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MONS. MARIO CIVELLI

II problema della Scuola in Cina, 1926

ISTITUTO MISSIONI ESTERE - Via Monte Rosa, 81 MILANO (37)
Estratto del «Le Missioni Cattoliche» - 15 gennaio 1926
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Con approvazione Ecclesiastica

LA NUOVA BATTAGLIA
Il problema scolastico in Cina


Due parole agli amici delle missioni.

Milano, gennaio 1926.

La scuola è il più grave problema che si imponga nell'ora presente alle missioni cattoliche della Cina.

La Cina, chiusa da secoli al progresso straniero, ha ora spalancate le sue porte alle scienze d'occidente e chiede d'istruirsi. Lo vuole e lo deve per poter vivere e per salvare la sua indipendenza. Ecco dunque un campo immenso aperto tanto alla verità come all'errore. E la Cina sarà di chi, colla scuola, avrà saputo conquistarla per il primo.

Non solo il Governo della Repubblica moltiplica le sue scuole e manda all'Estero i suoi studenti, ma gli stessi Governi Esteri cercano di attirare a sé la gioventù cinese offrendole borse di studio: così fanno i Governi, Americano, Giapponese, Inglese e Francese. Anche i Sovietici invitano a Mosca e professori e studenti cinesi e fanno la più attiva propaganda nelle scuole stesse di Cina.

Le Sette protestanti entrarono anch'esse in campo provviste di, milioni di dollari coi quali poterono fondare Università e scuole di ogni grado. E le missioni cattoliche? Esse portarono alla Cina e cercano di fondervi il piccolo granello di senape, la cui crescita è oggi consolante, ma il cammino sarebbe ad esse assai più facilitato qualora esse potessero moltiplicare le scuole. Se nonché da se stesse che cosa possono fare? Il loro sostegno siete voi.

E' grandemente a desiderarsi che persone competenti e volonterose abbiano a darsi la mano per far conoscere anche presso di noi in Italia, negli ambienti più indicati, quello che siano le scuole nell'ora attuale per le missioni di Cina. Ma non basterà agitare e diffondere per qualche tempo l'idea: bisognerà tenerla viva e renderla pratica anzitutto col procurare o meglio coll'organizzare qualche aiuto finanziario per le scuole delle missioni, che sono sempre passive, e poi anche coll'intrattenere colle medesime una mutua relazione onde tenersi al corrente del movimento di là e seguirne le sorti con interesse affettuoso. Gli studenti universitari specialmente di Olanda e di Germania sono già su questa via. Perché non si potrebbe sperare, sia pure in più modeste proporzioni, qualcosa di simile tra il nostro mondo studentesco, anzi tra i cattolici tutti che pregano e lavorano per il progresso dell'apostolato nelle terre in fedeli?

Per conto nostro intanto crediamo presentare alle considerazioni dei nostri cori lettori e benefattori il bell'articolo del P. Mario Livelli, missionario del mio Vicariato di Wei-hwei-fu, e invitarli a volere concorrer e alla istituzione di una scuola normale in questa mia amata Missione, dove conto di ritornare presto fortificato in salute e incoraggiato dalla assicurazione del vostro benevolo interessamento per sì urgente necessità.

Ed è in questa fiducia che io prego sopra di tutti voi, cari benefattori delle missioni, le più elette benedizioni del Signore.

Mons. Martino Chiolino

Vicario Ap. di Wei-hwei-fu (Ronan - Cina)

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Studio del P. Mario Civelli
d. M. E. di Milano, missionario a Wei-hwei-fu

I. Sguardo storico retrospettivo

Quantunque lo Stato abbia sempre avuto il monopolio degli esami e della collazione dei gradi, come aveva quello della nomina alle cariche pubbliche, e quantunque per il fatto stesso, abbia avuto il monopolio della designazione dei programmi scolastici, bisogna però riconoscere che mai si è riservato il monopolio dell'insegnamento (come si tenta oggi di fare) se si intende con questa parola la ,facoltà esclusiva di dare l'istruzione. Infatti, prima del 1898 erano sì rari i collegi ufficiali, che tanto vale dire che non esistessero. Fino al XX secolo, lo Stato esamina, non insegna.

L'incombenza dell'istruzione riposava tutta intera sulle famiglie e i particolari. Tre sistemi abbiamo anticamente :

1. I tre sistemi antichi

1) Esistono famiglie di letterati, dove il culto della letteratura nazionale si trasmette da padre in figlio come un sacro deposito. Là i ragazzi hanno per maestri membri della famiglia, e non mercenari. In questa atmosfera, diremo così letteraria, il ragazzo fa rapidi progressi e invece di cantare pappagallescamente i caratteri, ne comprende anche il significato, e presto è anche in grado di abbordare la composizione, le lettere, il famoso ven-ciang (dissertazione assoggettata a regole fisse e strette) e anche la poesia.

2) Vi sono poi famiglie ricche, i cui membri o non sono ferrati in lettere o non hanno tempo o voglia di insegnare. Queste famiglie ingaggiano un precettore riputato per il suo valore letterario, e gli confidano l'istruzione dei ragazzi.

3) Il sistema però più comune è quello della scuola. Un letterato dispone di un locale, dove riceve i ragazzi che vogliono studiare, e loro fa la classe mattina e sera. Queste scuole private sono comunissime e valgono ciò che vale il maestro.

Quale l'oggetto dell'istruzione? Lo' studio dei classici, la calligrafia, la composizione letteraria; il tutto basato in definitiva sulla memoria.

Quale il metodo di insegnamento? Tante classi quanti alunni, e tutti riuniti in una sola aula; è l'insegnamento individuale in tutta la forza della parola, e che si pratica nel modo più assordante. Per parecchi anni ciascuno studia indipendentemente dal suo vicino; ciascuno canta, ripete, grida la frase dettagli dal maestro, per mandare a memoria per mezzo dell'udito, e il suono e la forma della lettera. Solo dopo qualche anno comincerà la spiegazione. Ciascun vede come questo sistema non sia adatto ad altro che ad esercitare la memoria a scapito della intelligenza.

