MISSIONE SPERANZA

DALL’AFRICA ALL’ITALIA...

RITAGLI     "MISSIONARIA" A ROMA!     MISSIONE AMICIZIA

"Missione" è "testimoniare" le "opere" di Dio, fare "memoria",
accogliere la "diversità" di ciascuno con l'"amore" dell'unico "Padre".

ROMA, tra la Cupola di San Pietro e le rive del Fiume Tevere: anche qui è Missione, portando Gesù tra i cuori...

SR. PAOLA VIZZOTTO
("Missionarie dell’Immacolata", Novembre 2010)

"Se sei Missionaria, perché sei a Roma?". Bella domanda! E ora cosa rispondo? Faccio una disquisizione sulla Missionarietà della Chiesa, sulla verità che ogni Battezzato è nel suo "Dna" Missionario, cerco di convincere chi mi ascolta (e anche me stessa) che non sono Missionari solo coloro che partono? Rosy sorride e trova subito la soluzione: "Se fosse in Africa, non potrebbe venire da noi!". Mi sento sollevata. La risposta non è certo secondo i canoni della Missiologia, ma la soddisfa e con lei le altre Carcerate con cui sto conversando. Ora però il punto interrogativo mi rimane dentro, ora devo dare una risposta convincente a me stessa, e ci provo!
Per una Vocazione Missionaria "Ad Gentes" il naturale compimento della vita sarebbe in qualche posto lontano, ai confini della terra, come a volte amiamo affermare! Ma ora sono a Roma; le Missionarie virtuose dicono che è per obbedienza: io, che lo sono meno, affermo di essere in "esilio"! Di una cosa però sono sicura, ed è il fondamento di ogni mia attività: sono qui a Roma, e non per mia volontà, come testimone delle meraviglie che Dio ha compiuto e compie nella
Chiesa che vive in Camerun, Chiesa che mi ha accolto per l'invio della mia Chiesa Italiana, che mi ha fatto crescere nella fede, nell'umanità e nella gioia del ritmo di tamburo. Sono qui in Italia per ricordare alla nostra Chiesa il suo essere Missionaria, se vuole essere la famiglia di Cristo, il suo dovere di allargare i paletti della tenda, di allungare i rami dell'albero, perché sempre più fratelli e sorelle in cerca di verità e di speranza trovino vita e vita in pienezza. Allora, come rispondo alla domanda iniziale?
L'impegno di collaborazione con le Forze Missionarie –
"Servizio Giovanile Missionario", "Centri Missionari", Gruppi di Giovani o di Adulti, Parrocchie – , a Roma o in altre Diocesi, mi aiuta a fare memoria, cioè a rendere vivo, attuale, quanto ho vissuto nella mia Missione in Camerun: a far conoscere, e quindi amare e rispettare, Popoli che hanno voce, ma che le orecchie egoiste del benessere non riescono a udire; Popoli che vogliono costruire il loro Paese, che vogliono essere gli abitanti di terre benedette, ma che lo sfruttamento, gli interessi, la cecità dei Paesi ricchi sta distruggendo, svuotando, rendendoli pattumiere dei nostri rifiuti, vittime delle nostre armi, naufraghi in fiumi inquinati di petrolio che tengono a galla solo le nostre industrie.
Quando riesco a testimoniare la dignità, la cultura, l'accoglienza, la fraternità vissute in Africa; quando posso spiegare le cause che costringono uomini e donne alla fuga, al rischio di sparire nelle onde del nostro
Mediterraneo, di essere respinti nelle Prigioni e nel Deserto da Leggi inumane; quando sono davanti a giovani che lasciano tutto in cerca di speranza, di avvenire e vengono ricacciati verso Paesi di Dittatura, di Guerra, di fame, per scelte politiche dimentiche del nostro passato intriso di lacrime, di valige di cartone e di addii... allora sento profondamente che sono Missionaria anche qui a Roma!
Per le strade di questa nostra città, mi imbatto continuamente in persone dalle fisionomie da Atlante Geografico, un piccolo mondo variegato di ogni qualità, e penso alla visione dell'"Apocalisse"... uomini di ogni Lingua, Popolo e Nazione! Allora mi è ormai quasi automatico un sorriso, un cenno di capo: ci sei, ti vedo, ti riconosco fratello, sorella... Non sento il "diverso" come un nemico, anch'io ero "diversa" in Missione, ma nessuno me lo ha rinfacciato, anzi mi hanno insegnato la loro Lingua, a camminare nella foresta, a riconoscere i segnali, a piangere e godere insieme, mi hanno educato, liberato i miei orizzonti! E questa grande apertura verso l'altro mi aiuta ad essere "Sorella" anche nella
Pastorale Carceraria, che ho voluto continuare anche qui, dopo i tanti anni passati nel Carcere di Yaoundé! L'Africa mi ha insegnato la priorità della persona, a vedere con gli occhi del cuore il cuore dell'altro, ad ascoltare i suoi silenzi, a tendergli la mano per incontrare la sua e camminare insieme. In Carcere non vedo reati, condanne (anche se tutto ne è intriso, mescolato a lacrime, disperazione, attesa...): vedo donne che incontrano un'altra donna e mi fanno dono della loro fiducia, dei loro sospiri, delle loro delusioni. Le lacrime non hanno colori, i singhiozzi non hanno Lingua e le belle risate che spesso riusciamo anche a fare sono un suono universale che ci unisce e ci rende uguali nel cuore dell'unico Padre, che, senz'altro, come accoglie le lacrime, si unisce al sorriso e dona pace e speranza.
Chiaro che se potessi ripartire non aspetterei domani! Ma per ora so che anche l'"esilio" può trasformarsi in una magnifica Missione se vissuta con la passione per l'altro, con l'entusiasmo di testimoniare quanto ho ricevuto in Africa e con il desiderio profondo che il sorriso rinasca su tanti volti provati, e la certezza di essere amati da Dio ridoni vita e coraggio a chi incontro. Missione è là dove condividiamo la vita, la fede, la fatica e la speranza, e possiamo essere fratelli e sorelle gli uni degli altri, nel nome di Cristo!