ARCHIVIO PIME   ARCHIVIO PIME   IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

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LA VITA DI BUDDHA

Non vi sono documenti contemporanei circa il Buddha storico; durante la vita di Sakya o meglio, al tempo di Sakya, non vi furono documenti scritti, (non vi era nessun documento scritto), poichè a quel tempo gli Indiani non aveva nessun sistema grafico. Ma se essi ne avevano avuto uno, nessuno si sarebbe curato di scrivere qualcosa intorno a Sakya-muni; non vi era molto da scrivere intorno a lui. Ogni cosa scritta in tempi più posteriori, è pura invenzione. La sola cosa che noi conosciamo per sicura è che egli predicò e che egli morì. Perciò noi non conosciamo quando e dove egli nacque o quando e dove egli morì. La decisione in otto parti delle sue ossa, dopo la sua cremazione, e la leggenda circa l'erezione di dieci differenti tumuli funebri, stupa in dieci differenti e remoti luoghi (la nona tomba per il vaso di ferro, nel quale le ossa erano state radunate,e la decima tomba per le ceneri del fuoco devono essere state inserite nel Parinirvana-sutra per spiegare l'esistenza delle dieci differenti tombe, tutte reclamanti di essere la vere tomba del Buddha storico, supposta di essere stata eretta su lo stesso (esatto) luogo della sua morte. Il compilatore dell'ultima recensione del Pari-nirvana-sutra, eliminò il problema molte tombe con l'inventare una distribuzione delle reliquie subito proprio dopo la morte e la cremazione di Buddha, e così le tombe anteriori divennero legittimi monumenti per i pellegrinaggi buddisti; come pellegrinaggi a qualche reliquia del fondatore del Buddismo. Per lungo tempo, studiosi europei non considerarono Buddha come una persona storica, poiché non vi sono dati biografici nel Canone Pali, circa la nascita di Sakya-muni, la sua educazione e la sua famiglia. I pochi episodi biografici nella più vecchia collezione di libri buddisti, il Canone Pali, sono limitati alla sua illuminazione leggendaria, ai suoi molti inventati, ricostruiti e modificati discorsi e dialoghi, a e alla sua prosaica morte per dissenteria. Tutti questi pochi stravaganti e leggendari abbozzi pieni di apparizioni dal Panteon Hindu, sono raccontati nel Mahavagga-sutra del Vinaya Pitaka, e nel Digha e Majjhima-nikaya della Sutta Pitaka del Canone Pali. Nel Canone Pali non vi è mai menzionato il nome del padre di Sakya-muni, nè quello di sua madre; la madre è veramente completamente ignorata. I nomi del padre e della madre di Buddha (Sdhodana, Maya) furono inventati nei tempi post-cristiani, in taluni tardi lavori, come il Lalita-Vastara e Nidana-kata. Il Nidana-kata, che è un'oper extra-canonicale del canone pali, fu scritto durante il quinto secolo d.C. La recensione o l'invenzione del Lalita-vistara in sanscrito incominciò durante il terzo secolo d.C., fu arricchita dal qurto al sesto secolo ed ebbe il tocco finale al settimo secolo, quando fu compilata l'ultima versione cinese. Come fu possibile che i particolari storici circa la vita di un tanto uomo, come il fondatore del Buddismo, non furono tramandati oralmente dai suoi discepoli? Il Buddismo come noi lo conosciamo, non è il lavoro di Sakya-muni, ma quello del re Asoka e di monaci buddisti più recenti. Se,il re Asoka, avesse protetto i Jainisti invece dei buddisti, il Buddismo sarebbe totalmente scomparso. E così noi non conosciamo nessun particolare vero circa la vita di Sakya-muni, eccetto per la sua morte per colica, poiché non vi fu nulla di differente nella vita di Sakya-muni dalle vite degli altri asceti indiani.

Vi furono moltissimi peregrinanti asceti, i quali si comportavano nella stessa maniera del fondatore del Buddismo. Noi conosciamo almeno uno di essi, un contemporaneo di Budda, o meglio uno dei suoi avversari, di nome Vardhamana, fondatore dell’associazione semplice dei Jaina. Di Sakya-muni, come fondatore del Buddismo, noi possiamo solo supporre che egli nacque (nessuno conosce con certezza l'anno o il mese o il giorno della sua nascita) e noi lo possiamo dire con certezza che egli...morì. Dagli editti di Asoka appare che egli morì nell'anno 483 a.C.; questo è vero, solo nell'ipotesi che Asoka abbia conosciuto per certo l'anno della nascita di Sakyamuni. Ma poteva Asoka aver conosciuto simile data? Quali prove noi abbiamo della veridicità del suo rapporto? Sakya-muni apparteneva alla tribù dei Sakya. Il territorio dei Sakya fu ai piedi delle colline Nepalesi e il fiume Rapti. Al Sud-ovest vive la più forte tribù dei Kosala. E' solo nelle leggende più recenti che il padre di Sakya-muni è presentato come un gran re molto similmente egli era, di fatto, un coltivatore. Sakya-muni prima di divenire un girovago aveva solo un cavallo e un servo. Egli non fu un uomo ricco. Nessuno conosce il nome di sua madre, nè il nome di suo padre. Suo padre, nelle leggende post-cristiane è chiamato "white rice" (riso bianco) in ricordo d'essere stato un coltivatore. Suddhodana vuol dire riso bianco; Maya non è un nome indiano, sua madre non poteva avere un simile nome, esso appare molto più tardi, e solo nelle leggende più recenti, durante il periodo cristiano. E' riportato che Sakya-muni era sposato e che aveva un figlio. Ma anche questo è troppo strano. Se egli lasciò la sua famiglia all'età di trentacinque anni, egli doveva essere sposato già da più di 15 anni; egli doveva essere padre di molti bambini. E' detto che la madre di Sakya-muni era 45 anni alla nascita di Sakya; ma in India, ogni ragazza era una madre all'età di 12 anni o almeno 14 anni. Tutte le cose che la leggenda ha inventato intorno a Buddha, contraddicono i costumi di un’antica e preistorica India. Fino al tempo di Asoka, non vi erano re, palazzi, case di pietra, città, ma solo capanne di paglia, case di fango. (crf. gli scavi di Kapilavathu; cfr. anche Enciclopedia, intorno all'india). Quando Sakya-muni fu all'età di 35 anni, egli lasciò casa e cavallo, per divenire un mendicante errante (biku). Si suppone che egli avesse un'opinione differente intorno alla religione, in conflitto con il prevalente Brahamanesimo. Nessuno conosce di sicuro quello che egli andava predicando. Nell'editto di Asoka, solo una cosa è chiaramente menzionata: cioè di astenersi dal macellare molti animali, ma solo durante certi periodi. Sakya-muni non fu contrario al mangiare la carne: il suo ultimo cibo fu un piatto di carne di maiale. Egli morì quando era circa ottantenne, e dopo la sua morte i suoi discepoli trasmisero oralmente le poche cose che Sakya-muni era solito di dire. Da questo piccolo nucleo di parole e di episodi, crebbe nel corso di alcuni secoli, dopo il tempo di Asoka, l'intero corpo del Canone Pali. Asoka, nei suoi editti, menziona solo il luogo dove Sakya-muni nacque: Lumbini,e il luogo dell'albero, dove si suppone che egli abbia meditato, a Buddha-gaya. Ma Asoka menziona il luogo di un Buddha leggendario, anche perciò il suo racconto circa Mumbini è Budha-gaya è alquanto indebolito.

Dopo Cristo, e, senza contare il Canone Pali, fu mandato per iscritto, in lingua sanscrito l'intero ammasso del Mahayana-Sutra , che include la vita di Buddha del Asvagosa (The Buddha Ciarita), la leggenda di Buddha del Lalita e il Mahavastu.

La Leggenda di Buddha

La leggenda posteriore di Buddha non può essere considerata come storica nel senso scientifico della parola, dice Ananda Coomaraswany in "Budda and the Gospel of Buddhism". La leggenda è soltanto l'espressione di quello che più tardi i seguaci di Sakya-muni credevano circa il fondatore; essa è l'espressione di quello che la vita di Budda significò ai Buddisti. William Cohn, nel suo "Buddha in der kunst des Ostens" enumera i seguenti elementi come componenti la leggenda di Buddha nei tempi post-cristiani:

1. - La discesa dal cielo Tusita.

2. - L'incarnazione nella forma di un bianco elefante.

3. - La nascita di Buddha durante il viaggio di sua madre.

4. - La fanciullezza di Buddha.

5. - Il suo matrimonio.

6. - I quattro incontri.

7. - La fuga dalla casa o "la rinuncia".

8. - Le sue penitenze e meditazioni.

9. - L'abbandono di ogni austerità e la scodella del riso-latte miracoloso.

10. -La lotta con Mara.

11. -Il primo discorso di Benares sulla quadruplice verità e l'ottuplice sentiero.

12. -La morte di Buddha nel fiume Hiranyavati vicino a Kushinara.

Il Buddismo è cambiato in molti modi di vedere...il buddismo scritto dei Testi Pali è differente dal buddismo scritto dei Testi Mahayana in sanscrito, e ambedue sono differenti dal Buddismo di Asoka. Il Buddismo ammette e crede ogni divinità del Panteon indiano. Perfino Sakya-muni è divinità nel Anguttara Nikaya IV 36.

Tutte le sculture intorno al leggenda di Budda, furono fatte nei secoli post-cristiani. Il Bodhisatta di Matura, le statue greche di Gandara, il Budda nel suo Harem, a Gandara il suo primo sermone, il movimento della ruota a Gandara; la partenza (abbandono) dalla casa nella stupa ad Amaravati; la sua tentazione nelle sculture ad Amaravati; l'adorazione della ruota nella stessa stupa di Amaravati, tutte queste sculture furono fatte durante il secondo o terzo secolo dopo Cristo, o durante il quarto o quinto secolo. La stupa di Borobudur appartiene all'ottavo secolo; gli affreschi di Ajanta al quinto e sesto secolo. Il Buddha scolpito a Magada, Nalanda e Cambojà, al decimo, undicesimo e dodicesimosecolo dopo Cristo.

Le sculture a Sanchi non hanno nessuna relazione col Budda storico; esse riproducono solo sport, processioni, scene di guerra, o episodi della vita comune del popolo, erotici episodi di un popolo ricco, (Edmund Hardy, in"Konig Asoka").

Vi sono solo quattro piccole sculture in Sanchi che si riferiscono alla vita di Buddha: un elefante che simboleggia la sua concezione, una ruota che simboleggia il suo primo discorso; un albero come simbolo della sua illuminazione e un tumolo (stupa) come ricordo della morte di Budda. (A.Foucher;The beginnings of Buddhist art. Plate II). Ma sono questi quattro simboli, cioè l'elefante, l'albero, la ruota e la stupa(tumolo) realmente alludenti al Buddha storico, o a un qualche Buddha leggendario, che adombrano la formazione della famosa leggenda del Buddha storico? La stupa il tumolo di terra di Sanchi non fu eretta da Asoka, ma durante il seguente periodo Sunga. Sanchi non ha nessun episodio della vita di Buddha. Le prime stupe di semplice materiale, un rialzo di terra con un parapetto di legno. Un recinto di pietra è un’aggiunta più recente. A Sanchi nacque il primo missionario di Ceylon, il figlio d Asoka; il lavoro a Sanchi deve essere stato fatto dallla gratitudine dei devoti di Ceylon. Il solo lavoro, veramente fatto da Asoka, è l'ingrandimento di una stupa appartenente a un leggendario Budda Konogamani, e una colonna a Lumbini. La leggenda dice che Asoka voleva distruggere l'albero di Bodhy-gaya; egli non era un entusiasta del culto di quell'albero. Vi deve essere stato qualche movimento ostile contro Bodhygaya durante il tempo di Asoka: fu probabilmente durante il tempo di Asoka che una leggenda si formò intorno a Buddha che aveva acquistata la suprema illuminazione a Bodhygaya. Ogni studioso ora ammette per certo che Sakya-muni fu una persona storica; le scoperte nel 1898 d.C. di una piccola urna con le ceneri di tutti i Sakya massacrati dalla tribù dei Kosala, sarebbe la prova tangibile dell'esistenza di una tribù nominata Sakya. Ma ciò non solo è possibile, ma è perfino probabile che questa urna fosse una cosa fissata in tempi posteriori cioè durante il tempo di Asoka; la prova della fals ficazione è l'iscrizione dell'urna composta con l'alfabeto Asokano (vedi la figura in Hardy's "Konig Asoka" plate 34). L'alfabeto di Asoka fu sconosciuto al tempo di Sakya-muni, cioè due secoli prima di Asoka. Hardy dice che l'urna contiene alcune reliquie di Budda; altri studiosi dicono che essa contiene le ceneri dei Sakya. L'iscrizione è differentemente interpretata da differenti studiosi, come accade anche per le iscrizioni etrusche.

La sola cosa sicura è che l'urna di pietra appartiene al tempo di Asoka, cioè duecento anni dopo il massacro del clan dei Sakya.