2. Le prime riforme fallite

Con questo metodo si arrivò fino al giugno 1898. L'imperatore del periodo Koang-Siü, prende in mano la direzione degli affari, e addottrinato dai ministri K'ang-yu-wei, Leang-ci-ciao ed altri novatori, che avendo studiato all'estero vedevano la gran debolezza della Cina stare nella mancanza di istruzione moderna (e portavano l'esempio del Giappone che in pochi anni s'era messo alla pari delle nazioni europee, ed aveva vinto e stravinto la Cina nella guerra del 1895) vuol procedere su nuova via. Gli editti di riforma su ogni ramo della amministrazione si susseguono gli uni agli altri, quasi sempre buoni se non tutti pratici. L'istruzione non era dimenticata, anzi! Una Università «che sarà modello delle scuole delle capitali di provincia» è fondata a Pechino sull'esempio delle scuole occidentali con due annessi; una biblioteca pubblica, e un ufficio di traduzione di opere straniere. Viene ordinato «alle grandi autorità provinciali di trasformare i circoli letterari in scuole medie ed inferiori, dove si insegneranno nello stesso tempo le lettere cinesi e le scienze europee. I grandi circoli letterari delle provincie diverranno scuole superiori». E' tutta una nuova organizzazione destinata a rialzare l'istruzione, ad inculcare alle nuove generazioni lo spirito di progresso.

Le riforme non erano in se stesse né inconsiderate, né mal preparate. Il piano denotava e una netta comprensione delle esigenze della vita moderna e una profonda conoscenza delle cose dell'Impero. Avevano però il gran difetto (che fu la rovina temporanea di tutto) di arrivare troppo presto e troppo in fretta.

Il partito ultra-conservatore mancese (la dinastia era mancese non cinese) si commuove, favorito sotto mano dalla Russia zarista, che vedeva nei novatori un ostacolo alla sua espansione in Manciuria, espansione che poi provocò la guerra Russo-Giapponese (1904). L'Imperatore cerca di reagire, ma è prevenuto dalla vecchia imperatrice Ts'e-Hi, che lo obbliga ad abdicare, lo rinchiude e lo terrà sotto tutela e custodia fino alla morte.

E' la condanna delle riforme, è non solo un arresto, ma un macchina indietro. Dei riformatori, alcuni riescono a salvarsi, altri ci lasciano la testa.

3. Dopo il 1900

Viene il 1900 con l'assedio delle legazioni a Pechino, la persecuzione contro i cristiani con relativi massacri; le truppe internazionali finalmente in agosto giungono a Pechino; la Corte scappa; i preliminari di pace . son firmati in dicembre. Rientrata nella capitale, l'Imperatrice un po' per convinzione, un po' per paura degli stranieri (o meglio delle loro baionette e dei loro cannoni) promette delle riforme e mantiene la promessa. Gli editti di riforma del 1898 violentemente revocati, furono a poco a poco ripresi e promulgati sotto nuova forma e con nuovi «consideranda».

Qui (riguardo il lato scolastico che solo ci riguarda) compare in scena Yuen-Sce-Kè, che sarà poi famoso e come primo Presidente della Repubblica Cinese e come Imperatore fallito.

Essendo già dalla fine del 1899 governatore dello Scian-tung, aveva fondato, con l'aiuto di un ministro protestante (il Rev. Hayes, che poi si ritirò, quando nell’Università il culto a Confucio divenne obbligatorio), una Università a Tsi-Nan-Fu, capitale della provincia. Essa comprendeva: a) una scuola preparatoria; b) una scuola secondaria con insegnamento delle scienze e dell'amministrazione; c) corsi speciali o Facoltà. Per mancanza però di istruzione primaria, detta Università non poteva avere studenti adatti. Più tardi Yuen-Sce-Kè stesso confesserà il suo errore, quello cioè di aver messo il carro avanti ai buoi, facendo passare l'istruzione superiore avanti l'istruzione elementare; e quando, già Presidente della Repubblica, i vari Ministri della Pubblica Istruzione progetteranno Università inutili, si opporrà energicamente e spingerà a tutt'uomo a che si cominci dalla istruzione primaria, e di conseguenza dalle scuole normali per far dei maestri, e sarà sua massima preferita questa: «l'abito deve essere tagliato a seconda della stoffa che si ha a disposizione».

Ma torniamo a noi. Nel 1902, dunque, viene dato ordine alle provincie di aprire delle scuole sul modello di quelle dello Scian-tung; nel 1903 la Università di Pechino, fondata nel 1898 al tempo delle riforme, viene riorganizzata diverse volte, e il ministero dell'Istruzione Pubblica formula un piano generale di studi, calcato su quello del Giappone. Tuttavia le nuove scuole, stabilite in numero maggiore o minore secondo lo zelo dei governatori di provincia, avevano pochi scolari e minacciavano di vuotarsi completamente. Esse urtavano, infatti, contro un ostacolo insormontabile e non arrivavano a vincere la concorrenza delle vecchie scuole. E la ragione era che queste ultime preparavano ai famosi esami letterari, che esercitavano sempre grande attrattiva sull'opinione pubblica e aprivano la via alle cariche. I Vicerè Yuensce-Kè, Giang-ge-tung e altri, con una petizione al Trono domandavano che si facesse saltare questa pietra di inciampo. Nel 1905, finalmente, un editto firmato il 2 e pubblicato il 4 settembre, aboliva per sempre gli antichi esami letterari.

Fu questo un avvenimento sensazionale, che portò il più rude colpo allo spirito d'andazzo dei vecchi letterati: la fine dell'antica Cina era decretata.

Si dice decretata, non effettuata, giacché scuole letterarie secondo l'antico sistema durano anche al presente non solo nei villaggi, ma anche nelle città. Sono gli ultimi aneliti della antica classe dei letterati, e forse anche una rivolta dei genitori contro la scuola governativa, buona non ad altro che a formare dei rompicolli senza scienza e pieni di superbia e di vizi.

Sono fissate le scuole primarie inferiori e superiori con relativi programmi, comprendenti però ancora (era un'offa che si dava ai conservatori del passato) lo studio a memoria di alcuni classici, unito però ad altre materie necessarie, quali aritmetica, geografia, storia della Cina, fisica, disegno, ginnastica, ecc., ecc., e si giunse così, con continui piccoli emendamenti, alla Rivoluzione del 1911.

Il 7 dicembre 1911 il Principe Reggente dà le dimissioni, e il 12 febbraio 1912 comparvero gli editti di abdicazione, coi quali i Sovrani Mancesi rinunciavano definitivamente al trono dei loro avi. Due giorni più tardi a Nanchino Sun-Yat-sen (alias Sun-men, morto l'anno scorso dopo aver lavorato per inquinare la Cina col bolscevismo) si dimetteva dalla Presidenza provvisoria della Repubblica, e il 10 marzo Yuen-sceKé prestava a Pechino il giuramento di fedeltà alla Repubblica come Presidente effettivo.

