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27 dicembre 2009
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE C
1 Sam 1, 20-22.24-28 Sal 83 1 Gv 3, 1-2.21-24 Lc 2, 41-52

FAR NASCERE GESÙ NEL MONDO

Non è l’unico passo difficile del Vangelo, ma è tra quelli difficili. Gesù interrogava ed ascoltava: avendo dodici anni, non poteva essere completamente cosciente di quello che egli stesso era. Uomo e Dio: che cosa vuol dire? Per noi è difficile, e noi ci siamo abituati da tanti anni di predicazione ascoltata, da tanta preghiera ("Signore, aiutami a capire questo ed altri punti della tua vita"), eppure è difficile farsene un’idea: potete immaginare per lui a dodici anni!

Sì, era un ragazzo prodigio, è chiaro; era speciale, aveva un’intelligenza senza nessun difetto, ma la sua intelligenza umana (superiore a quella di tutti, ma umana perché era veramente umano, non era un mostro) le cose che il suo essere umano non aveva ancora sperimentato non le sapeva.

Ispirato? Sì, eccome! Era anche Dio, quindi una certa comunicazione divina doveva averla. Penso che la Bibbia la sapesse a memoria, chissà quante pagine ne aveva letto insieme a Maria e a Giuseppe, tuttavia "È roba di Dio" sì, ma "È roba mia" come faceva a dirlo? Ecco, allora, che interroga: voi, che sapete tutto, dite un po’ qualcosa del Padre. E rispondeva quello che intuiva lui, e gli altri si stupivano perché ne sapeva più di loro. Doveva essere un momento difficile. Mica sappiamo dare tutte le spiegazioni…

Poi, l’altra cosa difficile. Quando Maria chiede, Lui dice: Non lo sapevate? Come facevano, poveretti, a saperlo? Per Lui, però, era naturale che loro lo dovessero sapere. Qualcosa sapevano: Maria aveva ricevuto dall’angelo una certa spiegazione e anche Giuseppe, quando ha accettato Maria, ha capito che il figlio della sua fidanzata non era figlio suo, ma di Dio, ma cosa vuol dire "figlio di Dio"?. Anche noi siamo "figli di Dio": ce lo ha detto S. Giovanni nella seconda lettura. E proprio per questo, siccome siamo figli di papà e di mamma, e papà e mamma li capiamo, abbiamo capito chi sono e abbiamo la stessa loro esperienza, allora anche di Lui… Ma come faccio ad averne l’esperienza se non l’ho mai visto? Mi viene garantito: sei come Lui, figlio suo, quindi Lo capirai. Adesso no. Lo capirò poi.

Mi sembrano cose difficili, ma belle. Anche Gesù sentiva questo, lo sentiva meglio di noi, in un modo molto più pieno. E voi non capite? dice a Maria e a Giuseppe. Sì e no. Sapevano, ma non capivano. Sapere è una cosa, ma sentire è un’altra. Lo sappiamo tutti che andremo in paradiso, ma lo sentiamo? Ci sono anche i momenti di dubbio.

Gesù, in quel momento, non ha avuto dubbi, non ha avuto momenti di tentazione, ma accetta sia di discutere di queste cose, sia poi di abbassare la testa e di andare a casa. Era obbediente, sottomesso a loro, e intanto cresceva. Crescere vuol dire non aver ancora raggiunto la statura giusta: non parlo della statura in centimetri, ma la statura in intelligenza, in saggezza, in età e grazia. Grazia vuol dire l’amore del Padre. Questo ometto, che aveva dodici anni, doveva infiammarsi di tanto amore per il Padre: anche per Giuseppe, ma soprattutto per il Padre che stava nei cieli.

Queste idee aiutano tanto a dire: Gesù, io sto un po’ con te, ti parlo un po’, ti dico qualche cosa di mio. Anche tu avevi dei momenti nei quali interrogavi. E allora, anche a me da’ la possibilità di interrogarti, e dammi qualche risposta. Ognuno riceve la sua risposta, ognuno fa le sue domande.

Che bello poter dire: siamo un gruppo di persone che vivono una vita di famiglia, dove il padre è unico, il Padre che sta nei cieli, dove tu sei il Figlio che ci indica la strada e ci indica il modo per parlare con il Padre. Come facciamo a trovare la strada? Un modo ce lo ha indicato bene proprio lui, parlando con i Dodici e poi i Dodici ce lo hanno insegnato scrivendo le parole che riguardano la vita della famiglia. La famiglia non è altro che il tipo, il saggio, l’esempio di Dio. Allora quando abbiamo in famiglia un certo comportamento, alla pari (marito e moglie), di responsabilità (genitori-figli), di obbedienza fiducia amore confidenza (figli-genitori), questo nucleo è il segno che abbiamo, il tipo, il libro che aperto ci dice: così impari cosa vuol dire essere insieme a Dio, così impari cosa vuol dire sapere amare come ha amato Gesù..

Santa Teresina del Bambino Gesù lo dice tante volte: mi sento con il Padre che sta nei cieli come una figlia piccola piccola, contenta di Lui, nella massima semplicità, e ringraziava il Padre eterno di averle dato un padre terreno, una madre amabile, di avere dato delle sorelline che le volevano tanto bene.

Ma capita un po’ a tutti se vogliamo vivere veramente la vita cristiana. Qualcuno lo ha scritto, è stato messo in evidenza per questo, ma sono cose che capitano normalmente nella vita cristiana e se non capitano dobbiamo fare in modo che capitino, che si possano sentire, che si possano vivere, perché ne abbiamo tanto bisogno.

Un predicatore dei primi tempi, S. Massimo Confessore, scrivendo della vita di Maria dice: Maria è proprio colei che ha fatto l’esperienza che dovremmo fare tutti. L’esperienza di stringere Gesù e di dire: ti voglio tanto bene.

Cose difficili? Sono cose tanto semplici! Lei lo ha avuto come figlio, ma tutti noi siamo responsabili di volere bene a Gesù come ad un fratello, come ad uno che dobbiamo far nascere nel nostro mondo attraverso buoni esempi, parole che possiamo dire, inviti che possiamo fare a qualche persona. Facciamo nascere Gesù, come Maria lo ha fatto nascere. Sì, perché lo Spirito Santo che è venuto in Maria viene anche in noi. È importante avere questo senso di responsabilità.

Ecco il senso della vita di famiglia, il senso della famiglia di Maria, Giuseppe, e Gesù. Un esempio grande che ci rende coscienti di poter essere responsabili della vita divina nel mondo d’oggi.

Portare Gesù nel mondo possedendoLo e donandoLo, procedendo sempre meglio, crescendo come cresceva Lui.