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Eucarestia nel 3° "Anniversario" della morte
di
P. MARIANO PONZINIBBI

Busto Arsizio – "PIME" – 25 Gennaio 2010

P. Angelo Rusconi, "Pime"

INTRODUZIONE

Grazie, sorelle "Missionarie Laiche" e amici di Busto, per questo gesto, un gesto che mi tocca dentro e come… Assieme, con fede ed emotività, ricordiamo Mariano, pregando!

Sembra ieri, quel pomeriggio invernale, e sono già passati tre anni, dal suo "dies natalis". È ancora forte in noi il: "Perché, o Signore?".

Un perché che dice chi era per noi Mariano, quale intensità di relazione era la nostra con lui.

In lui il Signore "ci ha visitato dall'Alto", e allora sul perché ce lo ha tolto, prevalga il grazie per avercelo donato.

Possiamo, dobbiamo celebrare l'"Eucarestia". Per celebrarla degnamente chiediamo la sua "misericordia"...

OMELIA

«Abbiamo ascoltato la "Parola di Dio". "Parola" che ci spiega e ci fa esistere. Su questa "Parola" pieghiamoci in religioso ascolto, per capire e gustare il capitolo di "Storia della Salvezza", che stiamo scrivendo, per capire la benedizione che ci è stata data».

Così, il 16 Giugno del 1985, iniziavo l'"Omelia" per la "Prima Santa Messa" di Mariano, nella sua "Parrocchia", a Turano.

Un capitolo di "Storia della Salvezza" è stato scritto, hai scritto, e proprio nella "Festa" della "Conversione di San Paolo" si è concluso. Un "segno". Una chiave di lettura della tua vita.

Ci aiutano le "Letture" ascoltate: la pagina "auto-biografica", confidenziale di Paolo, la conclusione del "Vangelo di Marco", sbrigativa e intensa, come sbrigativa e intensa è stata la tua vita.

Un amico comune – Don Pezzini – , alla notizia della tua morte, mi scriveva: «La semplicità... è la cosa che di più colpiva in Mariano. Forse era anche un aspetto della sua "lodigianità", la marca di una mentalità. Di una cultura che va al sodo, che non "cincischia", che affronta le cose con serenità, che non ama i drammi».

Continuava: «O almeno così appare, perché davanti a questi "Preti" che muoiono d'"infarto", io mi faccio tante domande: che prezzo hanno dovuto pagare per questa loro apparente "imperturbabilità"?».

Quanto è accaduto a Saulo sulla via per Damasco supera la "conversione morale", ha uno spessore profondo. Quell'incontro imprevisto e imprevedibile con il Signore Gesù crea una svolta radicale, irreversibile, annulla il "progetto di vita" studiato, ne presenta un altro, aperto al gratuito, all'universale. Tutti i "parametri" sono nuovi.

"Pur essendo libero da tutti", Paolo ci tiene a dire, "mi sono fatto servo di tutti" (1 Cor 8,19).

"Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio". Insiste: "Per mezzo di lui – Gesù Cristo – abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l'obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome" (Rm 1,1-5).

L'esigente "chiamata" è fiducia stupenda e che sempre lo stupisce.

Nasce subito un enorme senso di responsabilità: "Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone… un incarico che mi è stato affidato... Guai a me se non annuncio il Vangelo" (1 Cor 9,16).

Poi la lode: "Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia, mettendomi al suo servizio" (1 Tm 1,12).

E una serena constatazione: "Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana" (1 Cor 15,10)…

Così è stato per Mariano. Con Paolo poteva dire – ha detto con la vita – : "Annunciare il ‘Vangelo’ è il destino che mi è toccato!". Un destino subito amato appassionatamente. Ai suoi "progetti", alla resistenza possibile, la resa totale.

Con i "talenti" ricevuti, poteva giocare una brillante carriera nel "socio-politico": "afferrato" da Cristo, per usare parole di Paolo, tutto ha ritenuto "spazzatura".

Nel "saluto" di Paolo agli "anziani" di Efeso, c'è il suo "identikit": "Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù di dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio" (At 20,24).

Abbiamo sentito Gesù parlarci: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura". Ed "essi andarono", scrive subito Marco.

"Maratoneta" del e con il "Vangelo", Mariano è andato sulle strade del Bangladesh, del nostro "Paese", della Cambogia.

Un'"avventura" la sua che è stata "poesia" e "prosa", "canto" e "pianto", presenza forte e dolce, affettiva ed effettiva, "dialogica", sempre in comunione misteriosa, "mistica", direi, alla "Passione" e alla potenza della "Risurrezione" di Cristo. Aveva il culto" dei "Sacramenti". Dell'"Eucarestia".

Sull'"immagine ricordo" della "Prima Messa" aveva scritto: "Dammi, Signore, di essere quaggiù umile testimonianza della tua infinita bontà".

E con Tagore pregava: "Fa’, o Signore, che nell'insieme di molti, non perda l'attenzione al singolo".

Così è stato. Nel "feriale", nel "quotidiano". Discretissimo.

Ecco, forse è proprio per questo "che Dio ha voluto che dalla vita terrena uscisse così, all'improvviso, quasi di ‘soppiatto’!" (Don Pezzini).

È difficile essere uomini del "Vangelo" e nello stesso tempo essere senza "passione", senza "compassione".

Senza un cuore "gonfio".

Solo per "infarto" poteva morire.

Al termine del "corso teologico", consegnandomi la sua "tesi", dal "titolo" significativo, "Il mistero della sofferenza", mi scriveva: "Grazie di cuore. Nel paese che conosco solo io non servono tante parole: basta l'affetto e una preghiera!".

L'affetto e una preghiera. Noi per te. Tu per noi. Nel "mistero", nella consolante realtà della "Comunione dei Santi"...