4. Yuen-sce-kè, modernizzatore della scuola.

Fino al 1916 però non avrà tempo di dedicarsi alla riforma della scuola, occupato come è nella pacificazione del paese, nel consolidare la propria posizione, nel purgare le provincie dai briganti (sempre numerosi in Cina a ogni cambiamento di regime) e a creare nuovi cespiti di entrata.

In detto anno la tranquillità è resa alle provincie; gli elementi rivoluzionari sono o espulsi o rinsaviti; il «Lupo bianco», capo brigante che con le sue bande aveva devastato il Honan e le provincie limitrofe, e tanto filo da torcere aveva dato alle autorità, cade in un'imboscata; capi sicuri sono posti alla testa dei corpi d'armata, e a capo delle provincie. L'ora dunque era giunta per dedicarsi alle arti della pace, e in modo speciale all'educazione.

Ai primi di marzo usciva un lungo documento dal titolo «Le grandi linee dell'istruzione». Era un piano generale di studi con commentario esteso che doveva spiegarlo e giustificarne le disposizioni. Dalla piccola scuola elementare fino all'Università, dall'istruzione generale letteraria e classica, fino all'insegnamento speciale delle scuole professionali, tecniche, normali, commerciali, ecc., tutto è previsto nei particolari e collocato al proprio posto.

Per stimolare poi l'ardore di coloro che per la loro posizione erano destinati ad essere i primi artefici della riorganizzazione della scuola, e per coordinare i loro sforzi, il Presidente riunì in due congressi, uno provinciale a Tien-tsin e uno nazionale a Pechino, i direttori delle scuole normali. Furono questi i preparatori delle riforme venute poi.

Ed eccoci arrivati al periodo attuale. L'anno VIII della Repubblica (1919), il congresso nazionale dell'istruzione pubblica emise il voto che nella scuola primaria la lingua parlata nazionale fosse la lingua comune e che la lingua classica fosse invece riservata alle classi superiori.

Nel 1920 il Ministero della Pubblica Istruzione ratificava questo voto non solo, ma estendeva la lingua parlata anche alle scienze per le scuole medie: toglieva cosi la grande difficoltà degli scolari.

Una tendenza poi che si è fatta molta strada, è quella di sostituire, nella scuola, la lingua propriamente nazionale ai dialetti. Per aiutare ed addivenire a questa unificazione di pronuncia, furono inventate ed approvate le lettere per una trascrizione uniforme del suono dei caratteri.

5. Si è corso troppo.

Forse si è corso un po' troppo in fretta nell'adottare (scimmiottando gli Stati Uniti d'America) certi ordinamenti nelle scuole, che andranno bene (non Io contesto) nel loro paese d'origine dato il carattere di quella gente, ma che per la Cina, che è un paese in formazione (riguardo alle nuove idee) e in trasformazione, sono certamente prematuri e causa di grandi inconvenienti. Voglio alludere fra l'altro allo spirito di troppa libertà e di indipendenza che 'si esplica nel self-government nella scuola, come vedremo.

Se non nella pratica — oh! no, ne siamo ben lontani! — certo nella teoria la scuola cinese attuale è all'altezza dei tempi.

D'ardore per la scuola ce n'è e non poco, ma forse si prende alle volte l'accessorio per il principale; la vera educazione ed istruzione, che va più in là della parata, della faccia, non è ancora entrata nei costumi della scuola.

II. La scuola moderna

Non c'è vera moralità senza Dio, giacché i principi morali devono essere principi necessari ed immutabili e perciò provenienti dall'Essere necessario ed immutabile, Dio, che, come è principio e fonte di ogni verità, è anche principio e fonte di ogni bontà morale. Senza Dio dunque i principi morali mancano di fondamento. Di più la legge morale contiene in sé un’assoluta necessità di fine e di mezzi, necessità che solo un supremo legislatore, quale è Dio, può imporre ad esseri ragionevoli.

1. La base morale della scuola antica

Ora qual'era la base della moralità nelle antiche scuole di Cina? I Riti, cioè una morale artificiale, dei movimenti meccanici, una verniciatura esterna, un sentimento vago senza fondamento alcuno, se si eccettua quello di una certa convenienza, che mille circostanze di tempo, di luogo e di persone fanno variare all'infinito, e che spiega le incongruenze innumerevoli che vediamo. Moralità lasciata all'arbitrio e alla fantasia, moralità fatta di capricci e di scrupoli, che ora bia. sima un'azione per glorificarla poi un momento dopo : e tutto questo perché? Perché la convenienza non avendo base fissa, solida, e non ispirandosi che alle circostanze del momento, ha fatto variare ugualmente il sentimento chiamato a dirigere la moralità da osservarsi. La legge naturale stessa, se non viene il cristianesimo, questo «sale della terra» a preservare la povera carne umana, non può impedire che la corruzione marci presto e lontano.

Però nei libri classici cinesi, che solo erano in uso nelle scuole, si parla di Cielo, di Sovrano superiore (Sciang-ti) di Mani, della sopravvivenza dell'anima, ecc., per cui almeno l'idea di un Essere Superiore, di un qualcuno che sta sopra gli uomini, non era scalzata.

2. Il primo delitto dei riformatori

Durante gli ultimi anni dell'Impero, come ho detto, essendo i testi canonici ancora mantenuti nel programma delle scuole superiori, una piccola raccolta di citazioni canoniche fu compilata (1907) per le scuole primarie. In queste raccolte, i testi confucianisti relativi al Sovrano Supremo (Sciang-ti), ai Mani, ecc., si numerosi e sì chiari, furono per la prima volta deliberatamente e sistematicamente soppressi. Atto nefasto che la Cina paga e pagherà caro.

