COMUNITÀ MISSIONARIE LAICHE PIME
COMUNITÀ MISSIONARIE LAICHE PIME  
Genesi e Crescita di una Comunità   CML: CHI SIAMO?

La Comunità Missionarie Laiche (CML) Pime è composta da 7 donne che desiderano vivere un impegno totalizzante (per tutta la vita) per la missione ad gentes, ad extra, della Chiesa, come laiche e riunite in comunità.

L’identità si esprime appunto in una consacrazione nella forma laicale a servizio della missione.

L’orizzonte è quello dell’evangelizzazione: con la propria vita, con la vita fraterna, con l’impegno professionale, con l’attenzione al quotidiano si desidera testimoniare, con parole e gesti, che Dio ha a cuore la vita dell’umanità intera, di ogni uomo e donna, di ogni circostanza e luogo. Questa è essenzialmente la "buona notizia" che anima il cammino della comunità, che rende possibile una speranza, malgrado le difficoltà e le tenebre che cogliamo dentro e fuori.

La CML ha cominciato a prendere forma nel Dicembre 1988.

Le giovani del gruppo iniziale stavano vivendo una profonda ricerca vocazionale e avevano alle spalle periodi più o meno lunghi di animazione missionaria a fianco dei Padri del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).

Fu quasi naturale chiedere all’Istituto di essere aiutate a verificare la consistenza delle intuizioni iniziali per il crearsi di questa nuova forma di sequela.

Già dall’inizio quindi si è stabilito con il Pime un rapporto di collaborazione che poi si è sviluppato ed affinato negli anni successivi.

Il Pime non ha fondato la Comunità, ma si è reso disponibile a rispondere ad una richiesta di aiuto che emergeva dal gruppo "alla base".

Il rapporto si è subito configurato nell’ottica del discernimento, dell’incoraggiamento e dell’interazione, avendo a cuore di lasciar emergere, verificandoli, alcuni segni di novità appena abbozzati.

È stata la Comunità stessa a delineare, sia pur nell’incertezza iniziale e grazie a molti aiuti, "forme", "tempi", "spazi" per una risposta di sequela al Signore e di servizio al Regno.

Il Pime aveva già al suo interno una figura vocazionale simile: i Missionari Laici, e al suo fianco la figura femminile delle Suore Missionarie dell’Immacolata. La nuova Comunità nasceva quindi avendo degli interlocutori accanto che, con la loro identica passione missionaria, ma con le chiare diversità nello stile e nelle espressioni, permettevano e agevolavano l’emergere di un’identità differente, ma non separata o in polemica e in rivendicazione.

Solo il rapporto con l’alterità può rendere chiara l’identità, ma a patto che ci sia relazione.

Nel mondo della missione laicale questa consapevolezza è molto importante. Non si tratta di difendere posizioni o di rivendicare ruoli. Occorre principalmente confidare nell’originalità di una chiamata a servire il Signore che è per tutti e come tale deve emergere nella sua bellezza e nella sua preziosità.

Non si tratta di costruire trincee per proteggersi, occorre invece liberare spazi perché ciò che è bello e buono possa essere visto, toccato, utilizzato per la gloria di Dio.

Consapevolezza della propria identità da parte dei laici, capacità di muoversi in autonomia e disponibilità attenta, pronta, preparata e fedele alla collaborazione e alla comunione.

Ma la ricerca di identità e di bellezza di esperienze laicali missionarie ha il volto di un processo lento, graduale e diversificato. È un cantiere, non può essere diversamente…, perché la vocazione dei laici interagisce tra fedeltà ed innovazione, tra una fedeltà a Dio, alla Chiesa e ai segni, alle esigenze del mondo, della storia.

Le esperienze laicali devono essere poste in situazione, con fiducia, con audacia devono tentare, sporcarsi di tentativi, errori, speranze forti e debolezze di risorse, sempre in interazione con esperienze diverse, differenti, "altre".

Nel 1996 la CML ha iniziato la sua presenza missionaria in Cambogia.

Passi lenti, graduali anche e soprattutto in missione perché lì l’alterità è più profonda e la relazione ha esigenze più severe e forti.

La vita quotidiana, la "prassi" della missione si è affiancata e ha inverato (o contestato) gli ideali, i sogni, i desideri, gli slanci dello Statuto comunitario, sintesi del pensare insieme la missione.

Questo è un altro binomio fondamentale: prassi e pensiero; vita e riflessione. Questa è la spiritualità che anima la CML che trova nell’incarnazione, compassione ed intercessione di Gesù il suo orizzonte di riferimento.

Pensare, amare la missione e viverla.

Vivere la quotidianità e scorgervi un senso, un pensiero, una sintesi di significato.

Le esperienze laicali aiutano quindi a riscoprire il discepolato nelle trame del vivere, nei vissuti dell’esistenza sempre e ovunque, nel desiderio di ricomporre la frattura tra Vangelo e vita.

Ma si è affermato sopra: questo implica scegliere la ricerca, come stile di vita…, l’inquietudine di chi si mette in moto ogni volta, di chi sa che sta seguendo Colui che non sa dove posare il capo.

Magari così il grosso tema dei "laici e la missione" può finire di essere considerato un problema ed essere invece ricercato come risorsa… Magari in questo modo la nostra laicità può apparire sempre più come vocazione, come appello, come scelta, come bellezza, come speranza.

Antonella Marinoni