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17 giugno 2012
XI Domenica del Tempo Ordinario B
Ez 17, 22-24 Sal 91 2 Cor 5, 6-10 Mc 4, 26-34

GIÀ, MA NON ANCORA!

Noi siamo "folla", o siamo "discepoli"? Abbiamo bisogno della parabola? (Ce ne sono state raccontate diverse: l’albero di Ezechiele, la vita che ha presentato Paolo...).

Abbiamo già la fede: dentro il seme c’è "già" qualche cosa di vivo, abbiamo già la grazia dentro, ma con gli occhi "non" la vediamo "ancora".

Già, ma non ancora! Io vedo il vostro viso, vedo che siete attenti, ma la grazia non la vediamo. Poi ci sarà l’esperienza: vale la pena di camminare adesso nell’ombra, per essere poi nell’esplosione della luce!

Quando parlo di questo, vi ricordo sempre che sul Piazzale antistante l’Oratorio ci sono nove pini giganti: prima di ciascuno di quei nove pini, ne sono certo anche se non l’ho visto, c’era un "cosino" grande quanto un terzo della mia unghia del mignolo... Si chiama: "pinolo"! E lì c’era tutto: la radice, il tronco, tutti quegli aghi che poi cadono, tutto. È così! Come? Spiegatemelo voi: io non lo so! Fatemelo spiegare un po’ da quello scienziato che, con il microscopio, riesce ad individuare tutte le cellule del seme: anche lui, però, se non guarda l’albero, non sa cosa diventerà quel "cosino" così piccolo.

Sono esempi: vi piacciono? Siete quella folla?

O volete la spiegazione? Allora forse siamo discepoli, e dobbiamo pensarci un po’ su!

Il Signore ci guida per una strada! Però ci vogliono dei modi, bisogna saper camminare lungo la strada...

Pacomio, verso la fine dell’Anno 200, è l’inventore della vita monastica comunitaria. L’inventore dei monaci che stanno insieme! (In Egitto, una decina di anni fa, ho visto un monastero: dentro c’era una trentina di monaci. Pensate, in mezzo a gente Islamica, sono così tanti quelli che ci credono e che si ritirano. Pregavano, raccoglievano elemosina dai turisti, per poter vivere leggendo, trascrivendo ancora adesso la Bibbia, costruendo Icone). Ebbene, in Africa, proprio vicino al Nilo, in Egitto, al tempo di Pacomio, c’erano molti eremiti. Lui raccoglie un po’ di amici, e si mette a leggere qualche libro della Scrittura. Un giorno, si addormenta e sogna!

Sogna di essere insieme ad una moltitudine di fratelli, e di entrare con loro in una caverna! C’è troppo buio, e non riescono più a trovare l’uscita... Ad un certo punto, arriva uno con una lucina! Tutti si buttano contro quella luce e si crea una grande confusione, tanto che nessuno riesce a capire dove sia l’uscita. Allora, qualcuno ha un’idea e la propone: tutti si allontanano dalla luce, tranne quattro o cinque che, in fila, cominciano a seguirla tenendosi per mano. E la fila si allunga, e tutti, anche quelli che non vedono più la luce, camminano attaccati alla mano di quello che li precede. Ci mettono del tempo, ma intanto vanno verso l’uscita.

La luce ce l’ha uno solo: Pacomio dice che quell’uno si chiama Gesù! Gli altri sono i discepoli, che hanno visto un po’ di luce e poi si danno la mano. Se c’è confusione, se pretendono, se non hanno pazienza, se non hanno pace, se non hanno umiltà, perdono la strada. Ma se, ad uno ad uno, procedono uno attaccato all’altro, allora c’è la salvezza. La mano che danno l’uno all’altro riesce a salvare! Come? Pregando, parlandosi, dando del buon esempio, ricordando che il bene, se non c’è oggi, poi viene e, se ti sei azzoppato, ti sostengo io, e se tu ce la fai e mi spingi, ti ringrazio. Allora, l’esperienza di uno, la pazienza dell’altro, l’umiltà di tutti, riesce a trovare la luce e si esce dalla caverna: si trova la salvezza!