Se poi per forza delle cose, l'autore deve citare qualche testo relativo ai Mani, al Cielo, ecc., sarà cura del compilatore di snervare il tutto con una postilla. Eccone un esempio veramente tipico; (King-hiunKiao-K'ou-sciu; vol. 1, lezione 11). Tema morale; Pazienza, tolleranza: «... Quelli che son sempre vissuti nella felicità e nell'abbondanza, non sono generalmente le nature più forti. E' il crogiuolo della sofferenza che forma i forti e i pazienti. Mencio scrisse: «Quando il Cielo vuole imporre a un uomo un peso importante, comincia con provare il suo cuore ed affliggere il suo corpo; gli fa soffrire la fame e la fatica; contraria le sue intraprese, rendendolo così attivo, paziente, capace di cose che altrimenti non avrebbe potuto fare» Ed ecco la nota messa dal compilatore: «Quello che Mencio dice qui, non significa che uno Spirito celeste formi così volontariamente gli eroi, facendoli soffrire. Ciò vuol dire solamente che di fatto gli eroi sono sempre preparati da esperienze e da dure prove, le quali gli dànno la tempra necessaria per le sue alte funzioni. Il Cielo di Mencio è la Natura (Souo-Chouo-ti T'ien, che-tsai che tse-jan-ti tao-ly), non è uno Spirito che abiterebbe realmente nel mistero, e presiederebbe alla formazione degli eroi...». Però è più che lecito dubitare che Mencio la pensasse così.

Venuta la Repubblica anche questo poco fu giudicato ingombrante e messo da parte. La nuova Cina repubblicana non ha religione, non vuol averne (1), e non vuole neppure avere altra cosa che abbia una religione per base. Quelli che dirigono la Cina, hanno lavorato una decina d'anni ad elaborare una morale civile giudicata sufficiente, morale che si insegnava fino a ieri nelle scuole.

Era un miscuglio di idee indigene con idee esotiche. Alla morale indigena avevano stralciato la fede in Dio e nella sopravvivenza dell'anima, cioè tutto ciò che faceva la già poca sua forza; dall'estero avevano preso idee belle e vaghe, vere bolle di sapone, bolle splendenti, ma sempre bolle. Risultato? un moralismo elegante ma senza nerbo, che non impone alcuna obbligazione in forza di un principio superiore (come sicura di dire e ridire agli scolari). Sopratutto molta sociologia, economia e igiene, come si conviene a coloro il cui orizzonte non va più in là della vita presente.

Il Cristianesimo non era direttamente combattuto (c'era la legge della libertà di religione, quindi almeno si doveva salvare la faccia e non combatterlo direttamente) nei manuali scolastici; ma tutte le : precauzioni erano prese per chiudergli gli spiriti, ed i cuori, giacché la formula ufficiale riguardo a ogni religione si era «non credere non contraddire ma ignorare».

3. Niente morale!

A poco a poco anche il nome di morale (Siu-scen) diviene ingombrante, e con gli ultimi cambiamenti portati nel programma scolastico, scompare, e viene sostituito dagli Studi sociali (Scè-hoei) comprendenti igiene, diritti e doveri dell'uomo e del cittadino, ecc., e in cui fra l'altro viene insegnato ex professo ai ragazzi l'evoluzionismo più sfacciato.

La differenza poi fra il nuovo e l`antico programma, ci viene spiegata nella Rivista dell'Educazione edita dalla Commercial Press di Shanghai, nel numero di gennaio 1924. «La morale (siu-scen) insisteva solo sopra la cultura della virtù privata, e suo scopo era di formare uno scolaro corretto e bene educato; ciò però puzzava di egoismo, di spirito gretto, di vista corta, era, Come dice il proverbio «scopare ciascuno la neve solo davanti la propria porta». Negli Studi sociali invece è tutto l'orizzonte sociale (sic) che viene scrutato, che vien preso in considerazione, l'uomo lascia il posto al cittadino». Quasi che l’educazione morale dell'individuo sia una cosa superflua, inutile. «Nessuna delle vecchie morali può servire a noi giovani: non ci sentiamo più di inghiottire come una volta, sistemi di morale tutti di un pezzo. La morale non è una cosa uniforme; essa è variabile e comporta dei gradi. Tutte le nozioni che contiene, lealtà, amicizia, confidenza, mutuo aiuto, ecc., sono variabili, hanno dei gradi, non sono da prendersi all'assoluto. In tutte le questioni bisogna prima esaminare chi si è e con chi si ha che a fare; le circostanze modificano considerabilmente i principî morali.... Non siamo superstiziosi come i cristiani, per i quali il termine carità è sì assoluto da comprendere anche i nemici, né abitudinarii (routiniers, direbbero i francesi) come i confucianisti, per i quali l'assioma «non fare agli altri ciò che non desideri venga fatto a te» si esplica invariabilmente nello stesso modo in tutti i casi. La morale moderna non è più individuale; è sociale e considera il bene della collettività. Certe cose che sembrano ripugnare in principio, divengono morali per l'accettazione della società. La morale moderna è viva, è attiva; i termini astratti di una volta come, correggersi, riformarsi, modellarsi sono scaduti; dell'azione! Ecco ciò che ci bisogna! agire secondo l'ambiente e sull'ambiente, azione sociale, ecc. ecc. (2).

I libri di testo parlano di tutte le relazioni, da quelle di famiglia a quelle verso lo Stato, ma tacciono della virtù privata.

L'energia considerevole poi che si spiega nel sostituire la lingua parlata all'antica classica (movimento che ha vinto su tutta la linea), farà sì che automaticamente, fra qualche anno le antiche idee saranno completamente sostituite dalle nuove più dinamiche (anche troppo!), e la lingua classica (con le sue idee e i suoi precetti) diverrà ciò che per noi è il latino o il greco, una lingua morta, un arcano aperto solo a chi lo studi di proposito.

4. Risultati disastrosi

Il risultato ottenuto? Viene confessato (quantunque da ciechi non se ne voglia riconoscere la causa) nella Rivista Nuova Educazione del maggio 1920, rivista patrocinata dalle Università, governative di Pechino, Nanchino, ecc. «... se gli alunni delle nostre scuole sono malaticci e non riescono a nulla di consistente, si deve cercarne la causa nei loro cattivi costumi. Sono ghiottoni, sensuali, estremamente avidi di letture ed immagini pornografiche (3). Molti (anzi la maggior parte) essendo sposati già dal tempo dei loro studi primari (14-15 anni ed anche prima!) ne segue che alla scuola il vizio della masturbazione sia estremamente diffuso, e quello della pederastia a un dipresso. Bisognerebbe atterrire i giovani predicando loro sovente che chi si dà a queste male pratiche, diviene inutile, si ammala, muore presto, ecc. ecc.».