Ma come fu composta una simile complicata leggenda intorno a un ordinario mendicante o Biku? Vi furono moltissimi Biku durante il tempo di Sakya-muni. Che cosa aiutò a formare la leggenda? I più vecchi elementi della leggenda furono forniti dalle leggende di altri persone leggendari, che potevano essere tracciate nei libri del Canone Pali. Alcuni nuovi elementi furono copiati dalle sorgenti cristiane. I più vecchi elementi sono presi dalla leggenda di un leggendario Budda Vipassi in Digha Nikays II.36 (Sacr.Books of the Buddhists vol.II). Dr. Hermann Oldenberg, una grande autorità in soggetti buddistici, dice che "una biografia di Budda non è arrivata a noi dai tempi antichi, dall'età dei testi Pali, e noi possiamo sicuramente dire che nessuna di tali biografie è esistita quindi "Oldenberg's Buddha traslated by Hoey p.78.or p.95 in the German original ("a biography of Buddha has not come down to us from ancient times, from the age of Pali texts; and we can safely say, no such biography existed then".)

I più vecchi documenti biografici

Il XXVI Ariya-Pariyesana-sutta del Majjhma Nikaya registra la più corta e più antica vita di Buddha dei tempi post Asokani. Le parole sono supposte di essere state dette dallo stesso Sakya-muni : " Sì, io stesso inoltre, nei giorni prima della mia piena illuminazione, quando io non ero che un Bodhisatta,… il pensiero venne a me perche perseguo quello che alla maniera di me stesso soggetto alla rinascita....? Venne il tempo quando io,essendo giovanissimo, con una ricchezza di capelli neri come il carbone, non toccati dal grigio, in tutta la bellezza della prima mia giovinezza, malgrado i desideri dei miei genitori i quali piangevano e si lamentavano, (perfino sua madre è supposta di vivere), tagliati i capelli e la barba, indossai la tunica gialla e andai via de casa, alla non case in pellegrinaggio. (nessuna menzione del cavallo e del servo). Un biku ora,in cerca del vero e nella ricerca di una eccellente strada alla pace, senza confronto, io pervenni da Alara- Kalama e dissi: "è mio desiderio, distinto Kalama di condurre la più alta vita in questa vostra dottrina e Regola. (Dharma e Vinaya). Resta con noi, o eminente persona, fu la risposta… subito, molto subito, io ebbi io ebbi il suo Dharma (la dottrina fino al "piano del Nulla)" a memoria…Io mi alllontanai (da Alara Kalama ) per andare nella mia via. Ancora in cerca della eccellente via della pace, io pervenni da presso Uddaka-Ramaputta e dissi: "è mio desiderio, o eminente, di condurre la più alta vita, in questo vostro Dharma e Vinaya (dottrina e regola).Sta con noi, fu la sua risposta, ecc… La sua dottrina apparteneva al "piano di né percezione nè non-percezione"... la dottrina non guidava alla Rinuncia, alla rinuncia, alla calma, (alla soppressione delle passioni), cessazione, pace, discernimenti, illuminazione e Nirvana. Io non presi (non mi piacque) la sua dottrina, ma andai via da lui e me ne andai per la mia via. Ancora in cerca della via della pace, io venni attraverso Magda, a Uruvela, così io mi sedetti giù; veramente un delizioso luogo con i suoi graziosi boschetti e chiari fiumi scorrenti, non lontano dal villaggio per il nutrimento… quivi io cercai, dopo la perfetta pace del Nirvana, che non conosce né la rinascita, né la corruzione, né la malattia né la morte, né sofferenza né impurità; questo io inseguii e questo io guadagnai ed ivi sorse dentro di me la convinzione, la penetrazione, (l'intuito) che ora la mia liberazione era assicurata, che questa era la mia ultima nascita né io sarei più rinato (di nuovo). Io sono arrivato, pensavo io, a questa dottrina profonda, recondita, difficile ad essere compresa … Devo io predicare la dottrina, e se gli altri la capirebbero? Ciò era per me una pena e una noia... mentre così io meditavo, il mio cuore era propenso a stare silenzioso, e non predicare il mio Dharma. Ma il dio Hindu, lo spirito di Brama Sahmpati venne a sapere quali pensieri passavano per la mia mente, ed egli pensò tra sé: il mondo è interamente rovinato poiché il cuore del Tathagata (he who has thus come or gone) inclina a restare quieto e non a predicare la sua dottrina… perciò così inapsettettatamente come un uomo forte può distendere o può ritirare le sue distese mani, Brahma Sahmati scomparve dal mondo di Brahma (il cielo) e apparve a me. Egli venne verso di me con la sua spalla destra scoperta e con le mani giunte (in atto di preghiera) stese verso di me in riverenza dicendo: "possa piacere all’onorevole, possa piacere alla distinta persona, predicare la sua dottrina… dopo ciò, io feci a Brahma Sahamapati le risposte in questi versi: Nirvana's doors: stand open wide to all with ears to hear. Discard your outworn creeds, the weary task ahead made me forbear to preach to men my doctrine's virtues rare.

Disse Brahma Bahampati: "il mio compito è di assicurare la predicazione della dottrina dall'eminente (the worth) e così dicendo, con la dovuta riverenza e tenendo la sua parte desta verso di me come se egli passasse, egli scomparve a quel tempo e luogo. Ora io mi domandai a chi per primo avrei dovuto predicare la dottrina e mi venne il pensiero che vi era Alama Kalama, un’informazione tuttavia tuttavia mi venne portata dagli dei che era morto sette giorni prima, mi venne il pensiero che vi era Uddaka Ramaputta, il quale era un dotto, notizia, tuttavia fu portata a me dagli dei che egli era morto ieri a mezzanotte. Di nuovo mi domandai, a chi per primo dovevo predicare... mi venne il pensiero che vi erano cinque biku (mendicanti) i quali mi aveva servito così bene nelle mie difficoltà per purificarmi da me stesso (dall'io): penso io di cercarli per essere i miei primi ascoltatori? Volendo sapere dove essi fossero, io vidi col mio celestiale occhio il quale è puro e sorpassa di molto l'occhio umano, quei cinque biku, che abitavano a Benares nell'Isipatana parco dei cervi. Così, a quel tempo io mi fermai finché mi piacque a Uruvela, cominciai il viaggio come un pellegrino che cerca l'elemosina, per Benares. Nella via principale dal Bo-tree a Gaya, il mendicante Upaka mi vide e disse: eminente, chi è il tuo maestro? di chi è la dottrina che tu professi? Io risposi: "all vanquishing, all knowing am I … the Arahat am I teacher supreme, … I seek the Kasis’ city, there to start my doctrine’s wheel.

Disse Upako: "stando alla tua rivendicazione, tu saresti il conquistatare universale". Io risposi: io sono il conquistatore (vincitore). Ma Upaka il mendicante (ajivika) disse: "Può essere signore, e scuotendo la sua testa prse una differente via e se ne andò. Io pervenni, alfine, a Benares, al parco dei cervi di Isipatana, nel quale erano i cinque mendicanti. Da lantano essi mi videro; Ecco viene il recluso (eremita) Gautamo, l'uomo pieno ai cibo... noi non dobbiamo accoglierlo... Ma come io mi feci più vicino, quei cinque mendicanti vennero avanti per liberarmi dell Ciotola e vestiti...indicarono il posto...portarono acqua per lavare i miei piedi. Ma essi si rivolsero a me col mio nome, così io dissi: "Mendicanti, non rivolgetevi a Tathagata col suo nome l’ Arahat (worthy) tutto illuminato è il Tathagata (thus gone)… Io riuscii a. convincere i cinque; io istruii due di essi, mentre gli altri tre andarono fuori per l'elemosina... oppure io istruivo i tre mentre i due andavano per l’elemosina e così sorse nell’interno di loro la convinzione...che questa era la loro ultima nascita, né sarebbero essi più nati di nuovo. Cinque (quintuplo) sona i piaceri dei sensi, i mendicanti, tuoi reclusi o brahmini i quali partecipano di questi piaceri sono da considerarsi come esseri alla mercé del maligno (male) (Mara, il demonio) … come un cervo nella trappola (rete) essi sono alla mercé del demonio. Ma tutti i reclusi (mendicanti) e brahamini i quali partecipano del quintuplo piacere (dei cinque piaceri) senza avido golosità (avidità, desiderio) sono da ritenersi come non essendo alla mercé del demonio (Maligno). Un mendicante che entra nella prima estasi è detto di avere ingannato (accecato) Mara (il demonio) (fine della citazione del Majjh. Nik.)

La sutra continua delucidando in quali casi il monaco buddista non è alla mercé di Mara, il diavolo, e, in questo modo il diavolo è menzionato per dodici volte. Inoltre la sutra, non menziona neppure la famosa tentazione che è così cospicua nelle più recensioni dell'illuminazione di Buddha. Perciò tra le molte biografie del Buddha, che sono state inventate nei tempi post-asokani, quella che noi abbiamo letta ora nelle ventisei sutra del Majjhima Nikaya, deve essere la più vecchia recensione di qualunque vita di Buddha. Ancora, ma essa non costituisce del materiale storico esclusivo: il dio hindu che viene giù dal cielo per pregare Buddha a predicar il dharma, una delle molte invenzioni dei monaci nei tempi post-asokani. Perciò anche gli elementi di questa breve biografia non possono essere ritenuti come vera storia: i primi cinque discepoli, sono essi personaggi storici o fittizi? Fu Benares il luogo del primo sermone? E' Uruvela (o bodny-gaya) veramente connesso con lo storico Sakya-muni? Ignorabimus. I monaci buddisti che composero questa prima biografia non conobbero nulla di qualsiasi miracolosa nascita di Buddha, nè alcune degli eroici fatti della giovinezza né della allegata tentazione alla sua illuminazione. Tutti i meravigliosi elementi della leggenda di Buddha sono molto più recenti di questo primo tentativi di una biografia. Fu la tentazione di Buddha inserita nella sua leggenda dopo la divulgazione del Vangelo lo cristiano in India?,cioè, nel primo secolo o nel secondo secolo dopo Cristo? Un tale capitale elemento, come una tentazione deve essere stato inserito nelle successive leggende e vite di Buddha, deve aver avuto una ragionevole causa, deve essere stato provocato da esterni elementi. Tale elemento può essere la narrazione della tentazione di Gesù, ciò spronò qualche monaco buddista a inserire un simile prezioso episodio in una più recente vita di Buddha. La tentazione di Buddha gioca un grande ruolo e rappresenta una grande norma nella Lalita-Vistara in sanscrito dell'era cristiana e nella recensione Pali della vita Budda Nidana-katha scritta durante il quinto secolo dopo Cristo; il tredicesimo libro del Buddha-ciarita, di Asvaghosa, è la descrizione della tentazione di Mara; il poema Asvaghosa intorno alla vita di Buddha fu scritto durante il secondo o terzo secolo d.C. e non durante il primo secolo della nostra era, poiché Kaniska,un contemporaneo di Asvaghosa, appartiene al secondo secolo o terzo secolo, Kaniska divenne re l’anno 125 d.C. o più tardi. E vi furono sei differenti Asvaghosa e ogni cosa che à detta circa il poeta Asvaghosa (il quale scrisse il Budda-ciarita, è metà, leggendario. Gli ultimi quattro capitoli del Ciarita di Asvaghosa furono scritti da un moderno Nepalese, Amritanonda nel 1830 d.C.

