Lettera da Taizé

Lettera 2001 Tradotta in 58 lingue (di cui 23 asiatiche e 7 africane), questa lettera è stata scritta da frère Roger di Taizé e pubblicata durante l’incontro di Barcellona. Verrà letta e meditata, per tutto l’anno 2001, di settimana in settimana, durante gli incontri a Taizé, come anche altrove nel mondo.
     Se potessimo sapere che è possibile una vita felice anche nelle ore d’oscurità... 1 1 Tra le prime parole di Cristo sulla terra, troviamo queste: "Beati i cuori semplici...beati coloro che piangono, saranno consolati...beati i misericordiosi, troveranno misericordia..." (vedi Matteo 5,1-12). Vedi anche Deuteronomio 4,40.
   Ciò che rende felice un’esistenza, è avanzare verso la semplicità: la semplicità del nostro cuore, e quella della nostra vita 2 . 2 Ci sono altre realtà del Vangelo che rendono felice un’esistenza umana. Tra queste, la fiducia, la pace nell’intimo...
    Perché una vita sia bella, non è indispensabile avere capacità straordinarie o grandi possibilità: l’umile dono della propria persona rende felici. 

    Quando la semplicità è intimamente legata alla bontà del cuore 3 , anche l’essere umano più sprovvisto può creare un terreno di speranza attorno a sé.

 

3 Semplificare non significa mai optare per un rigorismo senza tolleranza e pieno di giudizi. Lo spirito di semplicità traspare nella bontà del cuore. Con i nostri fratelli, quelli che sono a Taizé o quelli che, in altri continenti, vivono in mezzo ai più poveri, siamo consapevoli d’essere chiamati a una grande semplicità di vita. Abbiamo scoperto che talvolta anche con mezzi molto limitati, può essere dato di vivere un’ospitalità di cui non ci si credeva capaci.

 

    Si, Dio ci vuole felici! 4

 

 

4 Lo scrittore ortodosso Dostoievski scrive:"So che gli uomini possono essere felici senza perdere la facoltà di vivere sulla terra. Non voglio e non posso credere che il male sia la condizione normale degli uomini" (Diario di uno scrittore).

 

    Ma non c’ invita mai a rimanere passivi, mai ad essere indifferenti alla sofferenza degli altri 5 . Proprio al contrario: Dio ci suggerisce di essere creatori, di arrivare a creare anche nel momento della prova. 

    La nostra vita non è sottomessa alle sorti della fatalità o del destino. Tutt’altro! La nostra vita prende senso quando è innanzitutto risposta viva alla chiamata di Dio.

 

5 Il filosofo Paul Ricœur, di confessione riformata, scrive: "Non ho nulla da rispondere a quelle o quelli che dicono "C’è troppo male nel mondo perché possa credere in Dio"...Dio non vuole la nostra sofferenza. Da onnipotente, Dio diventa "l’onniamante". Il solo potere di Dio è l’amore disarmato. Dio non ha altra potenza che quella di amare e di rivolgerci, quando siamo nella sofferenza, una parola d’aiuto. La nostra difficoltà, è poterla ascoltare".

 

    Ma come riconoscere una tale chiamata e scoprire ciò che si aspetta da noi? 

    Dio si aspetta che siamo un riflesso della sua presenza, portatori di una speranza del Vangelo 6 .

6 Possiamo scoprire Dio in particolare attraverso la vita di coloro che, spesso senza saperlo, sono un suo riflesso tra gli uomini.

 

    Chi risponde a questa chiamata non ignora le proprie fragilità, così custodisce nel suo cuore queste parole di Cristo: "Non temere, credi solamente!"7 . 7 Marco 5,36
    Alcuni percepiscono, all’inizio forse fievolmente, che per loro la chiamata di Dio è una vocazione per tutta l’esistenza 8 . 8 Certuni hanno percepito questa chiamata già nella loro infanzia.

 

    Lo Spirito Santo ha la forza di sostenere un sì per tutta la vita. Non ha forse già deposto nell’essere umano un desiderio d’eternità e d’infinito?

    In lui, ad ogni età, si può ritrovare uno slancio e dirsi: "Abbi un cuore deciso 9 , e prosegui il cammino!".

9 Siracide 2,2
    Ed ecco che, con la sua misteriosa presenza, lo Spirito Santo compie un cambiamento nei nostri cuori, rapido per alcuni, impercettibile per altri. Quel che era oscuro o anche inquietante si rischiara. 

