MISSIONE SPERANZA

COMUNITÀ MISSIONARIE LAICHE PIME

CANTO AI PICCOLI PER UNA GIOIA GRANDE

CAMBOGIA

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Una sera John e Kathy, due missionari laici di Maryknoll, venuti a casa nostra per il momento di condivisione e preghiera sul Vangelo (lectio), proposero come brano alcuni versetti dal Vangelo di Marco: "Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse a loro: 'Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso'. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro, li benediceva."  Commentando questo passo, dissero qualcosa che mi segnò... Tra le loro parole mi sembrò di cogliere una grande verità, che in un certo senso dava ragione a tanto, soprattutto rispetto al mio servizio qui in Cambogia. Dissero: "Ci chiediamo come mai i discepoli fossero così 'urtati-infastiditi' dalla presenza dei bambini. Molto probabilmente perché si può cogliere come i discepoli volessero tenere Gesù 'impegnato' con persone più importanti, con 'i grandi del tempo'."

Questa affermazione e, comununque, la "realtà" descritta dal Vangelo, mi ha fatto a lungo riflettere sulla decisione, presa poco più di un anno fa dagli stessi missionari di Maryknoll, di cominciare, in Phnom Penh, un serio impegno per i bambini malati di AIDS o ancora solo sieropositivi. Decisione per niente semplice, sapendo anche di iniziare da "zero", visto che a livello pubblico non c'è nessun servizio del genere e anche le altre ONG (Organizzazioni Non Governative) erano impegnate nella prevenzione e cura (palliativa) di malati adulti. I bambini, qualcuno ha detto, sono "una battaglia persa": si ha solo l'illusione di "via di scampo", ma in realtà questa malattia fa morire! E senza tregua! Che differenza vuoi che faccia? Le stesse parole "che differenza vuoi che faccia?" mi sembrava di poterle mettere sulla bocca dei discepoli, quando vedevano i bimbi stare intorno a Gesù. Loro di certo non erano "i forti" che avrebbero "potuto fare la differenza"!

Ma per i bambini, questi bambini che ora seguiamo, per loro sì, l'aver iniziato È STATA LA DIFFERENZA NELLA LORO VITA! Solo per questo possiamo dire che "non è illusione", solo per questo possiamo dire "che non è fallimento"!

Di cosa si tratta, dunque?

Il problema AIDS in Cambogia è esploso molto velocemente, ponendo così questo Paese fra i più colpiti in Asia, nell'arco di pochi anni. La pochissima conoscenza del problema, delle vie di trasmissione e, anche una volta informati, il sospetto che non fosse vero (non è possibile che un invisibile virus possa uccidere!) ha favorito la diffusione in modo esponenziale! La principale via di trasmissione è quella sessuale: la prostituzione e l'infedeltà fra coniugi è l'evidente maggior probelma che ha causato tale epidemia. Ci sono tanti casi in città come nei villaggi, con lo stesso risultato: morte...

Il problema, prima solo evidenziato tramite i primi sporadici casi, si è rivelato di queste dimensioni catasfrofiche circa 6-7 anni fa. Alcune ONG hanno cominciato ad organizzarsi per affrontare il problema, in maniere diferenti. Fra i primi i missionari di Maryknoll.

