PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

20 settembre 2009
XXV Domenica del Tempo Ordinario B
Sap 2,12.17-20 Gc 3,16-4,3 Mc 9,30-37

UOMINI DI SERVIZIO

S. Agostino in uno dei suoi capolavori, forse il più importante, descrive la situazione del mondo romano di allora e la situazione della Chiesa universale del suo tempo. Il libro si chiama La città di Dio. Verso la metà di questo libro, egli dice:

Ci sono due città: la città di Dio e la città terrestre. La città di Dio è eterna, la città terrestre è fondata sul tempo che finisce; ma il vero fondamento delle due città è l’AMORE. La città di Dio si basa sull’amore di Dio e sul disprezzo di se stessi. La città terrestre, invece, si basa sull’amore di sé e del disprezzo di Dio.

Sono due posizioni esagerate, estreme, però presentano bene il centro della vita cristiana e della vita, chiamiamola così, pagana, per i suoi tempi. Oggi direi della vita basata sulla indifferenza. Io penso, purtroppo, che proprio il maggior numero di cristiani battezzati - io non li chiamerei cristiani, li chiamo battezzati, perché quello è un fatto che è avvenuto – vive nella indifferenza. Non nega Dio, non nega l’aldilà: se ne infischia e forse è peggio, perché se uno mi nega l’aldilà, posso ancora farlo pensare; se uno mi nega Dio, posso ancora fargli qualche ragionamento. L’indifferenza, invece dice: Può essere... Ci penserò.

S. Agostino, basandosi su questa presentazione estrema, ci dice: Ma tu, sei capace ad amare, ad amare al di fuori di te? Sei capace a metterti al servizio? Non si tratta di non amare se stessi, si tratta veramente di amare Dio e, dall’amore di Dio, fare scaturire l’amore anche per questa creatura che è ciascuno di noi, ma, soprattutto, l’amore per tutti gli altri. Quell’amore da non confondere con il sentimento, con l’emotività … emotività che va a onde e che a volte fa scoppiare di entusiasmo, ma poi ti lascia abbandonato nella più cupa tristezza.

Sei capace veramente a metterti al servizio? Ecco che Gesù, in questo brano di Vangelo, ci dice: Vuoi essere il primo? Mettiti al servizio. L’esempio più importante è quello di Gesù Cristo. Egli stesso l’aveva detto ai suoi discepoli - l’abbiamo sentito. Chissà, attorno ai Dodici ci sarà stata qualche altra decina di persone, non lo so - nel massimo raccoglimento. Se voi discutete su chi è più importante, sbagliate, perché il più importante è quello che cerca di aumentare il proprio servizio. Sì, cerca di migliorarti, cerca di avere di più, cerca di conoscere meglio, perché così tu puoi lavorare meglio, puoi parlare meglio, puoi conoscere meglio e puoi metterti in un modo più completo proprio al servizio di chi ti sta intorno, di chi ti dà lavoro, di chi aspetta da te il buon esempio. E se gli altri sono indifferenti? Tu fa’ la tua opera, lascia che gli altri ti disprezzino, verrà il momento in cui si appoggeranno proprio su quei quattro o cinque esempi che durante la vita siamo stati capaci a dare loro.

Qualche volta, Gesù mette in evidenza il bambino e non perché il bambino sia saggio, ma perché ha bisogno di un appoggio. Papà e mamma sono il primo appoggio, ma papà e mamma che gli rappresentano l’appoggio sicuro, e l’appoggio sicuro è quello di Dio che poi durerà per sempre. Il bambino, nella sua semplicità, è capace ad esprimere quella che è la natura umana. Io mi devo basare su qualcosa: Tu, Signore, sei il mio sostegno - l’abbiamo cantato tante volte nel Salmo – davanti a te, tanti non pongono la propria vita, ma io invece la pongo, voglio che sia tu il mio sostegno.