Nel Nidana Katha, Budda ha il privileggio di essere battezzato; "Ora nel quinto giorno,(dopo la sua nascita) essi lavarono la testa del bambino, dicendo: "compiamo il rito di cercare un nome per lui". Anche ammettendo che in alcuni monasteri vi furono alcune sutra scritte durante il quinto secolo dopo Cristo, tutti gli altri monasteri avevano speciali ripetitori (bhanaka) , il cui Compito era di tramandare oralmente le sutra canoniche. Il Nidana-katha nella recensione scritta del quinto secolo dopo Cristo, riporta l’esistenza di tali ripetitori. Il libro riferisce come il futuro di Buddha vede in differenti giorni un primo vecchio uomo, e quindi, di nuovo un ammalato, e ancora una volta un morto e infine un monaco. Il futuro Buddha, dopo simili incontri, accarezza il pensiero di rinunciare al mondo. E qui viene la famosa frase: "I ripetitori del Digha Nikaya tuttavia, dicono che egli vide tutti e quattro i presagi (vecchio, ammalato, morto e biku) nello stesso giorno, e perciò fece secondo la sua volontà" (Buddhist Birth stories or Nidhana Katha by Rhy Davids, recise ed. p. 168). Questa è una prova chiare che anche nel quinto secolo dopo Cristo, le sutra furono trasmesse oralmente nel Ceylon; la stessa sorte di cose è riferita come esistente in India nel quinto secolo. I monaci Buddhisti avevano la possibilità di aumentare le loro sutra anche nel quinto secolo della nostra era. Essi dovevano avere imparato molti episodi circa la vita di Cristo dai cristiani in Madras, cristiani siriani appartenendo alla Chiesa che è stata fondata dall’ apostolo Tommaso. Vi sono oggi quattro differenti chiese cristiane siriane nel Malabar, ciascuna delle quali rivendica di essere l’originale chiesa fondata da S. Tommaso. I Buddhisti non dovevano ignorare una dottrina che si era insediata tra Ceylon e Magada; qualche intraprendente monaco Buddhista aveva una buona occasione di imparare nuovi meravigliosi episodi da aggiungere alla sempre crescente leggenda di Buddha. Solo in questa maniera poteva essere aggiunta la frase biblica: "l ciechi recuperano la vista, i sordi odono il rumore, i muti si parlano l’uno all’altro, gli storpi divengono diritti, i zoppi camminano" nel Nidana o vita di Buddha scritta in Ceylon. Se avesse Fa-hien viaggiato dal Bengala al Sud dell’India invece di navigare diritto a Ceylon, egli avrebbe riferito alcune cose interessanti circa i Cristiani a Malabar. Anche i Giudei avevano sinagoghe a Malabar; essi erano di due specie: I Giudei Bianchi, poiché erano stati a Malabar solo per alcune generazioni, e i Giudei "Brown" (bruni) supposti discendenti dei colonisti i quali arrivarono a Malabar prima di Cristo, da Babilonia. Essi avevano titoli come i Siriani e Musulmani del Malabar, conferiti a loro dai Maharajas del Malabar dai tempi antichi; essi avevano privilegi che datavano dal terzo secolo d.C. L’Antico testamento della Bibbia fu perciò in Malabar anche prima che le sutra buddhiste fossero affidate alla scrittura (Allien Creeds in Malabar by Eralil A. Varghese) Noi abbiamo visto la XXVI sutra del Majjhima Nikaya, quasi nella sua integrità; ma gli stessi particolari biografici circa l’illuminazione sono riferiti, con alcune varianti nella sutra XXVI del Majjhima Nikaya e ultima di tutti nella centesima sutra del Majjhima Nikaya. I particolari biografici della quarta sutra il Bhava-bherava-sutta, riferisce che prima dell’illuminazione, il futuro Buddha andò ai templi molto frequentati e nelle foreste, per esperimentare pura, timore, spavento e terrore come i monaci tibetani. Dopo che egli vinse paura, spavento attraverso le quattro estasi dell'illuminazione e richiamò, ricordò tutte le sue diverse esistenze del passato, quindi egli si applicò alla conoscenza (scienza) dell’estirpamento del cancro del piacere, della continua esistenza e della ignoranza, e così egli divenne alla conoscenza della sua liberazione con nessuna rinascita. In questa sutra il futuro Buddha ha il none di Gotama. La XXXVI sutra del e la IV sutra, che quando il futuro di Buddha era giovane con capelli nero-carbone, si allontanò dalla casa, studiò con due maestri, Alara Kalama e Uddaka Ramaputta; Ma nella 36° sutra egli pensa che un verde bastone nell'acqua non è buono per accendere un fuoco, né un bastone verde sulla terra secca (asciutta); solo un legno secco può accendere un fuoco. Dopo una simile profonda allegoria inventata per la prima volta dal futuro Buddha, il futuro Buddha compio lo Yoga, o una meditazione senza respirare, con denti serrati, con la lingua serrata (compressa) contro il palato fino a che il sudore gronda dalle ascelle. Alcuni dei disse che egli era morto; mentre altri dicevano che egli era un Arhat, un santo pio uomo e che gli Ahrats vivevano in quella maniera; degli dei vennero da lui, pregandolo di smetterla, oppure essi avrebbero nutrito lui attraverso i pori con celesti essenze per tenerlo vita. Dopo ciò, il futuro Budda mangiò così poco, che il suo corpo, come esposto nella sutra XII del Majjhima Nikaya, pieno di sudiciume e sporcizia cascò da sé; egli è supposto di sussistere-mantenere in vita nel suo stesso letame e urina, come un mangiatore di sudiciume; e quando la neve cadeva,egli restava, durante la notte, all'aria aperta, ma durante il tempo d'estate egli faceva sua dimora sotto il sole cocente, e si vantò di aver composto simili versi, mai fino allora detti ad alcuno: "Now scorched, now frore, in forest dread, alone, naked and frieless,set upon his quest, the hermit battles, purity to win. In un terreno ossoso (ossario), egli venne fatto di dormire con ossa carbonizzate per cuscino. L'autore della sutra ha inventato che ragazzi che pascolavano greggi sputarono sopra il futuro Budda e orinarcno sopra di lui, e lo colpirono immondizie e ficcavano pezzetti di legno dentro le sue orecchie. E iI futuro Budda è supposto di essersi vantato (di aver detto vantandosi): "So posed in equanimity I was, that never did let an evil mood arise against them within me".

Egli viveva di un solo frutto al giorno, dice l'autore della sutra, e poiché mangiava così poco, le sue membra crescevano simili a nodose giunture di avvizzite piante rampicanti, il suo diminuito deretano era simile ai zoccoli di un bufalo; la sua colonna vertebrale spinale era simile alle contorsioni di una corda; le sue scarne costole erano simili ai decrepiti travicelli di un soffitto cadente, i suoi brillanti occhi guardavano infossati e lontano nella profondità delle loro orbite, erano simili a raggi radiosi nell'acqua sprofondata nella profondità del pozzo, il cranio della sua testa si restringeva come la superficie di un campo solcato arato si restringe e si raggrinza sotto il calore, se egli cercava di toccare il suo ventre era la sua spina dorsale che egli trovava nella presa; se egli cercava di palpare la sua spina dorsale, egli si trovava a stringere la sua pancia (tutta l’intera cosa è certamente un bel poema inventato dall'autore della sutra) e tutto questo perché
egli mangiava così poco, e così avvenne che i peli del suo corpo cadevano via sotto le sue mani, putridi alle loro narici. Il futuro di Buddha ora è sicuro, che egli è stato nel cielo più alto, egli mai sarebbe tornato sulla terra. L’autore della XII sutra era così scandalizzato, disgustato, per quello che egli aveva inventato, che l’ha chiamata: the grisly discourse: Mahasihanda-sutra (orribile discorso). Questa XII sutra incorporata nella XXXVI sutra, la quale continua con altri episodi supposti di avere avuto luogo prima dell’Illuminazione: il futuro Buddha è fatto di dire: "con tutte queste severe austerità, io non sono riuscito a oltrepassare gli ordinari limiti
umani ed elevarmi alle più alte nobili comprensioni e visioni.

Vi sarebbe un’altra via (sentiero) dell’illuminazione. Ed egli ricorda le terre di suo padre, il Sakiano (Sakyan), l'autore della sutra XXXVI non corobbe nessun altro nome per il padre di Buddha, egli lo chiama semplicemente Sakyan e la fresca ombra di un albero di mele rasacee, e dice:"non è una cosa comoda, facile, di conseguire quella felicità con un corpo così emaciato, lasciatemi prendere un po’ di cibo solido, riso e giuncata". Quando i cinque mendicanti videro il futuro Budda mangiare riso e latte coagulato, lo lasciarono disgustati dicendo: "che la voluttà (lussuria) lo aveva conquistato"; e così essi se ne andarono via. L’autore di questa sutra non conosce ancora circa il miracoloso latte spremuto da mille vacche in una sola vacca, come nella più recente Lalita-vistara, pag.258, del Foacaux o nella Leggenda Birmana di Gautama del Bigandet: una ragazza stava mantenendo, custodendo, mille vacche in un posto. II latte delle mille vacche fu dato a cinquecento vacche; queste a loro volta nutrirono col loro stesso latte duecentocinquanta vacche, così di seguito, in una proporzione diminuente fino a che accadde che sedici vacche nutrirono altre otto vacche col loro latte. Così queste otto vacche diedero un latte squisito, dolce, fragrante oltre ogni descrizione. Altre divinità infusero nel latte miele e comunicarono a ciò una fragranza tale che simile non si può trovare nella abitazione degli uomini. Ed è circa questo latte che il Re Milinda pone una domanda a Nagasena, poichè gli Dei infusero miele, vita che dona miele, in quest’ occasione solo e sul cibo che Buddha mangiò il giorno che egli morì. Avendo mangiato cibo solido, dice la sutra XXXVI del Majjhima Nikaya, il futuro Buddha entrò ipso facto nella prima estasi, la seconda, la terza, e la quarta. Egli ricordò tutte le sue precedenti esistenze (come nella sutra IV,) di cento mila nascite e con il suo occhio celestiale, come nella sutra IV, egli vide le cause del male e come estirparle. La XXXVI sutra finisce improvvisamente con due strane conclusioni: il mendicante Gotama, l'arhata, il tutto illuminato, ammette egli che egli Sempre dorme durante il giorno?(dayme), e così continua an trattato circa lo stupore (la fine della sutra XXXVI del Majjhima Nikaya). Questa sutrta è messa in scritto con alcune forti e volgari parole, menziona spiacevoli cose, ma alcuni libri buddisti, come il Jataka (favole delle vite anteriori di Buddha) vanno all’eccesso col dipingere il futuro Buddha come un mezzano che aiuta a sedurre e a rapire una fanciulla durante il suo viaggio nuziale alla del suo fidanzato (in Jataka 536). Il jataka 536 dipinge (descrive) Budda come uno che disprezza ogni donna con questa morale: "one should not put trust in women nor praise them" e " as lion fed upon raw flesh and blood.. .in other's hurt will his chief pleasure find, such like are women". E "verely, these creatures are not mere harlots or street walkers, they are not so much strumpets as nurderesses". (Gli inventori di una simile strana letteratura non avevano una buona madre o qualche buona e virtuosa sorella?).

Il medesimo JATAKA n° 536 riferisce sette differenti storie per dimostrare che ogni donna è spregevole.

1) - La principessa Canha (pronuncia come l'italiano cagna) figli del re di Kosala aveva cinque mariti (cinque figli del re Pandu) ma i suoi affetti erano fissati ad un sesto uomo, uno senza testa, storpio, nano. Il futuro Buddha era uno d cinque mariti, A jjuna.

2) - La seconda storia è circa la bianca monaca (setasamani, una monaca Jain?) Saccatapavi, in Benares. Ella era così famosa per le sue penitenze, che la sua fama (fu propagata lontano) riluceva lontano come fosse la luce del sole e della luna, e i nativi di Benares, se essi starnutivano o inciampavano dicevano: "Sia lode a Saccatapavi". La storia è molto lunga, ma per farla breve, è sufficiente di dire che ella si diede ai liquori, e sposò un orefice; ma questo orefice era il nostro futuro Buddha L'intero fatto è basato su di una scommessa; un'altro orefice, abituato a bere, nel vomitare disse "Lode sia a Saccatapavi". Il futuro Buddha come un orefice fece una scommessa per mille monete per essere abile a liberare Saccatapavi, allegro di vino, dopo sette giorni, e vinse. La prima storia è stata inventata da qualche monaco, allo scopo di disprezzare il clan dei Kosala, col dare la figlia del loro re, simultaneamente, a cinque mariti. La seconda fu inventata per disprezzare qualche sorta di monache non appartenenti all'ordine buddista. I Kosala sono supposti di aver massacrato l'intera tribù dei Sakyani al tempo quando Sakya-muni era ancora vivo; e perciò come nemici dei Sakya, essi sono dipinti con colori neri, essi sono rappresentati come scellerati in ogni storia. Il monaco che inventò simili storie ignora completamente la tanto decantata "carità buddista" (che abbraccia tutti), una frase inventata da studiosi europei.

3) - La terza storia è circa una principessa Kurangavi, la quale sposò il re di Kosala (l'odiato nemico dei Sakya; ancora), ma Kurangavi si condusse male con un maestro e questo maestro non era altro che il nostro futuro Buddha. Così, in questa Jataka il futuro Budda è presentato come un adultero. Questa storia anche, è supposta di essere uno schiaffo morale ai Kosala; deve essere stata inventata per quello scopo, ma il colpo torna in dietro alla figura di Buddha, come la saliva nella sutra delle 42 sezioni.

4) - Nella quarta storia, noi abbiamo ancora il re Kosala; sua moglie cade in amore con un giovane bello (elegante) bramino di nome Pancia-lacanda e si comporta male con lui. Questa corta prefazione serve all'autore del Jataka per fare delle lunghe liste su le cattive qualità, delle donne. " On eight grounds a woman despises her husband: for poverty, sickness, old age, drunkenness, stupidity, carelessness, his attending at business, neglecting every duty towards her;" " one nine grounds does a woman incur blame": a woman dressed in smart cloth vest, dram drinking apt to roam, or standing before her door, to stare about with idle gaze etc., in nine such ways corrupted soon from path of virtue strays. And in forty different ways a woman makes up a man; (a very long list of everyday Happening) she dances her boy up and down, she plays with the boy, she kisses and makes him kiss her, she shakes her dress, exposes her leg, she pinches her lip, she closes her eye, etc. And the twenty-five ways to know a wicked woman: she praises her lord's absence, she rejoices not in his return etc. "As groves are made of wood, as streams in curves and windings flow so, give them opportunity, all women wrong will go. Yea, give them opportunity and secrecy withal and every single woman will from path of virtue fall." Appare che il monaco buddista di Ceylon, il quale scrisse questa Jataka non conobbe una singola donna buona. Vi devono essere stati molti di simili monaci buddisti. Nessuna meraviglia che alle donne non era concesso di entrare, fino al tempo del Meiji, alle Pagode Koyasan e altri grandi famosi Templi buddisti in Giappone.