    Sino alla fine dell’esistenza, la fiducia di un sì può portare tanta luce. 

    Chiamati al dono della nostra persona, siamo così poco costruiti per un tale dono. Il Cristo capisce le nostre resistenze interiori. Superandole, gli diamo prova del nostro amore.

    Attenti alla chiamata di Dio, capiamo che il Vangelo c’invita ad assumere delle responsabilità per alleviare le sofferenze umane 10 .

10 In un mondo in rapida evoluzione, la scienza, la ricerca, compiono notevoli scoperte, fra l’altro al fine di alleviare le sofferenze, aiutare i più sprovvisti. E le nuove tecnologie si rivelano più indispensabili che mai. Esistono possibilità, talvolta inattese, di condivisione con i poveri e gli emarginati, nella prospettiva di una economia più solidale. Numerose ONG (Organizzazioni non Governative) giocano un ruolo positivo in questo senso. Un’altra iniziativa sostiene la speranza in un Paese dell’Asia, il Bangladesh. Vi è stato creato un organismo per prestare piccole somme ai più poveri. Un minimo prestito permette loro d’intraprendere un lavoro e il rimborso avviene con piccoli versamenti settimanali. Su questo modello, sono stati realizzati progetti in molti Paesi, per aiutare coloro che non avrebbero nessuna possibilità d’ottenere dei prestiti dalle banche tradizionali, per esempio, in alcuni Paesi occidentali, le persone disoccupate.

 

   Lo sguardo degl’innocenti, quello di tanti poveri sulla terra, c’interroga: come condividere una speranza con chi ne è stato cosi tanto privato? 

    E la parola di Cristo nel Vangelo offre una risposta molto limpida: "Ciò che fate per i più piccoli, lo fate a me" 11

11 Matteo 25,40
    Dio non può che donare il suo amore e la sofferenza non proviene mai da lui. Dio non è l’autore del male, non vuole né la miseria umana, né le guerre 12 , né i disordini della natura, né la violenza degl’incidenti.

   Condivide la pena di chi attraversa la prova e rende capaci di consolare chi conosce la sofferenza.

12 Jean-Claude Mallet, esperto in relazioni internazionali, scrive: "La pace è sempre da costruire, non è mai acquisita. Uscendo dal XX secolo, il secolo delle guerre mondiali e dei genocidi, dobbiamo purtroppo contare ancora trentacinque conflitti armati, internazionali o nazionali, recensiti dalle Nazioni Unite. Come potremo dunque sfuggire alla riflessione sui modi per mettere termine alla violenza armata? Nulla sembra più urgente, all’inizio del terzo millennio, perché la guerra inghiotte enormi risorse, economiche, materiali e umane, sottratte allo sforzo per lo sviluppo, perché la guerra rompe l’unità dell’uomo, fra i popoli e in ciascuno. Costruire la pace, dunque, non nella logica del mondo (Giovanni 14,27) come una vittoria sull’altro, una conquista, ma come una vittoria su se stessi e la realizzazione di una riconciliazione: ciascuno può contribuirvi. Nell’incessante ricerca della pace, riconciliazione interiore e riconciliazioni pubbliche si sostengono a vicenda. Ogni odio mi separa da me stesso e dagli altri. Lavorare per la riconciliazione dei popoli, è anche condurre ciascuno a rompere il cerchio in cui tende a rinchiudersi, aiutarlo ad uscire da se stesso per andare verso l’altro: la pace appartiene all’ordine della libertà e dell’amore".

 

 

   Dio ci vuole felici: ma dov’è la fonte di una tale speranza?

   È nella comunione con Dio, vivente al centro dell’anima di ciascuno 13 .

 

13 "Il Cristo è unito ad ogni essere umano senza eccezione, anche se non ne è consapevole". Queste parole così chiare, scritte da Giovanni Paolo II, aprono ad una nuova comprensione della fede sulla terra. La fiducia in Dio diventa una realtà più accessibile.

