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18 aprile 2010
III DOMENICA DI PASQUA C
At 5, 27 b-32 Ap 5, 11-14 Gv 21, 1-19

SÌ, SIGNORE! FACCIO TUTTO QUELLO CHE TU VUOI...

Vorrei ricavare da questo lungo brano di Vangelo una sola idea, però concedetemi prima di fare due o tre precisazioni, appena accennate, per non trascurare troppe cose: Pietro sapeva nuotare o no? Qui pare di sì. Fa una cosa piuttosto strana: era senza vestito perché pescava. (Evidentemente, per pescare si toglievano il camicione che usavano abitualmente). Poi: È il Signore! (Signore vuol dire "il potente", quello che domina, quello che merita di essere anche amato). Allora si mette il camicione e si getta in acqua vestito. Aveva dentro l’entusiasmo. Può anche darsi che abbia imparato a nuotare in quel momento… Un pescatore, forse, sa nuotare; però ricordate quando aveva paura dell’acqua? Era nello stesso lago, vede che Gesù cammina e allora dice: Vengo anch’io. Cammina sul lago perché Gesù lo chiama, poi, ad un certo punto, si trova paura e allora: "Signore, salvami!". Ma se sapeva nuotare… Misteri! Certo che prima era senza entusiasmo, aveva solo paura. In questo momento, invece, era tanto entusiasta.

Pietro aveva tradito Gesù e qui Gesù gliela fa pagare, senza cattiveria, con tanto amore. Lo aveva tradito e un colloquio personale con lui non lo aveva ancora fatto. Il vangelo dice che quando i due di Emmaus ritornano, si sentono dire: È già apparso alle donne e anche a Pietro. Della apparizione a Pietro non sappiamo niente. In quel momento, però, Gesù gli chiede: Mi ami? Tre volte. Perché? Prima che il gallo cantasse due volte, Gesù era stato tradito da Pietro tre volte e allora, tre volte, Gesù gli chiede: Mi vuoi bene, sì o no? Deve scontare qualcosa che aveva fatto male, però viene anche premiato, si sente dire: Pasci… Sii quello che fa il pastore. In un altro brano del Vangelo Gesù dice: Rafforza i tuoi amici. Tocca a te tenere insieme gli altri. Ogni volta che viene fatto un elenco dei dodici, Pietro è il primo; all’ultimo posto c’è sempre Giuda, quello che poi lo tradirà. I primi Vangeli sono stati scritti dopo anni, forse 40 o 45, mentre quello di Giovanni nell’anno 95, forse nel 100.

Per la nostra vita, vorrei invece ricordare questo: siamo capaci noi di buttarci in acqua per il Signore? Lasciate stare ora il mare, i vestiti… Siamo capaci di dire in qualunque situazione: Se è il Signore, vado con lui! Gesù una volta ha detto in una parabola che il regno dei cieli è simile ad uno che scava in un campo, trova un tesoro, allora vende tutto per poter comperare il campo… Non vuole insegnarci a scoprire tesori, ma a buttaci nelle cose belle che ci dice di fare. Qualche volta è pesante.

Uno dei primi Padri della Chiesa, Tertulliano (non è un prete: è un laico che pare faccia l’avvocato) scrive un lungo discorso che si chiama l’Apologetico ed è rivolto agli Imperatori ed al Senato. Ad un certo punto dice: «Siamo perseguitati, ma sappiate che quanto più ci mietete, tanto più noi cresciamo. È un seme il sangue dei Cristiani!».

Noi abbiamo paura delle persecuzioni, di chi parla male di noi, delle malattie, di morire… Santa Teresa del Bambino Gesù a 24 anni era ammalata gravissima e, un giorno, si sente dire dal medico: «Preparati a morire, perché la tua malattia non farà altro che peggiorare: rassegnati». E lei: «Non ci vuole rassegnazione per morire. La rassegnazione ci vuole per vivere!». Morendo si va in Paradiso: ci pensiamo noi a buttarci nelle mani del Signore fidandoci di Lui? Non per morire: per vivere! Poi, quando sarà il momento, anche per morire.