5) - La quinta storia del Jataka N° 536, è quella in cui il futuro Buddha fa la parte di un mezzano. Tutti i Kataka furono scritti per dimostrare che una grande quantità dei Buddha li aveva acquistati nelle sue vite precedenti. E' in base di tali meriti antecedenti che Sakya-muni è detto di essere divenuto un Buddha, un illuminato. Ma che razza di merito è quello di sedurre una povera ragazza? Il valore (misura) del senso etico dei monaci, che non esitarono a inventare o ascrivere al futuro Budda vili (bassi episodi), deve essere stato molto povero in verità. La favola Jataka riferisce che Kandari, un leggendario re di Benares aveva per cappellano (elemosiniere) il futuro Badda, un bramino di nome Pancia-lacianda. Vicino al palazzo del re dimorava un infelice storpio. La regina guardando fuori dalla finestra lo vide e concepì una passione per lui. Quando il re si era addormentato, lei si alza e ponendo ogni sorta di squisiti cibi in un vassoio d' oro, lei scendeva attraverso finestra, per mezzo di una corda e saltando su di un albero, lei si lasciava cadere giù dall’altra parte della parete del giardino, dava il cibo allo storpio e peccava con lui. Lei era la sola moglie del re; ma lei realizzava (riusciva) ad andare fuori ogni notte. Il bramino Pancia Lacianda era un vero sapientissimo uomo (come futuro Buddha era nel suo diritto di essere pieno di sapienza); egli aveva alcuni indizi che qualche cosa era corrotto e sbagliato nella condotta della consorte del re; ed egli parlò al re. Kandari, il re non chiamò la polizia, egli fece un buon l avoro come un agente segreto seguendo la regina nei suoi passi, egli portò la sua fermata vicino all’albero e osservò ogni cosa; il giorno seguente egli disse al bramino: "Amico, voi diceste la verità, va e abbi la sua testa staccata (stacca la sua testa con un colpo). Ma il futuro Buddha aveva un’altra idea: "Sire, non essere adirato con la regina. All women are just the same (tutte le donne sono proprio le stesse). Io mostrerò le loro malvagità e falsità. Venite, cammuffiamoci (travestiamoci) e andiamo attraverso il Paese (Regno). E cosi essi attraversarono tutta l'India. Un giorno, (Boccaccio ha la sua copia negli autori di alcune Jataka), il re e il futuro Buddha erano seduti vicino alla strada maestra. Un certo signore di proprietà, il quale stava celebrando une festa nuziale per suo figlio, aveva seduta la sposa in un carro chiuso e la stava accompagnano con una grande scorta. Nel vedere questo, il bramino disse al re: "Se vi piace (se volete), voi potete far sì che questa fanciulla si conduca con voi". Che cosa dite, o amico mio? Con questa scorta la cosa è impossibile". Bene dunque, vedi questo mio signore? e andando avanti il futuro Buddha eresse una tenda dalla forma di paravento,non lontana dalla strada maestra, e collocò il re dietro la tenda, egli stesso sedette al lato della strada, piangendo. Quindi il gentiluomo nel vedere ciò disse: "Perché amico, stai piangendo? "Mia moglie, egli ripose, era gravida con un bambino ed io partii per un viaggio, per portarla alla sua casa, e mentre ancora in via, le sue angosce la sorpresero ed ella è nell’afflizione dietro il paravento, ed ella non ha nessuna donna con sé e io non posso andare da lei ed io non so cosa potrà accadere". "Non piangere, vi sono numerose donne qui: una di esse andrà da lei, disse il gentiluomo". "Bene, allora lascia che vada questa fanciulla, sarà un felice presagio per la ragazza" disse il futuro Buddha. Il gentiluomo pensò: "Quello che egli dice è vero; sarà una cosa propizia (un auspicio) per la mia figlia in legge. Ella sarà benedetta con numerosi figli e figlie" e la portò lì. Passando dentro al paravento, ella cadde nell’amore (si innamorò) e prima vista col re e si comportò male con lui, e il re diede il suo anello firmato. Così quando l’opera fu fatta, ed ella venne fuori dalla tenda, essi diedero a lei: "A chi ella ha dato la vita?" "Un ragazzo di colore oro". Così il gentiluomo la prese e la portò via. Il futuro Buddha disse al re: "voi avete visto, o sire, anche una giovane ragazza è perfino corrotta. Quanto più dovranno esserlo le altre donne! Avete dato a lei qualche cosa?". "Sì ho dato a lei il mio anello". "Io non permetterò che lei lo tenga", rispose il futuro Buddha. Il futuro Buddha seguì in fretta e raggiunse il carro, e quando essi dissero: "Qual è il significato di questo?" egli disse: "questa ragazza partì con un anello che la mia moglie bramina aveva sotto il suo guanciale: restituite l’anello o signora: nel consegnarlo ella graffiò la mano del bramino dicendo: "prendilo, sei un furfante disonesto". Così il bramino futuro Buddha in varietà di maniere, mostrò al re che molte altre donne erano colpevoli di cattiva condotta. Essi attraversarono tutta l’India ed essi dissero: "All women will be just the same" che cosa sono per noi? Torniamo indietro". Ed essi tornarono a casa a Benares, la regina fu cacciata dal palazzo, e il re cercò un’altra regina-consorte (fine del racconto).

Che sorta di moralità voi vedete in simile racconto? Il futuro Buddha disse: "All women are vicked: it is their nature. Forgive queen Kinnara (tutte le donne sono deboli; ciò è la loro natura. Perdona alla regina Kinnara). E così ella non fu uccisa, ma soltanto scacciata. Ma le ultime parole della povera ragazza, "Take it, you rogue": è un epiteto non trovato in altri libri, tra i titoli dati al futuro Buddha.

6) - Nella sesta storia, il futuro Buddha è un re col nome di Baka (sic.). Vi è una lunga storia, come oggi egli venne a conoscere una ragazza, Pancia-papa con belle mani. La ragazza divenne la capo-consorte dell’harem di Baka, ma dopo un intrigo Pancia-papa fu messa in una barca e lasciata alla deriva del fiume. Un altro re, Pavariya, la salvò e la riportò alla posizione di regina-capo. Baka, sentendo quello che era accaduto, riuniì l’esercito e spedì un messaggio all’altro re; o cedere la sua moglie o fare battaglia. Ma i consiglieri dissero: "Per causa di una donna non è necessario morire". Dopo la debita deliberazione, ambedue i re fabbricarono città sulle opposte rive del fiume e misero ivi la loro residenza. La donna Pancia-papa accettò la condizione di capo-consorte dei due re (di ambedue i re) ed essi furono ambedue infatuati di lei. Ora ella abitava sette giorni nella casa di uno di essi, e quindi passava su di una barca all’abitazione dell’altro, e quando nel mezzo del fiume ella si comportava male con il pilota, il quale guidava il vascello, uno zoppo e cattivo uomo (e così il futuro Buddha ha una moglie in comune con un altro uomo). Wife of Pavarika and Baka too, two kings whose lust no pause or limit knew yet sins with her devoted husband’s slave with what vile wretch would she not misbehave? In questa maniera noi abbiamo visto alcune storie buddhiste, che sono più scandalizzanti che le descrizioni di alcune penitenze supposte di essere state compiute dallo storico Buddha nella sutra n° XXXVI o nella sutra n° XII del Majjhima Nikaya. Lo schizzo biografico della sutra LXXXV, il Bodhi-rajakumara-sutta sulla vita di Buddha, è lo stesso che nella sutra XXXVI di Majjhima-Nikaya. Nel complesso la sutra n° 85 fu scritta per insegnare, o per inculcare confidenza verso il maestro, allo scopo di essere atto a imparare le vie di Buddha. Vi è un’altra sutra, il n°100 del Majjhima-Nikaya, il Sangarava-sutta, che ha alcune note biografiche su Buddha, ma questa sutra n° 100 è troppo identica con gli episodi biografici della sutra n° 36 e n° 4 del Majjhima-Nikaya. La sola cosa curiosa della sutra n° 100 è la parte finale del dialogo; il giovane bramino Sangarava, dopo avere sentito Buddha che lodava sé stesso narrando i suoi fatti eroici dice: "Fruitful indie and noble was your striving, worthy of an Arhat (holy man) all enlightened. Now are there gods? Buddha responds: "I knew off hand there were gods". "Why do you give that ansie to my question Gotama?" Is it not false and untrue?". And Buddha ansie again: "Anyone who, when asked if gods there be, answers that there are gods and that he knew off hand there were; why anyone of intelligence must come irresistibly to the conclusion that there are gods." "Why did you not make it clear at the outset, Gotama?". "The world is loud in agreement that there are gods, etc. Fine della sutra n° 100. Perciò noi non abbiamo ragione di dire che il Buddhismo è ateo.

La Nascita di Buddha

Nella Sutra della Majjhima Nikaya, non vi è di nulla di straordinario, nè miracoloso nell’educazione (illuminazione) di Budda: il diavolo non tenta Buddha e quando Buddha parla di sé stesso nel Majjhima-Nikaya, egli mai menziona i quattro incontri col vecchio, l'ammalato, con uno persona morta e il biku (mendicante). La sua partenza dalla casa è del tutto semplice: non è menzionato nessun figlio, né servi né cavalli. Dove, gli autori di biografie più recenti presero il materiale per un’elaborata fuga da casa e i quattro incontri? Fu dalla vita di un'altro Buddha leggendario, di nome Vipassi, come riportato in Digha Nikava N° 14. Ogni cosa che è scritta circa Vipassi, è stata inserita nelle biografie più recenti come parti essenziali della vita dello storico Sakaja-muni, come realmente appartenenti alle esperienze del Buddha storico. Se noi prendiamo le cose più importanti dalla Sutra n°14 del Digha-Nikaya, vi è riferito che Vipassi, un Budda di novantuno aeons (un periodo di tempo troppo lungo per essere misurato) periodi (come dire, un uomo di 91 eternità fa) era nel cielo della delizia; da cui egli discese nel seno di sua madre.

Sua madre, come di regola viveva in un godimento prodotto dai cinque sensi. Questa è la regola (ella non è una vergine). La nostra sutra XIV del Dhiga-Nikaya, ignora un elemento essenziale della concezione come viene riferito nelle leggende più recenti scritte durante l’era cristiana: un futuro Buddha discende dal cielo sotto forma di elefante e così egli entra nel seno di sua madre. Il Nidana-Katha del 5° secolo presenta la concezione nella seguente maniera: "il futuro Buddha, camminando intorno al boschetto delle letizie nel cielo, Tusita, circondato dagli dei che ricordavano i suoi meriti acquistati partì di là e fu concepito nel seno della grande signora Maya. Allo scopo di spiegare questo meglio, la seguente è la relazione nei più particolari dettagli (tale è la compilazione del Nidana). A quel tempo, è detto che fu proclamata la festa di mezza-estate nella città di Kapilavastu durante i sette giorni prima della luna piena, la signora Maya prese parte alla festa, libera dall’ubriachezza (free from drunkenness) al settimo giorno ella entrò nella sua magnifica stanza, e sdraiandosi sul suo letto reale ella cadde addormentata e sognò questo sogno: I quattro guardiani (custodi) del mondo, sollevandola nel suo letto, la trasportarono alle montagne dell'Himalaya la lavarono (la misero in un bagno), la unsero (con olio) la ricoprirono di fiori quindi il futuro Buddha, che era divenuto un superbo bianco elefante discese si avvicinò a lei dal Nord. Portando nella su proboscide d'argento un bianco fiore di loto ed emettendo un grido di grande portata (un grandissimo grido), egli entrò nella casa d'oro (nel palazzo d'oro) e facendo una riverenza al letto di sua madre, egli gentilmente (adagio) percosse il suo fianco destro e sembrò di entrare nel suo seno. "Così egli fu concepito alla fine del festival di mezza-estate. Il giorno seguente, essendosi svegliata dal suo sonno ella raccontò il suo sogno al raja ect.."(fine della citazione dal Nidana-katha). Per l'autore del Buddha-ciarita in sanscrito, Asvaghosha, un ordinario bianco elefante non fu sufficiente; egli ne inventò uno con sei zanne; quindi staccandosi dalla folla degli esseri del cielo Tusita, e illuminando i tre mondi,il più eccellente dei Boddhisattva, improvvisamente entrò a un pensiero nel seno di lei, simile al re-serpente che entra nella caverna di Nanda. Assumendo la forma di un enorme elefante bianco, simile all'Himalaya, provvisto di sei zanne, con la sua faccia profumata con icore producente fiori egli entrò nel seno della regina dei re Suddhonada, per distruggere i mali nel mondo"(fine del citazione dal Ciariata). Nella facciata interna della porta (cancello) orientale della Stupa di Sanchi, vi è un bassorilievo con la rappresentazione del sogno di Maya: il futuro Buddha il quale discende nel seno di sua madre nella forma di un piccolo elefante. Tutte le sculture a Sanchi, come nelle altre Stupa, sono il lavoro di tempi post-cristiani. (William Cohn). Avendo finita questa lunga digressione intorno alla concezione di Buddha, noi riprendiamo la biografia di Buddha dal Digha XIV Sutra, il Mahapadana. Dopo il concepimento, la madre vide il suo bambino nell'interno del suo seno (anche questa deve essere un’aggiunta fatta durante l'era cristiana dai Vangeli apocrifi). Il particolare della madre che vede suo figlio dentro nel suo seno, elaboratamente illustrato nella biografia più recente (posteriore) Lalita. Ma anche l' invenzione dei particolari riguardanti il leggendario Buddha Vipassi nel Digha Nikaya, deve essere lavoro di qualche monaco nei tempi post-cristiani. Tutte le sculture illustranti simili episodi leggendari in Matura, Gandara, Amaravati, Sarnat e Bodohur, sono lavori appartenenti all'era cristiana. La Stupa di Sanchi, la più vecchia, ha, oltre all’ elefante da noi già citato, tre altri elementi della vita di Buddha: l'albero della illuminazione come simbolo della sua illuminazione. La ruota come simbolo del suo primo discorso. Un mucchio piramidale di pietre o Stupa come simbolo della morte di Buddha. Il Digha Nikaya enumera altri particolari intorno a Buddha: (sutra N°.14). "Nel settimo giorno dopo la nascita di Buddha, la madre muore e va in cielo". Questa affermazione contraddice il Majjhima, dove ambedue i parenti sono viventi alla partenza di Buddha dalla casa. Il Digha dice che un Buddha è sempre nato, mentre la madre è permanente. Essa è legge, dice il Digha. Perchè è legge? Poiché l'autore della sutra XIV conosceva che egli stava scrivendo una nuova cosa; ma per aggiungere credibilità alla sua affermazione, egli la chiama una regola. E' legge che quando un Buddha è nato, gli dèi ricevano lui per primo, in seguito gli uomini. E' legge che i quattro esseri celesti ricevano il nuovo-nato Buddha per presentarlo alla madre. Un Buddha esce dal seno di sua madre non macchiato, puro (dal seno puro e senza macchia di sua madre). E' regola (essa è legge). Quando un Buddha è nato, due acquazzoni di acqua appaiono nel cielo, uno di acqua fredda e uno di acqua calda, per i necessari bagni del bambino e della madre (figlio e madre essa è la legge). Quando un Buddha è nato, egli sta saldo sui due piedi e grida con voce da toro: Io sono il primo del mondo. Questa è la mia ultima nascita. Essa è la legge. Dopo tutte queste leggi, la Sutra riferisce l'immaginaria storia del leggendario Vipassi. Quando il ragazzo Vipassi fu nato, il re suo padre convocò gli indovini: Essi dissero: "Questo bambino è fornito di trentadue segni. Se egli sta a casa, diverrà il Signore della ruota (la ruota era simbolo, post-Asoka, di un monarca universale di tutta l'India). Ma se egli lascia la casa, diverrà, un Buddha. I 32 segni di un grande uomo, sono differentemente registrati in differenti Sutra; alcuni di essi sono molto banali: una lunghissima lingua, capace, come è riportato nella Sutra N° 3 di Digha Nikaya, di toccare ambedue le orecchie e coprire l'intera circonferenza della fronte. Il re ingaggiò (prese al servizio) molte nutrici per il bambino Vipassi. Quindi egli fabbricò tre palazzi per il bambino Vipassi, uno per la stagione delle piogge, uno per l'inverno e uno per l'estate.