 

    Possiamo capirlo? Ci sarà dato d’essere afferrati dal mistero di questa comunione con Dio. Essa tocca quel che c’è di unico e di più intimo nel profondo dell’essere 14 14 Un anno fa, durante una preghiera dell’incontro europeo di giovani a Varsavia, l’Arcivescovo di Varsavia ci diceva: "Voi non vi riferite solamente ad un ecumenismo che consista in un riavvicinamento delle confessioni cristiane divise. Voi andate più in profondità, volete mostrare la pienezza di Dio che porta alla pienezza dell’uomo. In effetti, è dapprima l’uomo che è frantumato. Oggi, il problema fondamentale non consiste solo nella divisione dei cristiani. Si tratta innanzitutto di contribuire ad unificare l’uomo dentro di sé".

 

    Dio è Spirito 15 e la sua presenza resta invisibile. Vive sempre in noi: nei momenti d’oscurità come in quelli di piena luce 16 .

 

15"Dio è Spirito" (Giovanni 2,24) e "lo Spirito di Dio riempie tutto l’universo" (Sapienza 1,7).

 

16 Proprio all’inizio della Chiesa, l’apostolo Paolo scopriva già una tale vita di comunione e scriveva: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Galati 2,20). Anche un bambino può entrare in questa realtà contemplativa.

 

   Ci saranno in noi degli abissi d’ignoto, o anche baratri di sensi di colpa provenienti da chissà dove? 

  Dio non minaccia nessuno 17 e il perdono con il quale inonda le nostre vite guarisce la nostra anima.

 

17 1 Pietro 2,23-24
    Come potrebbe un Dio d’amore imporsi con le minacce? Dio sarebbe forse un tiranno?

   Se dei dubbi ci assalgono, talvolta sono solo dei vuoti d’incredulità, niente di più. Una padronanza dei nostri pensieri è un valore per resistere in mezzo alle molteplici sollecitazioni di un’esistenza 18 .

 

18 La pace inizia in noi stessi. Già nel IV secolo, Sant’Ambrogio di Milano diceva: "Cominciate in voi l’opera della pace, così che rappacificati con voi stessi possiate portare la pace agli altri".

 

 

    Potrebbe scaturire l’impressione di una lontananza tra Dio e me, come se lo sguardo interiore si spegnesse fugacemente?

    Ricordiamoci che Dio non ritira mai la sua presenza 19

 

19 Il teologo ortodosso Olivier Clément scrive: "Dio che è Amore senza limiti non è un Dio lontano, in un’eternità sovrastante. È un Dio infinitamente vicino, più interiore di noi stessi, tale che, per quanto profonda sia la nostra disperazione, lui è lì, ancora più in profondità e si frappone tra noi e il nulla" (Taizé, un senso alla vita).

 

    Lo Spirito Santo non si separa mai dalla nostra anima: anche alla morte, la comunione con Dio rimane.

    Sapere che Dio ci accoglie per sempre nel suo amore diventa sorgente di serena fiducia 20 .

 

20 Le attuali tecniche mediche arrivano sempre più ad attenuare il passaggio stesso alla morte, alleviando le sofferenze.

 

    La nostra preghiera è una realtà semplice. Non è che un povero sospiro? Dio sa ascoltarci. E non dimentichiamo che, nel cuore della persona umana, lo Spirito Santo prega 21 .

 

21 Romani 8,26
   E stare in silenzio alla presenza di Dio è già una disposizione interiore aperta alla contemplazione 22 . 22 In ogni istante possiamo pregare con molta semplicità. Alcune parole dette lentamente o cantate, cinque volte, dieci volte, dal profondo del nostro cuore, possono sostenere il nostro desiderio di comunione con Dio. Così queste brevi preghiere: "Una sete riempie la nostra anima: abbandonarci in te, o Cristo" - "Tu che ci ami, il tuo perdono e la tua presenza fanno nascere in noi il chiarore della fiducia" - " Gesù Cristo, Luce interiore, non lasciare che le mie tenebre mi parlino, fammi accogliere il tuo amore" - "In tutto la pace del cuore, la gioia, la semplicità, la misericordia".

 

  Entrando nel terzo millennio, riusciamo a comprendere che, duemila anni fa, Cristo è venuto sulla terra non per creare una nuova religione, ma per offrire ad ogni essere umano una comunione in Dio? 23

 

23 Un giorno mi trovavo con i miei fratelli in Bangladesh, dove condividono la vita dei più poveri, eravamo stati invitati ad un incontro di preghiera con i musulmani della bidonville in cui vivevamo. Volevano esprimere la loro gratitudine per la nostra presenza in quel luogo e per il laboratorio di cucito che avevamo organizzato. Uno di questi musulmani, riaccompagnandomi mentre scendeva la sera, mi disse: "Tutti gli esseri umani hanno il medesimo Maestro. È un segreto non ancora rivelato, ma lo si scoprirà più avanti".

