Conferenze Episcopali Europee (16 aprile 1993), 1: AAS 86 (1994), 227.

(97) Giovanni Paolo II, Discorso durante la Celebrazione ecumenica della Parola nella cattedrale di Paderborn (22 giugno 1996), 5: Insegnamenti XIX/1 (1996), 1571.

(98) Lettera del 13 gennaio 1970: Tomos agapis, Roma-Istanbul 1971, pp. 610-611; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 99: AAS 87 (1995), 980.

(99) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 55: AAS 83 (1991), 302.

(100) Ibid., 36, l.c., 281.

(101) Cfr Sinodo dei Vescovi – Prima Assemblea Speciale per l'Europa, Dichiarazione finale (13 dicembre 1991), 8: Ench. Vat., 13, nn. 653-655; Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Instrumentum laboris, 62: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999 - Suppl., p. 13; Propositio 10.

(102) Propositio 10; cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, «  Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah  », 16 marzo 1998, Ench. Vat. 17, 520-550.

(103) Sinodo dei Vescovi - Prima Assemblea Speciale per l'Europa, Dichiarazione finale (13 dicembre 1991), 9: Ench. Vat., 13, n. 656.

(104) Cfr Propositio 11.

(105) Cfr ibid.

(106) Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico (12 gennaio 1985), 3: AAS 77 (1985), 650.

(107) Conc. Ecum. Vat. II, Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2.

(108) Cfr Propositio 23.

(109) Cfr Propositiones 25; 26,2.

(110) Cfr Propositio 26,3.

(111) Cfr Propositio 27.

(112) Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 12: AAS 91 (1999), 1168.

(113) Cfr Propositio 7b-c.

(114) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso durante la Veglia di preghiera a Tor Vergata nella XV Giornata Mondiale della Gioventù (19 agosto 2000), 6: Insegnamenti XXIII/2 (2000), 212.

(115) Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle comunicazioni sociali, Città del Vaticano, 4 giugno 2000.

(116) Propositio 13.

(117) Cfr Propositio 12.

(118) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 25.