I Quattro Incontri

La vita dell'uomo, durante il tempo del leggendario Vipassi, fu di 80.000 anni. Perciò, dopo molti secoli, dopo-molte migliaia di anni, Vipassi divenne un giovane (uomo). A questo tempo egli ebbe quattro incontri: egli vide un vecchio; dopo molti anni egli vide un uomo ammalato, e quindi di nuovo, dopo molti anni egli vide una pira funebre (che bruciava il cadavere). In questa maniera egli imparò che ogni uomo deve morire. E dopo molti anni egli vide un girovago (mendicante), un uomo dalla testa rasata che vestiva la tunica gialla. Vipassi domandò al suo cocchiere il significato della vita religiosa. Ora ciò egli comprende, Vipassi ordina al suo cocchiere di andare a casa, e quindi ivi subito taglia i suoi capelli,indossa la tunica gialla e va via da casa e diviene un ramingo, senza casa. La leggenda di Vipassi non dice nulla circa i fondamentali particolari del così detto

"La grande departita del Buddha"; essa ignora il suo harem, la sua moglie e i figli e tutti gli altri particolari della difficile fuga dalla casa, come riportata in Buddha-ciarita e Lalita. Ciò è un segno che simili particolari furono inventati molto più tardi. Come per i quattro incontri, citati nel Digha circa Vipassi e nelle leggende posteriori applicati al Buddha storico, l'intero racconto è un po' sciocco, poiché esso suppone che un uomo maturo, e inoltre un futuro Buddha, sia così ignorante da ignorare completamente così semplici fatti della vita, come la vecchiaia, la malattia, la morte. Ebbene, Vipassi spronato dalle nuove cognizioni acquistate circa la vecchiaia e la morte va via dalla casa e diviene un monaco. Ottantaquattro mila (84.000) uomini andarono dalla casa con Vipassi. Dopo un tempo Vipassi rimase solo. Egli formulò la Catena della causalità e divenne un Buddha. Vipassi desidera ora di insegnare la sua dottrina; ma il compito è troppo difficile; meglio non essere noioso col predicare. Ma il grande Brahama esorta Vipassi; perciò il nuovo Buddha va a una città leggendaria, Bandhumati, per istruire gli uomini, Kanda e Tissa. Quindi, 84.000 uomini vennero a sentire la predica e furono convertiti. L'autore del Digha Nikaya fa dire a Vipassi alla vasta compagnia dei Bikkhus: "Far ye forth for the good of the many. Go not singly but in pairs. Teach ye, bikkhus, the truth; and every six years you must come to Bandhumati, to recite the summary of the Patimokkha of the sangha". Lontano voi fuori per il bene di molti. Andate non separatamente (singoli) ma in paio, insegnate, o Bikkhus, la verità; e ogni sei anni voi dovete venire a Bandhumati, a recitare il sommario del Patimokkha della Sangha". L'autore della leggenda di Vipassi, inserì qui due espressioni che rende ridicolo l'intera cosa: Patimokkha è una parte delle regole nel Vinaya, una composizione molto recente dei tempi post-Asoka. Simili regole furono stabilite solo dopo la formazione un ordine regolare di monaci. Durante il tempo del Buddha storico, non vi erano monaci non monasteri, e non regole. Le parola: "go in pairs" risultano di essere state prese dal Vangelo cristiano. Essa è una inserzione relativamente recente. Ogni cosa che il Digha-Nikaya riporta intorno al leggendario BuDdha-Vipassi , è stata inserita più tardi, nella leggenda di Sakya-muni; tutti i particolari di Vipassi sono da trovarsi nel Pali Nidana-katha (nel Nidana-katha in pali) del quinto secolo dopo Cristo.

L’lluminazione di Buddha

Noi abbiamo ora già visto molti episodi della vita di Buddha, come vengono riferiti nella raccolta delle Sutra in Majjhima e Digha, del Canone Pali, più alcune "storie su la prima nascita"(precedente nascita) dal Jataka, anche queste dai libri Pali.

Vi sono alcuni altri episodi intorno alla vita di Buddha nel Canone Pali la morte di Buddha nel Digha Nikaya; la così detta illuminazione di Buddha e la susseguente predicazione, nel Mahavagga, una parte dal Vinaya collezione di Sutra (che è una parte della collezione di Sutra del Vinaya). (il Vinaya è una collezione di regole e una, lista -elenco- di peccati. La recensione del Mahavagga della biografia di Buddha, è un lavoro molto più recente, che non lo sia degli schizzi biografici del Majjhima-Nikaya. Il Mahavagga contiene gli stessi episodi che noi abbiamo nel Majjhima, ma gli episodi del Mahavagga sono più elaborati. La così detta illuminazione di Buddha, nel Majihima è riferita con brevità spartana, mentre il Mahavagga si attacca ad esso con infinite varianti. Nel Mahavagga il nuovo Buddha rimane seduto sotto l'albero per sei settimane consecutive. (S.B.E. vol.XIlI. p.73). Durante la prima settimana (il testo dice; sette giorni, non vi è un termine simile come settimana) (il termine settimana non vi è scritto,va sette giorni) Sakiya-muni medita la catena delle dodici causalità; durante la seconda settimana, egli va ad un' altro albero, un banian, ed ivi egli parla con un bramino. Il Bramino domanda:" che cosa bisogna fare, o Gotama, per essere un bramino"? E Sakiya-muni si crede che abbia risposto: "solo l'uomo che evita il peccato,quello solo, il quale è senza orgoglio, senza impurità, solo quello che conosce come frenare sè stesso, solo chi conosce la dottrina (del Vada) e compie i suoi doveri, un simile uomo è un bramino." Alla terza settimana, Sakiya-muni va vicino all'albero di mucilinda. Ivi piove per sette giorni.(l'autore non sapeva cosa dire, così inventò una piccola pioggia). Questa pioggia cadeva sopra all’accovacciato nuovo Buddha(nuovo di zecca buddha). E qui un nuovo episodio è inserito nella leggenda di Sakiya-muni. Un serpente, di nome Mucia-linda, re dei serpenti allarmato per la pioggia, preoccupato circa la salute del nuovo Buddha, per proteggerlo dall'incorrere in qualche malattia,viene fuori dal suo nascondiglio, avvolge le sue spire intorno al corpo di Buddha e copre con la sua testa, la testa di Buddha.

L'autore della leggenda di Buddha del Majjhima Nikaya, non pensò mai alla pioggia e ai serpenti come sostituzione dell'ombrello, ma il monaco che creò, in tempi più recenti la leggenda del cobra, fu lodato di una maggior potenza di invenzione. Alla quarta settimana, smise di piovere...il cobra divenne un bel giovane, adora Sakia-muni e torna a casa. Sakiya-muni è felice, egli dice ciò ad alta voce, a nessuno in particolare. Dopo sette giorni, durante la quinta settimana, egli si alza e va ad un altro albero, l'albero Baja-yatana; e qui viene inserito l'episodio della miracolosa scodella per l'elemosina; anche questo episodio, interamente ignorato dall'inventore della più vecchia leggenda del Majjhima Nikaya. Due mercanti da Ukkala (moderna Orissa?) Topussa e Bhallika hanno una visione. Alcune divinità indhu ordina a loro di adorare il Sambuddha sotto l'albero e di offrire a lui riso e miele. Essi obbediscono, ma Buddha è un po’ sconvolto: come poteva egli prendere il dolce di riso avendo le mani impedite? Era in verità un difficilissimo problema. Ma nello stesso tempo e nello stesso posto egli riceve quattro scodelle, mandate direttamente a lui dai quattro grandi re Maha rajia dell'Universo, Sakiya-muni, avendo avuto in questa leggenda, il nuovo titolo di Sambuddha, prende le quattro scodelle di pietra, senza esitazione, accetta il riso offerto e mangia. In alcune altre leggende più recenti, le quattro scodelle di pietra si dissolvono da sé stesse, miracolosamente, proprio in una scodella di pietra, ma la nostra leggenda del Mahavagga non si preoccupa intorno alla scodella. Ciò costituì una preoccupazione in tempi più recenti,quando altri monaci volevano aggiungere qualche cosa di più leggenda di Buddha. L'autore della leggenda del nostro Mahavagga si preoccupò di mettere per iscritto i nomi dei due mercanti e della loro città. Egli sapeva che il primo requisito per poter fare sì che una leggenda assomigli alla verità storica è di aver sempre propri nomi per le persone e i luoghi. Simili nomi non sono mai menzionati nelle prime leggende. (Majjhima e Digha Nikay). Ambedue i mercanti divennero i primi discepoli laici, dice il Mahavagga. Buddha non aveva ancora istituito alcun ordine monastico, perciò i mercanti dovevano essere catalogati come discepoli laici, quand'anche essi mai esistettero nelle prime leggende. Dopo più di sette giorni, il nuovo Buddha sorge di nuovo e va ad un altro albero,il Ajapala. Da qui in poi, la leggenda Mahavagga diviene la medesima di quella nel Majjhima: Sakiya-muni ha alcuni dubbi circa la predicazione o no della sua nuova dottrina. Mentre nel Majjhima, Brahama Sahampati viene giù dal cielo per dire a Buddha di continuare la predicazione, ma nel Mahavagga Brahama deve ripetere per tre volte, prima che Sakya-muni dia il suo consenso. Come nel Majjhima così nel Mahavagga, Buddha non conosce da dove incominciare, istruirà egli Alara Kalama, supposto di essere? Ma un dio viene dal cielo a dirgli che Alama Kalama era morto. Quindi che cosa circa Uddaka Rama-putta (figlio di Rama) un altro maestro nei giorni della pre-illuminazione? Ma l’usuale deus ex-machina viene di nuovo a dirgli che Rama-putta morì il giorno prima, dopo il tramonto. E così Sakya-muni andò a Benares per istruire i suoi primi cinque compagni di penitenza. Durante il viaggio, così nel Majjhima, egli incontra Uppaka, quello che non crede che Sakya-muni sia un Buddha.

Il Primo Sermone

In Benares, Sakya-muni incomincia il suo primo sermone, ma l'autore del Mahavagga,pone sulla bocca di Sakya tali parole auto-laudative che nessun uomo che si rispetti avrebbe mai usato. Egli dice (gli si fa dire) di essere il Tathagata, l'assoluto Sambudda, quello che ha guadagnato l'immortalità a-mata. A Sakya si fanno dire le stesse cose tre volte, interamente dii nuovo; quindi,al fine egli incomincia il sermone conosciuto come il "primo discorso di Buddha" e terminò, con fraseologia buddistica: "la messa in moto della ruota del Derma (Dharma)" (o il-rollamento della ruota della legge), è falsamente snaturato (sfigurato) da Rhys Davids con la sua terminologia cristiana: "la fondazione del regno della rettitudine" (The foundation of the kingdom of righousness"). Si va realmente un po’ troppo lontano quando alcuni traduttori usano termini e fraselogia cristiani nei libri buddisti, come nella traduzione della parola (termine)"bagava (un uomo ricco, eminente, degno, meritevole) con la parola Signore (Lord). Il primo sermone di Benares è relativamente lungo, ma è difficile credere che esso fu pronunciato da Sakya-muni con le stesse parole che sono scritte ora nel Mahavagga. Vi è una forma troppo schematica nella compilazione e per di più il discorso non fu affidato alla scrittura per un lunghissimo tempo, cinque secoli. Ma tutto l'insieme, esso è il "primo discorso "(sermone): " vi sono due estremi da non seguire da unTahagata; (per alcuni andati fuori di casa); quali sono queste due (estremi)? l'applicarsi ai piaceri dei sensi, il secondo, il fatigare se stessi con le penitenze . Vi è una via di mezzo (un metodo che è in mezzo) (il testo riporta l’ottuplice sentiero come via di mezzo, ma simile espressione deve essere un’aggiunta più recente. Il solo ragionevole metodo tra due estremi è di distruggere ambedue gli estremi). Vi è una via di mezzo. A questo punto, il sermone dato qui come una sinossi di quello che è scritto nella Mahavagga, ha un’ingenua e naturale sensazione, e non è improbabile che sia realmente vecchio (come dice la Signora Rhys Davids nel "Sakya" ma tutte le altre espressioni: l'ottuplice sentiero, quando un triplice sentiero è più che abbastanza: (retto pensiero, retto parlare, e retta azione) e tutte le espressioni circa "ill" (male) e "ending of ill" (fine del male) nomina: "le quattro nobili verità" e la "illummnazione" è chiamata (definita) come "Sambodhy", tutte queste categorie sono il lavoro di commentatori e rappezzamenti più recenti. Alla fine del sermone ai cinque mendicanti, Sakya-muni si vanta: "questa è la mia ultima nascita". Noi crediamo a lui, noi potremmo non credere a lui, aveva egli detto che vi è un'altra nascita per metempsicosi.