Per loro la priorità era poter accogliere, fornire un minino chek-up e poter sostenere i malati che pian piano cominciavano a bussare alla loro porta, nonché formare staff adeguato per propagandare il problema, informare ed educare a livello capillare la popolazione. Accanto alla sofferenza della malattia, emergeva da subito l'atrettanto difficile problema dell'emarginazione, della discriminazione, dell'allontanamento degli stessi malati: l'ignoranza portava (e porta tutt'oggi) ad essere spaventati davanti a queste persone, magari anche accusate di essersi "guadagnati con qualche demerito" questa sciagura. E così gli obiettivi di questo centro, chiamato "seed of hope" (seme di speranza), ben presto si sono evidenziati: l'accoglienza e il recupero "globale" della persona. Si sono creati case e centri dove queste persone possano mettere in pratica le proprie abilità e forze restanti; ma anche un "hospice" (luogo delle cure palliative, dove si cerca di creare un contesto per permettere "una morte serena") e visite a domicilio. La struttura era ben organizzata, ma si è evidenziato da subito un ulteriore grave problema: alla morte di molti adulti corrispondeva l'abbandono totale di molti bambini, tanti ormai sieropositivi e malati della stessa malattia. L'abbandono infantile è un altro enorme problema: se poi si aggiunge la "crudele sorte" di essere anche malato di AIDS, le speranze per un futuro diminuiscono rapidamente! E così, su fronti diversi, si è iniziato a considerare il "problema" e ad affrontarlo a piene mani... Il primo centro è stato affidato alle "Missionarie della Carita' " (Suore di Madre Teresa di Calcutta), ma il numero progrediva e così anche gli stessi Maryknoll hanno avviato un progetto esclusivamente indirizzato a questi bimbi. Il progetto di chiama :"the little sprout" (che significa: il piccolo germoglio), proprio per evidenziare la continuità della stessa cura e compassione.

E così, forti delle motivazioni e della "carica" proveniente dalla stessa esperienza di sostegno agli adulti, si è partiti! Inizialmente vi erano poche certezze, se non quella di fare assolutamente qualcosa per questi innocenti piccoli; si è iniziato a "studiare", a formarsi, a ricercare idee e strutture! È stato così possibile iniziare il trattamento con i farmaci antiretrovirali, farmaci che riducono la replicazione del retrovirus HIV, portando la persona ad incrementare il suo sistema immunitario deficitario. Il trattamento, che è davvero la soluzione alla morte sicura, non è semplice: si tratta di pastiglie da assumere quotidianamente, per... tutta la vita! E il costo non permette a nessun cambogiano (o pochissimi davvero!) l'acquisto... Ma, grazie anche alla generosità di molti, che sono diventati "i genitori adottivi a distanza", per molti bimbi possiamo assicurare questa terapia! Queste medicine "salva vita" sono parte del "programma" per questi piccoli! La priorità è la loro stessa vita! Per questo viene loro data una nuova casa, dove vengono curati e seguiti da ragazze preparate, che ne diventano "mamme, zie e sorelle maggiori" allo stesso momento! Vengono mandati a scuola, secondo le loro possibilità, o comunque seguiti con attività educative; sono portati a scoprire la città, il mondo, questo mondo dei grandi che spesso li ha rifiutati, cercando di inserirli, di poter dare loro un'infanzia fatta di socializzazione e normalità. Si pensa a loro cercando di dare il meglio, sapendo perfettamente che alcuni errori si possono fare, ma non c'è niente di più semplice e "consolante" dello stesso "perdono dei bimbi", che capiscono e ringraziano con la loro stessa vita...

Io, come infermiera, sono coinvolta in questo splendido ambito da pochi mesi a tempo pieno: posso garantire quanto sia una gioia estrema poter vedere bimbi quasi morenti, tristi, demotivati per tutto, pian piano riprendersi, cominciare a mangiare cibo nutriente, socializzare con altri bambini, sorridere, avere sempre meno incubi e, alla fine, ridere a crepapelle, giocare e correre come se si avessero energie infinite! Accanto a questo c'è il dolore, inevitabile, davanti a situazioni "troppo gravi"... Il voler fare il possibile porta anche a tornare a casa e cominciare un'incessante preghiera per ognuno di loro, per chi "sta lottando" e per chi "è richiamato al Padre".

Posso proprio dire che "la differenza" c'è... eccome! E non è "causa persa"... per niente! E la prima grandissima differenza la riscopro in me stessa, vivendo sempre di più quello che ho sempre sognato: dare almeno un po' di quello che ho ricevuto, soprattutto dare di quell'amore incondizionato che si sprigiona pienamente nell'immagine della "lavanda dei piedi"... Quando penso che il Signore mi sta donando proprio questa possibilità attraverso questi "piccoli", il mio cuore esplode di gioia: accogliere loro è accogliere Lui!

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Paola Maiocchi