Avete sentito cosa raccontano gli Atti degli Apostoli? Li avevano arrestati e poi li lasciano andare. E loro continuano a predicare perché è meglio obbedire a Dio che agli uomini quando gli ordini di Dio sono in un senso e quelli degli uomini sono diversi. Oggi quante volte gli ordini degli uomini sono diversi da quelli di Dio! Il modo di vivere, il modo di accumulare… Non ci buttiamo nelle mani di Dio! (Devo dirle queste cose: tocca a me annunciare il Vangelo! Che bello!).

Avete notato che qui i fiori sono quasi tutti bianchi oppure rossi? Sulla balaustra, però, sotto l’acqua del Battesimo, c’è un drappo viola. L’acqua del Battesimo ci dona la sicurezza, la grazia, la strada del Paradiso. Però ci vuole anche un po’ di penitenza. Sapete che il Sacramento che ci dà più sicurezza, perché ci mette al sicuro dandoci la grazia di Dio, si chiama Penitenza? Il suo vero nome non è "confessione" che ne indica soltanto un pezzetto. Si chiama Penitenza, cioè conversione, perché ogni volta impariamo a fare qualcosa di più bello.

Un apologo dice che un uomo ha l’occasione di avere una casa bellissima. La chiama "il suo tesoro" e ne chiede il prezzo. Costa tantissimo. Allora fa un mutuo e la compra. Poi deve mettersi a lavorare. Così, prima di fare il trasloco, prende dei prestiti, compra dei titoli, si affanna per investire in tanti piccoli modi e sempre meglio, cambia lavoro continuamente per potersi arricchire, lavora, lavora, lavora… Dopo tanti anni: Oh, mi sono dimenticato di fare il trasloco. La casa è diventata brutta, sporca, cadente, piena di ragni, perché mi sono impegnato completamente nel mio lavoro, mi è piaciuto acquistare nuovi titoli, nuove carriere, nuovi lavori…

Per molti di noi è così: ci piace fare qualche cosa e allora pensiamo ad impegnarci senza ricordare qual è il nostro punto finale: andare dal Signore. Vestiti o non vestiti, sapendo o non sapendo nuotare, il Signore ci dice: Ma buttati anche tu, finalmente! Non in modo imprudente, con prudenza, ma tenendo anche conto che le cose che chiamano "valori" nella vita non sono altro che mezzi. Il fine è arrivare là. I mezzi sono la strada per arrivarci. Ma quando ti fermi per la strada e credi che i veri valori siano i titoli che hai nel portafoglio, allora ti stai dimenticando del fine. Usa tutti quei beni che il Signore ti concede per poter avere gli autentici valori che portano all’eternità. Altrimenti, quando incontrerai il Signore, che cosa ti dirà?

Qualcuno forse ora mi dirà: questa omelia è cominciata bene, allegra, adesso la finisci triste… Non è triste!

Maria sotto la croce è diventata la Madre della Chiesa. Il discorso più lungo che Gesù ha fatto quando era crocifisso è quello che rivolge a lei e a Giovanni. Le altre sono tutte frasi, invece quello è un discorso che dura fino ad oggi: Donna, ecco tuo figlio. Giovanni, ecco tua madre! La chiama di nuovo donna, come aveva fatto all’inizio della sua missione, con il primo miracolo. Questo è l’ultimo dono che Gesù, morendo, ha fatto alla sua Chiesa: la madre, Maria. Era un momento triste? Sì, ma in quella tristezza ci ha partoriti tutti. Non so se una mamma è triste quando suo figlio sta nascendo: si sa che è un momento doloroso, però è nato un uomo. Io sono la mamma, dice lei, appena le cose si mettono in pace. Anche noi dobbiamo essere così: capaci di dire: Signore, sì., qualche volta bisogna soffrire, ma aiutami a capire che, anche nuotando nell’incertezza, sono sicuro di andare verso di Te.

Allora noi? E tu, personalmente?

Io vorrei essere capace a rispondere: Sì, Signore, faccio tutto quello che tu vuoi!