I cinque compagni divennero i suoi primi discepoli, ma essi non appaiono più di nuovo in successivi episodi. Sakya-muni, si suppone che: abbia detto, "vieni, o biku",vieni o mendicante e con queste parole essi obbedirono all'ordine.

Sakya-muni fa quindi un'altro discorso intorno al corpo "rupa": Questo corpo non è lo stesso (non-ego). I cinque discepoli, si suppone che abbiamo accettato per vero quello che era detto, perciò anche essi divennero illuminati, e così in tutto il mondo, vi erano a quei temi sei arhat (Buddha e i suoi cinque compagni). Il Mahavagga non differenzia i cinque discepoli da Buddha, perciò appare che al principio, il termine Buddha, non aveva l'esclusivo significato che ha ora. Anche "tatagata" non fu riservato a Sakya-muni, ma fu usato per tutti i primi discepoli i quali andarono fuori casa (Tatagata = thus gone forth).

Dopo il primo sermone di Benares, il Mahavagga riporta una curiosa storia intorno ad un giovane, che divenne uno degli aderenti di Sakya-muni; il suo nome era Yasa. La storia di Yasa è una delle più notevoli, poiché questa stessa storia divenne anche, nelle leggende più recenti di Buddha,una parte integrale della leggenda del medesimo Buddha. Dice il Mahavagga: Yasa aveva tre residenze, una per l'inverno, una per l'estate e una per la stagione delle pioggie. Nel suo harem, egli aveva abbondanza di donne, abili nella danza e canti. Un giorno, mentre le donne suonavano i loro strumenti musicali, e danzavano, e cantavano, Yasa cadde addormentato. Le donne misero da parte gli strumenti che esse tenevano in mano e si sdraiarono anch'esse per dormire. Quindi, Yasa, svegliatosi, vide quelle donne con i loro vestiti in disordine, alcune che russavano, altre che borbottavano, altre che stridevano i loro denti; egli si alzò dal suo letto andò alla porta; la porta era chiusa col chiavistello (sprangata), così non fu possibile per lui scappare via. Ma gli dei erano vicini, essi aprirono la porta, per aiutare il giovane Yasa ad uscire, per andare da Sakya e diventare monaco. Nel più recente Nidana-kata, è detto di Sakya-muni ogni cosa che il Mahavagga dice qui circa Yasa. Yasa va nel parco dei cervi (daini), ascolta Buddha e diviene suo discepolo; così vi furono sette Arhat in tutto il mondo: il Buddha Sakya-muni e i suoi sei discepoli. Anche il padre di Yasa va da Buddha, per riportare indietro a casa suo figlio, ma egli è convertito da Buddha e diviene un discepolo laico, usando per la prima volta, così dice il Mahavaggda la formula: "Io mi rifuggio in Buddha, nel Dharma, nel Sangha" (I take refuge in the Buddha, in the Dharma in the Sangha). Altre quattro persone di Benares divennero discepoli; così furono dodici Arhat in tutto; dopo ciò, cinquanta amici di Yasa furono ammessi, così il numero degli Arhat arrivarono a sessantuno Arhat. Qualche autore moderno ha scritto che Buddha aveva dodici discepoli; il Mahavagga catalogò i primi undici, Buddha incluso, e perciò il numero degli arhat diviene immediatamente sessantuno. Non vi sono mai stati dodici discepoli di Buddha. Nè il Nidhana nè il Lalita menziona i "dodici apostoli" o i 12 grandi discepoli di Buddha, come fa la Leggenda Birmana. Nel Vol. II. p. 64 della Vita di Buddha, edizione birmana (della vita birmana di Buddha) Sakja-muni prima di morire dice al suo ultimo convertito Sudhadda: "solo nella mia religione si possono trovare i dodici grandi discepoli i quali praticano le più alte virtù e incitano il mondo a liberarsi dal suo stato di indifferenza" ("only in my religion can be found the twelve discioles who practice the highest virtues and excite the world to free itself from uts state of indifference. In questa maniera i dodici apostoli di Gesù furono inseriti in tempi più recenti nella religione Buddista e sono ora venerati in Giappone come dodici discepoli di un nuovo Buddha, il Guaritore, o maestro di medicina: Yakushi-nyorai e i suoi ju-ni-shi-sho o dodici maestri (generali) della dottrina. Il Sakya-muni storico aveva solo due discepoli poi importanti: Ananda e Moggallana. (vedi Dhiga Nikaya-sutra XIV pag. 7 dei Sacri Libri dei Buddhisti). Altri discepoli furono Sariputta (questo morì prima di Sakya-muni); Anuruddha; lo scismatico Devadatta, Kassapa e Upali il Jain. Questi sono i nomi che spesso-appaiono nelle Sutra. Ma essi non sono mai menzionati come un corpo unico, come sette o dieci o dodici discepoli. I primi cinque discepoli mai appaiono di nuovo nella vita di Budddha. Nel riassumere la sinossi dal Mahavagga: Buddha ordina ai suoi discepoli di andare in differenti direzioni a predicare: "Andate fuori, o mendicanti". Ma due di essi non erano per andare per la stessa via; questo ordine è in diretto contrasto con l'espressione della
leggenda in Diga Nikaya, sutra N° 14, dove il primo leggendario Buddha Vipassi ordina suoi 6.800.000 discepoli: "Andate fuori, biku...non andate separatamente (go in pairs) e tornate indietro ogni sei anni. Sakya-muni va solo a Uruvela e Senani-nigama, e qui la storia finisce bruscamente, allo scopo di far venire il diavolo Mara vicino, e porre sulle labbra di Buddha alcune parole tolte dal Vangelo cristiano. Il demonio dice: "Voi non siete libero dai miei legami o sramana" ("you are not free from my donds,o sramana). Buddha risponde: "Io sono libero da qualsiasi legame divino e umano. O morte tu sei caduta (O death, you are felled down) (vedi S.Paolo; o mors ubi est victoria tua?). Dopo aver ripetuto due volte le medesime parole, il demonio dice: "egli mi conosce"(he knows me), e se ne va via. Il medesimo episodio circa Buddha e il demonio Mara, è riportatodi nuovo nella sez: XII del Mahavagga, con Buddha che dice: "death is defeated" (la morte è distrutta). La sezione XIV (paragrafo XIV) del Mahavagga, riporta uno strano episodio circa tre giovani, le loro ventinove moglii e una prostituta, divertentesi in un parco. La prostituta scappa con tutti i loro beni. Essi vanno alla ricerca della donna ladra; Buddha li incontra e dice loro: "che cosa è meglio cercare una donna o cercare sé stessi?" E' questo un plagiarismo del famoso gnoty ton auton di Socrate? La sezione XV del Mahavagga è una interminabile relazione della conversione dei tre asceti Jacilas, addetti al culto del fuoco (agni-hotra). Sakya-muni, al fine di convertirli, si immagina che compia molti favolosi miracoli:egli lotta con un serpente (naga-raja); ambedue, serpente e Buddha emettono fumo e fuoco dalle narici ma il napa-raja è sconfitto; come prova della sua vittoria, Buddha mette il serpente nella sua scodella per l'elemosina. Si suppone che il serpente sia stato piccolissimo, se esso poté essere messo in una semplice scodella. Nella sezione XVI, i quattro re dell'Universo vengono a fare visita a Buddha. Questo è il secondo miracolo. La sezione XVII riporta che lo splendente Sakra-deva viene dal cielo per sentire il sermone di Buddha. Questo è il terzo miracolo. La sezione XVIII parla del quarto miracolo: la divinità principale hindu, Brahma viene da Buddha al fine di ascoltare qualche sermone. Nella sezione XIX, Kassapa, capo degli adoratori del fuoco, teme di perdere i suoi discepli a Buddha, ma Buddha, conoscendo i suoi pensieri, va via per un giorno. Questo è il quinto miracolo. Nella sezione XX, Buddha desidera fare un bagno; il dio Sakra viene giù dal cielo per scavare una vasca (uno stagno) per Buddha. Ma Kassapa non è ancora convertito da questo sesto miracolo. Kassapa, quindi, invita Buddha a pranzo e va a casa; Buddha va prima in una remotissima foresta per cogliere i frutti dell'albero jambu (da questo albero, l'India prese il suo vecchio nome jambu-diga, l'isola del jambu), corre quindi alla casa di Kassapa e vi arriva prima di Kassapa (la pronuncia giapponese è kashapa, kasiapa). Il giorno seguente, Buddha compie lo stesso miracolo, raccogliendo un frutto di mare. Quindi Buddha in un batter d'occhio, da solo, fa il lavoro di 500 uomini tagliando (un bosco ) legna. Buddha accende il fuoco che gli altri non possono accendere; egli spegne il fuoco, quando gli altri non sono capaci di farlo; egli crea 500 bracieri al fine di riscaldare gli adoratori del fuoco, dopo un bagno freddo. Durante una inondazione, le acque non possono coprire il luogo dove si trova Buddha. Quindi, Kassapa viene, infine, con una barca per liberare Buddha, ma Buddha vola dal suo posto e va nella barca, ma Kassapa pensa sempre di essere superiore a Buddha. Alfine Buddha sgrida il testardo Kassapa, col dirgli: Tu non sei un arahat. Tu sei sulla via di divenire un arahat. Kassapa getta tutti i suoi parafernalia del culto
del fuoco nel fiume e diviene un seguace di Buddha con tutti i 500 suoi discepoli. Questo Kassapa si crede che sia di Uruvela. Ma vi sono alcuni varianti della medesima storia: per far le cose liscie, l'autore del Mahavagga aggiunge che vi erano tre Kassapa, il secondo da Nadi con 300 discepoli, e il terzo da Gaya con 200 discepoli. Essi tutti divennero discepoli di Sakya-muni. La sezione XX termina la storia di questa favolosa conversione, col dire: "se noi facciamo attenzione a 500 pezzi di legna che furono tagliati da Buddha, e 500 fuochi che egli accese e spense, e i 500 bracieri, Buddha compì in tutto 3.500 miracoli. (pag. 134 dei Sacred Books of the Est.vol.XIII). La sezione XXIV riferisce la conversione di Mogallana e Sariputto. Il libro S.B.E. vol.XIII, da qui in poi, diviene una collezione di casuistica buddhista (buddologica). Nei S.B.E. vol. XVIII del Vinaya, vi è soltanto un episodio biografico, e leggendario intorno a Sakya-muni: un certo Sagata compie molti miracoli davanti a Buddha e a 90.000 spettatori. Sagata compie sale in aria, emette fuoco e fumo, svanisce e appare di nuovo davanti a Buddha. Quindi Sagata dice: io sono un discepolo di Buddha. Un altro di nome Sona, ha abbondanza di peli che crescono nelle piante dei suoi piedi. Questo Sona diviene un discepolo, ma Buddha permette a lui di usare le scarpe. Tutto il resto del libro è arida casuistica, se i monaci possono usare le scarpe e le calze. Scarpe di legno sono strettamente proibite. Il volume XX del S.B.E. riferisce sulla amicizia di Devadatta verso Buddha, il suo tentativo di ucciderlo. Il resto del libro Vinaya ha molte norme circa gli scismi; la leggenda di Devatta fu inventata come una introduzione al trattato circa gli scismi. La seconda parte del libro tratta dei doveri dei discepoli-femmine Sakya-muni, (bikhuni, o, teri). E questo ultimo libro ha una realazione intorno al leggendario Concilio di Raja-gaha pag.370, dove si suppone che il Canone Pali-sutra venisse fissato oralmente. Vedi: " Le Concile de Rajagha" di Jean Przyluski Parigi 1928, con la sua conclusione a pagina 377: " On s'explique dès lors la diversité des Relations du Concile. Autant de sectes ayant un Canon distinct, autant de récits différents. Chaque Ecole entend prouver que son Canon remote aux origines de l'Eglise (sic) et qu'il a été codifié par l'Assemblée de Rajagha". "Dans le premiers siècles, les religieux buddhistes étaient errants pendant la plus grande partie de l'année; ils n'occupaient obigatoirment des demeures fixes que pendant la saison des pluies. Du jour où les moines eurent des vihara, ou maisons permanents, le début et la fin des pluies perdirent pour eux de leur importance. Pendant la saison pluvieuse les religieux préchent la Loi aux dévots qui leur apportent des offrandes. La prédication est un devoire; il faut continuer l'oeuvre du Maitre et faire tourner la Roue de la Loi. Mais la littérature sacrée s'enrichit peu à peu. Les légendes se multiplient: les textes s'allongent; de nouveaux sermons attribués au Buddha et aux disciples se transmettent de bouche en bouche. Qui dira ce qui est conforme à l'inseignement du Buddha et ce qu'il faut tenir pour hérétique?" pag.373-374. "Le besoin d'un codification des Ecritures (orales) commence à se fair sentir. On codifie les doctrines orales à la manière des textes védiques. Et pour donner de l'autorité au Canon, on modifie les anciennes légendes relatives au premier varsa (réunion, concile): on déclare que le textes sacrés ont été colligés par un Concile réuni à Rajagha, sous la présidence de Maha-kasyapa, un brahmane. Les necessities de la vie monacale et le développement de la casuistique donnet naissance au Vinaya code moral, règle disciplinaire (pag.375). Les controverses entre les sectes rivales font naitre une littérature didactique et apologétique qui se donne comme un dharma, superieur on Abhidazma, tandis que l’ancen doctrine on dharma perd son titre et reçoit l'appellation, plus modeste de Sutra-pitaka. Pour donner plus d'autorité à la nouvelle Pitaka (corbeolle),on pretend qu'elle a eté récitée par le president du concile, le grand Kasyapa lui-même. Tandis que la compilation du Sutra Pitaka qui comprend les textes les plus anciens, est attribuée au plus ancient disciple: Ananda, (pag.377 op.cit.), les sutra plus récentes sont censées promulguées par des saints nouveaux:Kasyapa et Upali. Jean Przyluski ha la stessa conclusione che Mrs.Rhys Davids in Sakya. Egli dice: "On adment a bon droit que le Hinayana est antérieur au Mahayana, mais la plupart des auteurs confondent Petit Véhicule (Hinayana) et Buddhisme promitif. Il convient au contraire de séparer nettement ces deux canons hinayanistes, est trè loin des origines. Aucun collection de textes bouddhistes n'a été conservée dans altération et c''est pourqoi le Bouddhisme primitif est encore si mal connu.""Il est probable que, pendat la période le plus ancienne, celle qui s'etend au moins jusqu'à la fin du règne d'Asoka, svarga (paradis) et brahma-loka (demeure, séjòur du dieu Brahma), sont des termes synonymes. Parvenir aou séjour céleste, au paradis de Brahama, tel était le but du fidèle. Plus tard seulment, on a imagine des buts plus reculés: Nirvana, avec ou sans résidus" pag.368. Quindi noi possiamo concludere con Przyluski: il Buddhismo deve essere diviso in tre classi:

1) - Buddismo originale dai tempi di Buddha storico, fino ad Asoka, come una semplice via che mette in grado gli uomini di conquistare il cielo per sempre, senza metempsicosi o successive rinascite. (450-230 a.d.)

2) - Il Buddhisno Hina ana del Pripitaka in pali, che insegna, dopo la morte del re Asoka, gli otto sentieri (l'ottuplice sentiero), le quattro nobili verità intorno al male, e il Nirvana (200-a.C. al primo secolo dopo Cristo).

3) - Il Buddhismo Mahayana, iniziato e stabilito gradualmente durante l'era cristiana, con Bodhisattvas, come divinità minori e un nuovo Panteon di grandi Buddhas, avendo ciscuno una trinità ed altri elementi cristiani insegnanti una nuova salvezza per mezzo della grazia (o aiuto) di un Buddha eterno.

Il Mahayana include più di cinquecento divinità, come Jizo, Kwan-non, Manjusri, Amida, Vairociana,Fudo,ecc…

Il Pantheon della Buddhologia Mahayana

Adibuddha (l'Essere Supremo).

Central Buddhas: Vairociana (central), Akshobya (East), Ratna-Sambhava (South), Amithaba (West), Amoghasidda (North).

Bodisattvas : Samanta-bhadra (central), Vajirapani (East), Raptnapani (South), Avalokites-vara (West), Visvapani (North).

Earthly Buddhas: Kakusanda (central), Konagammana (East), Kassapa (South), Sakya-Muni (West), Maitreia (North).

La morte di Buddha

Il Digha Nikaya riferiae la morte di Sakya-muni nella XVI sutra, il Maka-pari-nibbana suttanta o Maha-pari-nirvana-sutra (Dai-neha-kyo). Sakya-muni, nel suo ultimo viaggio, è descritto come avente un corteo seguito di 500 discepoli, ma egli parla solo e sempre ad Ananda: "vieni Ananda, andiamo a Ambalatthika, vieni Ananda, andiamo a Nalanda. Ananda, prendi la mia stuoia, attingimi un po’ di acqua, io sono assetato". "Sia così signore", risponde Ananda. Essi continuarono per Nalanda. E ora, il discepolo Sariputta o Upatissa, venne al luogo dove era Sakya-muni". Ma Sariputta era già morto, egli era passato via (morto) molti anni prima. Questo dimostra che il Maha-pari-nirvana-sutra, è un rattoppo tagliato fuori dalle altre sutra. Buddha non era una grande compagnia; egli era solo col suo cugino Ananda, col suo vecchio cugino. Vi erano solo due vecchi uomini, che penosamente e lentamente camminavano da villaggio a villaggio. La formula: "Vieni Ananda, andiamo a…" è ripetuta per più distanti viaggi undici volte, fino a che l’ultimo posto, Kushinara, è raggiunto (Sakya, p.341). Da Nalanda Buddha andò con Ananda a Pacialigama, ma vi erano molti spiriti cattivi, i quali infestavano a migliaia i luoghi del terreno ivi. "Questo terreno diventerà la capitale (città-capo) Pataliputta (la capitale di Asoka). Da un simile passaggio noi possiamo inferire che questa sutra è stata inventata durante o dopo il tempo di Asoka. Da Pataligama, Buddha andò al fiume Gange. Egli scomparve da questa parte del fiume e si fermò nell’altra riva (questo miracoloso passaggio è un’altra prova del più recente accrescimento di questa sutra). "Andiamo, Ananda a Kitagama, andiamo fino a Nadika". "Sia così o signore". A Nadika Ananda si rivolge a Buddha e disse: "Il mendicante (biku) di nome Salha è morto a Nadika, signore, dove egli è rinato?". "Ora non vi è nulla di strano in questo, Ananda, che un uomo muoia. But as each one does, so you should come to me and inquire about them in this manner, that is wearisome to me, the devout that died has become an inheritor of the highest heaven, there to pass entirely away, thence never to return, every disciple can predict of himself: hell is destroyied for me; and destroyied is a re birth a san animal, or a hungry ghost, or in place of woe…". In questo discorso Buddha non menziona il Nirvana; l’autore della Sutra redisse le espressioni differentemente dalle espressioni nelle altre sutra. "Vieni Ananda, andiamo a Vesali". "Sia così signore". La prostituta Ambapali di Vesali invitò Buddha a pranzo; Buddha va alla sua casa e mangia riso e dolci. La corteggiana (prostituta) regalò il giardino a Buddha; egli accettò il dono. "Vieni Ananda, andiamo a Betuva". "Sia così signore". Era la stagione delle pioggie; una terribile malattia piombò a Sakya-muni; acuti dolori vennero su di lui. Prestissimo egli cominciò a ristabilirsi, egli venne fuori dal suo rifugio e si sedette all’ombra. Ananda andò da lui. "O Ananda, io ora sto diventando vecchio. Io sono arrivato a ottanta anni di età". Ora nella mattinata, egli si vestì presto, e portando la ciotola andò a Vesali per l’elemosina. Dopo che ritornò dal giro delle elemosine e finì di mangiare il riso egli disse ad Ananda: "Prendi su la tua stuoia, o Ananda, io voglio andare al tempio di Ciapala". "Sia così signore" disse ad Ananda e prendendo su la stuoia, lo seguì passo per passo. Non vi era nessuno ivi per portare la stuoia del vecchio uomo. Dove erano tutti i 500 discepoli? Il numero di 500 è proprio una più recente invenzione per riempire la sutra in una maniera convenzionale. Al tempio Chapala, il diavolo Mara, avvicinò Buddha e lo esortò a morire. "O diavolo, fai te stesso felice, la morte del Tagata avrà luogo molto tempo prima. E così Buddha fece una promessa al diavolo. Che cosa strana inventarono i monaci Buddhisti! L’autore della sutra, pone alcune strane parole nella bocca di Buddha: "O Ananda, tuo è lo sbaglio, tua è l’offesa. Tu dovevi invitarmi a non morire. Io avrei accolta la tua richiesta (preghiera). Ma tu hai dimenticato di domandare. Perciò tua è l’offesa (affronto) o Ananda". Da Chapala i due andarono a Kutagara, quindi di nuovo a Vesali, da qui a Banda-gama. "Vieni, Ananda, andiamo, così è signore, ecc.". Alla fine i due sono a Pava, nel boschetto di mango di Chunda, il fabbro. Chunda prepara un piatto di riso e carne di maiale. Quando Buddha ebbe finito di mangiare la pietanza di porco, piombò su di lui il male di dissenteria. "Procurami un po’ di acqua, o Ananda, andiamo a Kusinara, distendi per me la stuoia". L’autore della sutra da qui in avanti pone discorsi dopo discorsi nella bocca di Buddha, ma l’intero, nella migliore delle ipotesi, è una confusa realizzazione di espressioni mezzo-dimenticate, unite insieme, in una data molto più recente, copiando molto delle altre parti con una certa veste di camuffamento per coprire le evidenti disdicevoli dissertazioni di un solitario viandante, come la caduta dei fiori celesti, l'intero conducendo a ciò che era nuovo: il culto delle reliquie (the cult of the relics).Egli morì e fu cremato, questo è tutto.

Ma nel Digha, Budda stesso da istruzioni per la sua cremazione: "Ananda, non trattenetevi dall'onorare i resti del Tathagata, (e così una nota opposta all’umiltà è inserita dall'autore alle grandiose richieste di Buddha di un funerale da re). Come gli uomini trattano i resti del re della ruota che gira, così essi devono trattare i resti del Tathagata (thus gone)". Il termine: Re della ruota che gira (king of the rolling wheel) fu inventato dopo i meravigliosi fatti eroici (gesta eroiche) del re Alessandro, il primo che che gli Indiani conobbero,e dopo il tempo li Asoka, il primo re che gli Indiani ebbero. Ma al tempo di Sakya-muni non vi erano re da essere menzionati come re dell' India o semplicemente come veri re. Essi erano proprio simili ai Germani al tempo di Giulio Cesare, molti clans in piccole frazioni (villagi ) tutti indipendenti. L'appello (riferimento) di Sakya al funerale del re della ruota è così straordinario e anacronistico come il dire: fai la stessa cosa che essi fecero per Napoleone! "Perciò, Ananda, avvolgi il corpo come quello di un re dalla ruota, in 500 strati di di tela (panno-stoffa). Quindi poni il corpo in un recipiente di ferro spalmato di olio Cosi quest'altro: "Quando io sono andato, Ananda, perrnetti che la più alta pena sia inflitta al biku Channa".- " Ma quale è, signore, la più alta pena?"- " I bikus né devono parlare con lui, né esortarlo, né ammonirlo". Al fine, i monaci buddisti inventarono tutte le nove idee che Budda aveva nella sua mente prima di morire; nessuno, naturalmente, può aver conosciuto quello che attualmente passava nella mente di Buddha, ogni cosa è puramente congettuale, dice Rhys Davids in una nota alla sutra, ma gli inventori della sutra, non avevano idee moderne intorno alla critica, essi proprio inserivano nella sutra tutto quello che essi volevano che fosse inserito. E così, dopo nove fasi di estasi, Budda finalmente spirò. Gli autori della sutra inventarono un potente terremoto e tuoni dal cielo e gli dei composero alcune poesie. La prima poesia appartiene a Brahma, la seconda Sakra o Indra, il Giove degli Indiani, la terza poesia a Anuruddha, un discepolo che non era presente, dice R.Davids in'Sakya, p.344; e l'ultima poesia fu fatta da Ananda: "Then was there terror, then stood the hair on end when he, endowed with every grace, the supreme Buddha died." Allora i Mallas di Kusinara, passarono il giorno a rendere onore al morto Sakya-muni con danze, canti e musica ecc.; e questo è supposto che sia durato per sette giorni poi egli fu cremato. Quando Kassyapa e altri seppero della morte di Buddha, alcuni piansero, alcuni si abbattevano al suolo, ma uno di essi, Subhadda, dice: " Basta, signori, non piangete, nè lamentatevi. Noi siamo ben liberati (noi ci siamo ben liberati) dal grande sramana. Noi usammo di essere annoiati col dire : "questo si addice (conviene) a voi, questo non conviene a voi. Ma ora noi saremo abili di fare qualunque cosa a noi piace; e quello che a noi non piace, quello non dobbiamo dare". La pira funeraria prese fuoco da se stessa. Il corpo si consumava bruciando. Solo ossa rimanevano indietro. Acqua dal cielo estinse la pira funeraria. I Mallas (Malla) di Kusinara, anche portarono acqua ed estinsero il fuoco. Allora i Mallas circondarono le ossa con lance ed archi e resero onore ad esse con danze e canti e musica. E Dona, un bramino, divise le ossa in otto parti, per essere poste sotto otto differenti mucchi di terra (Stupa) in otto differenti luoghi. La distribuzione delle reliquie è una più recente invenzione inserita nella sutra allo scopo di autenticare i differenti luoghi che vantavano di possedere la tomba dello storico Buddha. Io ho visto una reliquia in un vecchissimo tempio Shintoista, il Isuhara-Jinja a Oita, custodita ivi dal tempo prima del Meiji, quando il Tempio era officiato preti Buddisti. La reliquia era proprio una semplice piccola palla di vetro,così grande come una pallina di marmo usate dai nostri bambini per giocare. Un prete buddista, nel nostro gruppo disse che alla cremazione di famosi santi non sempre vi rimane nelle ceneri una simile piccola pallina di cristallo come marmo. Ciò appare che il prete buddista non aveva il più leggero dubbio circa l’ autenticità della reliquia di vetro. Il dente di Budda, bruciato dai Portoghesi in tempi antichi, non era altro che un dente di elefante. Vi sono altre biografie di Buddha, più elaborate, più recenti, con più episodi, con più miracoli, e con più discorsi, ma è troppo fastidioso esaminare esse. Voi potete leggere il sanscrito-Buddha-ciarita nei Sacred Books of the East, o Tibetan Buddha's life del Rockhill nella serie di Trubner; Burmese Buddha's life del Bigandet nella medesima serie, o il sanscrito-Lalita nella versione francese, o the Chinese Life in Beal's Catena o the Japanese Shake's Life in Shin-yaku-bukkyo-sei-ten; Esaminare le varie dottrine buddiste è precisamente un difficilissimo lavoro, si che si guardi solo alle vecchie, ora dimenticate, differenti esposizioni dello Hinayana , o alle più recenti idee (dogmi) del Mahayana. Anche il Buddismo giapponese è così multiplo, che Anezaki, Suzuki, Eliot, De Visser, hanno dovuto scrivere libri così grossi come il "Buddismo del Tibet" del Weddel (Weddel's Buddhism of Tibet). Tutti i monaci buddisti di Ceylon o Birmania, che vengono in Giappone per qualche centenario Buddista o qualche altra celebrazione buddista, sono d'accordo nel dire il Buddismo giapponese non è affatto Buddismo. Ma essi non si curano di dirci la ragione di una simile affermazione. Ciò, forse, perchè le cerimonie Tendai e Shingon, con tutti i loro darani, e in sanscrito mantras; mudra, formule magiche e gesti esoterici dal periodo di Helen, sono imparentate più col Buddismo tibetano che quello dell'India. O forse perchè il credo Shin-shu e Ju-do è più simile al Cristianesimo che al Buddismo tipo, poiché esso è basato nella fede e preghiera ad Amida. Questo Amida, dice Eliot;" è totalmente sconosciuto nella più vecchia letteratura buddista, sia pali che sanscrito". La dottrina essenziale della sètta: " the transfer of merit from Amide to men" o " the doctrine of being saved by exertions of Anther" è ripudiata dal primitivo Buddismo. Il primitivo Buddismo è ji-riki. L'Amidismo è ta-riki. (ta-riki è la potenza di Buddha di salvare gli altri). Anche la Zen-shu, introdotta in Giappone allo stesso tempo con l'Amedismo, cioè, durante il periodo di Kamakura, non è di origine indiana. Bodhi-dharma o Daruma è detto di essere un Persiano o un Siriaco, e non un monaco buddista.

