COMUNITÀ MISSIONARIE LAICHE PIME   NEL MONDO PER VOCAZIONE   CML: CHI SIAMO?

Icona dipinta da P. Fulvio Giuliano per la Comunità Missionarie Laiche: "Lo Sposo", matrimonio tra Cristo e la Chiesa.

Tante volte ci si chiede quale sia lo specifico del "laico" cristiano, le sue peculiarità, diritti e doveri, differenze, ambiti di azione e di silenzio. E tutte queste domande portano ulteriori discussioni, parole e ancora parole.

Ma tante altre volte, forse troppe, non ci si interroga neppure più, e si vive un po’ da chi si inserisce dentro qualcosa di già un po’ preconfezionato e lì si sta.

Eppure abbiamo una grande vocazione, noi, i "laici". Unica e bella. Talmente bella che Dio stesso l’ha scelta e benedetta, ponendo come segno di irrevocabile legame fra il Creatore e la creatura, Gesù.

San Francesco d’Assisi un giorno chiamò i suoi frati per chiedere se fosse meglio per lui la sola vita di contemplazione o la vita "attiva", di predicazione. Il discernimento non fu privo di difficoltà, in quanto la vita fatta di contemplazione nella preghiera era un aspetto che egli considerava via privilegiata per una profonda unione con il "Sommo, unico, vero Bene" e per rinvigorire le virtù; via per "parlare con Dio, ascoltarlo, intrattenersi con gli angeli". Poi, sembrerebbe quasi improvvisamente, il Santo di Assisi afferma: "ma la predicazione, la vita "attiva", ha davanti a Dio un peso maggiore di tutte le altre, perché è proprio la via che l’Unigenito di Dio, Sapienza infinita, ha scelto per la salvezza delle anime; è disceso dal seno del Padre, ha rinnovato il mondo con il suo esempio, parlando agli uomini la PAROLA di salvezza e ha dato il suo sangue come mezzo per riscattarli, lavacro per purificarli, nulla assolutamente riservando per se stesso, ma tutto generosamente dispensando per la nostra salvezza. È l’'incarnazione". Dopo aver riflettuto proprio su questo, sul Mistero e grazia dell’incarnazione, scelta di Dio di stare con l’uomo a "misura" di uomo, per salvare l’uomo, S. Francesco dice: "Dobbiamo portare la contemplazione per le strade".

L’invito è chiaro, dunque: riscoprirsi chiamati a questa vocazione, pur potendo sceglierne altre! La vocazione ad essere contemplazione per le strade! Esserci, per le strade, ma non da distratti, non da "messi" lì un po’ a caso. Esserci rispondendo alla chiamata di contemplare le strade del mondo con gli occhi di Dio. Perché il Verbo ha preso carne proprio per abitare le strade del mondo.

Come rispondere, allora, in modo adeguato, ad una vocazione di tale importanza ed entità?

Penso che una buona lezione di vita possa essere attinta dai primi cristiani, da quelle prime comunità cristiane ferventi e piene di Spirito Santo. È pervenuta fino a noi la lettera a un tale Diogneto da parte di un anonimo autore, il quale parla dei cristiani in termini molto caratteristici: "I cristiani sono uomini come gli altri: non si distinguono per il paese in cui vivono né per la lingua che parlano, né per le abitudini di vita. La stessa vita che conducono non ha niente di strano. Abitano in città greche o barbare, dovunque loro capiti di vivere, e si adattano alle tradizioni locali nel vestire, nel mangiare e negli usi di ogni giorno; meravigliano tutti per il loro modo di stare insieme, che ha dello STRAORDINARIO. Ogni terra straniera per loro è patria e ogni patria è terra straniera. Sono uomini ma non agiscono seguendo il proprio interesse o il proprio egoismo. Dimorano sulla terra ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi dello Stato ma con la loro vita vanno oltre la legge. Vengono uccisi, ma dalla morte traggono vita; sono poveri ma arricchiscono molti; non hanno nulla ma posseggono tutto".

Una vita vissuta con straordinaria ordinarietà, tra lo stupore della profondità di ciò che è nascosto (e a volte neanche troppo!) e di ciò che è la sua rivelazione nel disegno del Creatore. Un agire quotidiano che ha in sé tutta la grandiosa potenzialità della vita.

È come il granello di senape, o il seme gettato nella terra, o il chicco di grano caduto su diversi terreni, come del lievito nella misura di farina…: quello che vediamo "prima" non è neppure degno di attenzione tanta è la sua piccolezza o "normalità", ma ciò che ne scaturisce è una "meraviglia davanti ai nostri occhi".

Persone dell’ordinario, cioè nel turbine che è la cosiddetta vita "di tutti i giorni", ma con un cuore che non si fa spazzare via, che coglie proprio questa precisa occasione per tramutarla in opportunità di contemplazione, di occhi che vogliono guardare come gli occhi di Dio. Persone che non sono diverse, per status, occupazione, linguaggio, ma che hanno una gioia in più: "Siate cristiani veri, cercate di pensare alla responsabilità, alla bellezza di questo nome, non vi dispiaccia di viverlo con intensità di spirito, di essere contenti, come di una fortuna che vi è capitata, di essere cristiani", ammoniva Monsignor Montini in uno dei suoi discorsi.

Un ultimo aspetto che mi piacerebbe condividere si può sintetizzare nella parola intercessione. Nessuno è chiamato ad essere un’isola, una vita su un binario, dove poco può interferire. Al contrario è molto più bello essere "interferiti" dalla vita che ci circonda, proprio da quei fratelli e sorelle che troviamo lungo il cammino. Essere mossi da quella "sana inquietudine" che ci porta ad essere intercessione per ognuno di essi, essere nel mezzo, essere ponte che porta Dio all’uomo e l’uomo a Dio. Esserlo con quella discrezione che si fa presenza e preghiera continua di intercessione. Maria è colei che in sé esprime l’intercessione meglio di tante altre parole. È proprio Maria che noi, quelli del quotidiano, vogliamo imitare. Maria è la donna della presenza, prima ancora che della parola. Lei è lì, nelle situazioni, pienamente, per poterle comprendere dal di dentro, custodirle nel suo cuore, e tramite la preghiera, affidarle al Signore. Nel dolore come nella gioia, tra vicende religiose e mondane. Nella vita del mondo.

Riconoscere la vocazione di Dio stesso nella sua INCARNAZIONE, viverla con gioia e responsabilità nel mondo, con uno sguardo che vuole essere una continua CONTEMPLAZIONE della presenza di Dio in ogni fratello e nel creato, poterla riportare sempre e affidarla a Lui attraverso l’INTERCESSIONE.

Nel mondo, con una gioia unica, perchè questo mondo è luogo dove il Signore compie meraviglie;
nel mondo, con una responsabilità unica, perché il Signore stesso che ce lo affida;
nel mondo, ma non del mondo, sempre attratti dal Regno che non è di qui, ma che si spalanca proprio qui, proprio ora;
nel mondo, non da vissuti, ma da viventi;
nel mondo, e a favore della vita, della giustizia, della verità, della pace, dell’unità, dell’amore che si fa gratuità;
nel mondo, come laici, per vocazione.

Paola Maiocchi