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10 ottobre 2010
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario C
2 Re 5, 14-17 Sal 97 2 Tm 2, 8-13 Lc 17, 11-19

FAR VIVERE LA SCRITTURA

Le letture, la prima e la seconda, ci hanno preparato all'ascolto, alla pratica, alla vita a proposito di questo brano di vangelo.

Avete sentito l'introduzione nel versetto alleluiatico? Voi siete regale sacerdozio .... Sembra uno sbaglio: il prete è qui e i fedeli sono lì. Ma ha detto regale sacerdozio. Il sacerdozio è di Cristo e lui lo ha lasciato al suo popolo. Quindi siamo noi che facciamo parte del sacerdozio di Cristo Gesù. Cos'è il sacerdozio? È il compito di offrire lode a Dio. Quel lebbroso guarito ha preso parte al sacerdozio di cui parla l'epistola di Pietro dalla quale questo versetto è tratto; il primo degli apostoli ripete parole dette già prima, nella legge di Mosè. Il popolo è un regale sacerdozio per poter offrire sacrifici a Dio.

Allora, se noi abbiamo delle pene, qual è l'invito che il Signore ci fa? Se partecipate al sacerdozio di Cristo, fate come Gesù ha fatto sulla croce: Nelle tue mani, Padre, io rimetto la mia vita, la mia pena, la mia crocifissione, la mia malattia, la mia sordità, il mio vederci poco, il mio cadere qualche volta per terra, il mio tribolare quando faccio le scale, il mio avere delle settimane di febbre, il mio avere la vecchiaia addosso...

Occasioni per offrire: forse il Signore alcune pene ce le toglie. (Per sua bontà non ci toglie la morte. Per carità! Ci mancherebbe che fossero vivi tutti quelli che sono venuti in questa chiesa nei cinque secoli della sua esistenza. Saremmo qui tutti schiacciati ... Quelli sono in Paradiso. Sì, ci spiace che il Signore ci prenda qualcuno, ci spiace perché non lo vediamo più qui, ma ci dovrebbe piacere il fatto che un giorno ci incontreremo insieme nella casa del Padre. Ha promesso così Gesù).

Sono già due settimane, e questa è la terza, che vi dico che c'è un modo per leggere la Scrittura in tre gradini:

  1. la si legge (noi l'abbiamo letta ed ascoltata);
  2. la si medita, con applicazione pratica. (Come faccio io ad entrare in questa pagina? Io cosa c'entro? La lebbra non ce l'ho... Ma, se non hai la lebbra, hai altre difficoltà: offrile! Cosa ha detto Maria quando le è stato chiesto di diventare la madre? Come è possibile?. Ha chiesto. Cosa ne devo fare io adesso di questa difficoltà? Di questa novità che tu mi chiedi di mettere in pratica, cosa devo farne? Ricordate nella prima lettura: quel tale ha preso un mulo, lo ha caricato con due sacchi e si è portato via la terra di Israele. Lo ha fatto perché voleva fare qualche cosa, ma il bene non era nel portarsi via la terra, era pregare su una specie di pavimento fatto con quella terra, ricordando quel profeta che gli aveva detto: "Il Dio del cielo, il Dio che ha creato, che ti ha mandato la malattia, che ti ha guarito, è il Dio che aspetta il tuo grazie: non io, ma Dio deve essere ringraziato". Allora, anche noi dovremmo imparare a ringraziare. Quanti minuti passate tutti i giorni a ringraziare il Signore? Contiamoli un po'... Ah, che bello, qualche minuto lo passiamo, o impareremo a passarlo. Allora, dopo aver letto, dovrei sempre pensarci su, meditare);
  3. ma, dopo aver meditato, il mio cuore dovrebbe andare nel mistero, dovrei veramente riuscire a bussare. Cercate e troverete. A chi bussa poi sarà aperto. Che cosa? Il mistero del Regno di Dio. Allora, trovato che posso veramente fare qualche cosa, devo dire: adesso che sono diventato un collaboratore di Dio, posso continuare?