Stupirsi? No, ciò doveva avvenire, ciò continua e continuerà purtroppo. Una morale senza Legislatore, senza Giudice, senza codice e senza sanzioni è essenzialmente sterile. L'uomo decaduto non può arrivare alla virtù con le sole sue forze, senza la grazia di Dio; e questa è un dono che vien dato solo alla preghiera ed alla umiltà, cose che nemmeno si possono nominare ai moderni educatori cinesi.

E riguardo allo stato degli studi? Lasciamo parlare la Rivista degli Studenti (8 agosto 1922). «... Già da troppo tempo voi (studenti) non siete altro che otri da bibite, sacchi per il cibo, uncini per abiti, marmotte russanti (sic!). Già da troppo tempo avete condotto una vita squilibrata, sterile, sragionevole. Se non vi decidete a mutar registro, la è finita per la nostra patria. Affinché la patria divenga qualche cosa nel mondo, bisogna che vi svegliate, che vi decidiate, che facciate sforzi, che vi dedichiate a insegnare agli altri a vivere una vita feconda e ragionevole, una vita veramente umana; ma bisogna che cominciate voi a viverla questa vita. Innanzi tutto bisogna far più caso degli studi di quel che non facciate. Non si va a scuola per studiare forse? Ora l'uso corrente è di fare, alla scuola, tutto eccetto che studiare. Ci si occupa di tutto, ci si appassiona a tutto, si abbozzano conferenze, si fan discorsi, ecc., ma quanto allo studio invece è un'altra cosa, lo si caccia al di là dei nove cieli e al disopra delle nubi. Si vive sempre nell'attesa dell'occasione di poter fare sciopero (4) per così evitare gli esami. Il tempo sì prezioso della gioventù viene sacrificato: non dico che non possa farsi nulla all'infuori delle materie scolastiche, ma dico che nulla dovrebbe passar loro innanzi, giacche lo studio è la ragion d'essere dello studente...».

Gli studenti consumano più scarpe nel passeggiare per le vie per darsi al buon tempo, che pantaloni sui banchi della scuola; in Cina non si ripete la classe (ne andrebbe di mezzo la faccia del maestro e dello scolaro); finito il ciclo di anni si ha il diploma, e tutto è detto.

Riguardo poi alla disciplina come stiamo? Ad imitazione di quanto si fa in America, già dal 1919 venne introdotta nelle Università (e poi anche nelle scuole medie e un qualcosa anche nelle primarie superiori) l'autonomia scolastica (self-government). Non son più i censori che attendono alla disciplina, ma un Comitato eletto dagli stessi studenti (e non sono i più pacifici, i migliori, i più ben pensanti che vengono eletti, oh! no!); conseguenza? Lasciamo ancora la parola alla Rivista degli Studenti già citata: «... La parola "autonomia" è in ogni bocca, è per gli studenti una formula magica. Il male è che viene interpretata a traverso, quasi fosse l'emancipazione delta sorveglianza e nulla più. Ne deducono (gli studenti) la soppressione di ogni ordine nelle classi, e di ogni decenza nei dormitori (5). Licenza completa, sfacciataggine assoluta, tutte le insolenze lecite, dormire, studiare, leggere a volontà, ecco che cosa intendono per autonomia: nessun freno né per il corpo né per lo spirito!... Un vecchio letterato, degno di stima e rispettabile, ha detto «L'autonomia concessa alle nostre scuole è la decadenza morale inoculata a tutti i nostri studenti...». Ed il male è che non son queste parole grosse, ma l'espressione dell'esperienza di questi anni (6). «...Il primo risultato dell'autonomia, è che ora gli studenti seguono i corsi che li divertono, e disertano quelli che li annoiano. Nessuna continuità negli studi, nessun ordine nelle materie. Sicché gli studenti moderni alla fine dei loro studi saranno degli ignari ed incapaci vagabondi. Il secondo fu che, quantunque il sorvegliante mangi con gli scolari, nel refettorio non v'è più traccia del regolamento anteriore. Chi grida, chi getta scodelle, bastoncini, chi batte la tavola... Le osterie e i the pubblici sono più ordinati. Prima, dopo la classe, c'erano ore fisse per lo studio in un'aula speciale e sotto sorveglianza; un tempo poi doveva essere consacrato allo studio particolare; ora non più; fuori della classe gli studenti discorrono, fumano, dormono, escono come più loro aggrada. Prima anche durante la notte non si poteva fare liberamente ciò che si avrebbe voluto, dagli studenti cattivi; ora non c'è più regolamento; alcuni non si coricano che a mezzanotte, altri non si alzano che giusto l'ora di andare in classe e, diciamola la verità, sta fuori di scuola tutta la notte chi vuole e quando vuole. La constatazione di presenza, l'appello nominale, sono relegati fra le cose immaginarie. Ecco i risultati dell’autonomia (7)».

5. Verso il bolscevismo.

Cosi vanno le cose e guai a chi osasse protestare, sia professore sia studente...! si vedrebbe cacciato a furia di popolo... Che dire poi dei continui scioperi per motivi o futili o che nulla hanno a che vedere con la scuola, quali quelli di politica sia interna che estera, oppure per obbligare un professore o un rettore ad andarsene perché prende sul serio il suo dovere?

Più si va innanzi e più l'ambiente scolastico della Cina diventa antireligioso, anticristiano, bolscevico. Ogni scuola che si rispetti ha il suo «Circolo di ricerche e studi marxisti». E' di ieri il fatto che i professori delle Università (non pagati, causa la mancanza di denaro che non basta a saziare i militari) facevano all'amore con l'ambasciatore dei Sovieti Karachkan, e della partenza di 60 fra professori e studenti per Mosca (a spese dei Sovieti) per studiare sul posto il paradiso bolscevico onde regalarlo poi alla Cina; è pur di ieri lo scoppio antireligioso in genere e anticristiano in specie a base di scioperi scolastici, di fiumi d'inchiostro e di saliva, in seguito al Congresso mondiale degli studenti cristiani (Protestanti) tenuto a Pechino nel 1922 (8); è di ieri il movimento capeggiato da professori che passano per la maggiore, per caldeggiare le scuole miste (quasi non bastasse la corruzione attuale!) perché, si dice, la coeducazione insegnerà alla gioventù a conoscersi, ad amarsi e a rispettarsi vicendevolmente, ed i costumi ne saranno così migliorati (!) (9); come è di oggi la notizia dell'apertura di una scuola «Rossa» a Swatow (Koangtong) il cui motto è «Libertà».

