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P. Gian Battista Zanchi, Pime

A tutti i missionari del PIME

Carissimi,

il prossimo 13 ottobre 2008 inizia la Circoscrizione Italia. Si conclude così il cammino unitario delle due regioni ITM e ITS, richiesto dalla X AG di Tagaytay nel 1989.

Infatti, durante la X AG era stata discussa la proposta di unificazione delle due Regioni in un’unica Circoscrizione in Italia. Ci si rese conto, però, fin dall’inizio che i tempi per una decisione di questo genere non erano ancora maturi per cui "più che cercare direttamente l’unificazione e la sua forma giuridica", l’AG dava le seguenti raccomandazioni alle Circoscrizioni italiane: sensibilizzare le comunità sul problema; formulare uno Statuto regionale comune entro il 1990; mettere in atto iniziative unitarie: incaricati nazionali per i seminari e organismi ecclesiali vari, linee operative comuni circa l’animazione, la stampa, la formazione, ecc.; snellimento di strutture ed una più decentrata ridistribuzione delle presenze sul territorio nazionale; radunare ogni anno i Consigli delle due Regioni". Ma come fare per affrontare e attuare queste raccomandazioni?

Preso atto che l’alto numero dei membri delle due Regioni (con l’età media aumentata e il numero delle persone attive che diminuisce) rende impossibile organizzare la realizzazione di una Assemblea Regionale per discutere degli argomenti programmati, il Consiglio Plenario del 1991 chiedeva alla DG di convocare una ASSEMBLEA RAPPRESENTATIVA INTERREGIONALE (ARI). Così attraverso la convocazione di più ARI, dal 1992 fino all’ARI 8 del 2001, sono stati presi in esame attività, strutture, programmazione, modi e luoghi di presenza.

Il risultato delle diverse ARI, ben preparate e partecipate, è stato grandemente positivo. Oltre ad una comunicazione di conoscenza e della pianificazione delle attività a livello nazionale, si può dire che si attuò realmente una politica unitaria e che i membri delle due Regioni sono stati stimolati a partecipare all’elaborazione e programmazione del PIME in Italia.

Questo cammino si è poi esteso alle due Delegazioni non territoriali (DeGe – DML) sorte nel frattempo. Col passar del tempo, però, anche l’ARI cominciò a perdere entusiasmo e interesse, tanto che all’ARI 8 fu detto: "Si nota nell’Assemblea una stanchezza diffusa, dovuta probabilmente allo sfumare delle finalità dell’ARI". Qualcuno pensò di trovare una soluzione alla situazione di stallo, di stanchezza e di scetticismo, proponendo l’unificazione delle due Regioni, ma altri posero seriamente la domanda: "L’unificazione delle due Regioni contribuirà a dare rilancio alla nostra presenza specifica in Italia?" In fondo è questo quanto deve stare a cuore, perché le strutture giuridiche devono essere funzionali a questa finalità.

Nella XII AG del 2001, a Grottaferrata, la commissione di studio su "Riorganizzazione Circoscrizioni", messa a conoscenza delle modalità del cammino fatto e delle scelte attuate fino ad allora, propose di continuare a tenere distinte le due Regioni e a continuare il cammino unitario, raccomandando solo di rivedere lo Statuto Interregionale e le modalità di convocazione e di conduzione dell’ARI. Per ritrovare slancio e motivazioni per il cammino futuro il Consiglio Plenario del 2003 raccomandò che "per la prossima AG le due circoscrizioni concordino e presentino, in collaborazione con la DG, un concreto progetto di unificazione". Nello stesso tempo venne detto anche che "se ci deve essere una unificazione, questa sia attorno ad un progetto di presenza P.I.M.E. in Italia e non sia un’annessione del sud al nord".