Sapete benissimo cos'è il corpo mistico di Cristo. Noi siamo membra di un corpo che vive oggi. Questo è il modo per esercitare il nostro mistero sacerdotale. Io ho un ministero: ministero vuol dire servizio. Io devo insegnarvelo, devo ricordarvelo, devo insistere, devo diventar noioso nel dirvi queste cose, ma io sono un cristiano come voi e, se ho fatto bene il mio compito, devo offrire la MIA pena al Padre, devo offrire la mia lebbra al Padre e il mio ringraziamento per le eventuali guarigioni che il Signore mi dona. Tutti lo dobbiamo fare.

Ognuno deve capire e, se qualche volta c'è da dare un buon esempio, diamolo! Ricordatevi che, se ci riuscite, è lo Spirito Santo che vi aiuta a fare il corpo di Cristo.

C'è un Padre della Chiesa, grande predicatore, uno dei due che hanno ricevuto l'appellativo di Magno, Gregorio Magno, che scrive un trattato su Ezechiele. Il profeta Ezechiele vede in un campo tanti scheletri e si sente dire: "Ora soffia su questi scheletri e vedrai che rivivranno". E le giunture si mettono insieme, gli scheletri si coprono di nervi e poi di pelle. "Soffiaci ancora!". Il profeta soffia e lo Spirito li fa diventare uomini e donne che camminano. E il Signore dice: ecco, questo è lo Spirito che viene a risvegliare chi è morto, chi è addormentato. Ezechiele dice questo. Gregorio Magno commenta: quando tu leggi la Scrittura, lo Spirito Santo soffia su di te e la pagina della Scrittura mentre tu leggi, se leggi bene, con attenzione, dicendo "Io cosa devo fare?", allora la pagina letta diventa viva! Avviene il mistero e ti dice cosa devi fare tu per completare l'opera di Cristo. Gregorio, in latino, dice che la pagina vivit cum legente. insieme a chi legge. Diventa viva perché dice nel tuo cuore cosa devi fare.

Noi dobbiamo crederle e viverle queste parole perché è Gesù stesso che ce le dice. Le fa dire ai suoi maestri, ma poi le dice lui stesso: voi siete tralci di me che sono vite. Se rimanete attaccati a me voi portate molto frutto. A che servono i tralci? Per portare foglie? Macché... Le foglie servono per portare vita, ma poi seccano e cadono. Il frutto invece viene raccolto. E noi portiamo veramente frutto su questa terra.

Ecco che cosa mi ha insegnato uno di dieci lebbrosi guariti. Dieci sono guariti, ma uno solo si sente dire: La tua fede ti ha guarito dentro. Dentro, capite? Essere guariti fuori ti dà qualche giorno di vita serena, ma essere guariti per l'eternità e vivere per l'eternità, questo sì che conta davvero! Alzati, va', la tua fede ti ha salvato. Cioè ti ha guarito per il Paradiso, per l'eternità.

Un apologo, per concludere: in un paese non pioveva più da mesi e mesi. La gente soffriva la sete. I campi erano diventati aridi. Allora il parroco dice: riuniamoci sulla piazza, sotto il sole, e chiediamo al Signore che ci mandi l'acqua. All'ora stabilita, la gente va e il parroco, mentre pregano per ottenere la pioggia, guarda davanti a sé e si stupisce: in prima fila c'era una bambina e sapete cosa aveva in mano? Un ombrello. Quella bambina ci credeva davvero! Preghiamo perché il Signore faccia piovere? C'è il sole, ma c'è anche un ombrello.

Siamo certi che il Signore fa piovere: che cosa? Il suo aiuto, la fede, la serenità, la tranquillità, la gioia, la pazienza e tutto quello che la sua grazia rappresenta.