Dappertutto gli studenti sono a capo dei movimenti operai, sì frequenti e sì gravi di questi tempi. Si avvera proprio ciò che disse N. Signore Gesù Cristo «Quando un cieco ne conduce un altro, entrambi cadono nella fossa». La scuola e gli operai sono sempre più guadagnati ai bolscevichi, il che non è indice di ordine, ed intanto il livello morale si abbassa ed il materialismo trionfa, dilaga.

Non parlo poi della lotta per la nazionalizzazione della scuola, della lotta cioè contro le scuole tenute da stranieri, il che in parole povere vuol dir lotta contro le scuole cristiane tenute dai missionari.

Eccone una riprova recentissima.

Il 18 ottobre scorso la «Unione degli studenti del Fukien» organizzò una assemblea - la terza dell'anno - per propagare il movimento contro le scuole cristiane. Essa prese queste decisioni:

1. Distruggere tutte le scuole cristiane e sostituirle con le scuole nazionali.

2. Nell'eventualità che ciò non sia possibile, le scuole cristiane dovranno almeno conformarsi a queste misure:

    1. Domandare l'approvazione del Ministero dell'Istruzione Pubblica, e seguire i programmi dello Stato.
    2. Tutti gli allievi dovranno prendere parte alla organizzazione delle scuole.
    3. Queste scuole non potranno propagare la religione, ma essere assolutamente laiche.
    4. Gli allievi dovranno essere lasciati pienamente liberi.
    5. Il direttore delle scuole dovrà essere un cinese.

3. Ogni intellettuale cinese che lavora in una scuola cristiana non approvata dallo Stato cinese, sarà escluso dal mondo intellettuale nazionale.

4. Gli allievi delle scuole cristiane che volessero lasciarle, saranno accolti gratuitamente nelle scuole nazionali e laiche.

Il movimento per il monopolio scolastico si accentua sempre più, e se non fosse la guerra civile e il numero infinito di soldati che, assorbono tutte le entrate della Cina (bastassero almeno!) e danno grattacapi infiniti al governo centrale, il movimento non si fermerebbe solo alle parole, agli articoli dei giornali, alle conferenze, ai congressi di professori.

Il demonio, che vede la sua roccaforte sgretolarsi, è infuriato e non intende cedere alla preda.

III. La Chiesa Cattolica e la scuola

Per lungo tempo, quasi tutto lo sforzo dell'educazione cattolica in Cina consistette nel far imparare ai ragazzi gli elementi della dottrina cristiana, nel formare in loro abitudini di vita conforme al Decalogo e al Vangelo, insomma a metterli sul cammino della vita eterna. Questa educazione che mira all'essenziale ma che non va troppo al di là, è ancora la sola che sia data in moltissime scuole (quelle dette catechistiche).

1. Una constatazione di fatto

Constatare ciò non è un far rimprovero alla Chiesa Cattolica, anzi, è tutto il contrario; nell'educazione l'importante è di mettere l'essenziale per base; ciò che molti educatori moderni dimenticano, la Chiesa non l'ha mai dimenticato «Che serve all'uomo se guadagna tutto il mondo (o l'essere patentato in tutte le scienze) se poi perde l'anima?».

Quando la Chiesa entra in un paese nuovo, non è (almeno direttamente) col disegno di perfezionarvi i metodi d'industria, di agricoltura, per introdurvi la scienza, l'igiene, ecc. Essa si ricorda delle parole del suo Divin Fondatore «Cercate prima il regno, di Dio e la sua giustizia, e il resto vi sarà dato di soprappiù».

Ecco perché la Chiesa Cattolica comincia dal catechismo la sua opera educatrice sia che si tratti di nazioni già cristiane, sia che si tratti di pagani. Del catechismo la Chiesa spiega lentamente, pazientemente ogni articolo; ogni parola; essa vorrebbe che il fanciullo non perdesse neppure una particella di questo tesoro;, glielo fa recitare finché lo sappia a memoria. Che nel catechismo poi ci sia il principio della più alta e della più nobile educazione nessuno, che sia in buona fede, ne dubita.

Un ragazzo cristiano della nostra Cina che viva il suo catechismo oh! quanto si eleva alto sopra i suoi connazionali pagani, siano pure grandi letterati ed accademici!

Per lungo tempo dunque, perché desso è un incomparabile mezzo di educazione e il solo necessario, lo sforzo della Chiesa Cattolica in Cina si converse sul catechismo; ne organizzò del suo meglio l'insegnamento, e riuscì così a creare fra il deserto pagano, vere oasi di vita cristiana, dove Iddio è conosciuto, lodato, amato, servito.

Ciò non vuol dire che la Chiesa abbia lasciato da parte i mezzi indiretti di propagazione, primo fra tutti la scuola, e quindi l'insegnamento delle scienze la cui conoscenza è ascritta a beneficio. Del resto anche solo per non obbligare i genitori cristiani ad inviare presso altri i loro figli con pericolo per la loro anima, la Chiesa era obbligata ad aprire delle scuole. Per esser giusti però, bisogna riconoscere che nelle scuole antiche (prima del movimento) di lettere cinesi, gli studi non erano generalmente spinti troppo innanzi. I ragazzi imparavano senza dubbio l'equivalente di quel che era insegnato ai pagani della medesima condizione sociale, nelle scuole pagane, per questo riguardo non erano inferiori, ma non montavano più in alto. C'erano però, là dove il bisogno si faceva sentire, scuole che spingevano di più gli alunni; del resto la Chiesa Cattolica da buona madre che pensa al vero bene dei figli non ha mai spinto i cristiani a prendere gli antichi gradi, essendo questi la via al funzionarismo, nel quale i cristiani non potevano ingaggiarsi senza reali e gravi pericoli per la loro anima. Per questo i candidati al sacerdozio, che, essendo scelti, valevano certamente in letteratura i baccellieri, avevano interdizione formale di accedere ai gradi.

