PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

25 dicembre 2009
NATALE DEL SIGNORE
Is 62, 11-12 Sal 96 Tt 3, 4-7 Lc 2, 15-20

GESÙ, SORRISO DI DIO

Dio è venuto in terra. Aveva già fatto cose grandi creando il mondo, non soltanto questa nostra terra, ma l’universo che finora non siamo riusciti a raggiungere e che probabilmente non raggiungeremo mai perché pare che sia in espansione, sempre più pieno di misteri dei quali, ogni tanto, o con l’intuizione, o con la poesia, o con la scienza riusciamo a capire qualcosa. Ha voluto visitarlo, ha voluto venirci dentro e non per fare una passeggiata, ma per essere con coloro che aveva incaricato di andare da Lui con il pensiero. Ci ha creati per farci voce del mondo e noi facciamo cose belle, buone, sante, ogni volta che conosciamo meglio qualcosa del mondo. Coloro che ci danno sempre le occasioni migliori sono quelli che studiano i particolari della scienza che forma il mondo. Ma quelli che sentono la loro capacità di lodare Dio sono coloro che credono profondamente in Dio e che, quindi, riescono con il pensiero, con la preghiera, con l’ammirazione, con la gioia, a dire: "Signore, questo creato è vivo perché ci siamo noi". Ha voluto venire tra noi per garantirci che Lui aspettava la preghiera, la riconoscenza, che aveva la gioia di sapere che noi ci rivolgiamo a Lui.

Tra i primi grandi predicatori della Chiesa un papa, grande, tanto grande che ancora oggi viene chiamato "magno", Leone Magno, facendo le sue prediche di Natale dice: riconosci o cristiano, o uomo, la tua dignità. Dio ha voluto diventare uomo perché tu potessi diventare Dio elevandoti a Lui, vivendo la sua vita. Non sarai mai un Dio infinito: sarai qualche cosa di Dio perché sei figlio di Dio. Lui è venuto per essere fratello, affinché tu possa diventare Dio.

Mi pare che sia importantissimo. Noi guardiamo il Bambino e ci commuoviamo. Abbiamo voglia di cantare, di lodare, di dire qualche cosa di bello e sentiamo un momento di forte sentimento, ma non è per questo che il Signore ci chiama. Ci chiama perché noi ci rendiamo conto e, con la gioia interna, manifestiamo fuori quello che Lui viene ad operare. Viene ad operare le sue stesse opere, ma ha bisogno delle nostre mani, del nostro sguardo, del nostro manifestare fuori quello che siamo non per farlo vedere, ma proprio per operare nel mondo. Non è abbandonato questo cosmo, questa terra: continua a guidarla attraverso di noi.

Voi, signore, quando fate una buona pietanza, prendete cose create e le confezionate in modo che siano buone, gustose, nutrienti: ebbene, fate un’opera divina perché usate quello che Dio ha fatto e ci mettete la vostra intelligenza, il vostro sentimento; è pensando a Lui che noi rispondiamo nel modo migliore, nel modo più gradito. Non riusciamo ad esaurirLo, ed è questo il bello, che ognuno di noi ha il compito di fare qualche cosetta.

Egli venne a portare salvezza, cioè a ricordarci il nostro compito. Essere salvi è essere al proprio posto. Questo libro è salvo perché ce l’ho davanti e lo leggo. Se lo usassi per difendermi buttandolo in testa a qualcuno, non sarebbe salvo. Se me lo mettessi sotto i piedi per essere un pochino più alto, non lo rovinerei, povero libro, ma non sarebbe salvo: è un mattone, è una pedana, ma non è un libro. Invece così è un libro, sia aperto o sia chiuso è salvo. Io sono salvo e vado verso la salvezza se, sapendo che Dio è in me, dico parole di Dio. Le prendo di qui, le penso, le pronunzio, le invento, le ascolto da qualcun altro… Ecco, questa è la nostra salvezza: vivere la nostra vita di lavoro, di famiglia, essere al nostro posto. Salvi, come i pastori che sono stati chiamati e non hanno mica portato doni: sono andati. Noi a volte nel presepe gli mettiamo cose in mano perché ci piace vederle, ma non è scritto. Sono andati e sono stati i primi evangelisti. Tornando lodavano Dio, si stupivano di quello che avevano visto: avevano visto un bambino, avevano visto una mamma, ma nel loro cuore c’era qualcosa di diverso, erano stati mandati là da voci angeliche e allora, tornando, si stupiscono e lodano Dio in modo tale che la gente si stupisce di quello che i pastori raccontano, è contenta perché c’è qualcosa di nuovo. Un bambino, ma un bambino che era stato manifestato dagli angeli. Una mamma, ma una mamma che pur fuori casa, in una grotta senza nessuna attrezzatura, trasmetteva qualcosa di forte. Non dobbiamo preoccuparci noi di quello che siamo capaci di trasmettere. Dobbiamo viverlo, averlo, sentirlo, dichiararlo, e allora lo trasmetteremo attraverso la gioia di sapere che stiamo camminando nella strada del Signore.

Mi piace ricordare la leggenda dei pastori che vanno e parlano e cantano anche, per rendere serena quella vita di famiglia, poi se ne vanno. Uno dei loro bambini, che aveva ricevuto in regalo un piffero e che era riuscito a suonare qualche cosa, non sa fare grandi discorsi come gli adulti: allora suona il piffero e Gesù, appena nato, si volta e gli sorride. I bambini hanno bisogno di qualche settimana prima di farlo, Lui lo ha fatto subito: ha sorriso al pifferaio e gli ha fatto capire che Lui è il sorriso di Dio.

Il Padre non si fa vedere, lo Spirito Santo ci anima dal di dentro, Gesù invece si fa vedere e ci sorride e ci dice: io l’ho fatto, fallo anche tu; io l’ho detto, dillo anche tu; io ho consolato, consola anche tu; io ho pensato e poi ho raccontato, pensa e racconta anche tu. Non rimanertene inerte, perché le grandi opere di Dio devono ricevere vita proprio da te; non aspettare lo scienziato, il predicatore, il grande maestro, il filosofo: fa’ tu quello che è il caso di fare. Se sei capace di fare cose importante, falle; se non sei capace, vivi bene la tua vita semplice, e allora la luce risplenderà e allora Dio continuerà a sorridere a questo mondo.

Ce n’è tanto bisogno. Brontoliamo tutti: piove troppo, nevica troppo, fa troppo freddo, fa troppo caldo, non si sa più come vestirsi… Frasi che si ripetono sempre. Sorridiamo un po’ a queste cose del mondo: che bello, è venuta tanta acqua così adesso i nostri laghi sono pieni; che bello, è venuta tanta neve sui monti per cui piano piano la terra se ne impregna; che bello, ha fatto tanto freddo che i parassiti delle nostre coltivazioni saranno più tranquilli e ci sarà della frutta più sana. Che bello, i monti si stanno mettendo a posto, i laghi stanno raccogliendo acqua, le nuvole cantano la gloria di Dio e intanto "stillano la giustizia di Dio". La grazia di Dio si manifesta attraverso queste nostre cose: Gesù è nato a quei tempi, continua a nascere anche in noi, e vuole che, attraverso noi, possa essere ancora oggi manifestato e presente.