Gesù ci dice: "In questo mondo sembra che ci sia tanto buio, ma se siamo piccoli sappiamo accogliere il buio come qualcosa che ci aiuta a crescere!".

Se siamo piccoli, imitiamo i Santi dell’Antico Testamento: sapete come era piccolo Davide, quando è stato unto Re? Era l’ultimo di tanti fratelli, e nella casa non contava niente: quando arriva il Profeta, che deve ungerlo Re per ordine di Dio, lui è a pascolare. "Fatelo venire!". Era proprio quello che Dio aveva scelto...

Chi è piccolo, aspetta tutto da Dio! Oltre a crescere, chi è piccolo riesce anche ad essere umile. Sapete Maria cosa ha detto? "Io non sono capace di niente, ma il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, ed allora tutte le genti mi chiameranno beata!". La Beata Vergine Maria: perché? Perché ha saputo dire: "Amen!". Non era capace a fare niente, neanche un figlio, perché non conviveva ancora con lo sposo: aspettava tutto! Lo Spirito Santo aveva bisogno di lei per fare strada a Gesù, che doveva essere il Maestro. L’unico merito che ha avuto Maria è stato quello di essere capace di dire: "Amen!".

Tutti gli altri sono meriti che Gesù si è fatto per tutti noi, anche per lei. Maria è la più Santa, la più ricca di tutti i meriti: quali meriti? Quelli di Gesù!

Noi non saremmo capaci di farci nessun merito, se Gesù non ci desse i suoi. Ed ecco che, con l’umiltà, noi siamo capaci a ricevere da Dio ciò di cui non siamo capaci.

Se si è piccoli, si ha la capacità di chiedere: chiedere aiuto, allungare la mano per farci aiutare.

Pregate per me, perché io riesca a convincervi! Pregate l’uno per l’altro, perché Gesù faccia entrare la sua grazia... Non riusciamo a dare dei buoni esempi? Ogni tanto facciamo degli sbagli? Preghiamo il Signore, che ci dia la capacità di guardare a Lui!

Mosè, quando ha ricevuto l’ordine di portare il Popolo fuori dall’Egitto, dove erano schiavi, dice: "Ma come faccio, io?". Non era neanche capace di stare in mezzo alla gente! Era scappato nel deserto... "Tu togliti le scarpe, mettiti a mia disposizione!". "Ma come ti chiami?". "Io non ho un nome, come gli Dèi dei quali hai sentito parlare in Egitto: non sono come Iside, come Osiride! «Io sono quello che sono!». Non hai bisogno di sapere, di capire... Fidati di me! Prendi un bastone, e in quel bastone ci sarà la mia potenza!".

Mi sembra di sentir dire: "Mettiti a pregare, e allora io ti risolverò tutti i problemi!". Lui ce li risolve tutti, anche quello della morte. Noi diciamo: "La grande disgrazia è morire!". Però, dopo la morte, cosa c’è? Poter guardare Dio in faccia, per godere del Paradiso. Noi non ci pensiamo e, della morte, guardiamo solo la metà, la parte nera, quella rivolta verso di noi. Apritela un po’, quella porta, guardate cosa c’è di là... Dio dice: "Io ti aspetto, io ho bisogno di te!".

Noi facciamo parte del corpo di Cristo! Più siamo piccoli, più siamo capaci di entrare al nostro posto nel suo corpo, ricevendo la salvezza per poterla poi dare a chi ci osserva, a chi entra nelle nostre preghiere, a chi prende la nostra mano per camminare su quella strada.

Umiltà: capacità di chiedere aiuto; capacità, soprattutto, di ricevere la grazia di Dio! Lo Spirito Santo ha bisogno di trovare degli ospiti: lo vuoi ospitare anche tu nel cuore?

Maria ha detto: "Amen! Va bene!"... Diciamolo anche noi!