MISSIONE SPERANZA

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KOMPONG, CHNNANG, MARZO 2006

La forza dell'Amore!

Carissimi,

un saluto dalla Cambogia, anzi, un caloroso saluto visto il freddo che da quelle parti non vi dà tregua.

Sto bene ed altrettanto bene procede il servizio di vicinanza alla gente dei villaggi ed alla piccola Comunità Cristiana. Poco fa la Suora con cui insieme a Cristina e Padre Mariano collaboro, mi raccontava la storia di alcuni giovani che incontriamo la Domenica per la Messa. Povertà incredibili avvolte in dignità sorprendente. Vite che poi mi porto dentro e che affido al Signore con grossi interrogativi sul senso di questa vita, sul significato dell’essere accanto all’altro, sulle responsabilità che ognuno ha nei confronti del fratello o della sorella anche a migliaia di chilometri.

Settimana scorsa ci hanno chiamato per la morte di una donna di 37 anni che non ce l’ha fatta a raggiungere il Centro di Salute. Non abbiamo capito di cosa sia morta: ha lasciato il marito e 8 figli, di cui una di una settimana che pesa meno di 2 kg. Abbiamo cercato con lo staff del Centro Salute di trovare una soluzione per far fronte all’emergenza: una "nuova mamma" per allattare la bimba, mandare tutta la famiglia a fare dei controlli sanitari, procurare il fabbisogno alimentare viste le loro condizioni di miseria. Questo è uno dei tanti drammi che succedono quotidianamente.

Nel Distretto di Boriò si sono svolti corsi di fisioterapia nei due minicentri per disabili grazie ad una fisioterapista italiana. Agli incontri partecipavano gli insegnanti ma erano presenti anche i disabili e le loro mamme. Era molto toccante vedere gli sguardi stupiti delle mamme di fronte al loro figlio che, se aiutato in un certo modo, si alzava in piedi. Un'immagine scolpita nella mente: una mamma che per tenere tranquilla la figlia disabile mentale di 14 anni, particolarmente agitata, la teneva tra le sue braccia come fosse l’immagine della Deposizione… Sono state giornate molto intense, che hanno contribuito ad aumentare in me il desiderio del prendersi cura, del provare ad essere "balsamo di vita" (come affermava Etty Hillesum, ebrea uccisa nei campi di sterminio).

Finisce a Kompong Chhnang il corso/ formazione di Elena, fisioterapista. Giornate intense per i contenuti rivolti ad insegnanti, disabili e famiglie e per il clima bello che fra tutti si è creato.

Mi sembra di poter dire che nel progetto disabili ci siano delle premesse buone per poter svolgere un servizio attento a questa realtà normalmente emarginata.

Da domani invece inizierà a lavorare anche il nuovo coordinatore dei Progetti Salute. È un infermiere che ha studiato nel periodo dei khmer rossi nei campi profughi in Thailandia. Ha poi lavorato alcuni anni all'Ospedale di Emergency al nord della Cambogia.

Con la sua presenza vedremo di ridare un po' di ordine alle varie attività del progetto, riguardanti la prevenzione sanitaria nelle scuole, villaggi, attenzione ai malati e ai bimbi malnutriti. L'intervento è rivolto alla Prevenzione attraverso incontri con la gente del villaggio, lezioni nelle scuole, visita ai bambini malnutriti e attenzione ai malati.

Un lavoro complesso che ti fa incontrare drammi che a volte mettono a dura prova la speranza, ma che contiene tutta la ricchezza di vicinanza all'uomo.

Aldilà del lavoro, continua la presenza anche per la piccola Comunità Cristiana di Kompong Chhnang, sperando che con la chiesa nuova, pronta forse per giugno e situata nel "compaund" dove abitiamo, si possano maggiormente programmare anche delle attività.

Un'altra giornata… giunge al termine, negli occhi e nella mente, mentre rimangono stampate immagini, parole e interrogativi sul senso della vita, sulla forza che l'amore contiene, sul come contribuire a dare attimi di sollievo in situazioni di fatica estrema.

Sì, anche oggi la sua parte di sana inquietudine, porto custodita in me.

Durante l'incontro con lo staff del Progetto Salute mettiamo al centro dell'attenzione alcuni casi di persone malate incontrate in questi giorni per vedere come intervenire nel modo più appropriato. Decidiamo di andare insieme a far visita a due di loro e sulla via del ritorno alcuni momenti di silenzio racchiudono le fatiche incontrate.

Mol Hon, 42 anni, vedova da 4 anni, con due figli, 6 e 10 anni.

Dopo una camminata tra le risaie arriviamo alla loro casa e subito mi domando come quelle foglie potranno far fronte alla stagione delle piogge. Su un'amaca fatta di corda il bimbo di 6 anni col febbrone da qualche giorno. Appena Mol ci vede arrivare, lascia il campo e ci raggiunge. Avevo già visto la casa, poi il bimbo col febbrone…, pensavo di aver già incontrato i "problemi della famiglia". Ma a tutto ciò si aggiunge il fatto che Mol ha una brutta infezione al piede. Era già stata all'Ospedale di Emergency, a nord della Cambogia, un mese fa e le avevano detto che la situazione non sarebbe migliorata: unica possibilità l'amputazione del piede… Mol tiene intanto il suo bambino in braccio, avvolto in un tessuto cambogiano bagnato per tentare di abbassare un po' la febbre: per lei la priorità sono i suoi figli e se l'amputazione al piede le permetterà di sopravvivere e di poterli accudire, la farà…, del resto non ha neppure un familiare che potrebbe esserle d'aiuto in questo momento. Mi allontano guardandola e mi chiedo fino a che punto una persona possa reggere povertà, malattia, sofferenza, un futuro incerto per sé e per i propri figli.

Torniamo insieme all'auto e andiamo a trovare Chem Sambat, operata 20 giorni fa di tumore al seno in un ospedale di provincia. Vent'anni, orfana di entrambi i genitori, vive col fratello e la zia. Non sarebbe stato possibile per lei andare in ospedale se non aiutata da noi: 50 dollari per l'intervento, 15 dollari per il mangiare, poi i farmaci ed il trasporto…, qui il malato deve pagarsi TUTTO. È stata dimessa come se tutto fosse ok…, purtroppo non è così. Ha una brutta infezione, occorre tornare in ospedale. Con un incredibile sorriso ascolta i consigli che le vengono dati, nessun lamento nelle sue parole, ringrazia per la nostra visita.

Questo pomeriggio avrebbe dovuto esserci solo una riunione di routine, ma la vita ha fatto si che incontrassi Mol, il suo bimbo e Chem.

Questa è la Cambogia che oggi mi porto dentro e che, insieme a tutti coloro che ci aiuteranno, cercheremo di sostenere.

Eravamo preoccupati di dover restringere il nostro intervento del Progetto Sanitario per mancanza di fondi, ma la generosità di tanti ci sta incoraggiando e potremo lavorare come si era programmato di fare.

A chi ha preso a cuore questo pezzo di mondo un GRAZIE di tutto cuore da parte mia, dalla mia Comunità e da Padre Mariano.

Siamo nel tempo di Quaresima: auguro a tutti un buon cammino di cura interiore nel prepararci al Mistero della Pasqua che ci vede uniti in un Amore che supera fragilità e divisioni.

Stefania Agatea