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8 dicembre 2009
IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Gen 3, 9-15.20 Ef 1, 3-6.11-12 Lc 1, 26-38

ECCOMI…

Le letture che abbiamo ascoltato oggi hanno parole piuttosto originali. Nell’Antico Testamento si parla di una donna (o semplicemente la donna) che vincerà il male: resta un mistero. Molto poetico, ma con l’interrogativo: di che cosa si parla? Pensate che tutta la storia dell’Antico Testamento è sempre cominciata con questo annuncio, senza che nessuno lo risolvesse. Isaia parla di colui che avrebbe ricevuto lo Spirito completo (sapienza, consiglio, fortezza,…): della donna non si parla. C’è un altro capitolo di Isaia, prima di questo, nel quale si dice che una ragazza concepirà un figlio il quale sarà straordinario: anche questo, però, diventerà comprensibile soltanto dopo. L’Antico Testamento parla di Messia, parla di colui che porterà la pace, parla di colui che darà il segreto per spiegarci il senso del mondo, ma queste realtà non vengono messe insieme. Poi viene Gesù. Ma Gesù viene partorito da una donna la quale, prima, riceve questo annuncio. La liturgia ci dà alcune parole: sono tre. Vorrei metterle in evidenza.

La seconda lettura diceva: tutti noi siamo PREDESTINATI. A che cosa? Ad essere figli di Dio. E, per questo, noi siamo su una strada: strada di santità, di lode, di benedizione, di impegno. Se avete occasione di leggere l’epistola di Paolo agli Efesini, leggetevi proprio questo primo capitolo: è un inno alla nostra chiamata. Questo inno, che parla di predestinazione, chiaramente ci dice: siamo messi sulla strada. Per carità, seguiamola questa strada! Abbiamo tutti i mezzi a disposizione: basta saper scegliere. Andiamo avanti!

Il brano del vangelo ci dice: c’è una che su questa strada è stata messa in un modo straordinario. Bastava che lei dicesse: va bene, accetto. Alla prima non capisce: come è possibile questo? Mi sembra abbastanza naturale: aveva sentito che le sarebbe nato un figlio, ma lei non vive con un uomo e, per avere un figlio, è necessario il concorso di un uomo. Due righe prima veniva detto: è sposa, ma il matrimonio, a quei tempi, avveniva prima per volontà dei genitori. Si diceva "lo sposo e la sposa", ma loro non si conoscevano, o almeno non si conoscevano a tu per tu. Avranno avuto anche una certa conoscenza, ma nella Bibbia quando Adamo "conosce" Eva la conosce per avere un figlio, quando un uomo "conosce" una donna vuol dire che stanno formando intimamente la loro vita coniugale e lei questo non lo aveva ancora realizzato. Le viene detto: sarà il soffio di Dio, sarà il respiro di Dio. Dio respirerà in te. Io, adesso, dico: "Spirito Santo" e, purtroppo, quando si dice "Spirito Santo" si pensa subito ad una realtà da credere. Allora non era stato ancora detto "Spirito Santo": si parlava di Dio che soffia, di Dio che respira nelle narici dell’uomo da Lui benedetto. Respirerà in te…: capite cosa vuol dire? Sarà Dio colui che ti renderà madre! La potenza di Dio, l’anima di Dio entrerà dentro di te.

Lei resta creatura e, come tale, è ancora libera di poter accettare o di poter dire: grazie, ma io resto quello che sono. Dopo la parola predestinati (predestinata lei, predestinati noi), ecco, c’è una parola di quelle che vengono proposte con chiarezza come impegno (suo, ma anche nostro): dice ECCOMI. Se andate a vedere il testo originale del Vangelo da Luca c’è δο, ecco, va bene, accetto, ci sono e mi confronto con quello che tu mi stai dicendo. Che bello! In quell’ecco, in quelle tre lettere scritte da Luca c’è tutto l’inizio della nostra salvezza. Maria ha capito e ha capito anche perché è stata illuminata: dalle parole dell’angelo che noi leggiamo qui, ma soprattutto dalla potenza di Dio che è entrata in lei. "Va bene". E poco dopo spiega: avvenga, sia fatto, va bene, accetto la realtà di un Dio che opera per mezzo mio.