 

    Il secondo millennio è stato quello in cui molti cristiani si sono separati gli uni dagli altri. 

    C’ impegneremo, da ora, sì senza tardare, dall’inizio del terzo millennio, a compiere tutto il possibile per vivere in comunione 24 e costruire la pace nel mondo?

 

24 Durante la sua visita a Taizé, nell’ottobre del 1986, papa Giovanni Paolo II suggerì una via di comunione dicendo alla nostra comunità: "…Volendo voi stessi essere una "parabola di comunità", aiuterete tutti coloro che incontrerete ad essere fedeli alla propria appartenenza ecclesiale che è il frutto della loro educazione e della loro scelta di coscienza, ma anche ad entrare più profondamente nel mistero di comunione che è la Chiesa nel disegno di Dio."

 

    Quando i cristiani vivono in grande semplicità e nell’infinita bontà del cuore, quando sono attenti a scoprire la bellezza profonda dell’animo umano, sono portati ad essere in comunione gli uni con gli altri nel Cristo 25 e a diventare cercatori di pace in ogni parte della terra.

 

25 Una domanda si pone più che mai: i cristiani d’Occidente e quelli d’Oriente sapranno scoprire una profonda fiducia gli uni negli altri? Molti cristiani d’Occidente amano i loro fratelli e sorelle d’Oriente sia a causa di tutte le prove che hanno attraversato e anche perché ci sono in loro doni di comunione molto trasparenti. Nel 1962, un Vescovo ortodosso, il metropolita Nikodim, di San Pietroburgo, venne a Taizé. S’interrogava sul futuro dei cristiani in Occidente e in Oriente: portava dentro di sé la speranza di una comunione e faceva capire che il segreto dell’animo ortodosso era innanzitutto nella preghiera aperta alla contemplazione. Nelle loro prove, tanti Ortodossi hanno saputo amare. La bontà del cuore è per molti di loro una realtà vitale. Sono dei testimoni viventi di una fiducia nello Spirito Santo. Con la loro attenzione alla risurrezione, ci fortificano nell’essenziale della fede. Oggi a Taizé, cerchiamo di essere molto attenti ai giovani della Russia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Bulgaria, Serbia.

 

    Sappiamo che "ogni battezzato che si dispone interiormente a fidarsi del Mistero della Fede, è nella comunione del Cristo"? 26

 

26 Padre Stanislao Lyonnet.
   Essere in comunione gli uni con gli altri comporta amare ed essere amati, perdonare ed essere perdonati.

     Quando questa comunione che è la Chiesa diventa limpida cercando di amare e di perdonare, lascia trasparire delle realtà del Vangelo in una freschezza tutta primaverile 27 . Entreremo presto in una primavera della Chiesa?

 

27 "Non è il Vangelo che è cambiato, ma siamo noi che cominciamo a capirlo meglio" Queste parole sono state pronunciate da Papa Giovanni XXIII alla vigilia della sua morte. Un giorno aveva anche detto: "Nella situazione attuale della società, i profeti di sventura vedono solo rovine e calamità; dicono che la nostra epoca è profondamente peggiorata, come se una volta tutto fosse perfetto; annunciano catastrofi, come se il mondo fosse vicino alla fine". Durante il nostro ultimo incontro con Giovanni XXIII, eravamo in tre, c’erano anche i fratelli Max e Alain. Era già malato. Vedendoci commossi per la sua prossima fine, il Papa espresse la sua fiducia circa il futuro della nostra comunità. Sempre durante questo incontro, Giovanni XXIII ci spiegò come talvolta prendesse le sue decisioni pregando: "Parlo con Dio" disse. Ci fu un attimo di silenzio e poi continuò: "Oh! molto umilmente, oh! con molta semplicità".

 

Il Cristo ci chiama, noi poveri del Vangelo, a realizzare la speranza di una comunione e di una pace che si diffonda attorno a noi. Anche il più semplice fra i semplici può riuscirci.

Avverti una felicità? 

Si, Dio ci vuole felici!…e l’umile dono di sé rende felici.