Ho preso un piccolo testo, Uomini al servizio di tutti, scritto da una persona che è morta poco tempo fa e che ha fondato il grande Movimento dei Focolari. Si tratta di Chiara Lubich. Ecco una semplice frase, poche righe:

La Chiesa, essendo il Corpo di Cristo, continua ad offrire al Padre, nella vita delle sue membra, se stessa. [ La Chiesa, tutta la Chiesa insieme, quello che stiamo celebrando adesso, è il Corpo di Cristo. Noi siamo il Corpo di Cristo e quindi offriamo noi stessi come sacrificio. L’"offerta" è fare sacre le cose ]. Cristo oggi è presente nel mondo. Il sacerdote aiuta il popolo di Dio – questo è il mio compito – a vivere questa sua realtà sacerdotale – del popolo -; ad unire, nell’assemblea eucaristica, l’offerta di se stesso al vero e unico sacrificio che è Cristo.

Cristo è il SACRIFICIO. Cristo è l’OFFERTA. Siccome noi, ora, in questo momento siamo il Cristo - come lo siamo nella nostra casa, come lo siamo quando viaggiamo, come lo siamo quando mangiamo e quando dormiamo, sempre noi siamo una parte del Cristo - adesso stiamo facendolo in un modo solenne.

Charles De Foucauld era soldato nella legione straniera. Convertitosi e consacratosi in un ordine monastico, ha chiesto di essere liberato per potere mettersi al servizio dell’umanità. Aveva fatto servizio militare nel deserto africano, e lì ha voluto ritornare, ma, per potersi preparare a vivere da eremita aiutando quelli che passavano lungo la pista nel deserto, prima ha voluto passare qualche anno, completamente al servizio. Presso un ordine di suore di clausura, si è fatto una baracca nell’orto e lo ha coltivato, inoltre faceva la spesa e serviva la messa. Serviva semplicemente, come un accattone non si era neanche presentato per quello che era in realtà. Dopo, diventato prete, celebrava la Messa tutto solo. Egli diceva che celebrava la Messa insieme a tutta l’umanità, che, nel deserto, era ben rappresentata da quei due o tre che ogni giorno passavano.

"Al servizio". Tutto questo poteva servire all’umanità? Sì, perché era preghiera rivolta a Dio, perché era buon esempio. Inoltre, ha compilato il primo dizionario con le parole tuareg tradotte in francese. Ancora oggi, in quattro volumetti, si può leggere l’opera originale nella casa di Parigi. E’ un servizio che ha incominciato a fare e che dura tuttora.

E tu? E io? Sono capace veramente a mettermi al servizio? La meditazione della Chiesa di oggi, vuol dire proprio questo. Lo siamo per costituzione, basta che viviamo da cristiani siamo a posto, però, qualche cosa che possa stimolarci, qualche cosa che possa dirci: Noi nella chiesa vogliamo veramente occupare il nostro posto di servizio … il Signore ce lo chiede!

Quando noi possediamo un vaso, un qualunque piatto, diciamo: serve per la sua materia o serve per il suo vuoto? Pensate un po’. Ho un vaso di pesto, ho un vasetto di profumo, ho una brocca d’acqua … è importante che dentro ci sia qualcosa che vale. Vi pare? Se il vasetto o la brocca sono di coccio, di vetro o sono d’oro, d’argento e diamo molta importanza, vuol dire che siamo persone che non capiscono il servizio, perché se è d’oro, non lo userò: lo metterò su un mobile; se è d’argento, bisognerà lucidarlo ogni tanto, poi metterlo sotto vetro: non ci metto certamente dentro qualche cosa d’importante. Se vale poco, forse ci metto qualche cosa di buono, di profumato, qualche cosa che serve.

Qualche volta siamo capaci a svuotarci per poter portare veramente il servizio del Signore? La nostra preghiera, vorrei cominciarla proprio così:

Aiutaci, Signore a svuotarci per riempirci di TE.