A volte ci chiediamo: quando faccio del bene, lo faccio io o lo fa Dio? Stai tranquillo, lo fa Dio, ma lo fa per mezzo tuo. Gesù ha meritato per tutti e applica a te il suo merito. Compi il bene, obbedisci a Dio, rimani al tuo posto. Non è vero che dobbiamo sempre continuamente pregare con orazioni: dobbiamo sempre comunicare con Dio. Questa è la preghiera autentica, facendo il bene: non quello che ti sogni, ma quello che realizzi perché Dio ti aiuta, perché Dio è con te. Chi opera è Dio: il valore è tutto divino, ma viene applicato a te. E allora in Maria si formerà l’uomo nuovo, il Cristo Gesù, venuto per essere fratello di tutti gli umani, capite?

S. Agostino mi spiega: in quel momento ha concepito prima con il cuore, con la sua fede, con l’accettazione; come conseguenza di questo, concepisce anche nel seno e diventa madre. Fede e maternità in lei si identificano. E allora lei, mi continua a dire ancora S. Agostino, madre di quello che diventerà il grande corpo che salverà l’umanità, sarà madre della testa: madre della testa del corpo mistico di Cristo, madre nostra che siamo le membra del corpo mistico di Cristo.

La madre, allora. La chiamiamo MAMMA, non per un sentimento, non per una applicazione poetica, ma perché è realmente la madre di quello che conta. Le altre maternità, lo sapete, si realizzano e restano tali, ma il figlio è indipendente dalla madre. Per un po’ di tempo, per dieci, quindici, vent’anni, qualcuno per quarant’anni, resta ancora dipendente dai genitori: poi ognuno vive la sua vita. I figli di Maria no. Coloro che, oltre alla paternità ed alla maternità terrena, hanno Maria per madre e Dio Padre per padre, operano continuamente in collaborazione. Se noi accettiamo questa posizione, se siamo gente che accetta di essere stata immersa un giorno nell’acqua che ci ha fatti figli di Dio nel Battesimo, noi siamo non "dipendenti da" Dio, ma "collegati con" Dio, siamo operatori delle cose di Dio, come ha fatto lei.

Lei al primo posto, noi al nostro posto. Tutti chiamati per essere da lei assistiti, per essere di lei innamorati, per essere continuamente con lei. Non è necessario nominarla tanto, fare delle opere straordinarie, fare dei bellissimi pellegrinaggi: quello che è necessario è viverla. Quante volte diciamo: Ave Maria piena di grazia... Non facciamo altro che ripetere le parole dell’angelo. Piena di grazia. Lei piena totalmente e noi a lei diciamo: aiutaci adesso, aiutaci in certi momenti più forti della nostra vita, comincia adesso, fa’ che io possa pensare a te, cosa faresti tu al mio posto? Nei momenti difficili.

Qualcuno l’ha chiamata Stella del mare. Sapete perché? Gli antichi non avevano la bussola, non avevano la radio o gli altri sistemi telematici per poter stabilire nel mare la loro posizione e si riferivano alle stelle. Quando era possibile guardavano il sole e le stelle cercando di mantenere il loro orientamento per arrivare là dove dovevano arrivare. Quando la stella non c’era, i cristiani si rivolgevano a lei: sei tu la nostra stella, aiutaci!

Facci intuire qual è la direzione giusta ma soprattutto, allora e adesso, dobbiamo dire: insegnaci tu a dire ECCOMI, insegnaci tu a dire SIA FATTO, insegnaci tu ad interrogare. Anche Maria ha interrogato: come è possibile questo? Ciò che è impossibile all’essere umano diventa possibile a Dio quando io gli dico: Eccomi, va bene. Allora sei Tu con la tua Parola che fai le cose grandi, anche se io non le tocco, anche se io non le posso sperimentare. Cose grandi perché sono le tue cose.

Madre della testa, madre di tutto il Corpo, perché tutti noi siamo capaci di dire: Eccomi, sia fatto. Allora l’Immacolata non è una privilegiata che se ne sta per conto suo. No, no. È una chiamata come tutti noi, con un posto particolarmente evidente, vivo, impegnativo. Anche io, allora, devo saper interrogare, chiedere, attendere, magari nel silenzio, sapendo che Lei certamente me lo fa capire, sapendo che Dio certamente vuol operare qualche cosa, ma qualche cosa di grande.

Se la vita è vissuta non per raggiungere lo scopo che raggiungerò stasera o fra qualche anno, ma per raggiungere lo scopo eterno, allora lei mi dà veramente una mano, mi appoggia, mi spinge e mi sostiene.

Ave, sii lieta, Maria! Anche io voglio essere lieto della tua grande assistenza e protezione.