2. L'istruzione europea non la si voleva

Ma riguardo alle scienze? Anche qui la Chiesa si è adattata alle esigenze, ha obbedito alla legge economica che vuole che l'offerta non sia superiore alla domanda. La dottrina rivelata é necessaria alla salute, e quindi il missionario doveva portarla alla Cina anche quando non la domandava, le scienze invece no. Ma se i missionari avessero aperto scuole superiori, non ne sarebbe venuto un lustro alla Chiesa? e non avrebbero con ciò abbordato le classi dirigenti? Non si sarebbe per questo mezzo accelerato il movimento di conversioni? Ecco tante domande davvero speciose, ma che fan sorridere i missionari. Data la mentalità cinese, che è durata sempre la stessa fino al XX secolo, ogni scuola all'europea doveva necessariamente o morire o vegetare miseramente con il sovrappiù di spese non indifferenti. Nessuno voleva saperne di scienza europea, la quale era disprezzata... Il collegio Tong-Wen-Koan aperto dal Governo a Pechino nel 1860 dietro imposizione dei governi europei, insegnava ad alunni pagati dal governo, per studiare lingue e scienze. I professori europei erano profumatamente retribuiti; quale il profitto? Nel 1886 il collegio celebrava il 25° di esistenza; e il professor M. Billequin (francese) docente in chimica, confessava al gesuita P. Gonnet, fondatore della Missione del Tche-Ly Sud-est, d'avere al suo corso studenti che contavano già una ventina d'anni di assiduità alla classe. Quantunque istruiti, laureati, pure vi restavano, perché il governo non aveva posti da dar loro, non sapendo come usufruire della loro scienza.

Ly-hong-tchang, il salvatore della dinastia Ts'ing, costruì a grandi spese un magnifico collegio a Tien-sin, ma questo collegio restò deserto per -molti anni. Non si arrivava a fissare praticamente lo scopo da raggiungere, i programmi da svolgere, gli scolari da ammettere, i professori da invitare!

Del resto anche le numerose Università dei protestanti datano da dopo il 1900. La St. John's University degli Episcopaliani di America a Shanghai divenne tale e fu incorporata all'Università Columbia degli Stati Uniti solo nel 1906. Dal 1879 a quell'epoca fu una scuola qualunque e dovette il suo sviluppo alla situazione eccezionale di Shanghai, porto aperto, e al bisogno dei Cinesi di sapere l'inglese.

3. Tempi nuovi, istituzioni nuove

Giunto il tempo che la Cina si muoveva, anche la Chiesa Cattolica, secondo i suoi mezzi, cercò di seguirne il movimento scolastico. Nei porti aperti ed altrove, dove il bisogno di lingue e di scienze europee si fece sentire più presto, furono aperti istituti speciali. I Fratelli Maristi già da tempo hanno fiorenti e stimati collegi a Pechino, Tien kin, Shanghai, Weihweifu, Canton, Hankow, ecc. Ogni missione poi, secondo le sue disponibilità di uomini e di denaro, ha procurato di fare del suo meglio fondando prima di tutto delle scuole primarie, inferiori e superiori, secondo i programmi governativi. Ed è a queste scuole primarie che le missioni devono principalmente il buon numero di conversioni fra la grande massa della classe povera ottenute nell'ultimo ventennio. Alcune missioni hanno pure fatto i più grandi sforzi per fondare qualche scuola secondaria, e, grazie ad aiuti straordinari ricevuti, vi sono in parte riuscite, ma è cosa rarissima. La missione francese del Padri Gesuiti ha cercato, con enormi sacrifici ed anche col concorso di molte altre missioni, di fondare a Shanghai una Università Cattolica con la lingua francese come lingua d'insegnamento: questa Università promette molto bene. Nel 1924 ancora i Padri Gesuiti di Francia hanno incominciato a Tientsin i corsi preparatori per Studi Superiori di Commercio ed Ingegneria.

Si spera altresì che i Padri Benedettini Cassinesi degli Stati Uniti fonderanno presto un'Università a Pechino con la lingua inglese come mezzo d'insegnamento, ed anche questa sarà più che ben venuta.

4. Una terribile alternativa

Ma tutto questo potrà bastare? Certamente no.

Le stesse scuole elementari delle missioni non sono pari ai bisogni, perché mancano i maestri con diploma riconosciuto dal Governo; bisogna quindi formarli con scuole normali pareggiate, o chiudere le stesse scuole elementari, che sono la più grande forza di penetrazione fra il popolo, che è la parte più morigerata della società cinese! In breve, l'istruzione è al presente divenuta una necessità per vivere; tutti ne sono preoccupati ed i genitori fanno ogni loro possibile per dare ai figli quell'istruzione che deve assicurar loro l'avvenire. Ma date le condizioni della scuola officiale, per le missioni cattoliche, non resta che questa terribile alternativa: O avere delle scuole di tutti i gradi dove i giovani cattolici possano acquistare le conoscenze che desiderano ed ottenere anche il diploma, oppure abbandonare la gioventù cattolica alle scuole officiali, dove essi troveranno la loro rovina morale. Se è già tanto difficile in una nazione cattolica conservare la gioventù fra i pericoli dell'ambiente scolastico, che dire della Cina dove i cattolici sono così pochi ed impreparati a queste lotte?

Ma come e con quali mezzi pensare a nuove con- 'piste se si perdono anche quelle che si hanno e che furono fatte precisamente colle scuole? Quando non vi erano le scuole prima del '900, quanto erano rare le conversioni!

5. Le scuole dei protestanti

Ma tanto per finire l'argomento, diamo uno sguardo, almeno sommario, all'altra sponda. Voglio dire al lavoro delle più che 100 sette protestanti che lavorano in Cina.

Sono riusciti i protestanti nelle opere scolastiche? Distinguiamo. Riguardo all'istruzione sì. Le loro scuole sono numerosissime. Secondo l'ultima statistica (1924) sono ben 7000 con 200.000 e più alunni. L'insegnamento medico è quasi tutto in mano dei protestanti, e le loro Università sorpassano la decina. Certo non - tutte queste Università sono davvero superiori: aprire e mantenere una Università non è cosa troppo facile; il denaro non basta. Però in genere sono passabili non solo, ma ve ne sono di buone.

Le scuole secondarie e primarie sono ben tenute, gli edifici sono belli e spaziosi e qualcuno davvero maestoso (per la Cina s'intende). Lo si può ben immaginare quando si pensi che l'opera; di propaganda protestante si esaurisce in questo binomio «Ospedali e scuole» e che nel 1920 (è l'ultima statistica a mia disposizione tolta dal «Chine e Japon», i protestanti hanno in globo ricevuto 50 milioni di dollari oro, - nello stesso anno i cattolici han ricevuto circa 6 milioni di franchi carta). La penetrazione americana per mezzo della scuola (la Y.M.C.A., che di cristiano ha il solo nome) è enorme. Nel 1916 dei 33 milioni di dollari oro ricevuti dai protestanti, 19 circa venivano dall'America ed erano per gli Americani. E' l'«Almighty Dollar» il Dio Mammona che entra in lizza a corpo perduto.