Vi furono sei differenti missionari col nome Dharma che andarono in Cina. Il sesto fu un Siriaco monaco dal Ta-chin, cioè Syrya (719-756 d.C.)( From Gordon in-Asian Christology). Eliot dice: "Nor is it easy to connect Bodhidharma (Daruma) with the later development of Zen in China. He was succeded by five Chinese Patriarchs who appear to have been regarded as of doubtful orthodoxy by other sects and whose teaching shows the strongest traces of Taoism. When the (Zen) sect boldly states that its doctrine must be felt and not read and that every attempt to state it in speech or writing, must be ipso facto a failure, the expositor need say no more. Yet, (my) rash pen longs to formulate the ineffable (of the Zen) and is apt to suggest that the mysteries which cannot be expressed in words are really non existent, and that the literary history of Zen, though copious, is not a heap of philosophic jewels buried in a little' dust, but a farrago of anecdotes reporting grotesque irrilevant saying and still more grotesque and often brutal actions. I confess that I am not quite in sympathy wits the Zen view of things (Japanese Buddhism Eliot p.399). The Nichiren sect, the last big Buddhist sect from the Kamakura period, is remarkable not so much for its essence as for the manner in which it is set forth. In substance it is little more than a variation of the Tendai teaching, not indeed the Tendai of (the founder) Nicchiren's own day, but as he imagined it to have been in the days of Saicho (the Tendai's founder). But Nichirenism was preached to the astonished Government and public with a vehemence and insistence which seemed like arrogance and were without parallel in Japan...It is surprising that so exacting and quarre- some a leader should have gained such a following as in fact he did" (Eliot op.cit.418-419). The Nichiren sect is a religion of a book...the Hoke-kyo. The name of the book has become a synonim for all that is most holy and most divine, and it is used as an invocation, precisely as the Jodo and Shin-shu use the name of Amida. The words: 'Namu Myoho-ren-ge-kyo' (Reverence to the Sutra of the Lotus) are not only a rallying cry, but a prayer. The book Hokekyo recalls, rather than Christian Gospel, the Apocalypse but the European reader is simply bewildered when he reads (in the Hokekyo) how Sakya-muni stretches forth his tongue until it reaches the distant Brahma world (or Heaven) and continues doing so during a thousand or a hundred thousand yeras. (Eliot, p.421-422). La setta Nichiren dichiara, con considerevole verità storica, che Dainichi (del Shin go-shu) e Amida ecc., sono mere invenzioni (Eliot p.186). La sètta Nichiren sognò di unire tutto il Giappone nel regno del (Nichirenista) Budda, ma essi erano così intolleranti e litigiosi, così pronti a dividersi in fazioni (essi sono divisi ora in più di tredici sette indipendenti) che essi avevano meno probabilità che ogni altro gruppo religioso di fare questo sogno una realtà. (Eliot, p.190). Ma tutte le sette buddiste del Giappone erano fanaticamente belligeranti; dal decimo secolo al sedicesimo secolo, ogni setta buddista aveva un corpo di mercenari conosciuto come So-hei o monaci-soldati. Durante poco più che due secoli cominciando dal 1081, il monastero Miidara fu nove volte bruciato dai preti del rivale monastero Hiei-zan. La moderna città di Osaka, fino al tempo di Toytomi Hideyoshi, era una fortezza (piazzaforte) piena di soldati della setta Shin-shu. Se le sette buddiste si combattevano l'una con l'altra, Nichiren combatteva ognuna. Egli (Nicihiren) francamente disse che Amida e Buddha Biroshana del Tendai e Shingon erano invenzioni che ogni ripetizione della preghiera ad Amida (Namu Amida butsu) costa a quelli che la pronunciano, secoli nell'inferno: Nem-butsu-mu-ken. Che Kobo-daishi, il fondatore di Shin-gon, (Buddismo tantrico) fu il più grande bugiardo in Giappone (Nihon no dai mogo), e lo Zen una dottrina di demoni e nemici: Zen tenma: e-che la setta Ris-shu del periodo di Nara, o i suoi aderenti, sono traditori, del Paese: Ritsu koku-zoku. (Eliot op.cit. p. 279) o la collezione degli scritti di Nichiren in Nichiren-shu Sei-ten. pag.162. Una delle principali obiezzioni che io ho sentito in Giappone prima della guerra, contro la nostra religione Cattolica, era che nei Paesi cristiani, vi sono troppe guerre religiose, che noi non rispettiamo la vita umana. Sembra che simili obiezzioni erano fatte perché gli obbiettanti non conoscevano la Storia del loro stesso Paese. La religione buddista, supposto di essere solo un vangelo di amore verso ogni essere animale, simile ad una medaglia: esso ha due facce (aspetti): una bella, teoretica faccia, e la parte contraria, di colti sforzi violenti (lotte) e alcune volte, di lotte molto sanguinose. Takekoshi, nel "The Economic aspescts of the history of the civilization of Tapan" Vol.I p. 85-90 documenta l'origine delle ostilità tra i grandi monasteri buddhisti nel decimo secolo. Nel Giugno 1081, durante una sola battaglia, i preti del Enrya-ku-ji (Tempio principale della setta Tendai nel monte Hiei-zan) condussero un’ armata di monaci contro l' On-jo-ji (tempio al quale essi appiccarono il fuoco). I guerrieri del Tendai bruciarono 294 sale di preghiera, 15 depositi di Sutra, 6 torri campanarie, 4 sacri-mikoshi, 624 monasteri, e più di 1.500 case per abitazione. Verso settembre oltre 300 preti del On-jo-ji (Mildera), un ramo della stessa setta Tendi, attaccò il Enryaku-ji , e sterminò l’armata dei preti del Enryakuji. Nello stesso tempo, la Pagoda Kofuku-ji in Nara combatteva con il Tempio Tonomine (Takekoshi, p.87) Anche Murdoch, il quale non ha nessun amore per il Cristisnesino, scrive: "the mailed men of God, (he should have written the men of Buddha) could safely count upon beig allowed to carry their armed outrage and insolence to the utmost extremes without much risk of interference by the constituted civil powers (pag.489) during the thirteenth century there cannot be the meant doubt that it was by terrorising the nation, from the Emperor down to the scavenger, that the Kyoto and Nara priests of the old sects maintained their ascendancy". (p.490). (James Murdoch, M.A. "A History of Japan" vol.I. pag. 489-490: published by the Asiatic Society of Japan, 1910). Murdoch former Assistant Professor of Greek in Aberdeen University).

"By the end of the eleventh century,any one of the great fanes (Buddist monasteries like the Enryakuji, Miidera, Kofukuji) could really place several thousand men in the field at very short notice. Each of them had in truth assumed the aspect of great fortress garrisoned by a turbolent rabble of armed ruffians. And each of them had degenerated into a hotbed of vice, where the most important precepts of the moral code were openly and wantonly fIouted and yet, in spite of the foulness of their lives, the prestige of the Buddhist priests had, never stood higher, while the resources of the monasteries had never been greater, and year by year they were adding to their wealth". (Murdoch I, 290).Una simile situazione di cose durata fino al sedicesimo secolo quando Oda Nobunga schiacciò con assoluta potenza forza la potenza del Enryaku-ji e Hideyoshi distrusse la potenza del Negoro (un ramo della setta di Shi-gon ed eliminò la fortezza del Hongwanji (Shin-shu) in Osaka. Ma in alcuni monasteri o in alcuni piccoli templi parrocchiali la "morale dissolutezza continuò fino al tempo dei Meiji." Enmeiin Nichido, prima un attore, poi dal 1801 superiore del tempio di Nichiren di Enmei-in, allettò donne per il suo tempio buddhista, rendendo il luogo una tana di immoralità, visitato anche da Dame di corte. Che preti rompessero i loro voti di castità era così comune che, nessuno vi faceva più attenzione, ma quando noi abbiamo un uomo il quale diventò prete da attore, e lusingando, seducendo donne al suo tempio per scopi immorali, esso getta una chiara luce sulla degradazione morale del tempio (Takekoshi III, 173). Un altro male dei monasteri buddhisti era il desiderio di denaro. Naturalmente ognuno desiderava denaro e così cominciò l’età dell’oro (età aurea) delle lotterie e "get rich-quick" speculation Una lotteria du pre prima cominciata a Kanwaji Temple, il Fudo Pagoda di Meguro, e il Tenjin Shrine a Yushima che in fine divennero genuine tane da gioco. Seguendo i loro esempi oltre 20 templi buddhisti e templi shintoisti organizzavano lotterie due o tre volte al mese o durante le feste, i premi classificati erano da 50 a 1.000 ryo" (Takekoshi, vol. III, p.173). Anche i missionari cattolici del sedicesimo secolo protestavano contro la libera morale dei buddhisti. Gli attacchi del padre Vilela contro la bassa condotta dei bonzi in Kyoto produsse un salutare effetto in una sfera, almeno, poiché il superiore dei monasteri di Nicheren-shu fu deposto dalla sua setta, perché egli aveva concubine, prendeva denaro per l’insegnamento della sua "legge", e mangiava pesce e carne violando i suoi voti (Murdoch, vol. III p.145). (J.Murdoch in collaboration with Isoh Yamagata, seconda edizione, "A History of Japan", vol. II, p.145, London-Kegan, Paul Trench, Trubner & co., Ltd.).

"Vilela’s attack upon the loose conduct of the bonzes (in Kyoto) produced a salutary effect in one direction at least, for the superior of Nicheren-shu monastries since was deposed by his sect, because he kept concubines, took money for teaching his "law" and ate fish and flesh in violation of his vows". (Murdoch vol. II, p.145). Noi non siamo sorpresi per le debolezze dell’uomo. Si può trovare la medesima sorte di cose su tutto il mondo; una volta o un’altra in ogni situazione, in ogni classe di persone. Noi non siamo ciechi ai nostri stessi difetti; nessuno può vantarsi di essere senza peccato, ma si richiede qualcosa in più che un ammasso di Sutra per fare una persona che sia una santa persona: la grazia del Signore nostro Dio è indispensabile. "Serve the Lord in fear, happy are all who take refuge in Him" (Salmo 2, verso 12). (vers. II e 12) e questo fu scritto più di 400 anni prima che Sakya-muni nascesse. Salmo 10,1 "Nel Signore io confido"; salmo 7,1 "Signore mio Dio, in Te spero" (Domine, Deus meus, ad te confugio).

P. Cesare Gentili, Pime, Missionario in Giappone