Il CP del 2005, dopo aver preso atto degli ulteriori passi attuati dalle due circoscrizioni italiane per la presentazione di un progetto di unificazione per la prossima AG e dopo averne apprezzato l’impegno, invitava i CCRR "a continuare l’opera di coinvolgimento delle rispettive comunità per giungere alla definizione di un progetto concreto di unificazione, che sia il più dettagliato possibile e che esprima ipotesi alternative nell’applicazione per quanto riguarda gli aspetti che una eventuale unificazione comporta: aspetto giuridico, presenze sul territorio, personale, animazione missionaria e vocazionale, economia, mezzi di comunicazione sociale, seminari e formazione continua, assistenza". L’ARI del 2006, convocata in preparazione dell’Assemblea Generale del 2007, prese in considerazione gli aspetti sopra indicati, propose alcuni orientamenti e nella riflessione sugli aspetti giuridici ed economici della possibile nuova realtà di regione unica italiana furono votate diverse alternative. Purtroppo si è arrivati all’AG del 2007 senza la definizione scritta di un progetto di unificazione. L’AG votò l’unificazione delle due Regioni raccomandando che "la nuova regione italiana assicuri una presenza dell’Istituto in varie regioni del territorio italiano, evitando la concentrazione in poche zone" (Atti XIII AG, pag 11).

Questo, in breve, un excursus storico del cammino unitario.

Qual è lo stato d’animo, se così si può dire, dei membri delle due Regioni di fronte alla decisione dell’AG di dare inizio alla Regione unica italiana? La maggior parte, mi pare, è in semplice attesa di vedere gli sviluppi di questo inizio e forse un po’ rassegnata e sfiduciata, perché è difficile definire le modalità di presenza in Italia secondo il carisma dell’Istituto e gli orientamenti e sensibilità della Chiesa italiana a riguardo della missione. C’è una pagina della Bibbia che ci aiuta a riflettere e, soprattutto, a reagire di fronte a una situazione che riteniamo quasi impossibile di cambiamento in positivo. È il capitolo 37,1-14 di Ezechiele: visione delle ossa aride, o meglio una visione di vita e di speranza. Ezechiele svolge la sua attività di profeta tra gli israeliti deportati a Babilonia, i quali vanno ripetendo: "Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti".

È dunque tutto finito? Ezechiele annuncia il prodigio inaudito che il Signore sta per compiere: Dio ridarà vita a quelle ossa disseccate, risusciterà gli israeliti a nuova vita, aprirà i sepolcri in cui sono stati deposti, li farà uscire dalle loro tombe e li ricondurrà nella loro terra. Nulla è irrecuperabile per lo spirito del Signore, egli può ricomporre e ridare vita a ossa inaridite. Quando Ezechiele parla della restaurazione e del profondo rinnovamento interiore del popolo di Israele, presenta questo evento liberatore come opera di Dio e insieme impegno di Israele. Opera di Dio, al quale spetta l’iniziativa: "Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne" (c.11,19; 36,26); opera dell’uomo, al quale spetta rispondere all’iniziativa di Dio, accogliendola e cooperando con essa in un impegno globale di conversione: "Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo" (c. 18,51).

La grave tentazione dei periodi di crisi e di emergenza, è quella della fatalistica rassegnazione, della sfiducia che porta al disimpegno, che spegne le energie, paralizza le forze, inaridisce. La visione di Ezechiele spinge a reagire e insegna che proprio simili situazioni richiedono assunzione di responsabilità e unitaria partecipazione, richiedono di tener duro nel portare avanti il proprio lavoro e impegno, aperti allo spirito e alla speranza.

Mi auguro che l’unificazione delle due Regioni ridesti nei membri del P.I.M.E. in Italia una volontà di partecipazione e di corresponsabilità, in un clima di comunione e di attiva collaborazione con la nuova Direzione Regionale, chiamata ad un compito non facile di rilancio e di riorganizzazione della nostra presenza in Italia. Mi auguro anche una piena corresponsabilità e disponibilità di tutti gli altri membri dell’Istituto per il raggiungimento degli obiettivi proposti.

Alla preghiera e all’intercessione di Maria, Madre del Buon Consiglio, affido questo nuovo cammino, perché guidi i nostri passi e accresca la nostra fiducia e speranza.

Cordialmente nel Signore,

P. Gian Battista Zanchi.

Roma, 9 Ottobre 2008