Se si parla invece della educazione, i protestanti, e non se ne adontino i nostri fratelli separati, non son riusciti, e ciò doveva fatalmente avvenire.

L'educazione deve avere base stabile, ora dove trovarla fra i protestanti con il loro libero esame? I loro maestri, inspirandosi a questa loro teoria fondamentale, han predicato la libertà ad oltranza, e quindi distrutto il principio di autorità in materia religiosa, e di conseguenza anche in materia civile (non sono forse i protestanti americani che si gloriano della rivoluzione del 1911?) Ora senza il principio di autorità, nessuna società può sussistere. I protestanti parlano sempre del Cristo, dell'unione col Cristo, dello Spirito del Cristo, ecc., ma mai di Nostro Signore Gesù Cristo (quanti pastori non han fede nella Divinità di N. S. Gesù Cristo!). La vera educazione che forma uomini di fede, di principi saldi che servono da guida in ogni circostanza della vita, è basata sulla fede in Nostro Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, Dio Lui stesso, nostro Redentore, fondatore di una società, che ha i suoi capi, le sue regole, i suoi precetti.

Che principi saldi devono avere i protestanti cinesi, quando, per dirne una fresca, fresca, vedono, come l'aprile scorso a Pechino, dei Pastori di varie sette raccogliersi con a capo un certo pastore M. Reid (americano) per portare un omaggio di simpatia «di tutte le religioni» al Pancian-Lama venuto dal lontano Thibet, e che sempre posò da Buddha-vivente, tronfio persuaso della sua superiorità, e succhiantesi di questo gli onori veramente straordinari ed imponenti che popolo e governo a gara gli tributavano?

Non è forse questo un ingenerare che «tutte le religioni sono buone» e quindi: nessuna vera e perciò nessuna obbligatoria? Ecco perché dalle scuole protestanti escono bolscevichi e «suffragette» che non credono né a Dio né al demonio e si contentano di un cristianesimo aereo (chi lo ha). L'Università protestante di Tch-engtou (Se-c'ioan) è notoriamente un focolaio di bolscevismo.

6. Il resto a voi!

Ciò che manca è la base; non è dunque da questa parte che verrà la salute della Cina.

Del lavoro da compiere ne resta molto, moltissimo. La Chiesa Cattolica come fu la madre della civiltà europea, così lo deve essere e lo sarà della Cina.

Uomini e mezzi, ecco il fabbisogno. I due milioni e più di cristiani battezzati (senza contare i catecumeni) assorbono già la maggior parte del clero estero ed indigeno. Le scuole non possono aprirsi, prosperare e raggiungere il loro scopo senza uomini che siano dedicati ad hoc, e senza mezzi finanziari.

Preghiamo l'Onnipotente Iddio datore di ogni bene «ut mittat operarios». Ciascuno poi nella sua sfera d'azione e secondo i suoi mezzi adempia al proprio dovere.

(1) La lotta che vi fu pro o contro la dichiarazione del Confucianismo Religione dello Stato, più che pro o contro Confucio (che importa loro poco) equivaleva alla disgiuntiva «Materialismo o Religione rivelata?».

(2) Dalla «Rivista Settimanale della Giovane Cina » 1 dicembre 1923; titolo «La nuova morale dei giovani».

(3) I peggiori romanzi europei son tradotti, e son venuti ad accrescere il numero delle letture malsane di Cina!

(4) E che questi scioperi scolastici siano frequenti, lo sa chi è in Cina!

(5) Essendo le scuole nelle città, ne vien di conseguenza che gli alunni della campagna siano interni. In qualche luogo anche quelli della città mangiano e dormono alla scuola.

(6) Cfr. Rivista degli studenti, 8 agosto 1922.

(7) Rivista degli studenti, giugno 1922.

(8) Fu in occasione di questo congresso che venne fondata la «Lega anticristiana» prima ed «Antireligiosa» poi, lega che ha aderenti in tutte le scuole medie e superiori della Cina.

(9) Nella Università e Scuola magistrale superiore di Nanchino c'è perfino fra gli studenti un'agenzia di fidanzamenti!

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La Missione Cattolica di Wei-hwei-fu (Honan nord in Cina)
prima e dopo il movimento scolastico

Diamo qui sotto uno schizzo grafico della Missione di Weihwei-fu nel suo andamento dal principio fino ad oggi: esso metterà nella sua luce agli occhi stessi dei lettori la sovrana importanza della scuola per le missioni cattoliche in Cina.

Dal suo inizio nel 1884 fino al 1900, quando cioè in Cina non era ancor sentita la necessità dell'istruzione e la scuola non poteva venire in aiuto alla propagazione del Vangelo, i progressi della Missione furono molto scarsi e dei più faticosi.

Dal 1900 in poi i risultati ottenuti aumentarono di pari passo colle scuole della Missione.

Questo progresso è certamente una questione molto complessa e la causa non può essere una sola; ma, nell'ora decisiva che attraversa attualmente la Cina, dobbiamo dire che la scuola ne è il fattore principale ed indispensabile, senza del quale sarebbe vano ogni altro lavoro dei missionari.

Al presente le povere scuole elementari che possiede la Missione non sono nemmeno riconosciute dal Governo, perché vi mancano i maestri patentati e molte altre cose: ma, se essa potrà avere una scuola normale pareggiata e formarsi dei maestri cristiani, quanta maggior attrattiva acquisteranno le sue scuole e quanto maggior bene potrà sperarsi!

Bisogna infatti aver presente che in Cina oggi si bada ad ottenere i diplomi scolastici molto più che a possedere l'istruzione stessa; anche l'attestato di aver compiuti i corsi primari superiori ha per i Cinesi moltissima importanza. Ma questi diplomi non si possono avere se non da chi frequenta una scuola riconosciuta dal Governo, e gli studenti provenienti da scuole private non sono ammessi agli esami. Quando dunque le scuole della Missione potranno dare i loro diplomi, la disciplina, II buon ordine e la serietà degli studi delle medesime le raccomanderanno sempre più a tutte le famiglie oneste, anche pagane, le quali vogliono sì istruire i loro figli, ma non pervertirli.

Faccia Iddio che presto possa sorgere in questa mia Missione l'auspicata scuola normale.